Lavoro e qualità della vita: cosa cercano i giovani oggi

Tra benessere, autonomia e flessibilità, i diplomati italiani stanno ridefinendo il rapporto con il lavoro e le proprie priorità.

di Lucia Resta
25 giugno 2026
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Per anni il lavoro è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso due grandi criteri: stabilità economica e sicurezza. Trovare “un posto fisso”, ottenere un contratto stabile, costruire una carriera lineare. Per molte generazioni queste priorità hanno rappresentato il centro delle scelte formative e professionali.

Oggi, osservando i dati sui diplomati italiani del 2025, emerge però qualcosa di diverso. Non perché il lavoro abbia perso importanza, ma perché stanno cambiando le aspettative legate alla qualità della vita. Tempo libero, flessibilità, autonomia personale ed equilibrio psicologico stanno diventando elementi sempre più centrali nel modo in cui i giovani immaginano il proprio futuro.

Il rapporto AlmaDiploma 2025 fotografa con chiarezza questa trasformazione. E racconta una generazione meno legata all’idea del sacrificio totale in nome della carriera e più attenta alla sostenibilità personale nel lungo periodo.

Il tempo libero è diventato una priorità reale

Uno dei dati più interessanti dell’indagine riguarda proprio il peso attribuito al tempo libero nella ricerca del lavoro. Tra il 2019 e il 2025 la quota di diplomati che considera questo aspetto “decisamente rilevante” è cresciuta di 12,2 punti percentuali. È probabilmente il dato che racconta meglio il cambio culturale in corso.

Fino a pochi anni fa il tempo libero veniva spesso percepito come qualcosa da conquistare “dopo”, magari dopo anni di lavoro intenso, sacrifici e stabilizzazione professionale. Oggi molti ragazzi sembrano ragionare in modo diverso: la qualità della vita non è più un premio futuro, ma qualcosa da proteggere fin dall’inizio del percorso lavorativo. Anche per questo il concetto di successo sembra essersi modificato. Non conta soltanto costruire una carriera stabile, ma riuscire a mantenere un equilibrio sostenibile tra lavoro, tempo personale, relazioni e benessere psicologico.

Una generazione cresciuta dentro anni instabili

Dentro questo cambiamento pesa inevitabilmente anche l’esperienza vissuta tra pandemia, lockdown e didattica a distanza. I diplomati del 2025 appartengono a una generazione che ha attraversato una fase di forte instabilità proprio negli anni più delicati della crescita personale e scolastica.

Per molti ragazzi gli anni delle superiori sono coincisi con isolamento, incertezza e continui cambiamenti organizzativi. È quindi naturale che oggi emerga una maggiore attenzione verso la sostenibilità emotiva e personale del lavoro. Non a caso tra i temi che gli studenti vorrebbero affrontare maggiormente a scuola compaiono il benessere psicologico, la gestione dello stress e dei cambiamenti e l’educazione finanziaria. Sono richieste molto concrete, che raccontano il bisogno di strumenti utili per affrontare un futuro percepito come più complesso rispetto al passato.

Flessibilità e autonomia contano sempre di più

Accanto al tempo libero cresce anche il peso attribuito alla flessibilità dell’orario di lavoro. Dal 2019 al 2025 l’importanza assegnata a questo aspetto è aumentata di 7,8 punti percentuali. È un dato che racconta bene quanto stia cambiando il rapporto tra giovani e organizzazione del lavoro. L’idea di una vita scandita rigidamente da orari fissi e modelli poco flessibili appare meno attrattiva rispetto al passato.

Per molti diplomati la possibilità di gestire meglio il proprio tempo viene ormai considerata parte integrante della qualità della vita. Non soltanto un benefit accessorio, ma una condizione importante per mantenere equilibrio e benessere personale.

L’autonomia come bisogno personale

Cresce anche il valore attribuito all’indipendenza e all’autonomia, aumentato di 5,6 punti negli ultimi anni. Dietro questo dato probabilmente c’è il desiderio di sentirsi più protagonisti delle proprie scelte professionali e personali. Molti giovani sembrano voler costruire percorsi meno rigidi, più adattabili e maggiormente compatibili con le proprie esigenze. Non sorprende quindi che aumenti anche, seppur gradualmente, la disponibilità verso forme di lavoro autonomo. Questo non significa rifiutare la stabilità, ma immaginare il lavoro in modo meno lineare rispetto alle generazioni precedenti.

Non è una generazione disinteressata al lavoro

Di fronte a questi dati è facile cadere in una lettura superficiale: quella secondo cui i giovani “non avrebbero voglia di lavorare”. In realtà il report racconta qualcosa di molto più articolato. Alla vigilia della scelta post-diploma, lo stato d’animo più diffuso tra i diplomati è “determinato”. Certo, accanto alla determinazione emergono anche agitazione, paura e insicurezza. L’ansia viene percepita come lo stato d’animo collettivo più diffuso tra amici e compagni di classe. Ma proprio questa convivenza tra ansia e progettualità racconta bene il momento storico vissuto da molti ragazzi: una generazione consapevole delle difficoltà del presente, ma non per questo passiva o rinunciataria.

Anche il crescente valore attribuito alla coerenza tra studi e occupazione va letto in questa direzione. Per molti giovani non basta più trovare semplicemente un lavoro. Diventa importante svolgere un’attività percepita come coerente con le proprie competenze, i propri interessi e il proprio percorso formativo. Questo spiega anche perché molti diplomati cerchino esperienze lavorative capaci di offrire non solo stabilità economica, ma anche senso, crescita personale e possibilità di evoluzione.

Ansia e qualità della vita: un legame sempre più evidente

Per comprendere perché tempo libero, flessibilità e benessere stiano diventando così importanti, bisogna osservare anche il contesto emotivo nel quale stanno crescendo i diplomati di oggi. Il rapporto AlmaDiploma mostra infatti che l’ansia è percepita come lo stato d’animo più diffuso tra amici e compagni di classe, indicata dal 48,1% dei diplomati. Seguono l’insicurezza (25,8%), mentre sentimenti come tranquillità e spensieratezza risultano molto meno frequenti. Si tratta di dati che aiutano a leggere sotto una luce diversa le aspettative nei confronti del lavoro. La crescente attenzione verso la qualità della vita non nasce necessariamente da una minore disponibilità all’impegno, ma può essere interpretata anche come una risposta a un clima generale percepito come più incerto e stressante.

La stessa scuola sembra intercettare questi bisogni. Tra gli argomenti che gli studenti vorrebbero affrontare maggiormente in aula, il benessere psicologico occupa il primo posto con il 55,3%, seguito dalla gestione dello stress e dei cambiamenti con il 49,9%. In altre parole, molti ragazzi non stanno chiedendo semplicemente un lavoro migliore. Stanno cercando strumenti per affrontare una realtà che percepiscono come più complessa e meno prevedibile rispetto a quella vissuta dalle generazioni precedenti.

Quando il benessere diventa una competenza

Per lungo tempo temi come salute mentale, gestione dello stress o equilibrio emotivo sono rimasti ai margini del dibattito scolastico e professionale. Oggi, invece, sembrano diventare parte integrante della preparazione al futuro. I diplomati del 2025 sanno che dovranno confrontarsi con un mercato del lavoro in continua trasformazione, con professioni che cambiano rapidamente e percorsi professionali meno lineari rispetto al passato. In questo scenario la capacità di gestire l’incertezza rischia di diventare importante quasi quanto le competenze tecniche. Anche per questo la qualità della vita viene percepita sempre meno come un lusso e sempre più come una condizione necessaria per affrontare con continuità studio, lavoro e crescita professionale.

La qualità della vita entra nelle scelte post-diploma

Il cambiamento del rapporto con il lavoro si riflette anche nelle scelte che i diplomati stanno immaginando subito dopo la maturità. Sempre più spesso il futuro non viene pensato come un percorso fatto soltanto di studio o soltanto di lavoro, ma come una combinazione delle due dimensioni.

Secondo il report AlmaDiploma 2025, una parte significativa dei diplomati tecnici e professionali immagina infatti un percorso che unisce studio e lavoro. Dietro questa scelta ci sono sicuramente ragioni economiche, ma non solo. Per molti ragazzi lavorare mentre si studia significa anche acquisire autonomia, fare esperienza concreta e costruire un percorso più graduale e sostenibile.

In questo contesto cresce anche l’interesse verso percorsi formativi più flessibili e professionalizzanti, come gli ITS. La loro conoscenza è aumentata negli ultimi anni, soprattutto tra tecnici e professionali. Si intravede quindi una generazione che tende a ragionare meno per percorsi obbligati e più per costruzioni progressive, adattabili e personalizzabili nel tempo. L’idea di dover scegliere tutto subito lascia spazio a una progettualità più aperta, fatta di passaggi intermedi, esperienze diverse e possibilità di cambiare direzione lungo il percorso.

Lavorare per vivere, non vivere per lavorare

Se si osservano nel loro insieme tutti i dati del report, emerge una trasformazione culturale che va oltre le singole scelte professionali. Per molti giovani il lavoro continua a rappresentare una componente fondamentale della propria identità e del proprio progetto di vita. Tuttavia sembra diminuire l’idea che la carriera debba necessariamente occupare ogni spazio disponibile o richiedere sacrifici permanenti sul piano personale.

La crescente attenzione verso il tempo libero, la flessibilità e l’autonomia suggerisce che i diplomati stiano cercando un equilibrio diverso rispetto a quello perseguito da molte generazioni precedenti. Non si tratta di ridurre l’importanza del lavoro, ma di inserirlo all’interno di una visione più ampia che comprende relazioni, interessi personali, benessere psicologico e qualità del tempo.

Anche il dibattito internazionale sul cosiddetto work-life balance sembra andare nella stessa direzione. Sempre più aziende utilizzano infatti flessibilità organizzativa, welfare e attenzione al benessere come strumenti per attrarre e trattenere i giovani talenti. In questo senso il cambiamento osservato tra i diplomati italiani non appare isolato, ma parte di una trasformazione più ampia che coinvolge il rapporto tra persone e lavoro in gran parte delle economie avanzate.

Cosa ci dicono questi dati sul lavoro del futuro

Dietro il crescente interesse verso autonomia, flessibilità e qualità della vita si nasconde probabilmente anche un altro cambiamento: la consapevolezza che il lavoro del futuro richiederà capacità diverse rispetto a quelle richieste in passato. Per decenni molte professioni hanno seguito percorsi relativamente prevedibili. Oggi, invece, i giovani si preparano a entrare in un mercato caratterizzato da innovazione tecnologica, trasformazioni organizzative e necessità di aggiornamento continuo.

In un contesto di questo tipo diventano sempre più importanti competenze come l’adattabilità, la capacità di apprendere rapidamente, la gestione del cambiamento e l’autonomia decisionale. Non è un caso che proprio l’autonomia sia tra gli aspetti che registrano la crescita più significativa nelle preferenze dei diplomati.

Molti ragazzi sembrano aver compreso che la stabilità professionale del futuro potrebbe non dipendere tanto dal mantenere lo stesso ruolo per decenni, quanto dalla capacità di evolvere insieme ai cambiamenti del mercato.

Un futuro meno lineare ma non necessariamente più precario

Spesso si tende a confondere flessibilità e precarietà. In realtà i due concetti non coincidono. La precarietà descrive una situazione subita, caratterizzata da scarse tutele e limitate prospettive di crescita. La flessibilità, invece, può rappresentare anche la possibilità di adattare il proprio percorso professionale a esigenze, interessi e opportunità che cambiano nel tempo.

I diplomati del 2025 sembrano muoversi proprio dentro questa seconda prospettiva. Più che rifiutare la stabilità, cercano la possibilità di costruire percorsi meno rigidi e maggiormente personalizzabili. Questo potrebbe spiegare perché diminuisca la disponibilità verso alcuni modelli tradizionali di lavoro, mentre aumenti l’interesse per autonomia, flessibilità e qualità della vita.

Il rischio: interpretare male questo cambiamento

Uno degli errori più frequenti quando si osservano questi dati è leggerli come il segnale di una generazione meno motivata. In realtà il quadro che emerge è molto più complesso. I diplomati del 2025 non sembrano rifiutare il lavoro in sé, ma piuttosto modelli percepiti come troppo rigidi o poco sostenibili. La richiesta di tempo libero, autonomia e flessibilità non coincide necessariamente con minore impegno. Piuttosto, sembra riflettere il desiderio di costruire una vita professionale compatibile con il benessere personale.

Il bisogno di equilibrio nasce dentro un contesto più fragile. Molti giovani hanno attraversato anni segnati da pandemia, crisi economiche, incertezza geopolitica e trasformazioni rapidissime del mercato del lavoro. È naturale quindi che oggi emerga una maggiore attenzione verso equilibrio e stabilità emotiva. Anche i dati sugli stati d’animo raccontano questa fragilità diffusa. Ansia e insicurezza restano molto presenti nella percezione collettiva dei diplomati. Per questo il bisogno di qualità della vita non appare come un capriccio generazionale, ma come una risposta concreta a un contesto percepito come più instabile e imprevedibile.

Anche aziende e scuole dovranno adattarsi

Questo cambiamento inevitabilmente avrà effetti anche sul mondo del lavoro e sull’orientamento scolastico. Per anni molte aziende hanno puntato soprattutto sulla stabilità contrattuale come principale elemento di attrattività. Oggi probabilmente questo non basta più. Organizzazione del lavoro, flessibilità reale, ambiente relazionale e attenzione al benessere personale stanno diventando fattori sempre più importanti.

Anche la scuola e i percorsi di orientamento dovranno probabilmente aiutare i ragazzi a leggere meglio un mercato del lavoro che cambia rapidamente e che richiede capacità di adattamento sempre più forti. Non a caso il report sottolinea quanto sia importante un orientamento qualificato e personalizzato, soprattutto per i giovani che provengono da contesti familiari meno attrezzati nel supportare le scelte future.

Una generazione che cerca equilibrio, non disimpegno

Guardando questi dati nel loro insieme emerge un quadro meno stereotipato di quanto spesso venga raccontato nel dibattito pubblico. I giovani non sembrano meno interessati al lavoro. Semmai stanno cercando un modo diverso di collocarlo all’interno della propria vita. La carriera continua a essere importante, così come la possibilità di raggiungere autonomia economica e realizzazione professionale. Ma accanto a questi obiettivi trovano spazio anche esigenze che in passato venivano spesso considerate secondarie: il tempo personale, il benessere psicologico, la flessibilità e la possibilità di mantenere relazioni significative.

È una trasformazione che probabilmente nasce dall’esperienza diretta di una generazione cresciuta tra pandemia, crisi economiche, cambiamenti tecnologici accelerati e incertezza diffusa. Di fronte a questo scenario molti ragazzi sembrano aver sviluppato una visione più pragmatica del futuro: non meno ambiziosa, ma più attenta alla sostenibilità nel lungo periodo. Per anni si è detto che le nuove generazioni fossero meno disposte al sacrificio rispetto a quelle precedenti. I dati AlmaDiploma suggeriscono però una lettura diversa. Più che rifiutare l’impegno, i diplomati del 2025 sembrano voler ridefinire il ruolo che il lavoro occupa nella loro esistenza.

Cercano sicurezza, ma anche libertà. Crescita professionale, ma anche qualità della vita. Stabilità, ma senza rinunciare completamente alla possibilità di scegliere come organizzare il proprio tempo. E forse è proprio questo il messaggio più interessante che emerge dal report: il lavoro continua a essere un pilastro fondamentale del progetto di vita dei giovani, ma non è più l’unico. Sempre più spesso viene immaginato come uno strumento per costruire una vita soddisfacente nel suo complesso, e non come un obiettivo da perseguire a qualsiasi costo.

SULL'AUTORE
Lucia Resta, giornalista professionista dal 2007. Dopo la maturità al Liceo Scientifico PNI, si è laureata in Scienze della Comunicazione a Lecce. In seguito, ha ottenuto la laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo alla Lumsa di Roma e nello stesso periodo ha frequentato la scuola di giornalismo, sempre alla Lumsa.
Mentre accumulava esperienze da giornalista tra radio, carta stampata, agenzie e web, ha conseguito anche un Master in Marketing, Comunicazione d'impresa e Comunicazione pubblica. Attualmente lavora prevalentemente come Seo Copywriter e Seo Content Manager e ha creato diversi siti web.
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