Le professioni della sostenibilità: green jobs, competenze richieste e come formarsi

I green jobs non sono più una nicchia di mercato: sono diventati la direzione principale verso cui si muove il mercato del lavoro italiano ed europeo.

di Daniele Particelli
16 giugno 2026
1 MIN READ

Il termine viene spesso usato in modo generico, ma vale la pena essere precisi. I green jobs sono professioni che contribuiscono direttamente o indirettamente alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività umane, alla transizione verso fonti di energia rinnovabile, all’economia circolare, alla gestione sostenibile delle risorse naturali e alla decarbonizzazione dei processi produttivi. Non si tratta solo di professioni “nuove”: molti green jobs sono in realtà versioni aggiornate di professioni tradizionali che hanno integrato competenze ambientali, come il muratore che si specializza in bioedilizia, l’agronomo che lavora con tecniche di agricoltura di precisione, o il commercialista che gestisce la rendicontazione ESG (Environmental, Social, Governance) di un’azienda.

Questa distinzione è importante perché cambia il modo in cui si deve pensare alla formazione: non sempre serve un percorso universitario totalmente nuovo, spesso basta costruire competenze green sopra una base disciplinare già esistente.

I numeri del mercato: domanda alta e offerta insufficiente

I dati del report Excelsior-Unioncamere 2025 fotografano un paradosso che è anche un’opportunità. La domanda di profili con competenze verdi è in forte crescita, ma le imprese faticano a trovarli: nel 2025 le difficoltà di reperimento per i green jobs hanno raggiunto il 53,4% delle ricerche, un dato sensibilmente più alto rispetto al 43,7% delle professioni non green. In altri termini, chi si forma in questo campo oggi entra in un mercato del lavoro strutturalmente sottoserviato.

A confermare la tendenza sono anche i dati globali del Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, secondo cui il numero di annunci di lavoro che richiedono almeno una competenza verde è aumentato di quasi il 22% tra il 2022 e il 2023, nonostante la crescita parallela del 12% di lavoratori che acquisiscono green skill nello stesso periodo. La domanda corre più veloce dell’offerta, e le proiezioni indicano che l’adattamento ai cambiamenti climatici sarà il terzo maggiore contributore alla crescita netta dei posti di lavoro a livello globale entro il 2030.

Quali sono le figure più ricercate

Secondo i dati Excelsior, le categorie professionali green con la domanda più alta nel prossimo quinquennio sono, in ordine: operai specializzati nel settore costruzioni per riqualificazione energetica degli edifici e bioedilizia (tra 124 e 148 mila unità); specialisti delle scienze gestionali, commerciali e bancarie per finanza verde, gestione ESG e rendicontazione non finanziaria (tra 105 e 114 mila); tecnici in campo ingegneristico per installazione, manutenzione e monitoraggio ambientale (tra 59 e 72 mila); ingegneri per efficienza energetica, economia circolare e progettazione sostenibile (tra 51 e 59 mila).

Accanto a queste categorie ampie, si stanno consolidando figure più specifiche e molto richieste. L’energy manager si occupa di analizzare i consumi energetici di un’organizzazione e di individuare interventi per ridurli. L’ESG manager coordina le politiche ambientali, sociali e di governance di un’azienda, producendo i report di sostenibilità sempre più richiesti dalla normativa europea. L’ingegnere delle energie rinnovabili progetta e gestisce impianti solari, eolici e di stoccaggio energetico. Il manager della transizione ecologica guida i processi di riconversione sostenibile all’interno di aziende che devono ridurre il proprio impatto ambientale per restare competitive. Il consulente di economia circolare aiuta le imprese a ridisegnare i propri processi produttivi per minimizzare i rifiuti e massimizzare il riutilizzo dei materiali. L’esperto di diritto ambientale — figura ibrida tra giurista e specialista di normativa europea — è sempre più cercato nelle aziende che devono navigare la crescente complessità regolatoria in materia di emissioni, rifiuti ed etichettatura di sostenibilità.

Le competenze trasversali che fanno la differenza

Le aziende che cercano profili green non cercano solo competenze tecniche settoriali. Dai dati Excelsior emerge che le competenze trasversali più richieste includono la capacità di analizzare dati ambientali e di tradurli in decisioni operative, la conoscenza della normativa europea in materia di clima e sostenibilità (dal Green Deal alle direttive CSRD sulla rendicontazione non finanziaria), la padronanza degli strumenti di misurazione dell’impatto ambientale — come le analisi del ciclo di vita (LCA) — e la capacità di comunicare le scelte sostenibili verso l’esterno, ai clienti, agli investitori e alle istituzioni. L’inglese è considerato imprescindibile in quasi tutti i profili, perché buona parte degli standard, delle normative e dei mercati di riferimento sono internazionali.

Un elemento che accomuna molti green jobs è la loro natura ibrida: richiedono una base disciplinare solida — ingegneristica, economica, giuridica, scientifica — e sopra questa base una specializzazione in sostenibilità che può essere acquisita sia in fase universitaria sia successivamente con master e formazione continua. Non esistono percorsi obbligatori: esistono punti di partenza diversi che convergono verso le stesse professioni.

Come formarsi: lauree, master e percorsi alternativi

L’offerta formativa universitaria italiana si è ampliata significativamente negli ultimi anni. Esistono tre macro-aree principali tra cui orientarsi. Chi vuole lavorare sul piano scientifico e del monitoraggio ambientale può partire dalle Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura (L-32), dove si studiano ecologia, chimica ambientale, biologia e geologia, oppure da Scienze Ambientali offerte da molti atenei tra cui Milano, Bologna e Padova. Chi è più orientato alla gestione e all’economia può scegliere lauree nell’area Scienze dell’economia e della gestione aziendale (L-18), molte delle quali offrono oggi curricula specifici in green economy, circular economy management o sostenibilità aziendale. Chi invece vuole lavorare sul piano normativo e regolatorio può considerare percorsi in Scienze politiche, Diritto o Relazioni internazionali con un focus sulle politiche ambientali.

Tra gli atenei più attivi in questo campo ci sono il Politecnico di Milano, con il corso in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e il master in Transformative Sustainability (in collaborazione con la Bocconi), l’Università di Milano-Bicocca, l’Università di Bologna e l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT), che offre un corso di laurea triennale in Green Management e Sostenibilità specificamente dedicato. La Bocconi ha integrato le tematiche ESG e di sostenibilità in molti dei suoi percorsi di management.

Per chi è già laureato o vuole specializzarsi senza ripartire da zero, l’offerta di master post-laurea è cresciuta in modo significativo. I programmi più rilevanti includono master in Green Economy e Management Sostenibile, master in ESG e finanza sostenibile, e programmi executive per chi già lavora e vuole aggiornare le proprie competenze. In alternativa, molte competenze tecniche specifiche — come la gestione degli impianti fotovoltaici, la certificazione energetica degli edifici o l’analisi del ciclo di vita — si acquisiscono con percorsi di formazione professionale e certificazioni settoriali, senza necessariamente passare da un’università. Per chi vuole capire come collocarsi in questo mercato dopo la laurea, può essere utile leggere anche il pezzo su le professioni del futuro e le competenze richieste.

Un mercato che premia chi arriva preparato

La transizione ecologica non è un’opportunità lavorativa come le altre: è una trasformazione strutturale dell’economia che toccherà, in misura diversa, quasi tutti i settori produttivi. Questo significa che le competenze green non saranno rilevanti solo per chi lavora esplicitamente “nel verde”, ma per ingegneri, economisti, giuristi, comunicatori e molte altre figure che si troveranno a operare in contesti sempre più regolati da logiche di sostenibilità. Chi costruisce queste competenze oggi, anche come integrazione di un percorso tradizionale, si posiziona su un mercato del lavoro dove la domanda supera strutturalmente l’offerta e dove — secondo i dati AlmaLaurea sulle aree più occupabili — i profili tecnico-scientifici con specializzazione ambientale mostrano tassi di inserimento tra i più alti disponibili. La difficoltà, semmai, è orientarsi in un panorama formativo che si è espanso rapidamente e non sempre in modo omogeneo: scegliere bene il percorso, verificarne la qualità e costruire già durante gli studi un’esperienza pratica attraverso stage e tirocini resta il discriminante che fa la differenza tra un curriculum interessante e uno spendibile.

SULL'AUTORE

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist e Social Media Manager, sempre pronto ad ampliare i propri orizzonti e con la valigia sempre pronta per scoprire il mondo con uno sguardo geek.

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