Le Università italiane con le rette più basse

Non esiste “l’ateneo più economico” in assoluto: la retta cambia con ISEE, regole regionali, borse e scadenze. Ecco come orientarsi per capire dove si paga davvero meno.

di Anna Castiglioni
14 gennaio 2026
1 MIN READ

Ogni anno, al momento di scegliere dove iscriversi all’università, una delle domande più frequenti è: quali sono le università statali italiane con le rette più basse? Ma rispondere in modo diretto, con una semplice classifica, rischia di essere fuorviante. Il motivo è semplice: nelle università pubbliche italiane non esiste una retta uguale per tutti. Il costo dipende da diversi fattori, e cambia in base alla situazione economica della famiglia, alla regione in cui ci si iscrive, ai requisiti di merito e alla presenza o meno di borse di studio o agevolazioni. Per questo, parlare di università “più economiche” ha senso solo se prima si capisce quali sono le vere leve che determinano il costo finale per ciascuno studente.

Cosa compone davvero la retta universitaria

Quando si parla genericamente di “retta”, si tende a pensare a un’unica cifra, ma nella realtà il totale che uno studente deve versare ogni anno è composto da più voci. Il contributo universitario, ovvero la parte più consistente, viene calcolato in base all’ISEE universitario e secondo il regolamento dell’ateneo di riferimento. Questo contributo può variare molto da studente a studente, e da università a università, anche in presenza dello stesso reddito.

Ma oltre al contributo variabile, ci sono spese fisse che quasi sempre restano dovute, anche in caso di esonero o forte riduzione del contributo principale. Tra queste ci sono l’imposta di bollo, che è solitamente di 16 euro almeno per il primo anno, e la tassa regionale per il diritto allo studio, una somma che viene stabilita a livello locale, secondo le regole di ogni regione, ma che viene incassata direttamente dall’ateneo o dall’ente per il diritto allo studio. Il vero costo dell’università, quindi, non può essere ridotto a una cifra unica. Per capire quanto si pagherà realmente è necessario sommare tutte le voci e tenere conto anche delle possibili agevolazioni.

La no tax area: il primo meccanismo per abbattere la spesa

Il sistema universitario italiano prevede una misura molto importante per garantire l’accesso agli studi a chi ha un reddito basso: la cosiddetta no tax area. In base alla normativa nazionale, gli studenti con un ISEE universitario fino a 22.000 euro hanno diritto all’esonero totale dal pagamento del contributo universitario. Inoltre, tra i 22.000 e i 30.000 euro è prevista una riduzione progressiva dell’importo da pagare. Ma questo è solo il punto di partenza. Molti atenei scelgono di adottare politiche ancora più favorevoli, estendendo la soglia della no tax area o applicando ulteriori sconti, che rendono l’iscrizione più accessibile anche per chi si colloca in una fascia ISEE medio-bassa.

Questo significa che la convenienza economica di un’università non dipende tanto dal nome dell’ateneo, quanto da quanto è ampia e trasparente la sua politica di riduzione delle tasse per redditi bassi. In altre parole, le università più “economiche” sono quelle che applicano le regole della no tax area in modo esteso, coerente e facilmente consultabile, e che spiegano chiaramente agli studenti come calcolare il proprio contributo in base alla propria situazione.

Diritto allo studio: borse, esoneri e servizi che fanno la differenza

Un altro fattore cruciale è rappresentato dal sistema del diritto allo studio universitario (DSU), che non si limita a offrire borse di studio in senso stretto, ma comprende anche esoneri totali o parziali dalle tasse, oltre a servizi come mensa, trasporto e alloggio a prezzi calmierati. Le borse e i benefici DSU si basano su requisiti economici e, spesso, anche su parametri di merito. In particolare, oltre all’ISEE, conta anche l’ISPE, un indicatore che misura la componente patrimoniale. Per accedere alle borse, e in generale a tutti i benefici previsti, è necessario rientrare nei limiti fissati ogni anno dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Ad esempio, per l’anno accademico 2025/2026, le soglie aggiornate sono state definite nel Decreto Direttoriale n. 180 del 28 febbraio 2025, ma per ogni anno successivo sarà necessario verificare i nuovi riferimenti, perché i limiti e gli importi possono cambiare. Questo vuol dire che il diritto allo studio è una leva potente per abbassare la spesa universitaria, ma è anche un sistema che richiede attenzione alle regole, ai documenti richiesti e soprattutto alle scadenze.

Le scadenze: non basta iscriversi in tempo

Una delle trappole più comuni in cui rischiano di cadere studenti e famiglie è credere che basti iscriversi entro i termini per avere diritto a tariffe agevolate. In realtà, la partita economica si gioca su altri livelli di scadenze. Oltre all’immatricolazione, che segna formalmente l’inizio del percorso universitario, ci sono altre date da rispettare con grande precisione: la presentazione dell’ISEE universitario e la domanda per accedere alle borse e ai benefici DSU. Entrambe queste scadenze vengono fissate dai singoli atenei o enti regionali, e non esiste un calendario unico a livello nazionale.
Spesso le finestre temporali per fare domanda si aprono tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, ma i tempi esatti cambiano da regione a regione. Presentare l’ISEE in ritardo può comportare l’applicazione automatica della fascia di contribuzione massima, anche se si avrebbe diritto a una riduzione. Lo stesso vale per i bandi DSU: non rispettare i termini previsti può significare la perdita di una borsa, di un alloggio, o di altri servizi fondamentali. Per questo, è fondamentale considerare le scadenze economiche tanto quanto quelle amministrative.

I documenti da preparare per non perdere agevolazioni

Per poter accedere a tutte le riduzioni e i benefici possibili, bisogna farsi trovare pronti. Il documento più importante è l’ISEE universitario, che si distingue da quello ordinario e che deve essere richiesto espressamente al momento della compilazione. Senza questo documento, molte università applicano automaticamente la fascia più alta. Oltre all’ISEE, spesso è necessario presentare anche l’ISPE, e dimostrare di essere in regola con i requisiti di merito richiesti, come l’acquisizione di un certo numero di crediti universitari.
Sul piano pratico, occorre avere a disposizione anche i documenti anagrafici e fiscali dello studente, l’IBAN su cui ricevere eventuali rimborsi o pagamenti, e le credenziali di accesso ai portali digitali dell’università e dell’ente DSU regionale. In mancanza di questi elementi, anche chi avrebbe diritto a esoneri e agevolazioni rischia di non ottenerli.

Dove trovare l’elenco ufficiale delle università statali

Per chi vuole una panoramica completa e affidabile delle università pubbliche italiane, la fonte più solida è il sito del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che pubblica ogni anno l’elenco aggiornato delle 61 università statali presenti in Italia, con relativi indirizzi ufficiali. Questo elenco è particolarmente utile perché consente di accedere direttamente ai siti istituzionali di ciascun ateneo, evitando il rischio di incappare in fonti obsolete o non verificate. Da lì è possibile navigare verso le sezioni più rilevanti per stimare il costo degli studi: tasse, contributi, agevolazioni, e bandi per il diritto allo studio.

Come capire se un ateneo è davvero “tra i più economici”

Una volta arrivati sul sito di un’università, il consiglio è di cercare le sezioni dedicate a “Tasse e contributi” o “Contribuzione studentesca”. La parte più significativa è quella in cui viene spiegata la presenza e l’estensione della no tax area, ovvero fino a quale soglia ISEE è previsto l’esonero totale o parziale. Subito dopo, è utile leggere le tabelle che indicano come varia l’importo da pagare a seconda della fascia ISEE.

Alcuni atenei offrono anche simulatori online, dove è possibile inserire il proprio ISEE per ottenere una stima immediata della retta. È importante controllare anche quali costi restano dovuti in ogni caso, come la tassa regionale o l’imposta di bollo, e se ci sono riduzioni previste anche su queste voci. Infine, vale la pena esplorare le sezioni relative a esoneri, agevolazioni e diritto allo studio, dove spesso vengono spiegati i requisiti per ottenere sconti aggiuntivi e per mantenere i benefici negli anni successivi.

Alla fine di questo percorso, un messaggio deve emergere chiaramente: nelle università statali italiane, la retta più bassa non è legata al nome dell’ateneo, ma all’incrocio tra politiche fiscali, condizioni economiche dello studente, regole regionali e scadenze rispettate. È una mappa, più che una classifica. E per orientarsi serve sapere dove guardare: il sito del MUR per la lista ufficiale degli atenei, i portali degli atenei per le regole economiche, e i bandi regionali per i benefici del diritto allo studio. Solo così studenti e famiglie possono fare scelte davvero consapevoli, e costruire un percorso universitario sostenibile, fin dal primo giorno

Come leggere una pagina “Tasse e Contributi” in 60 secondi

Le pagine dei siti universitari dedicate a tasse e contributi possono sembrare complesse a prima vista, ma seguendo alcuni passaggi chiave puoi capire rapidamente quanto ti costerà iscriversi.

  1. Cerca la no tax area
 – Verifica se l’università applica l’esonero totale per chi ha un ISEE universitario fino a 22.000 euro e se prevede sconti progressivi fino a 30.000 euro (o oltre). Alcuni atenei allargano queste soglie, rendendo l’università più accessibile anche per le fasce medio-basse.
  2. Trova le fasce di contribuzione
 – Di solito sono indicate in tabelle. Cerca quella che include il tuo ISEE: vedrai l’importo del contributo base da pagare.
  3. Controlla le spese fisse
 – Anche in caso di esonero, alcune spese restano dovute: la tassa regionale per il diritto allo studio (modulata per ISEE) e l’imposta di bollo. Alcuni atenei prevedono esenzioni anche su queste voci, vale la pena controllare.
  4. Vai alla sezione “esenzioni e agevolazioni” – 
Qui trovi casi particolari: ad esempio sconti per studenti meritevoli, fratelli iscritti alla stessa università, studenti con disabilità o particolari condizioni personali o familiari.
  5. Verifica se esiste un simulatore online
 – Molte università permettono di inserire il proprio ISEE per ottenere una stima personalizzata delle tasse da pagare. È lo strumento più rapido e preciso per farsi un’idea concreta.

Le scadenze che contano davvero (e non sono tutte uguali)

Quando si parla di università e risparmio sulle rette, non basta chiedersi “quando scade l’iscrizione”. Ci sono almeno tre livelli di scadenze che possono incidere direttamente su quanto andrai a pagare.

  1. Immatricolazione o iscrizione al nuovo anno
 – È la data entro cui completare formalmente l’iscrizione all’università o al nuovo anno accademico. Ogni ateneo stabilisce il proprio calendario, quindi è fondamentale controllare il sito ufficiale.
  2. Presentazione dell’ISEE universitario – 
Serve per calcolare le tasse in base alla propria situazione economica. Se non viene presentato entro la scadenza indicata dall’ateneo, lo studente viene spesso inserito nella fascia massima, con un conseguente aumento dei costi.
  3. Domanda per borse e benefici DSU – 
Ogni regione pubblica un bando per il diritto allo studio con date, requisiti e modalità proprie. Chi presenta la domanda in ritardo, anche se ha i requisiti, rischia di perdere borse di studio, esoneri o servizi come alloggio e mensa.

Attenzione: queste tre scadenze non coincidono sempre. Rispettarle tutte è essenziale per non perdere opportunità e pagare più del dovuto.

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