Quando si sceglie una professione sanitaria, la prima domanda è quasi sempre “quale corso?”. Molto più raramente ci si chiede “dove?”. Eppure, i dati sull’accesso ai corsi e programmazione dei posti nell’anno accademico 2025-26 mostrano con chiarezza che la distribuzione geografica dell’offerta incide in modo concreto sulle possibilità di accesso, sulla competizione e sulle strategie di iscrizione.
Nel 2025–26 i posti disponibili non sono distribuiti in modo uniforme tra Nord, Centro e Sud. Cambia il numero di sedi attive, cambia il peso delle singole università, cambia il rapporto tra domanda e offerta. In alcune aree si concentra una quota molto ampia dei posti a bando; in altre l’offerta è più limitata ma può presentare dinamiche diverse in termini di competizione.
Anche il ruolo delle università non è omogeneo: pochi grandi atenei raccolgono migliaia di posti, mentre molte sedi attivano numeri più contenuti. Allo stesso tempo, le università non statali stanno registrando una crescita significativa dei posti disponibili, modificando parzialmente la geografia tradizionale dell’offerta.
Per chi si sta orientando, questo significa una cosa semplice ma decisiva: non basta sapere che una professione è molto richiesta o molto occupabile. È necessario capire dove è effettivamente disponibile, con quanti posti e con quale livello di competizione.
In questo articolo analizziamo la geografia dell’offerta delle professioni sanitarie nel 2025–26: macro-aree, regioni, università, sedi attive. Perché, in questo settore, la sede non è un dettaglio logistico. È una variabile strategica.
Nord, Centro e Sud: come sono distribuiti i posti
Il primo livello di analisi della geografia dell’offerta riguarda la ripartizione tra Nord, Centro e Sud. I dati mostrano una distribuzione non uniforme dei posti a bando per le professioni sanitarie nel 2025–26.
Il Nord concentra la quota più ampia dei posti disponibili. Qui si trova un numero elevato di università attive e di sedi distaccate, con un’offerta articolata su più professioni e territori. Questa ampiezza non elimina la competizione — soprattutto nei corsi più richiesti — ma offre più alternative in fase di scelta delle preferenze.
Il Centro presenta un’offerta significativa, trainata in particolare dalla presenza di grandi atenei nella Capitale. La concentrazione dei posti in alcune università comporta una forte pressione in ingresso su determinate sedi, mentre altre presentano numeri più contenuti.
Il Sud e le Isole raccolgono una quota rilevante dell’offerta complessiva, con una distribuzione più frammentata tra regioni. Negli ultimi anni si osserva un rafforzamento in alcune università del Mezzogiorno, anche grazie a nuove attivazioni o ampliamenti di corsi. Tuttavia, in alcune aree il numero di sedi resta più limitato rispetto al Nord.
Dal punto di vista orientativo, questo significa che:
- nelle macro-aree con più posti e più università è possibile indicare un numero maggiore di preferenze;
- dove le sedi sono meno numerose, la competizione può concentrarsi maggiormente;
- la mobilità geografica può ampliare significativamente le possibilità di accesso.
La geografia dell’offerta, quindi, non è solo una questione statistica. Incide direttamente sulla strategia di iscrizione e sulla probabilità concreta di entrare nel corso desiderato.
Le Regioni con più posti a bando
Scendendo dal livello macro-area a quello regionale, le differenze diventano ancora più evidenti. Il numero di posti disponibili varia in modo significativo da una regione all’altra.
Tra le regioni con il maggior numero di posti a bando nel 2025–26 spiccano:
- Lazio, trainato soprattutto dalla presenza di grandi atenei nella Capitale;
- Sicilia, che concentra un’offerta ampia distribuita tra più università;
- Lombardia, storicamente tra le regioni con più sedi attive;
- Campania, con una rete articolata di corsi sanitari.
Queste regioni non solo offrono un numero elevato di posti, ma presentano anche una pluralità di sedi universitarie. Per chi si iscrive, questo significa più opzioni in fase di scelta e maggiore possibilità di redistribuzione in caso di scorrimenti.
Accanto a queste realtà, i dati evidenziano dinamiche differenti in altre regioni. In alcuni casi si registrano incrementi significativi rispetto all’anno precedente; in altri si osservano lievi flessioni o stabilità dell’offerta.
Un elemento interessante riguarda alcune regioni che mostrano variazioni percentuali marcate pur partendo da numeri assoluti più contenuti. In questi casi, anche pochi posti in più possono incidere in modo sensibile sull’accesso locale.
Dal punto di vista orientativo, il dato regionale è decisivo per tre motivi:
- determina quante sedi attivano il corso nella propria area;
- incide sul numero complessivo di preferenze che si possono indicare restando in regione;
- condiziona la necessità o meno di mobilità verso altre aree del Paese.
In sintesi, non esiste una regione “migliore” in assoluto, ma regioni con maggiore o minore concentrazione di offerta. E questo cambia concretamente le strategie di chi sta scegliendo oggi.
Le Università con l’offerta più ampia
Oltre alla dimensione regionale, un altro dato decisivo riguarda il peso delle singole università. Il report mostra chiaramente che una parte rilevante dei posti a bando si concentra in pochi grandi atenei.
In testa per numero complessivo di posti si colloca La Sapienza di Roma, con oltre quattromila posti attivati tra le diverse professioni sanitarie. Seguono altri grandi poli universitari come Padova, Roma Tor Vergata, Milano Statale, Verona, Torino, insieme ad atenei del Sud come Napoli, Messina, Palermo e Bologna.
Questi atenei hanno una caratteristica comune: attivano un numero elevato di corsi e spesso distribuiscono l’offerta su più sedi collegate. Questo amplia le possibilità di scelta all’interno della stessa università e consente di indicare più preferenze mantenendo un’unica struttura amministrativa di riferimento.
Accanto ai grandi poli esistono università con un numero più contenuto di posti e corsi attivi. In questi casi l’offerta è più focalizzata: meno alternative interne, ma talvolta anche una competizione distribuita in modo diverso rispetto ai grandi centri.
Dal punto di vista orientativo, la differenza tra un grande ateneo e una sede con offerta più limitata può incidere su diversi aspetti:
- numero di corsi tra cui scegliere nella stessa università;
- quantità di posti disponibili per singolo corso;
- probabilità di scorrimento delle graduatorie;
- concentrazione della domanda.
Scegliere una grande università non significa automaticamente avere più possibilità di accesso, ma significa avere più opzioni all’interno della stessa realtà accademica. Al contrario, in atenei più piccoli la scelta è più circoscritta e richiede una valutazione ancora più attenta delle preferenze.
La geografia dell’offerta, quindi, non si gioca solo tra regioni, ma anche tra università con pesi molto diversi nel sistema.
Le Università in forte crescita
Accanto agli atenei che concentrano il maggior numero di posti, dai dati emergono anche università che nel 2025–26 registrano incrementi particolarmente significativi rispetto all’anno precedente. Non si tratta solo di grandi numeri assoluti, ma di variazioni percentuali rilevanti che modificano la geografia dell’offerta.
Tra i casi più evidenti emerge l’Università di Enna, che registra un aumento molto marcato dei posti disponibili. La crescita è legata all’attivazione o al potenziamento di corsi che incidono in modo consistente sul totale regionale.
Anche Roma Link Campus University mostra un incremento percentuale molto elevato. In questo caso l’ampliamento dell’offerta contribuisce a rafforzare il peso delle università non statali nel panorama complessivo.
Significative anche le variazioni di atenei come quelli di Cosenza, Milano San Raffaele e Napoli, che registrano aumenti rilevanti rispetto all’anno precedente. Qui la crescita non riguarda solo un singolo corso, ma un ampliamento più strutturato dell’offerta sanitaria.
Dal punto di vista orientativo, questi incrementi possono avere effetti concreti:
- aumentano il numero di posti disponibili in determinate sedi;
- modificano l’equilibrio tra università nella stessa regione;
- ampliano le alternative per chi valuta la mobilità.
È importante però distinguere tra crescita percentuale e crescita assoluta. In alcuni casi l’incremento percentuale è molto alto perché si parte da numeri iniziali contenuti. In altri casi la crescita è più moderata in percentuale ma molto significativa in termini di posti effettivamente aggiunti.
In ogni caso, il dato segnala che la geografia dell’offerta non è statica: alcune università stanno ampliando il proprio ruolo nel sistema sanitario formativo, ridefinendo gli equilibri territoriali.
Dove l’offerta è più concentrata per numero di sedi
Un altro modo per leggere la geografia dell’offerta non è guardare solo ai posti totali, ma al numero di sedi attive per ciascuna professione. Il report evidenzia una forte differenza tra corsi molto diffusi sul territorio e corsi attivati in un numero più limitato di università.
La professione più capillarmente distribuita è Infermieristica, attiva in 237 sedi. Questo significa che il corso è presente in un numero molto elevato di città e atenei, rendendolo una delle opzioni più accessibili dal punto di vista geografico.
Seguono altre professioni con una buona diffusione territoriale, come:
- Tecnico di Radiologia Medica, con 66 sedi;
- Fisioterapia, con 45 corsi attivati;
- Logopedia, con 43 sedi.
Questi numeri raccontano una differenza strutturale: alcune professioni sono presenti in quasi tutte le macro-aree e in molte regioni, altre hanno una presenza più selettiva.
Dal punto di vista orientativo, la capillarità delle sedi incide su diversi fattori:
- maggiore possibilità di restare nella propria regione;
- più alternative in fase di iscrizione;
- minore necessità di mobilità forzata;
- maggiore probabilità di trovare una sede raggiungibile.
Al contrario, per professioni con poche sedi attive, la scelta diventa più vincolata. In questi casi la mobilità geografica può diventare quasi obbligata, soprattutto se il numero di posti nella propria regione è limitato.
La geografia dell’offerta, quindi, non è solo una questione di quanti posti esistono in totale, ma di quanto sono distribuiti. Una professione con molti posti ma poche sedi può restare difficile da raggiungere per chi non è disposto a spostarsi.
Statali e non statali: come cambia la geografia dell’offerta
Un altro elemento che modifica la mappa delle professioni sanitarie è la distinzione tra università statali e non statali. Il report con tutti i dati evidenzia che nel 2025–26 la crescita dei posti non è distribuita in modo uniforme tra queste due tipologie di ateneo.
Le università statali restano la colonna portante dell’offerta complessiva, ma le non statali mostrano un incremento percentuale molto più marcato. Questo dato non cambia solo i numeri: cambia anche la distribuzione territoriale e le strategie possibili per chi si iscrive.
Le università statali: stabilità e diffusione territoriale
Le università statali concentrano la maggior parte dei posti a bando e sono presenti in tutte le macro-aree del Paese. L’incremento dei posti nel 2025–26 è contenuto in termini percentuali, ma significativo in valore assoluto.
Questo significa che:
- l’offerta pubblica resta ampia e capillare;
- i grandi poli universitari continuano a essere i principali punti di riferimento;
- la distribuzione territoriale rimane relativamente stabile rispetto all’anno precedente.
Dal punto di vista geografico, le statali garantiscono una rete estesa di sedi, soprattutto nelle regioni con più atenei storicamente consolidati.
Le università non statali: crescita percentuale più marcata
Diverso il caso delle università non statali, che registrano una crescita molto più evidente in termini percentuali. L’aumento dei posti è legato in diversi casi a nuove attivazioni o ampliamenti di corsi già esistenti.
Questo comporta due effetti:
- rafforza la presenza di alcuni atenei privati in determinate regioni;
- modifica parzialmente l’equilibrio dell’offerta, ampliando le alternative disponibili.
In alcune aree del Paese, la crescita delle non statali contribuisce ad aumentare il numero complessivo di sedi attive, offrendo nuove possibilità a chi valuta più opzioni.
Domande e pressione in ingresso
I dati segnalano anche una crescita delle domande verso le università non statali. Questo è un elemento rilevante: l’ampliamento dell’offerta non avviene in un vuoto di domanda, ma in un contesto di interesse crescente.
Dal punto di vista orientativo, questo significa che:
- l’aumento dei posti nelle non statali può ampliare le alternative;
- ma non elimina automaticamente la competizione;
- la strategia di iscrizione deve considerare sia il numero di posti sia la pressione della domanda.
Come leggere questo dato in chiave geografica
La distinzione tra statali e non statali non è solo amministrativa. Incide sulla geografia dell’offerta perché:
- alcune regioni vedono rafforzarsi la presenza privata;
- in altre l’offerta resta quasi interamente pubblica;
- la concentrazione dei posti può cambiare in modo significativo in pochi anni.
Per chi si sta orientando, questo significa che il “dove conviene studiare” non dipende solo dal numero totale di posti, ma anche dal tipo di ateneo presente nella propria area e dalla sua evoluzione nel tempo.
La geografia delle professioni sanitarie, nel 2025–26, non è statica: si amplia, si riequilibra, si riorganizza. E questo rende ancora più importante analizzare i dati prima di decidere.
Come usare la geografia dell’offerta per scegliere dove studiare
Dopo aver analizzato macro-aree, regioni, università e tipologie di ateneo, la domanda diventa operativa: come usare questi dati per decidere dove conviene studiare?
Non esiste una risposta unica. Esiste una strategia costruita incrociando disponibilità di posti, numero di sedi e distribuzione territoriale.
Se vuoi massimizzare le alternative: guarda le regioni con più sedi
Le regioni che concentrano più università e più posti offrono una caratteristica precisa: più opzioni nello stesso territorio.
Questo significa:
- più corsi attivi nella stessa regione;
- maggiore possibilità di indicare preferenze multiple;
- più scorrimenti potenziali all’interno della stessa area.
In termini puramente probabilistici, più sedi equivalgono a più combinazioni possibili in fase di assegnazione.
Se vuoi ridurre la mobilità: verifica la capillarità del corso
Non tutte le professioni sono diffuse allo stesso modo. Infermieristica è attiva in 237 sedi, mentre altre professioni hanno una presenza molto più limitata.
Se l’obiettivo è restare nella propria regione o in un’area specifica, è fondamentale verificare:
- quante sedi attivano quel corso nella tua macro-area;
- quanti posti sono effettivamente disponibili in quella sede;
- se esistono alternative realistiche entro una distanza sostenibile.
La capillarità territoriale può fare la differenza tra una scelta flessibile e una obbligata.
Se cerchi un contesto in espansione: osserva gli atenei in crescita
Il report evidenzia università che nel 2025–26 registrano incrementi significativi dei posti.
Un ateneo in crescita può offrire:
- più posti rispetto all’anno precedente;
- nuovi corsi attivati;
- un ampliamento dell’offerta sanitaria complessiva.
Questo non significa automaticamente maggiore facilità di accesso, ma indica un contesto dinamico, dove l’offerta si sta rafforzando.
Se punti a grandi poli universitari: valuta concentrazione e competizione
Le università con migliaia di posti attivi concentrano una parte importante dell’offerta nazionale.
I vantaggi possono essere:
- ampiezza dell’offerta formativa;
- più corsi nella stessa struttura;
- maggiore articolazione delle sedi collegate.
Ma la concentrazione può comportare anche una pressione significativa della domanda. La dimensione dell’ateneo non elimina la competizione: la redistribuisce.
Se vuoi una strategia realistica: incrocia tre variabili
Alla luce dei dati, scegliere dove studiare una professione sanitaria significa incrociare:
- Numero di posti nella regione
- Numero di sedi attive per il corso scelto
- Peso dell’università nel sistema nazionale
Nessuno di questi fattori, da solo, è sufficiente. Insieme costruiscono una mappa più chiara delle opportunità concrete.
La geografia non decide al posto tuo, ma cambia le probabilità
Il report mostra che l’offerta non è omogenea e che alcuni territori concentrano più opportunità rispetto ad altri.
Questo non significa che esista una regione “migliore” in assoluto. Significa che la distribuzione dei posti modifica le probabilità di accesso e le strategie possibili.
La geografia dell’offerta è un dato strutturale. Ignorarla significa scegliere alla cieca. Analizzarla significa trasformare i numeri in decisioni più consapevoli.
Non esiste la regione migliore, ma una strategia più consapevole
Guardando i dati sulla distribuzione dei posti per Regioni, Università e tipologia di ateneo, emerge una realtà chiara: la geografia dell’offerta conta.
Non esiste un territorio che “conviene” in senso assoluto. Esistono territori con caratteristiche diverse:
- regioni che concentrano un numero elevato di posti e di sedi;
- università che raccolgono migliaia di posti e altre con offerta più contenuta;
- professioni diffuse in modo capillare e altre attive in poche sedi;
- atenei in espansione e realtà più stabili.
Scegliere dove studiare una professione sanitaria significa muoversi dentro questa mappa, non sopra di essa.
I dati mostrano che alcune macro-aree offrono una pluralità di alternative, altre presentano una distribuzione più selettiva. Le università statali restano il fulcro del sistema, ma le non statali stanno ampliando il proprio peso. Alcuni corsi sono presenti in centinaia di sedi, altri richiedono una maggiore disponibilità alla mobilità.
Tutto questo non cambia il valore della professione scelta. Cambia però le probabilità di accesso e la strategia da adottare.
La vera domanda non è “dove è meglio studiare?”, ma:
- quante sedi attivano il corso che mi interessa nella mia regione;
- quante alternative ho realisticamente;
- quanto sono disposto a spostarmi;
- se l’ateneo che scelgo è in crescita o stabile.
La geografia dell’offerta non decide al posto tuo, ma definisce il campo di gioco. Conoscerla significa scegliere con maggiore lucidità, riducendo l’improvvisazione e aumentando la consapevolezza. In un sistema in cui i posti non sono distribuiti in modo uniforme, la strategia territoriale diventa parte integrante dell’orientamento. E, per le professioni sanitarie, questo può fare la differenza tra tentare e pianificare.







