Nel dibattito sulle professioni sanitarie si guardano quasi sempre i dati più evidenti: quanti posti sono attivati, quante persone fanno domanda, quanti trovano lavoro. Sono indicatori importanti, ma non raccontano tutto. C’è un altro elemento che aiuta a capire dove sta andando davvero il sistema: osservare quali corsi stanno aumentando e in che misura. Gli incrementi dei posti per il 2025–26 non sono semplici variazioni tecniche, ma segnali concreti delle priorità su cui si sta investendo.
Gli incrementi dei posti per il 2025–26 non sono casuali. Riflettono scelte di programmazione, fabbisogni regionali, carenze strutturali e, in alcuni casi, nuove priorità del sistema sanitario. Guardare a dove l’offerta aumenta significa capire dove si sta investendo, quali professioni vengono considerate strategiche e quali ambiti stanno vivendo una trasformazione più evidente.
Crescere, però, non significa automaticamente “migliorare” o garantire più lavoro. A volte l’aumento dei posti serve a colmare una carenza storica; altre volte è un aggiustamento marginale che incide poco sul quadro generale. Per questo i dati sugli incrementi vanno letti con attenzione, distinguendo tra crescita percentuale e crescita reale in termini assoluti.
Nel 2025–26 alcune lauree sanitarie hanno registrato aumenti significativi, mentre altre sono rimaste stabili o hanno visto variazioni minime. Non è solo una questione numerica: è un segnale di come sta cambiando l’equilibrio tra domanda e offerta nel settore.
In questo articolo analizziamo quali corsi stanno crescendo di più, quanto pesa davvero questo aumento e cosa significa, concretamente, per chi deve scegliere oggi una professione sanitaria.
Crescita dei posti: dove il sistema ha investito di più
Se si guarda al quadro complessivo del 2025–26, l’area delle professioni sanitarie non è rimasta immobile. Alcuni corsi hanno registrato incrementi significativi dei posti disponibili, altri sono rimasti sostanzialmente stabili. E già questa differenza racconta qualcosa.
L’aumento dei posti non è mai neutro: è il risultato di una programmazione nazionale e regionale che tiene conto del fabbisogno del sistema sanitario. Quando una laurea cresce in modo consistente, significa che il sistema prevede di aver bisogno di più professionisti in quell’ambito nei prossimi anni.
Le professioni con l’incremento più rilevante
Tra i corsi che hanno visto un aumento evidente dei posti spiccano alcune aree già centrali nel sistema.
Fisioterapia, ad esempio, continua a crescere nonostante sia da anni tra i corsi più richiesti. L’incremento dei posti indica una doppia pressione: da un lato l’altissima domanda degli studenti, dall’altro il fabbisogno reale legato all’invecchiamento della popolazione e alla crescente attenzione alla riabilitazione territoriale.
Anche Infermieristica mostra segnali di espansione in diverse sedi. In questo caso, l’aumento risponde soprattutto a una necessità strutturale: la carenza cronica di infermieri nel sistema sanitario pubblico. Ampliare l’offerta formativa è uno dei tentativi per colmare un gap che non si risolve nel breve periodo.
Tra i profili tecnici, alcuni corsi legati alla diagnostica e ai servizi ospedalieri hanno registrato incrementi mirati, segno che il sistema punta a rafforzare ambiti meno visibili ma essenziali nel funzionamento quotidiano delle strutture sanitarie.
Top 5 lauree sanitarie per aumento posti (A.A. 2025-26)
| Professione | Posti 2024-25 | Posti 2025-26 | Variazione assoluta | Variazione % |
|---|---|---|---|---|
| Fisioterapista | 2.822 | 3.262 | +440 | +15,6% |
| Osteopata | 70 | 425 | +355 | +507%* |
| Tecnico di Radiologia | 1.700 | 1.863 | +163 | +9,6% |
| Logopedista | 986 | 1.112 | +126 | +12,8% |
| Tecnico di Laboratorio Biomedico | 1.500 | 1.590 | +90 | +6,0% |
*L’aumento percentuale dell’Osteopatia è molto alto perché passa da 2 a 7 università attive.
L’incremento più consistente riguarda Fisioterapia (+440 posti), seguita dall’Osteopatia, che registra un forte ampliamento legato all’aumento delle sedi attive. Crescono in modo significativo anche Tecnico di Radiologia, Logopedia e Tecnico di Laboratorio, segno di un rafforzamento dell’area riabilitativa e diagnostica.
Un aumento che non è uniforme
È importante sottolineare che la crescita non riguarda tutte le professioni allo stesso modo. Alcuni corsi restano stabili, altri crescono solo in alcune regioni, altri ancora registrano variazioni minime.
Questo significa che non siamo davanti a un’espansione generalizzata, ma a un riequilibrio selettivo. Si investe dove il bisogno è più evidente o dove la pressione è diventata insostenibile.
Crescere non significa diventare più facile
Un punto chiave: l’aumento dei posti non implica automaticamente una riduzione della difficoltà di accesso. In corsi come Fisioterapia o Logopedia, l’incremento dell’offerta è spesso accompagnato da un aumento della domanda, mantenendo elevato il rapporto domande/posto.
Al contrario, in corsi con domanda più contenuta, l’aumento dei posti può rendere l’accesso più agevole, ma questo non cambia la natura del percorso né il livello di impegno richiesto.
In sintesi, gli incrementi 2025–26 mostrano dove il sistema sanitario sta cercando di rafforzarsi. Ma per capire davvero il peso di questi aumenti, bisogna fare un passo in più: distinguere tra crescita percentuale e crescita reale in termini assoluti.
Non tutte le crescite sono uguali
Quando si parla di incrementi, il primo istinto è guardare la percentuale. Un +20% sembra enorme, un +3% quasi irrilevante. Ma senza il contesto, queste cifre possono essere fuorvianti.
Crescere del 20% in un corso che aveva 50 posti significa aggiungerne 10. Crescere del 3% in un corso che ne aveva 3.000 significa attivarne 90 in più. La differenza è evidente: la crescita percentuale non racconta da sola l’impatto reale sul sistema.
Crescita percentuale vs crescita assoluta
Nel 2025–26 alcune professioni di nicchia mostrano aumenti percentuali importanti. È un segnale interessante, perché indica un’attenzione maggiore verso ambiti molto specifici. Tuttavia, in termini assoluti, l’incremento può essere limitato a poche decine di posti.
Al contrario, professioni già grandi come Infermieristica possono registrare incrementi percentuali più contenuti, ma generare un numero di posti aggiuntivi molto più significativo in termini concreti.
Per chi deve scegliere, questa distinzione è fondamentale:
- la crescita percentuale indica una tendenza,
- la crescita assoluta indica un impatto reale sull’accesso.
Espansione strutturale o aggiustamento tecnico?
Non tutte le variazioni hanno lo stesso significato. Alcuni aumenti rispondono a un fabbisogno strutturale e duraturo — come nel caso delle professioni legate alla riabilitazione o all’assistenza infermieristica. Altri possono essere aggiustamenti temporanei, legati a dinamiche regionali o a squilibri momentanei.
Capire se si tratta di un’espansione stabile o di un correttivo tecnico aiuta a leggere meglio la direzione del sistema.
Il rischio di farsi attrarre solo dal “+”
Un errore comune è pensare che un corso in crescita sia automaticamente una scelta più sicura o più promettente. In realtà, l’incremento dei posti dice che il sistema ha bisogno di più professionisti in quell’area, ma non garantisce da solo:
- maggiore facilità di accesso,
- occupazione automatica,
- condizioni lavorative migliori.
La crescita è un indicatore utile, ma va sempre incrociato con occupazione, distribuzione territoriale e tipo di lavoro.
Leggere le variazioni nel medio periodo
Infine, un singolo anno di aumento non basta per definire una tendenza. È l’andamento nel tempo a mostrare se una professione sta realmente espandendo il proprio ruolo nel sistema sanitario o se sta semplicemente attraversando una fase di riallineamento.
Guardare agli incrementi 2025–26 è importante, ma ancora più importante è inserirli in una traiettoria più ampia.
Le professioni che stanno cambiando ruolo nel sistema sanitario
Gli incrementi dei posti non sono solo una questione quantitativa. In molti casi segnalano un cambiamento più profondo: alcune professioni stanno assumendo un peso diverso rispetto al passato, perché cambia il modo in cui il sistema sanitario organizza i servizi.
Negli ultimi anni si è spostato molto l’asse dall’ospedale al territorio. Questo ha effetti diretti su quali figure vengono potenziate.
Riabilitative in espansione
L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la maggiore attenzione alla qualità della vita stanno rafforzando le professioni riabilitative. L’incremento dei posti in corsi come Fisioterapia o TNPEE non è casuale: riflette una domanda crescente di interventi continuativi, non solo emergenziali.
Non si tratta solo di “più pazienti”, ma di un modello sanitario che punta sempre di più sulla presa in carico nel medio-lungo periodo.
Infermieristica: da carenza a priorità strutturale
Nel caso di Infermieristica, l’aumento dei posti non è un semplice aggiustamento, ma una risposta a una carenza strutturale riconosciuta da tempo. Il ruolo dell’infermiere sta diventando sempre più centrale, anche in ambito territoriale e domiciliare.
Ampliare l’offerta formativa significa riconoscere che la figura non è più solo legata all’ospedale, ma al funzionamento complessivo del sistema.
Tecnici sanitari e diagnostica
Anche alcune professioni tecniche legate alla diagnostica e ai servizi specialistici stanno vivendo un rafforzamento. La medicina moderna è sempre più tecnologica e basata su esami strumentali: potenziare questi profili significa investire sull’efficienza e sulla qualità del percorso diagnostico.
Sono professioni meno visibili rispetto a quelle cliniche, ma il loro peso organizzativo è in crescita.
Territorio e prevenzione
Un altro segnale interessante riguarda i profili legati alla prevenzione e alla sanità pubblica. In un sistema che deve gestire meglio le cronicità e ridurre la pressione sugli ospedali, queste figure diventano strategiche.
L’incremento dei posti in alcune di queste lauree suggerisce un tentativo di riequilibrare il sistema verso modelli più sostenibili.
Non è solo una questione di numeri
Quello che emerge dagli incrementi 2025–26 è che alcune professioni non stanno solo aumentando di dimensione, ma stanno ridefinendo il proprio ruolo. Crescere in questo contesto significa essere considerate centrali nel nuovo assetto del sistema sanitario.
Per chi deve scegliere oggi, questo è un elemento importante: non si tratta solo di capire dove ci sono più posti, ma dove il sistema sta puntando nel medio periodo.
Quali sono state le crescite più sorprendenti
Accanto agli aumenti “attesi” — come quelli nelle professioni già centrali — ci sono alcune crescite che meritano uno sguardo più attento. Non perché siano eclatanti in termini assoluti, ma perché indicano un cambiamento meno scontato.
Sono quei corsi che non dominano il dibattito, non sono tra i più citati dagli studenti, ma registrano comunque incrementi significativi nel 2025-26.
Corsi che crescono senza essere “di moda”
Alcune professioni tecniche e riabilitative hanno visto aumentare i posti pur non essendo tra le più richieste in fase di test. Questo suggerisce che la programmazione non segue solo la pressione della domanda studentesca, ma soprattutto il fabbisogno reale del sistema. In altre parole, si investe dove serve, non solo dove si iscriverebbero più candidati.
Questo è un segnale interessante per chi sceglie: un corso meno affollato ma in crescita può rappresentare un equilibrio favorevole tra accesso e opportunità.
Aumenti in corsi già selettivi
Un altro dato da osservare riguarda le professioni che continuano a crescere nonostante siano già molto selettive. In questi casi, l’incremento dei posti può avere due effetti opposti:
- alleggerire leggermente la pressione in ingresso,
- oppure essere assorbito da un aumento ancora maggiore della domanda.
È una dinamica che mostra come alcuni percorsi abbiano ormai un’attrattività strutturale, difficilmente ridimensionabile nel breve periodo.
Segnali di riequilibrio
In alcuni casi, l’aumento dei posti può rappresentare un tentativo di riequilibrare squilibri precedenti: territori con carenze evidenti, professioni sottodimensionate rispetto al bisogno reale, servizi che stanno ampliando la propria copertura. Non è sempre un’espansione lineare. Talvolta è una correzione di rotta.
Cosa raccontano questi incrementi
La crescita, soprattutto quando non riguarda i corsi più noti, racconta una cosa precisa: il sistema sanitario è in movimento. Sta ridefinendo priorità, ruoli e distribuzione delle competenze.
Per chi deve scegliere oggi, questo significa che alcune professioni potrebbero offrire opportunità crescenti nei prossimi anni, anche se oggi non occupano il centro della scena. Ma c’è un’altra variabile da considerare: dove stanno aumentando concretamente sedi e posti.
Come sono distribuiti i posti tra Regioni e Università
La distribuzione dei posti a bando per Regioni e per Università offre una fotografia concreta della geografia delle professioni sanitarie in Italia. L’offerta non è uniforme: alcune regioni concentrano una quota molto elevata dei posti disponibili, mentre altre presentano numeri più contenuti.
In termini complessivi, Lombardia, Lazio, Campania ed Emilia-Romagna risultano tra le regioni con il maggior numero di posti attivati. Questo è legato alla presenza di più atenei e di un’offerta formativa ampia e diversificata. In queste aree, chi si iscrive può contare su più sedi tra cui scegliere e su una maggiore articolazione dei corsi.
Al contrario, regioni con un numero più limitato di università attive concentrano l’offerta in poche sedi, con capienze spesso più ridotte. Questo non significa minore qualità, ma implica una competizione più focalizzata e meno alternative in caso di mancato accesso.
La distribuzione per università evidenzia inoltre che non tutti gli atenei hanno lo stesso peso numerico: alcuni concentrano un numero significativo di posti, altri attivano corsi con contingenti più piccoli. Questo incide direttamente sulla strategia di iscrizione, soprattutto nei corsi più richiesti.
Per chi si sta orientando, il dato territoriale è quindi tutt’altro che secondario. Sapere dove si concentra l’offerta significa capire:
- quante preferenze è possibile indicare nella propria regione,
- quanto è ampia la rete di sedi alternative,
- se può essere utile considerare la mobilità verso aree con maggiore disponibilità di posti.
Nelle professioni sanitarie, la geografia dell’offerta non è un dettaglio logistico: è un elemento strategico che può incidere concretamente sulle possibilità di accesso.
Crescita dei posti ≠ crescita dell’occupazione
L’aumento dei posti per il 2025–26 è un segnale importante, ma va interpretato con cautela. Più posti disponibili non significano automaticamente più lavoro garantito. L’equilibrio tra formazione e occupazione dipende da fattori più complessi.
Quando un corso cresce, lo fa sulla base di una stima del fabbisogno. Ma il fabbisogno è una previsione, non una certezza matematica. I tempi di inserimento nel mercato del lavoro, i concorsi pubblici, l’evoluzione dei servizi territoriali e la capacità del sistema di assorbire nuovi professionisti influiscono sul risultato finale.
Crescita dei posti e sbocchi occupazionali: la lettura integrata
Guardare solo agli incrementi, però, non basta. Incrociando i dati di crescita con quelli sull’occupazione emerge un quadro più completo.
| Professione | Var. % posti | Occupazione a 1 anno | Difficoltà accesso |
|---|---|---|---|
| Fisioterapista | +15,6% | Molto alta | Molto alta |
| Logopedista | +12,8% | Molto alta | Molto alta |
| Tecnico Radiologia | +9,6% | Alta | Media |
| Tecnico Lab. Biomedico | +6,0% | Medio-alta | Media |
| Osteopata | +507% | Dato ancora in assestamento | Media |
Qui si vede una differenza importante: alcune professioni crescono perché hanno già un mercato del lavoro solido (Fisioterapia e Logopedia), altre crescono per rafforzare settori tecnici strategici. Nel caso dell’Osteopatia, l’espansione è ancora in fase di assestamento e non ha lo stesso storico occupazionale delle altre.
Il dato più interessante è proprio questo: le crescite più significative non sono casuali, ma si concentrano in aree dove il sistema sanitario sta cercando di consolidare o ampliare la propria capacità di risposta.
Il tempo è una variabile decisiva
La formazione universitaria ha un orizzonte di tre anni (o più, in caso di magistrali). Le esigenze del sistema sanitario possono cambiare nel frattempo. Un incremento deciso oggi produce effetti occupazionali tra qualche anno, non nell’immediato.
Questo significa che la crescita dei posti deve essere letta in prospettiva, non come una garanzia istantanea.
Corsi in espansione, mercati diversi
Alcune professioni in crescita trovano facilmente spazio nel privato; altre dipendono molto dal settore pubblico e dai concorsi. Anche questo incide sul rapporto tra aumento dei posti e reale assorbimento dei laureati.
Un corso può crescere perché il bisogno è evidente, ma l’inserimento può comunque richiedere mobilità o tempi più lunghi.
Rischio di sovradimensionamento
Se l’aumento dei posti non è calibrato correttamente, nel medio periodo può crearsi uno squilibrio tra numero di laureati e opportunità disponibili. Non è una dinamica immediata, ma è un elemento che il sistema deve monitorare costantemente.
Per chi sceglie oggi, questo si traduce in una regola semplice: guardare sì alla crescita, ma sempre insieme ai dati sull’occupazione e alla distribuzione territoriale.
Crescere è un segnale, non una promessa
L’incremento dei posti è un indicatore di investimento e attenzione strategica. Indica che quella professione è considerata importante nel sistema sanitario. Ma non sostituisce la valutazione personale né garantisce automaticamente un percorso lineare.
È un segnale da integrare con gli altri, non un motivo sufficiente per scegliere.
Cosa significa per chi deve scegliere oggi
Dopo aver analizzato incrementi, distribuzione territoriale e cambiamenti di ruolo, la domanda torna inevitabile: cosa me ne faccio, concretamente, di questi dati?
Per chi sta scegliendo oggi una laurea sanitaria, la crescita dei posti è un’informazione preziosa, ma va usata con equilibrio. Non è un faro che illumina una sola direzione, è una bussola che aiuta a leggere il contesto.
Quando può avere senso puntare su un corso in espansione
Un corso che cresce può offrire:
- più possibilità di accesso,
- maggiore investimento strutturale,
- segnali di centralità nel sistema sanitario.
Se l’incremento è costante nel tempo e accompagnato da buoni dati occupazionali, può indicare un’area su cui il sistema sta puntando seriamente.
In questi casi, scegliere un percorso in espansione significa inserirsi in un ambito che probabilmente avrà spazio anche nei prossimi anni.
Quando la crescita non basta
Ci sono però situazioni in cui l’aumento dei posti non dovrebbe essere il criterio principale. Se un corso cresce ma:
- non è coerente con il proprio profilo,
- richiede una mobilità non sostenibile,
- presenta un mercato locale limitato,
- la crescita perde valore orientativo.
Scegliere solo perché “sta aumentando” è un errore speculare a scegliere solo perché “è molto richiesto”.
Integrare crescita, occupazione e accesso
La scelta più solida nasce dall’incrocio di tre elementi:
- Incremento dei posti (tendenza del sistema)
- Tasso di occupazione (sbocchi reali)
- Difficoltà di accesso (fattibilità concreta)
Guardare solo uno di questi fattori produce una visione parziale. Incrociarli permette di capire dove c’è equilibrio tra opportunità e realismo.
Un sistema in movimento
L’area sanitaria non è statica. Gli incrementi 2025–26 mostrano un sistema che si sta riadattando: più territorio, più riabilitazione, più attenzione alle carenze strutturali.
Per chi sceglie oggi, questo significa entrare in un contesto dinamico, in cui alcune professioni stanno ridefinendo il proprio spazio. La crescita, quindi, non è una promessa di facilità, ma un segnale di trasformazione.
Gli errori da evitare nella lettura dei dati di crescita
I dati sugli incrementi 2025–26 sono utili, ma possono diventare fuorvianti se letti in modo superficiale. La crescita è un indicatore potente, ma solo se inserito nel contesto giusto. Ecco gli errori più comuni da evitare.
1) Farsi attirare solo dalle percentuali
Un aumento del 15% o del 20% colpisce più di un +3%. Ma, come abbiamo visto, senza considerare il numero di partenza, la percentuale dice poco.
Un piccolo corso può crescere molto in termini relativi ma aggiungere pochissimi posti reali. Al contrario, un grande corso può aumentare poco in percentuale ma offrire molte più opportunità concrete.
2) Confondere crescita con facilità di accesso
Un altro errore frequente è pensare che più posti significhino automaticamente meno concorrenza. In corsi molto richiesti, l’aumento dell’offerta viene spesso assorbito da un aumento parallelo della domanda.
L’incremento può alleggerire la pressione, ma non elimina la selettività strutturale.
3) Considerare l’incremento come garanzia occupazionale
Crescere non equivale a “lavorare subito”. Il mercato del lavoro risponde a dinamiche più complesse: concorsi, assorbimento nel privato, distribuzione territoriale, tempi di inserimento.
La crescita è un segnale strategico, non una promessa automatica.
4) Ignorare la variabile territoriale
Un corso può crescere molto in una regione e restare stabile altrove. Se si guarda solo al dato nazionale senza considerare dove si concentra l’aumento, si rischia di sovrastimare le proprie possibilità concrete.
La sede scelta può fare una differenza significativa, sia in ingresso sia dopo la laurea.
5) Seguire la crescita senza chiedersi se è coerente
Il rischio più sottile è scegliere un corso perché “sta aumentando”, senza verificare se quel tipo di professione è compatibile con il proprio profilo, le proprie aspettative e la propria disponibilità alla mobilità.
I dati orientano, ma non sostituiscono la riflessione personale.
6) Non distinguere tra tendenza strutturale e aggiustamento temporaneo
Un singolo anno di incremento non basta per parlare di trasformazione strutturale. È la continuità nel tempo a indicare una vera ridefinizione del ruolo di una professione nel sistema sanitario.
Senza questa prospettiva, si rischia di leggere come rivoluzione ciò che è solo un aggiustamento.
In sintesi, i dati di crescita sono uno strumento potente, ma richiedono una lettura attenta. Servono a capire dove il sistema si sta muovendo, non a decretare automaticamente la scelta migliore.
Crescere è un segnale, non una scorciatoia
Gli incrementi 2025–26 mostrano un sistema sanitario che si sta adattando. Alcune professioni crescono per rispondere a carenze strutturali, altre per rafforzare il territorio, altre ancora per accompagnare una medicina sempre più tecnologica e specializzata. Non è un’espansione uniforme, ma un movimento selettivo.
Questo significa che scegliere oggi una laurea sanitaria non vuol dire solo guardare a quanti posti esistono, ma capire dove il sistema sta investendo nel medio periodo. La crescita è un segnale di priorità, non una scorciatoia.
Alcuni corsi aumentano perché sono centrali e resteranno tali. Altri crescono per riequilibrare un’offerta sottodimensionata. In entrambi i casi, il dato va incrociato con occupazione, distribuzione territoriale e sostenibilità personale del percorso.
La vera domanda non è “quale corso sta crescendo di più”, ma “in quale contesto voglio inserirmi nei prossimi anni”. Gli incrementi aiutano a leggere la direzione del sistema. La scelta resta una questione di coerenza tra numeri, opportunità e profilo individuale.
In un settore in movimento, la differenza non la fa inseguire il + più alto, ma capire che cosa c’è dietro quel segno.







