Come si diventa architetto: la laurea magistrale a ciclo unico, l’esame di Stato e gli ambiti professionali

Cinque anni di laurea magistrale a ciclo unico, test ARCHED in ingresso, esame di Stato in uscita e iscrizione all’Albo APPC: come si arriva davvero alla professione di architetto, dagli ambiti progettuali alle prospettive reali.

di Daniele Particelli
17 giugno 2026
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L’architetto è una delle figure professionali italiane con la storia più lunga e con il percorso formativo più articolato. Per arrivare alla professione servono cinque anni di università, un esame di Stato fra i più impegnativi del sistema italiano, l’iscrizione all’Albo professionale e, di solito, alcuni anni di pratica in studio prima di acquisire l’autonomia necessaria per firmare i propri progetti. È un percorso che combina creatività e rigore tecnico, scienza e arte, normativa e visione, e che attira ogni anno migliaia di studenti italiani, sebbene il mercato del lavoro sia tra i più competitivi e meno ben pagati delle professioni tecniche italiane. Vediamo nel dettaglio come si arriva alla professione, quali sono le strade universitarie possibili, cosa cambierà con la riforma delle lauree abilitanti e quali sono gli ambiti professionali realistici per chi conclude il percorso oggi.

Il quadro generale: cinque anni di università più esame di Stato

Per esercitare la professione di architetto in Italia servono tre passaggi distinti: il conseguimento di una laurea magistrale coerente con la professione, il superamento dell’Esame di Stato per l’abilitazione, e l’iscrizione all’Albo professionale dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (APPC). Solo dopo aver completato tutti e tre i passaggi si può legalmente firmare un progetto, presentarsi come architetto e svolgere le attività riservate alla professione, come la direzione lavori sui cantieri edili o la firma di pratiche urbanistiche presso i comuni. La durata complessiva del percorso, dall’iscrizione all’università al primo lavoro autonomo come professionista abilitato, si attesta in genere intorno ai sei o sette anni, considerando i tempi per la preparazione dell’esame di Stato dopo la laurea.

Va detto fin dall’inizio che esiste anche una strada parallela, quella dell’iscrizione all’Albo nella Sezione B con il titolo di Architetto Junior, riservata a chi ha conseguito solo la laurea triennale e ha superato un esame di Stato semplificato. Si tratta però di una qualifica con un perimetro professionale ridotto, che permette di occuparsi di progetti di modesta complessità e che non consente di firmare interventi su edifici di valore storico-artistico o di particolare rilevanza. La grande maggioranza dei laureati prosegue quindi fino alla magistrale e all’iscrizione alla Sezione A, che dà accesso alla professione piena.

I percorsi universitari possibili

La strada più tradizionale e più diretta è la Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Architettura, classificata come LM-4 nella nomenclatura ministeriale. Si tratta di un percorso di cinque anni e 300 CFU, articolato in modo continuo dal primo all’ultimo anno senza la separazione fra triennale e magistrale, che fornisce una formazione completa specificamente disegnata per preparare all’esercizio della professione. È il percorso scelto dalla maggioranza degli studenti italiani che si orientano verso l’architettura, ed è offerto da praticamente tutti i grandi atenei italiani: il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, lo IUAV di Venezia, l’Università di Roma La Sapienza, l’Università di Firenze, l’Università Federico II di Napoli, oltre a molte altre.

Esiste una variante, denominata LM-4 a Ciclo Unico in Architettura e Ingegneria Edile-Architettura, anch’essa quinquennale, che permette al laureato di scegliere se iscriversi all’Albo degli Architetti o a quello degli Ingegneri Civili, una caratteristica che la rende particolarmente attrattiva per chi vuole tenersi aperte entrambe le strade. È un percorso che spinge maggiormente sul lato tecnico-ingegneristico, con un maggior peso di materie come la statica, le tecnologie delle costruzioni, l’impiantistica, mantenendo però il nucleo compositivo e progettuale tipico dell’architettura. Per orientarsi meglio nelle differenze fra il percorso architettonico puro e quello ingegneristico-edile, vale la pena leggere la guida all’area di Architettura e Urbanistica, che approfondisce nel dettaglio i diversi corsi disponibili e gli sbocchi a cui conducono.

Una terza strada, meno frequente ma utilizzata da una parte degli studenti, è quella del 3+2: si consegue prima una laurea triennale in Scienze dell’Architettura (classe L-17) o in un percorso affine, e poi una laurea magistrale biennale fra LM-4 in Architettura, LM-3 in Architettura del Paesaggio, LM-10 in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali, oppure LM-48 in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale. È una via più flessibile, che permette di scegliere il proprio approfondimento durante il percorso universitario, ma che richiede attenzione ai requisiti curriculari di accesso alla magistrale per non doversi trovare a integrare esami singoli al momento del passaggio.

Il test di accesso ARCHED

L’accesso ai corsi di Architettura in Italia è subordinato al superamento di un test di ingresso a numero programmato. A differenza di altre lauree scientifiche, però, Architettura non utilizza il sistema TOLC del CISIA ma una prova autonoma denominata ARCHED, organizzata direttamente dagli atenei aderenti secondo modalità definite a livello nazionale. Il test verifica le competenze in cultura generale, ragionamento logico, storia, disegno e rappresentazione, fisica e matematica, ed è pensato per misurare l’attitudine specifica richiesta da un percorso che combina aspetti scientifici e umanistici. Per orientarsi sulla preparazione e sulla struttura della prova è utile partire dalla guida al test ARCHED, che entra nel dettaglio del sillabo e delle strategie di preparazione.

Cosa si studia in cinque anni

Il cuore del percorso quinquennale è la Composizione Architettonica, materia che attraversa l’intero corso di laurea e che si svolge prevalentemente nei laboratori di progettazione: gli studenti, divisi in piccoli gruppi, lavorano su esercitazioni progettuali sempre più complesse, dalla casa unifamiliare al primo anno fino a interventi urbani articolati nei laboratori del quinto anno. Affiancano la composizione le materie storiche (Storia dell’Architettura antica, medievale, moderna, contemporanea), che costruiscono la cultura del progetto, e le materie di rappresentazione, che insegnano a comunicare il proprio lavoro: dal disegno a mano libera alla rappresentazione tecnica con CAD, fino all’utilizzo dei software di modellazione tridimensionale e del BIM (Building Information Modeling), oggi standard nel mercato.

Una parte significativa del percorso è dedicata alle materie tecniche, indispensabili per realizzare progetti che stiano in piedi nella realtà: Fisica Tecnica per l’illuminotecnica, l’acustica, il comfort climatico, la Scienza delle Costruzioni per il comportamento strutturale degli edifici, la Tecnologia delle Costruzioni per i materiali e le tecniche realizzative, l’Impiantistica per gli aspetti energetici e meccanici. Si aggiungono Urbanistica, dedicata alla scala territoriale del progetto, Restauro, sempre più centrale in un paese con il patrimonio edilizio italiano, Estimo per le valutazioni economiche, e materie più recenti come la Sostenibilità ambientale e la Certificazione energetica, diventate centrali con l’aggiornamento normativo degli ultimi anni. Il percorso si conclude con la prova finale, generalmente costituita da un progetto architettonico complesso accompagnato da una relazione critica, che richiede mesi di lavoro autonomo sotto la guida di un relatore.

L'esame di Stato per l'abilitazione

Conseguita la laurea magistrale, il passaggio successivo è il superamento dell’Esame di Stato per l’abilitazione professionale. L’esame è indetto annualmente con Ordinanza del Ministero dell’Università e della Ricerca, si svolge presso le università sedi dei corsi di Architettura, e si articola in due sessioni l’anno, una estiva e una autunnale. Per l’anno 2026, le domande per la prima sessione si presentano entro il 24 giugno, una scadenza che è bene segnare in anticipo perché chi la perde deve attendere la sessione successiva di alcuni mesi.

L’Esame di Stato per la Sezione A dell’Albo è strutturato in più prove e rappresenta uno dei passaggi più impegnativi del sistema italiano delle professioni regolate. La prova più complessa è la prova pratica di progettazione, che richiede al candidato di sviluppare un progetto architettonico completo (un piccolo edificio, una sistemazione urbana, un intervento di restauro) entro un tempo limitato, affrontando tutte le fasi dal concept alla definizione degli elementi costruttivi, nel rispetto delle normative e delle funzioni richieste dalla traccia. Seguono prove scritte su temi di storia dell’architettura, normativa urbanistica e tecnologica, fisica tecnica, e una prova orale che approfondisce la cultura tecnica e progettuale del candidato. I tassi di superamento variano molto da università a università, e nelle sedi più severe possono essere significativamente inferiori al 50%, anche se la media nazionale si attesta su valori intorno al 70-75%.

La riforma sulle lauree abilitanti: cosa cambierà?

Sullo sfondo del regime attuale, dell’esame di Stato post-laurea, si sta muovendo una riforma significativa. La Legge 163 dell’8 novembre 2021 ha introdotto il principio dell’abilitazione contestuale al conseguimento della laurea per diverse professioni, eliminando l’esame di Stato post-laurea e sostituendolo con una prova pratica valutativa interna al percorso universitario, accompagnata da un tirocinio professionalizzante di 30 CFU svolto durante la magistrale. La riforma è già stata applicata a Psicologia, Veterinaria, Farmacia, Odontoiatria, e i decreti attuativi specifici per Biologia, Chimica e Fisica sono stati emanati fra il 2025 e il 2026.

Per Architettura il decreto attuativo specifico non è ancora arrivato al giugno 2026, ma è in lavorazione, e gli ordini professionali hanno avviato con il Ministero un confronto sui contenuti del tirocinio e della prova valutativa. Per chi si iscrive oggi alla magistrale a ciclo unico, il regime di riferimento resta quello dell’esame di Stato tradizionale post-laurea; nei prossimi anni la transizione al nuovo modello potrebbe arrivare, ed è ragionevole aspettarsi che il decreto entri in vigore per coorti di studenti già iscritti al primo o ai primi anni del percorso, con dispositivi di gradualità. Alcuni atenei, già a partire dal 2020, hanno comunque sperimentato l’integrazione dell’esame di Stato in un laboratorio abilitante interno al percorso, anticipando in via sperimentale la logica della riforma. È bene chiedere all’università prescelta come è strutturato il proprio percorso al momento dell’iscrizione, perché le politiche di ateneo possono variare significativamente.

L'iscrizione all'Albo e la formazione continua

Superato l’esame di Stato, il neoarchitetto può iscriversi all’Albo professionale dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della propria provincia di residenza. L’iscrizione, obbligatoria per esercitare la professione, comporta il pagamento di una quota annuale che varia da Ordine a Ordine e si attesta tipicamente intorno ai 200-300 euro l’anno per la Sezione A. L’Albo è suddiviso in quattro settori professionali (Architettura, Pianificazione Territoriale, Paesaggistica, Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali), e il singolo iscritto può accedere a uno o più settori sulla base del titolo di studio e dell’esito dell’esame di Stato.

L’iscrizione all’Albo comporta anche l’obbligo di formazione continua, regolato dal Decreto del Presidente della Repubblica 137/2012 e dalle successive linee guida del Consiglio Nazionale degli Architetti. Ogni professionista deve acquisire un numero minimo di crediti formativi professionali (CFP) ogni triennio, partecipando a corsi, convegni, seminari, attività formative riconosciute dall’Ordine. È un sistema simile a quello dei medici (gli ECM) e dei commercialisti, che mira a garantire un aggiornamento professionale continuo in un settore dove la normativa cambia rapidamente e le tecnologie si evolvono in modo costante.

Gli ambiti professionali

Sotto il cappello unico di “architetto” convivono in realtà molte professioni diverse, e questa è una delle ragioni per cui la scelta universitaria deve essere accompagnata da una riflessione sul tipo di architetto che si vorrebbe diventare. L’ambito più tradizionale e numericamente più importante è quello della progettazione architettonica, che include la progettazione di edifici residenziali, commerciali, industriali, scolastici, sanitari, e che si svolge prevalentemente all’interno di studi professionali o in proprio dopo aver maturato esperienza. Vicino a questo, ma con un’identità professionale distinta, l’urbanistica si occupa della progettazione alla scala più ampia del territorio, dai piani regolatori comunali ai progetti di rigenerazione urbana, ed è una specializzazione che ha visto crescere significativamente la propria importanza negli ultimi anni.

Il restauro architettonico e la conservazione dei beni culturali rappresentano un altro grande ambito, particolarmente significativo in un paese come l’Italia con un patrimonio storico edificato così vasto. Gli architetti specializzati in questo campo lavorano in stretto contatto con le Soprintendenze territoriali del Ministero della Cultura, occupandosi di interventi su edifici vincolati, centri storici, palazzi monumentali. L’architettura del paesaggio, regolamentata dalla LM-3, si occupa invece della progettazione di giardini, parchi pubblici, sistemazioni del territorio agricolo, mitigazioni paesaggistiche di grandi opere. L’architettura degli interni, sempre più presente nel mercato grazie alla domanda di personalizzazione delle abitazioni private e degli spazi commerciali, è una specializzazione che combina elementi di architettura e di design, e che ha sviluppato in alcune scuole italiane (in particolare al Politecnico di Milano) una propria identità formativa.

Le aree più recenti, ma in forte crescita, comprendono la sicurezza nei cantieri (coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, secondo il D.Lgs. 81/2008), la direzione lavori per conto della committenza, il project management edile, le certificazioni energetiche e di sostenibilità ambientale (LEED, BREEAM, ITACA), il BIM coordinato e il digital twin per progetti complessi. Si tratta di specializzazioni che richiedono una formazione post-laurea aggiuntiva (master o corsi di specializzazione) ma che permettono di posizionarsi su segmenti del mercato meno saturi e meglio retribuiti rispetto alla progettazione tradizionale.

Dove si lavora e quanto si guadagna

Il quadro dei luoghi di lavoro per un architetto in Italia è ampio, ma la libera professione resta la modalità più diffusa: la grande maggioranza dei 158.000 iscritti all’Albo italiano lavora come libero professionista, in proprio o associato in studi di varie dimensioni. La pubblica amministrazione, attraverso concorsi banditi periodicamente da Comuni, Province, Regioni, Soprintendenze, rappresenta uno sbocco importante ma con tempi di ingresso lunghi e una limitata disponibilità di posti. Le imprese di costruzione e le società di ingegneria assumono architetti in posizioni interne, particolarmente nei reparti di progettazione, project management, direzione lavori. Il settore dell’arredo e del design industriale offre opportunità interessanti per chi si specializza nel disegno di prodotti, di mobili, di allestimenti per il retail.

Sul piano economico, va detto con onestà che la professione di architetto è fra quelle peggio retribuite delle attività ordinistiche italiane, soprattutto nei primi anni di carriera. Un giovane laureato che entra in uno studio professionale come “praticante” o collaboratore con partita IVA percepisce mediamente fra i 12.000 e i 18.000 euro lordi all’anno nei primi due o tre anni, una cifra ampiamente insufficiente per vivere in autonomia nelle grandi città. Con qualche anno di esperienza e l’abilitazione, le retribuzioni salgono fra i 22.000 e i 30.000 euro l’anno per le posizioni junior strutturate, mentre i professionisti con esperienza significativa, capacità di gestire clienti propri e una buona reputazione si collocano fra i 40.000 e i 70.000 euro l’anno. I partner di studi affermati e gli architetti con riconoscimento internazionale superano cifre significativamente più alte, ma rappresentano una minoranza della categoria. È un mercato con la più alta densità di architetti in Europa (circa 2,6 architetti ogni mille abitanti, contro una media europea inferiore), e questa saturazione si riflette inevitabilmente sulle tariffe.

SULL'AUTORE

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist e Social Media Manager, sempre pronto ad ampliare i propri orizzonti e con la valigia sempre pronta per scoprire il mondo con uno sguardo geek.

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