Come si diventa notaio: il concorso più selettivo d’Italia

Bandito a fine 2025 il nuovo concorso da 400 posti, con prove scritte a giugno 2026. Una guida al percorso da notaio: laurea in Giurisprudenza, 18 mesi di pratica notarile, tre prove scritte e tre orali davanti a una commissione ministeriale.

di Daniele Particelli
3 giugno 2026
1 MIN READ

Tra le professioni legali italiane, quella del notaio occupa una posizione singolare. Non è una libera professione come l’avvocatura, ma neanche un’attività pubblica come la magistratura: il notaio è un libero professionista che svolge una funzione pubblica delegata dallo Stato, autenticando atti, garantendo la legalità delle compravendite immobiliari e societarie, redigendo testamenti e accertando la volontà delle parti in materia di diritto privato. È, anche, l’oggetto di uno dei concorsi pubblici più selettivi dell’ordinamento italiano: un esame al quale ogni anno si presentano migliaia di laureati in giurisprudenza, e che solo una piccola percentuale supera. Per chi sta valutando questa direzione, conoscere l’architettura del percorso, i tempi reali, la natura delle prove e il contesto del mercato è il primo passo per capire se si tratta di una strada compatibile con il proprio progetto di vita.

Una professione regolata da una legge del 1913

Il notariato italiano è disciplinato dalla legge 16 febbraio 1913, n. 89, comunemente nota come legge notarile, integrata da una serie di provvedimenti successivi che ne hanno aggiornato i contenuti senza modificarne l’impianto. Il notaio è un pubblico ufficiale, nominato per decreto del Ministro della Giustizia su graduatoria di concorso, che esercita la sua funzione in regime di esclusività su una sede territorialmente determinata, ricevendo in conservazione gli atti rogati e i registri obbligatori. Sul piano sostanziale, le sue funzioni più note riguardano la stipula di compravendite immobiliari, donazioni, mutui, atti societari, atti di ultima volontà; sul piano formale, la sua attività garantisce la pubblica fede degli atti, la corretta trascrizione nei registri immobiliari e l’esazione delle imposte connesse, che il notaio versa allo Stato per conto delle parti.

Il numero dei notai in Italia è programmato dal Ministero della Giustizia attraverso una tabella, rivista di norma ogni sette anni, che tiene conto della popolazione, dell’estensione del territorio e della consistenza degli affari. L’ultima revisione, adottata con decreto del 18 aprile 2023, ha ridotto il numero complessivo dei posti notarili a livello nazionale da 6.270 a 5.971, sulla base dell’andamento economico e demografico del Paese, fissando il principio generale per cui a ogni posto deve corrispondere una popolazione di almeno cinquemila abitanti. Attualmente i notai in esercizio in Italia sono circa cinquemila, e il “tasso di occupazione” delle sedi previste in tabella è dell’ottantadue per cento: ciò significa che esistono circa trecento sedi vacanti, distribuite soprattutto in regioni a minore appeal economico, che vengono periodicamente messe a concorso.

La laurea e la pratica notarile

Il percorso per diventare notaio comincia con la laurea magistrale in Giurisprudenza (LMG/01), corso a ciclo unico di cinque anni che fornisce la formazione di base sul diritto civile, commerciale, processuale e amministrativo necessaria per ogni professione legale. Per chi punta al notariato, la triennale finale della giurisprudenza è particolarmente importante: le materie chiave del concorso — diritto civile, diritto commerciale, ordinamento del notariato — coincidono in larga parte con gli esami di quegli anni, e arrivare alla laurea con una preparazione solida sui codici è un vantaggio non trascurabile per affrontare la pratica e il concorso successivi.

Dopo la laurea si apre la fase della pratica notarile, regolata dall’articolo 11 della legge notarile. La pratica ha durata di diciotto mesi, di cui almeno un anno continuativo deve essere svolto presso uno studio notarile dopo il conseguimento della laurea; i primi sei mesi possono essere fatti negli ultimi mesi del corso di studi universitario. La pratica si svolge sotto la direzione di un notaio in esercizio (il cosiddetto “notaio affidatario”) iscritto da almeno cinque anni a ruolo, e viene certificata dal Consiglio Notarile distrettuale competente. Diversamente da quanto si pensa, non è necessario conoscere personalmente il notaio presso cui svolgere la pratica: su richiesta dell’interessato, il Consiglio Notarile può designare d’ufficio il notaio affidatario. Durante la pratica il giovane laureato affianca il notaio nella redazione degli atti, partecipa alle stipule, studia la prassi quotidiana dell’ufficio. La maggior parte dei praticanti accompagna però questa fase con la frequenza di una scuola di preparazione al concorso, dato che la pratica da sola, per quanto formativa sul piano professionale, non è considerata sufficiente per affrontare prove di quel livello di difficoltà.

Il concorso: tre prove scritte e tre prove orali

Il concorso è bandito periodicamente dal Ministero della Giustizia, di norma ogni anno o ogni due, con un numero di posti che dipende dalla disponibilità di sedi vacanti. L’ultimo bando, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025, mette a disposizione 400 posti, con prove scritte calendarizzate per giugno 2026 presso la Fiera di Roma. Possono partecipare i laureati in Giurisprudenza che abbiano completato la pratica notarile, godano dei diritti civili e politici, abbiano condotta incensurabile, non siano stati dichiarati non idonei in cinque precedenti concorsi banditi dopo il 2009. Quest’ultimo limite è particolarmente importante: il candidato che è stato giudicato non idoneo cinque volte non può più partecipare, una norma introdotta dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205 per evitare la cronicizzazione dei “concorsisti perpetui”.

L’esame scritto consiste in tre prove teorico-pratiche, una per giornata, distribuite su tre giorni consecutivi. La prima riguarda un atto di ultima volontà, cioè un testamento; la seconda un atto tra vivi di diritto civile (tipicamente una compravendita o una donazione con clausole complesse); la terza un atto tra vivi di diritto commerciale (atti societari, conferimenti, fusioni). Ogni tema richiede non solo la redazione dell’atto, ma anche lo svolgimento dei principi giuridici applicabili. La prova si svolge a libri aperti: i candidati possono consultare i testi non commentati di codici e leggi, ma non possono accedere a manualistica o annotazioni personali. La durata di ciascuna prova è di otto ore. L’esame orale, riservato a chi ha superato lo scritto, si compone di tre distinte prove sui gruppi di materie indicati dalla legge: diritto civile, commerciale e volontaria giurisdizione con particolare riguardo agli istituti notarili; ordinamento del notariato e degli archivi notarili; disposizioni sulla tassazione degli atti notarili e sull’imposta di registro, ipotecaria e catastale. Per superare l’orale serve un punteggio minimo di trentacinque su cinquanta in ciascun gruppo.

La commissione esaminatrice, gestita dal Ministero della Giustizia, è composta da un magistrato di cassazione che la presiede, un magistrato idoneo a funzioni di cassazione come vicepresidente, sette magistrati d’appello, sei professori universitari di materie giuridiche e nove notai con almeno dieci anni di anzianità. È una composizione che riflette la natura pubblica e tecnica della selezione: i notai sono presenti, ma sono in minoranza rispetto a magistrati e accademici.

I numeri della selettività

I dati sul concorso confermano la fama di selettività che lo accompagna. Sul bando da 400 posti indetto nel giugno 2024, ad esempio, hanno consegnato gli elaborati 1.129 candidati: di questi, soltanto 278 sono stati dichiarati idonei e ammessi alla prova orale, con un tasso di superamento dello scritto pari al ventiquattro per cento. Storicamente, su periodi pluriennali, la percentuale degli ammessi all’orale oscilla intorno al sei-sette per cento dei candidati che si presentano allo scritto, e la quota dei vincitori finali è ancora più ridotta. È un dato che fa del concorso notarile uno dei più selettivi nel panorama dei concorsi pubblici italiani, comparabile per durezza solo a quello in magistratura ordinaria. Va aggiunto un altro elemento, quello dell’età: secondo le analisi della stampa specializzata di settore, l’età media degli ammessi all’orale è di circa trentaquattro anni, e considerando i tempi che intercorrono fra l’orale e la consegna effettiva del sigillo (il decreto di nomina del Ministro), i nuovi notai iniziano a esercitare in genere intorno ai trentacinque anni. È un dato che evidenzia un’altra caratteristica della professione: la lunghezza del percorso preparatorio, raramente inferiore ai cinque-sei anni post-laurea, fra pratica obbligatoria e tentativi multipli al concorso.

Per la preparazione si sono storicamente affermate le scuole notarili distrettuali, organizzate dai Consigli Notarili e gratuite per gli iscritti, e una serie di scuole private a pagamento. La frequenza di una scuola di preparazione è oggi considerata sostanzialmente indispensabile: la complessità tecnica delle prove, il livello di precisione richiesto nella redazione degli atti, la padronanza della prassi notarile vanno costruite attraverso esercitazioni continue e correzione di elaborati che la sola pratica in studio difficilmente garantisce. Tutto questo si traduce, per i candidati, in un investimento significativo: di tempo, di energie e, frequentemente, anche economico.

Dopo il concorso: la nomina e la sede

Superato l’orale, il candidato è inserito in una graduatoria generale dei vincitori e degli idonei. Sulla base della propria posizione, sceglie una delle sedi messe a concorso fra quelle disponibili: la scelta non è libera ma vincolata a una pianta organica predeterminata, e chi è meglio posizionato in graduatoria ha più opzioni. Una volta scelta la sede, il neo-notaio deve avviare lo studio entro tre mesi dal decreto di nomina, depositando i registri presso il Consiglio Notarile distrettuale e l’Archivio Notarile competente. L’iscrizione a ruolo e l’apertura dello studio comportano costi significativi di avviamento, dalla locazione dei locali al personale (gli assistenti notarili, figure tecniche specializzate), agli investimenti informatici e all’iscrizione alla Cassa Nazionale del Notariato, l’ente previdenziale di categoria.

Sul versante economico, il notariato è una professione ben retribuita ma con margini meno ampi di quanto la percezione comune suggerisca. I redditi medi variano molto in base alla sede: una sede in città metropolitana con elevato volume di transazioni immobiliari e societarie può generare ricavi significativi, mentre una sede in piccolo comune di provincia o in aree a bassa densità economica si attesta su livelli sensibilmente inferiori, talvolta vicini ai parametri minimi previsti dalla normativa per giustificare la presenza stessa di una sede notarile. Il calo del mercato immobiliare degli ultimi anni e la digitalizzazione di alcune procedure hanno inoltre inciso sui margini, motivo per cui la revisione tabellare del 2023 ha ridotto il numero complessivo di sedi. La professione resta comunque attrattiva sul piano economico, ma è bene avere chiaro che il “mito” del notaio molto ricco si riferisce a una minoranza in sedi privilegiate, non alla generalità della categoria.

Una scelta a lungo termine

Diventare notaio è una decisione che richiede consapevolezza fin dai primi anni di Giurisprudenza. Le materie del concorso vanno costruite con cura durante l’università, la pratica notarile va programmata per tempo, la preparazione concorsuale richiede una dedizione a tempo pieno per almeno due-tre anni dopo la laurea, e il tasso di insuccesso resta alto anche per candidati ben preparati. Per chi entra, il notariato offre però una professione di grande prestigio, una funzione pubblica con valore sociale concreto, e una stabilità economica e di status che pochi altri percorsi giuridici garantiscono. Resta, anche per chi è già dentro il sistema, una professione in trasformazione: la digitalizzazione degli atti, la riduzione delle sedi, l’evoluzione del mercato immobiliare e dei rogiti societari stanno modificando il quadro complessivo. Per chi sta valutando se intraprendere questa direzione, vale la regola generale della scelta universitaria consapevole: confrontarsi con chi ha già percorso la strada, conoscere studi notarili dall’interno, valutare la propria attitudine al lavoro di precisione tecnica e alla preparazione concorsuale di lungo periodo. Informazioni operative sui bandi e sulle procedure sono pubblicate sul portale del Ministero della Giustizia, mentre il Consiglio Nazionale del Notariato rappresenta il riferimento istituzionale della categoria.

SULL'AUTORE

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist e Social Media Manager, sempre pronto ad ampliare i propri orizzonti e con la valigia sempre pronta per scoprire il mondo con uno sguardo geek.

LEGGI LA SUA BIO
ALTRE SU
Come si diventa