Negli ultimi anni gli ITS Academy sono entrati sempre più spesso nel dibattito sull’orientamento, sul lavoro e sulla formazione post-diploma. Ne parlano il Ministero, le aziende, le scuole, gli esperti di mercato del lavoro e persino il PNRR, che ha investito molto sul loro sviluppo. Eppure, fuori dagli ambienti scolastici o del lavoro, gli ITS restano ancora abbastanza difficili da decifrare per molte famiglie. C’è chi li confonde con corsi professionali generici, chi li considera una scelta “di seconda fascia” rispetto all’università e chi, semplicemente, non ha ancora capito bene cosa offrano davvero.
Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando. Gli ITS stanno iniziando a riempire uno spazio che in Italia è rimasto a lungo un po’ vuoto: quello di una formazione molto pratica, specialistica e strettamente collegata alle aziende. Un percorso pensato per chi vuole acquisire competenze concrete e spendibili senza passare necessariamente attraverso un percorso universitario tradizionale. Non a caso vengono citati sempre più spesso quando si parla di lavoro e competenze che mancano. Molte aziende fanno fatica a trovare tecnici qualificati, soprattutto nei settori legati al digitale, all’industria avanzata, all’energia e all’innovazione. Ed è proprio lì che gli ITS stanno cercando di ritagliarsi un ruolo sempre più importante.
La loro crescita si vede anche nei numeri. Secondo l’ultima indagine AlmaDiploma 2025, negli ultimi tre anni è aumentata di oltre 12 punti percentuali la quota di diplomati che dice di conoscere gli ITS o almeno sapere di cosa si tratta. Segno che qualcosa si sta muovendo, anche se per molti studenti restano ancora un percorso poco chiaro o conosciuto solo superficialmente. Ma cosa sono davvero gli ITS Academy? E soprattutto: come funzionano nella pratica?
Cosa sono gli ITS Academy e come funzionano
Gli ITS Academy — cioè gli Istituti Tecnologici Superiori — sono percorsi post-diploma che cercano di mettere insieme due aspetti che in Italia spesso sono rimasti separati: studio e lavoro. Nascono infatti per formare figure tecniche specializzate in settori dove le aziende fanno sempre più fatica a trovare personale preparato. Per molto tempo sono stati conosciuti semplicemente come ITS. Negli ultimi anni, però, la riforma del sistema ha introdotto il nome “ITS Academy”, anche per dare maggiore riconoscibilità a questi percorsi e rafforzarne il ruolo all’interno della formazione terziaria.
La differenza rispetto a molti percorsi tradizionali si vede soprattutto nell’impostazione. Le lezioni frontali esistono, ma una parte importante del tempo viene dedicata a laboratori, progetti concreti, esercitazioni, software professionali e stage in azienda. L’idea è quella di imparare competenze immediatamente utilizzabili, non soltanto studiarle in teoria. La durata è in genere di due anni, anche se alcuni percorsi arrivano a tre. Alla fine si ottiene un diploma riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
C’è poi un aspetto che distingue molto gli ITS da altri percorsi post-diploma: il rapporto diretto con le imprese. Molti corsi vengono costruiti insieme alle aziende del territorio e una parte consistente dei docenti arriva direttamente dal mondo del lavoro. Questo significa che gli studenti spesso si confrontano fin da subito con strumenti, linguaggi e modalità operative che ritroveranno davvero nelle aziende una volta conclusi gli studi.
Le aree tecnologiche degli ITS
Spesso, parlando di ITS, si pensa subito all’industria o alla meccanica, ma in realtà oggi l’offerta è molto più ampia.
Gli ITS Academy coprono numerose aree strategiche:
- meccatronica e automazione;
- informatica e cybersecurity;
- energia e sostenibilità;
- mobilità sostenibile;
- turismo;
- agroalimentare;
- moda;
- design;
- biomedicale;
- comunicazione digitale;
- logistica;
- tecnologie per il made in Italy.
Negli ultimi anni molti percorsi si sono evoluti rapidamente per rispondere alle nuove esigenze del mercato, soprattutto nei settori legati alla digitalizzazione, all’intelligenza artificiale, alla transizione energetica e alla gestione dei dati. Questo è uno dei motivi per cui gli ITS vengono osservati con crescente attenzione anche dalle imprese: permettono di formare figure tecniche molto specifiche in tempi relativamente brevi.
ITS o università? Le differenze che spesso vengono confuse
Uno degli errori più comuni è immaginare gli ITS come una sorta di “università più facile” oppure come una scelta di ripiego. In realtà si tratta di percorsi completamente diversi, costruiti con obiettivi differenti.
L’università punta generalmente a una preparazione teorica, disciplinare e accademica più ampia, spesso orientata anche alla ricerca. Gli ITS, invece, hanno una logica molto più operativa: formare professionisti immediatamente spendibili nel mercato del lavoro. Questo non significa che un percorso sia migliore dell’altro in assoluto. Dipende dagli obiettivi dello studente, dal settore scelto e dal tipo di esperienza che si cerca.
Chi sceglie un ITS spesso preferisce:
- imparare attraverso attività pratiche;
- entrare rapidamente nel mondo del lavoro;
- lavorare su progetti concreti;
- sviluppare competenze tecniche immediatamente utilizzabili.
Anche i tempi sono differenti. Un percorso ITS dura generalmente meno di una laurea triennale e prevede molte più ore di esperienza diretta in azienda.
Negli ultimi anni si sta lentamente cercando di superare anche un altro pregiudizio molto radicato in Italia: l’idea che la formazione tecnica sia automaticamente “inferiore” a quella universitaria. In molti settori produttivi, infatti, le imprese cercano oggi figure altamente specializzate che spesso gli ITS riescono a formare più rapidamente rispetto ai percorsi tradizionali.
Perché gli ITS stanno crescendo proprio adesso
La crescita dell’attenzione verso gli ITS non nasce per caso. Dietro questo fenomeno ci sono diversi cambiamenti economici e sociali che stanno trasformando il mercato del lavoro. Da anni molte aziende italiane lamentano difficoltà nel trovare tecnici specializzati. In settori come automazione, informatica industriale, energia, logistica avanzata e manifattura digitale, il problema delle competenze è diventato sempre più evidente.
Nel frattempo il lavoro sta cambiando rapidamente. La digitalizzazione, la transizione ecologica e l’automazione stanno creando nuove professioni che richiedono competenze tecniche aggiornate e molto specifiche. Gli ITS si inseriscono proprio in questo spazio: percorsi più veloci, più flessibili e fortemente collegati alle esigenze delle imprese.
Anche le istituzioni hanno iniziato a investire molto su questo modello. Una parte importante dei fondi del PNRR è stata destinata proprio al potenziamento degli ITS Academy, con l’obiettivo di aumentare il numero di corsi, sedi e studenti coinvolti. Parallelamente sta crescendo anche la loro visibilità tra i diplomati. Secondo AlmaDiploma, la conoscenza degli ITS è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, soprattutto tra gli studenti degli istituti tecnici e professionali.
Chi dovrebbe prendere seriamente in considerazione un ITS
Gli ITS non sono adatti a tutti, ma per alcuni studenti possono rappresentare una scelta molto coerente con le proprie caratteristiche e aspettative. Per esempio, tendono a essere particolarmente apprezzati da chi preferisce un apprendimento pratico e meno teorico. Laboratori, esercitazioni e attività sul campo occupano infatti una parte importante del percorso.
Sono percorsi interessanti anche per chi desidera inserirsi rapidamente nel mondo del lavoro senza affrontare necessariamente un lungo percorso universitario. Un altro aspetto importante riguarda il rapporto con le aziende. Molti studenti entrano in contatto con realtà produttive già durante il corso e spesso gli stage si trasformano in vere opportunità lavorative.
Va poi superata un’altra convinzione molto diffusa: gli ITS non riguardano soltanto l’industria tradizionale. Oggi esistono percorsi legati al marketing digitale, alla moda, al turismo sostenibile, al design, alla produzione audiovisiva e persino alla cybersecurity.
Gli ITS funzionano davvero? Cosa dicono dati e aziende
Uno dei motivi per cui gli ITS vengono spesso indicati come un modello da rafforzare riguarda proprio i risultati occupazionali.
Molti percorsi registrano percentuali di inserimento lavorativo molto elevate a pochi mesi dal diploma finale, soprattutto nei settori tecnici più richiesti dalle imprese. Questo accade anche perché i corsi vengono costruiti insieme alle aziende e cercano di rispondere a esigenze professionali concrete.
Il rapporto con il territorio è un altro elemento centrale. In molte aree industriali italiane gli ITS collaborano direttamente con imprese locali, distretti produttivi e filiere specializzate. Questo permette agli studenti di entrare in contatto con il mondo del lavoro in modo molto più diretto rispetto a quanto accade spesso nei percorsi tradizionali.
Naturalmente non tutti gli ITS sono identici. Qualità dell’offerta, reti aziendali e opportunità possono cambiare molto da territorio a territorio e da settore a settore. Anche per questo motivo informarsi bene prima della scelta resta fondamentale.
Il limite principale: molti studenti ancora non sanno davvero cosa siano
Nonostante la crescita della loro notorietà, gli ITS restano ancora poco conosciuti da una parte importante dei diplomati italiani. I dati AlmaDiploma mostrano che molti studenti li hanno soltanto sentiti nominare, mentre quasi il 28% dichiara di non averne mai sentito parlare.
La situazione cambia molto a seconda del percorso scolastico. Negli istituti tecnici la conoscenza è decisamente più alta, mentre nei licei gli ITS restano ancora relativamente marginali nell’immaginario degli studenti.
Questo dipende anche da un problema culturale. In Italia il percorso liceo-università continua a essere percepito da molte famiglie come la strada più “naturale” o prestigiosa dopo il diploma, mentre la formazione tecnica avanzata viene ancora raccontata poco. Anche l’orientamento scolastico spesso arriva tardi oppure non riesce davvero a spiegare in modo chiaro le differenze tra le varie possibilità post-diploma.
ITS e futuro del lavoro: perché potrebbero diventare sempre più importanti
Negli ultimi anni il modo in cui si entra nel mondo del lavoro è cambiato parecchio. Molte aziende oggi cercano figure molto specializzate, capaci di usare strumenti concreti, lavorare su tecnologie aggiornate e adattarsi rapidamente a settori che cambiano di continuo. In tanti ambiti non basta più avere soltanto una preparazione teorica: servono competenze pratiche, esperienza e una certa familiarità con quello che accade davvero nelle imprese.
È proprio in questo spazio che gli ITS stanno cercando di crescere. L’idea di fondo è abbastanza semplice: costruire percorsi più vicini al lavoro reale, con laboratori, stage e competenze tecniche pensate insieme alle aziende. Questo non significa che gli ITS siano destinati a sostituire l’università, né che rappresentino automaticamente la scelta giusta per tutti. Per alcuni studenti il percorso universitario continuerà a essere quello più adatto, soprattutto in professioni che richiedono una formazione accademica lunga e strutturata.
Allo stesso tempo, però, sta diventando sempre più evidente che dopo il diploma non esiste un’unica strada “corretta”. Ed è forse questo il cambiamento più interessante: l’idea che si possa scegliere tra percorsi diversi, con tempi, approcci e obiettivi differenti, senza pensare automaticamente che uno valga meno dell’altro.
FAQ — Domande frequenti sugli ITS Academy
Gli ITS sono riconosciuti dal Ministero?
Sì. Gli ITS Academy sono percorsi ufficialmente riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e fanno parte del sistema di istruzione terziaria italiana. Al termine del percorso si ottiene un diploma terziario professionalizzante valido a livello nazionale.
Gli ITS sostituiscono l’università?
No, e probabilmente è proprio questo uno degli equivoci più comuni. ITS e università rispondono a esigenze diverse. L’università offre generalmente una preparazione più teorica e accademica, mentre gli ITS puntano soprattutto su competenze pratiche e immediatamente spendibili nel lavoro. Non esiste una scelta “migliore” in assoluto: dipende dagli obiettivi, dal settore e dal modo in cui ciascuno immagina il proprio futuro professionale.
Quanto durano i corsi ITS?
La maggior parte dei percorsi dura due anni, anche se alcuni possono arrivare a tre. Durante il corso una parte importante delle ore viene svolta in laboratorio o direttamente in azienda attraverso stage e tirocini.
Gli ITS aiutano davvero a trovare lavoro?
In molti casi sì, soprattutto nei settori tecnici dove le imprese cercano personale specializzato. Uno dei punti di forza degli ITS è proprio il rapporto diretto con le aziende: molti corsi vengono progettati insieme alle realtà produttive del territorio e questo facilita il passaggio dalla formazione al lavoro.
Chi può iscriversi a un ITS Academy?
Possono iscriversi tutti gli studenti in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore. Non sono percorsi riservati soltanto a chi proviene da istituti tecnici o professionali, anche se in questi indirizzi tendono a essere più conosciuti.
Gli ITS sono ancora poco conosciuti?
Sì, almeno in parte. Secondo AlmaDiploma, la conoscenza degli ITS è cresciuta molto negli ultimi anni, ma una parte significativa dei diplomati continua ad avere informazioni limitate o superficiali su questi percorsi. Ed è probabilmente uno dei motivi per cui, nonostante l’attenzione crescente, restano ancora una scelta relativamente di nicchia rispetto all’università.









