Studiare in conservatorio significa entrare nel sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, l’AFAM, ovvero il segmento della formazione superiore italiana parallelo a quello universitario, dedicato alle discipline artistiche, musicali e coreutiche. È un mondo che, agli occhi di chi guarda da fuori, mantiene una certa aura di mistero: percorsi che possono cominciare a otto o nove anni, terminologie tecniche, tradizioni didattiche secolari, ordinamenti riformati che convivono con quelli storici. Eppure, dopo la legge 508 del 1999 e i decreti applicativi successivi, il conservatorio è oggi un’istituzione di formazione superiore strutturata in modo del tutto comparabile all’università, con cicli, crediti formativi, titoli di studio equipollenti alle lauree. Capirne l’architettura è il primo passo per orientarsi, sia che si stia ragionando per un figlio che mostra talento musicale, sia che si valuti l’iscrizione in parallelo a un altro percorso di studi, sia che si arrivi da un liceo musicale pronti a fare il salto verso l’accademico.
Una rete diffusa in tutta Italia
In Italia esistono 72 conservatori di musica pubblici, di cui 70 statali, distribuiti su tutto il territorio nazionale e presenti in ogni regione, ai quali si aggiungono il Politecnico delle Arti di Bergamo, nato dalla fusione tra il locale conservatorio e l’Accademia di Belle Arti, e l’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta. La rete si è ampliata di recente: con la statizzazione del 2023, sedici ex istituti musicali pareggiati sono diventati conservatori statali, ricondotti pienamente al sistema AFAM. Accanto agli ordinamenti riformati, in molti conservatori sopravvivono ancora corsi del cosiddetto “vecchio ordinamento”, quelli pre-riforma, che procedono solo a esaurimento: chi inizia oggi entra direttamente nel sistema del 3+2, ovvero in un triennio di primo livello seguito eventualmente da un biennio di secondo livello, secondo lo stesso schema con cui sono organizzati i corsi universitari.
La struttura dei percorsi
Il conservatorio funziona oggi come una piramide formativa. Alla base si collocano i corsi di avviamento e i percorsi di base, pensati per i più giovani, in cui si comincia a costruire la formazione tecnico-strumentale e teorica essenziale. Salendo, si trovano i corsi propedeutici, introdotti dal DM 382 del 2018 al posto dei precedenti corsi pre-accademici: durano da uno a tre anni, prevedono lo studio della disciplina di indirizzo (strumento, canto o composizione) insieme a discipline teoriche, musicologiche e d’insieme, e hanno la funzione esplicita di preparare l’allievo alle prove di ammissione del triennio. Sono ad accesso libero rispetto al titolo di studio scolastico, ma vincolati al superamento di un esame di ingresso che ne verifichi le capacità tecniche di partenza. Concludere il propedeutico con la certificazione finale consente, di norma, di entrare al triennio senza debiti formativi nelle materie teoriche di base.
Sopra il propedeutico si apre l’area propriamente accademica. Il triennio porta al Diploma accademico di primo livello, equivalente per ordinamento alla laurea triennale universitaria, con 180 CFA (Crediti Formativi Accademici, l’equivalente dei CFU); il biennio porta al Diploma accademico di secondo livello, equivalente alla laurea magistrale, con ulteriori 120 CFA. Sopra il biennio si collocano master di primo e secondo livello, corsi di perfezionamento, dottorati di ricerca artistica e in alcuni conservatori percorsi di ricerca avanzata. Le discipline coprono un ventaglio molto ampio: dagli strumenti tradizionali della grande tradizione classica (archi, fiati, ottoni, tastiere, arpa, percussioni, canto lirico) alla composizione, dalla direzione d’orchestra e di coro alla didattica della musica, fino ad ambiti più recenti come il jazz, la popular music, la musica elettronica, il tecnico del suono, la musica antica con strumenti originali, la composizione per audiovisivi e videogiochi. L’offerta varia da conservatorio a conservatorio, e questo è uno dei primi elementi da considerare in fase di scelta: non tutte le sedi attivano tutti gli indirizzi.
Come si entra: l'esame di ammissione
L’accesso a ogni livello del conservatorio passa per un esame di ammissione. Per il triennio, la prova è di norma articolata in due parti. La prima è la prova pratica nella disciplina di indirizzo: per uno strumentista significa eseguire un programma definito dal regolamento d’ammissione del singolo conservatorio, spesso comprensivo di studi tecnici, brani di repertorio di diverse epoche, lettura a prima vista; per un cantante significa eseguire arie da camera o operistiche; per un compositore presentare elaborati e affrontare prove di scrittura. La seconda è la prova teorico-musicale, che verifica le competenze nelle discipline di base: teoria, ritmica e percezione musicale, armonia, storia della musica, pratica pianistica per chi non studia pianoforte come strumento principale. Il peso delle due prove è tipicamente di ottanta a venti, con la prova pratica determinante per l’idoneità: senza il superamento della prova strumentale non si è ammessi, indipendentemente dal punteggio teorico. Esistono esoneri importanti dalla prova teorica: i diplomati di liceo musicale, i possessori della certificazione finale del corso propedeutico, gli ex-iscritti ai corsi pre-accademici con certificazione conseguita possono accedere senza dover sostenere la prova di teoria.
Per accedere al triennio è richiesto il diploma di scuola secondaria di secondo grado, ma è possibile sostenere l’esame anche senza averlo ancora conseguito, purché lo si ottenga prima del diploma accademico. Molti conservatori prevedono inoltre percorsi per “giovani talenti”, riservati a studenti che hanno già una preparazione tecnica pari ai requisiti del triennio ma sono ancora alle scuole superiori. Per il biennio l’esame consiste essenzialmente nella prova esecutiva nella materia caratterizzante e richiede il possesso del diploma di primo livello o di un titolo equivalente, come il diploma di vecchio ordinamento congiunto alla maturità o una laurea coerente. È poi possibile presentare domanda di ammissione in più conservatori contemporaneamente — e questo è prassi diffusa, dato che le graduatorie sono per sede e per scuola — fermo restando l’obbligo di iscriversi a uno soltanto. Il calendario tipico vede iscrizioni primaverili (in genere tra marzo e maggio), prove tra maggio e luglio, immatricolazioni nell’estate. I costi sono contenuti: tassa di ammissione intorno ai cinquanta-sessanta euro, contributi annuali calibrati sull’ISEE secondo lo stesso meccanismo delle università statali.
Il rapporto con il liceo musicale
L’introduzione del liceo musicale e coreutico, avvenuta con la riforma Gelmini del 2010, ha modificato in modo significativo il percorso di chi arriva al conservatorio. Prima del liceo musicale, lo schema dominante prevedeva una formazione strumentale parallela alla scuola superiore, spesso con frequenza del corso di vecchio ordinamento al conservatorio e di un qualsiasi indirizzo liceale nelle ore mattutine. Oggi il liceo musicale fornisce, all’interno dell’orario scolastico, la preparazione teorico-musicale, la pratica strumentale, lo studio di un secondo strumento, le materie storico-critiche, integrate dalle materie liceali tradizionali. Il diploma di liceo musicale non sostituisce, è bene chiarirlo, l’esame di ammissione al triennio: chi vuole proseguire deve comunque superare la prova pratica nella disciplina principale. Ma il liceo offre l’esonero dalla prova teorica e, soprattutto, un ingresso al triennio senza debiti formativi, oltre a una preparazione musicale già strutturata che facilita il passo successivo.
Non è in ogni caso l’unica via: molti studenti continuano a frequentare il conservatorio in parallelo a licei classici, scientifici o linguistici, e questo resta una scelta valida e diffusa, anche se richiede maggiore impegno organizzativo. Per chi sta valutando la scuola superiore in una prospettiva musicale, vale la pena guardare alle caratteristiche dei diversi indirizzi liceali tenendo conto di questo doppio binario.
Cosa si può fare dopo il diploma
Gli sbocchi professionali di un diplomato di conservatorio sono molto più articolati di quanto suggerirebbero gli stereotipi del concertista solista o del professore d’orchestra. È vero che concertismo e orchestre stabili rappresentano i traguardi più ambiti e visibili, ma è anche vero che si tratta di mercati ristretti: in Italia, tra fondazioni lirico-sinfoniche, istituzioni concertistico-orchestrali e complessi stabili, i posti totali tra orchestrali e coristi si contano in poche migliaia, e l’accesso passa per audizioni altamente selettive. Accanto a questi sbocchi tradizionali esiste però un’area professionale ben più ampia: l’insegnamento musicale, in tutte le sue declinazioni, è di gran lunga il principale ambito occupazionale per i diplomati. I dati AlmaLaurea sulla condizione lavorativa dei diplomati AFAM, pur limitati nei numeri di rilevazione, indicano che circa il quarantatré per cento degli occupati lavora come docente, in conservatorio, nelle scuole secondarie statali con classi di concorso musicali (musica nella scuola media e nella secondaria di secondo grado, strumento musicale nelle medie a indirizzo musicale e nei licei musicali), nelle scuole di musica private e nelle accademie. Per l’insegnamento nella scuola pubblica, il diploma di secondo livello dà accesso al percorso abilitante (sessanta CFU previsti dalla riforma dei percorsi formativi iniziali dei docenti) e ai concorsi ordinari per le classi di concorso pertinenti.
Oltre all’insegnamento e all’esecuzione, il diploma di conservatorio apre a una gamma di professioni musicali in cui la componente tecnica e produttiva è altrettanto rilevante: la composizione applicata, in particolare per audiovisivi, teatro, videogiochi e pubblicità, è un mercato in crescita, con master dedicati attivati da diversi conservatori; la produzione musicale e la figura del producer, che combina competenze compositive, arrangiative e di studio di registrazione; il tecnico del suono e il fonico, profili sempre più richiesti dall’industria audiovisiva; il maestro collaboratore per la lirica, la danza e il teatro; la musicoterapia, che richiede una formazione post-diploma specifica. Esistono poi mestieri tecnico-artigianali come l’accordatura di pianoforti e la liuteria, in genere accessibili tramite scuole specializzate ma facilitati da una solida formazione musicale di base. Sul versante della pubblica amministrazione, il diploma di secondo livello, equipollente alla laurea magistrale, consente di partecipare a concorsi pubblici per cui sia richiesta una laurea, ampliando ulteriormente il ventaglio. Va detto con onestà che i dati AlmaLaurea segnalano anche una quota significativa di diplomati — circa un quarto a uno-due anni dal titolo — che svolge un lavoro non attinente con gli studi musicali: è un dato che riflette la selettività dei mercati artistici e che vale la pena conoscere prima di intraprendere il percorso, senza che diventi un deterrente, ma come elemento di consapevolezza nella costruzione del proprio progetto formativo.
Una scelta lunga, ma flessibile
Studiare al conservatorio è una scelta di lungo periodo, che può iniziare da bambini con i corsi di base, passare per il propedeutico e poi per l’accademico, oppure cominciare più tardi, addirittura dopo una laurea universitaria, sfruttando la possibilità — espressamente prevista dalla normativa — di iscriversi contemporaneamente all’università e al conservatorio, entro un tetto di novanta crediti complessivi nel caso dei corsi accademici.
È un percorso che richiede pratica quotidiana, costanza, e nei livelli avanzati una dose di vocazione e di esposizione pubblica che pochi altri studi richiedono. Ma è anche un sistema che, dopo la riforma del 1999 e gli interventi successivi, è diventato leggibile, paragonabile a quello universitario, riconosciuto in Europa attraverso lo spazio AFAM e il sistema dei crediti, aperto a indirizzi nuovi che intercettano il mondo della produzione musicale contemporanea. Per chi sta valutando questa direzione vale la regola che guida ogni buona scelta formativa: conoscere la struttura del percorso, parlare con chi lo sta facendo, partecipare agli open day dei conservatori, valutare i programmi d’esame per capire concretamente cosa si chiede in ingresso, e magari sostenere il test di una sessione anche solo come prova esplorativa. Una mappa aggiornata dei conservatori italiani e dei loro siti istituzionali è disponibile sul portale del Ministero dell’Università e della Ricerca, punto di partenza utile per esplorare l’offerta sul territorio.

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.
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