Chi valuta l'esame di maturità
La commissione d’esame è uno degli aspetti che generano più dubbi quando si parla di maturità. Dopo aver capito quali sono le date, le materie della seconda prova, la struttura dell’orale e le principali novità previste per il 2026, è utile soffermarsi su chi valuta concretamente l’esame e su come lavora la commissione.
Per studenti e studentesse, la commissione rappresenta quindi il punto di riferimento dell’intero esame. Non è un organismo distante o astratto, ma il gruppo di persone davanti al quale si svolge l’ultima parte del percorso scolastico. Il suo compito è verificare le competenze acquisite, tenendo conto delle prove d’esame, del percorso fatto durante gli anni e degli elementi già raccolti dalla scuola.
Com’è composta la commissione nel 2026
Per la maturità 2026 la commissione d’esame è composta da cinque persone: un presidente esterno, due commissari esterni e due commissari interni. Si tratta di una novità importante rispetto al passato, perché la commissione diventa più snella, pur mantenendo una composizione mista.Il presidente esterno e i commissari esterni vengono nominati dal Ministero dell’Istruzione attraverso gli uffici scolastici territoriali, mentre i commissari interni vengono indicati dal consiglio di classe.
La presenza di docenti interni serve a garantire che nella valutazione ci sia anche chi conosce il percorso della classe, il lavoro svolto durante l’anno, il metodo seguito e il contesto scolastico. La presenza di docenti esterni, invece, serve a dare all’esame uno sguardo più indipendente e uniforme, in modo che la valutazione non dipenda solo dalla scuola frequentata.
La commissione d’esame è mista perché unisce due esigenze. Da una parte, c’è bisogno di chi conosce il percorso della classe e può aiutare a interpretare il lavoro svolto. Dall’altra, c’è bisogno di uno sguardo esterno, che renda l’esame un momento nazionale e non solo interno alla singola scuola. Questo equilibrio è importante. Una commissione formata solo da docenti interni rischierebbe di essere troppo legata alla storia della classe. Una commissione formata solo da docenti esterni rischierebbe invece di non conoscere abbastanza il percorso fatto. La composizione mista cerca di tenere insieme continuità e imparzialità.
Di norma, una commissione lavora su due classi abbinate. Questo significa che lo stesso presidente segue entrambe le classi e che la commissione si organizza per gestire le prove, le correzioni, i colloqui e le valutazioni dei candidati e delle candidate coinvolte. Per chi sostiene l’esame, questo aspetto non cambia il senso della prova: ogni studente e ogni studentessa viene valutato sul proprio percorso e sulle proprie prestazioni. L’abbinamento tra classi serve soprattutto all’organizzazione dell’esame e al lavoro della commissione.
Il ruolo del presidente esterno
Il presidente esterno coordina i lavori della commissione. È una figura di garanzia, perché non appartiene alla scuola in cui si svolge l’esame e ha il compito di assicurare che tutte le operazioni si svolgano in modo regolare. Il presidente segue le riunioni della commissione, vigila sull’organizzazione delle prove, coordina le attività di correzione e valutazione, interviene in caso di dubbi procedurali e garantisce che le decisioni siano prese secondo criteri condivisi. Non è una figura che sostituisce i commissari, ma una presenza che tiene insieme il lavoro dell’intera commissione.
Chi sono i commissari interni
I commissari interni sono docenti della classe. Conoscono studenti e studentesse, hanno seguito il percorso didattico durante l’anno e portano nella commissione una conoscenza diretta del gruppo classe. Il loro ruolo è importante perché permette alla commissione di leggere l’esame dentro una storia scolastica più ampia. La maturità, infatti, non è solo una serie di prove isolate: arriva alla fine di un percorso fatto di lezioni, verifiche, progressi, difficoltà, competenze costruite nel tempo. I commissari interni aiutano a tenere presente questo contesto.
Chi sono i commissari esterni
I commissari esterni sono docenti che arrivano da altre scuole. Non hanno seguito direttamente la classe durante l’anno e proprio per questo portano uno sguardo diverso. La loro presenza serve a garantire equilibrio, imparzialità e confronto. Durante l’esame valutano le prove, partecipano al colloquio, contribuiscono all’attribuzione dei punteggi e lavorano insieme ai commissari interni. Non sono lì per mettere in difficoltà studenti e studentesse, ma per contribuire a una valutazione completa e il più possibile equa.
Cosa fa la commissione d'esame
Prima dell’inizio delle prove, la commissione si riunisce per organizzare il lavoro. In questa fase prende visione dei documenti preparati dalla scuola, controlla le informazioni necessarie, definisce criteri e modalità operative, organizza tempi e attività. Uno dei documenti più importanti è quello predisposto dal consiglio di classe, che racconta il percorso svolto durante l’ultimo anno: contenuti affrontati, metodi usati, obiettivi raggiunti, attività realizzate, strumenti adottati e caratteristiche generali della classe. Questo documento aiuta la commissione a capire il contesto in cui si è svolto l’anno scolastico.
Durante le prove scritte, la commissione garantisce il corretto svolgimento dell’esame. Dopo le prove, si occupa della correzione e dell’attribuzione dei punteggi secondo i criteri previsti. La correzione non è un atto individuale e isolato, ma un lavoro della commissione. I commissari leggono, valutano e discutono gli elaborati, tenendo conto delle griglie e dei criteri stabiliti. L’obiettivo è arrivare a una valutazione coerente, non basata su impressioni personali.
Il colloquio orale è uno dei momenti in cui il ruolo della commissione diventa più visibile. Studenti e studentesse si confrontano con i commissari sulle discipline coinvolte, sul percorso svolto e sulle competenze maturate. La commissione non deve solo verificare conoscenze memorizzate, ma capire come lo studente o la studentessa sa collegare argomenti, ragionare, esporre, orientarsi tra le discipline e riflettere sul proprio percorso. Il colloquio non è una somma di interrogazioni separate, ma un momento unitario in cui emerge la maturazione complessiva.
Come viene attribuito il voto
Il tema del voto finale è spesso uno dei più delicati, perché porta con sé aspettative, timori e pressioni. Non a caso, negli ultimi anni il rapporto tra maturità e valutazione è diventato anche oggetto di dibattito pubblico. La commissione ha il compito di attribuire un punteggio, ma quel numero dovrebbe essere letto dentro un percorso più ampio, fatto di competenze, crescita personale, continuità e consapevolezza.
Il voto finale della maturità, infatti, nasce dall’insieme di più elementi. Conta il credito scolastico, cioè il punteggio costruito durante il triennio finale, e contano i risultati delle prove d’esame. La commissione attribuisce i punteggi alle prove scritte e al colloquio, poi procede alla definizione del risultato finale. Questo significa che il voto non dipende da un solo momento.
Il ruolo della commissione per chi ha bisogni specifici
La commissione tiene conto anche delle situazioni in cui studenti e studentesse hanno bisogni educativi specifici, disabilità, DSA o altre necessità riconosciute dalla scuola. In questi casi, il percorso d’esame deve rispettare gli strumenti, le misure e le modalità già previste durante l’anno. Questo aspetto è fondamentale perché l’esame deve valutare le competenze, non gli ostacoli. Gli strumenti previsti non sono facilitazioni ingiuste, ma condizioni necessarie per permettere a ciascuno di affrontare la prova nel modo più equo possibile. La commissione ha quindi il compito di garantire che l’esame sia serio, ma anche accessibile.
Come affrontare il rapporto con la commissione
Conoscere il funzionamento della commissione aiuta ad affrontare la maturità con maggiore consapevolezza. Sapere che ci saranno docenti interni ed esterni permette di prepararsi non solo sui contenuti, ma anche sul modo di comunicarli. Durante l’esame conta la capacità di esporre con chiarezza, ascoltare le domande, costruire collegamenti, spiegare un ragionamento e gestire l’emozione.
Prepararsi alla commissione non significa solo ripassare il programma. Significa anche imparare a gestire l’esame dal punto di vista mentale, fisico e organizzativo. Per questo può essere utile affiancare allo studio una preparazione più ampia: capire come affrontare le giornate delle prove, come organizzare il ripasso, come gestire l’ansia e come arrivare al colloquio con maggiore lucidità.
La maturità non è solo un punto d’arrivo. È anche un passaggio verso ciò che viene dopo: università, ITS, formazione professionale, lavoro, anno di pausa, esperienze all’estero o percorsi ancora da costruire. Capire come funziona la commissione aiuta ad affrontare meglio l’esame, ma il senso più ampio della maturità resta quello di chiudere una fase e aprirne un’altra. Per questo l’esame non va vissuto come un giudizio definitivo, ma come uno snodo importante dentro un percorso di orientamento più grande.









