Fino a qualche anno fa il percorso sembrava quasi obbligato: prima si studiava, poi, una volta conclusa scuola o università, si iniziava a lavorare. Oggi, invece, quella linea netta tra formazione e ingresso nel mondo professionale sta diventando sempre più sfumata. Per molti diplomati le due cose non si escludono più. Anzi, iniziano a convivere già subito dopo la maturità.
Secondo l’Indagine AlmaDiploma 2025, una parte crescente di studenti immagina infatti il proprio futuro in una forma “ibrida”, scegliendo di continuare gli studi senza rinunciare a un’esperienza lavorativa parallela. Non si tratta soltanto di una necessità economica o di lavori occasionali per mantenersi: dietro questa scelta emergono esigenze nuove, che raccontano molto del rapporto che le nuove generazioni hanno con il tempo, con l’autonomia e con il futuro.
Per molti ragazzi lavorare mentre si studia significa iniziare a capire come funziona davvero il mondo professionale, mettere alla prova le proprie competenze, acquisire indipendenza e sentirsi meno “in sospeso” durante gli anni della formazione. Allo stesso tempo pesa anche il cambiamento del mercato del lavoro, che richiede esperienza pratica sempre prima e rende meno scontata la distinzione tra percorso formativo e carriera.
Il fenomeno non riguarda tutti allo stesso modo. Tra licei, istituti tecnici e professionali emergono infatti differenze molto evidenti, che aiutano a capire come stanno cambiando aspettative, priorità e modi di immaginare il futuro dopo il diploma.
Non è più una scelta “o/o”
Per molto tempo il passaggio tra scuola e vita adulta è stato raccontato come una sequenza precisa: prima si studia, poi si cerca un lavoro stabile, infine si costruisce gradualmente la propria autonomia. Oggi, però, questa distinzione appare sempre meno rigida. Sempre più diplomati non vogliono rimandare completamente il lavoro a “dopo”, ma cercano piuttosto di affiancarlo agli studi, almeno in parte.
Dietro questa trasformazione c’è innanzitutto un cambiamento culturale. Le nuove generazioni sono cresciute in un contesto molto diverso rispetto a quello vissuto dai loro genitori: un mercato del lavoro più instabile, percorsi professionali meno lineari, maggiore incertezza economica e una forte attenzione alla costruzione delle competenze pratiche. In questo scenario, accumulare esperienza già durante gli anni della formazione viene percepito quasi come un vantaggio competitivo.
Non sorprende quindi che molti ragazzi considerino il lavoro non più come il punto finale del percorso formativo, ma come qualcosa da sperimentare gradualmente già durante università, ITS o corsi post-diploma. Anche attività part-time, collaborazioni occasionali, esperienze freelance o piccoli lavori digitali vengono spesso vissuti come occasioni per capire meglio sé stessi e il proprio posto nel mondo professionale.
La fine della separazione netta tra studio e lavoro
A cambiare non è soltanto l’organizzazione pratica della vita dopo il diploma, ma anche il modo in cui viene percepito il concetto stesso di formazione. Per molti giovani studiare non basta più se ciò che si apprende resta troppo distante dalla realtà concreta. Da qui nasce il desiderio di “mettere subito le mani dentro” alle professioni, verificare sul campo ciò che piace davvero e acquisire competenze utilizzabili immediatamente.
Anche la scuola, negli ultimi anni, ha contribuito a rendere più familiare questo approccio. Esperienze come PCTO, laboratori, orientamento professionale, stage e percorsi a contatto con aziende e realtà produttive hanno ridotto la distanza simbolica tra aula e lavoro. Non sempre queste attività vengono valutate in modo pienamente positivo dagli studenti, ma hanno comunque anticipato il confronto con il mondo professionale già durante il percorso scolastico.
Il lavoro non viene più percepito come qualcosa che arriva solo dopo
Per molti diplomati il lavoro rappresenta oggi anche uno strumento per conquistare autonomia personale. Guadagnare qualcosa, gestire il proprio tempo, iniziare a prendere decisioni economiche indipendenti o semplicemente sentirsi più adulti sono aspetti che pesano sempre di più nelle scelte post-diploma.
Questo cambiamento emerge indirettamente anche dai dati sulle aspettative professionali raccolti da AlmaDiploma. Negli ultimi anni sono cresciuti in modo significativo il valore attribuito al tempo libero, alla flessibilità dell’orario lavorativo e all’autonomia personale. È un segnale importante, perché racconta una generazione meno attratta dall’idea di un percorso rigido e più interessata a costruire un equilibrio sostenibile tra studio, lavoro e vita personale.
In questo senso, la scelta di studiare e lavorare contemporaneamente non viene percepita necessariamente come un sacrificio. Per molti ragazzi rappresenta piuttosto un modo per sentirsi già dentro il proprio futuro, senza aspettare anni prima di iniziare davvero a costruirlo.
Chi sceglie studio e lavoro oggi
Se si osservano i dati dell’Indagine AlmaDiploma 2025, emerge chiaramente che la scelta di combinare studio e lavoro non è distribuita in modo uniforme tra i diversi percorsi scolastici. I liceali continuano a orientarsi soprattutto verso il proseguimento esclusivo degli studi, mentre tra diplomati tecnici e professionali cresce maggiormente l’idea di affiancare un’attività lavorativa alla formazione.
Nel complesso, il 10% dei diplomati immagina il proprio futuro immediato all’insegna dello “studio e lavoro” contemporaneamente. La quota appare ancora minoritaria rispetto a chi sceglie il solo studio, ma il dato diventa interessante se letto dentro un cambiamento più ampio: sempre meno ragazzi sembrano vedere il proprio percorso come rigidamente diviso in fasi separate.
Tra i diplomati tecnici, in particolare, emerge una maggiore familiarità con l’idea di entrare gradualmente nel mondo professionale già durante gli studi successivi. Non è un caso: molti di loro hanno avuto durante la scuola un contatto più diretto con laboratori, esperienze pratiche, aziende e percorsi orientati alle competenze applicate. Questo rende spesso il lavoro qualcosa di meno distante e più facilmente integrabile con la formazione.
Le motivazioni dietro la scelta ibrida
Pensare a un lavoro mentre si studia non significa necessariamente voler “bruciare le tappe”. Molto spesso, al contrario, indica il tentativo di costruire un percorso più sostenibile e realistico. Tra le motivazioni più frequenti ci sono il desiderio di indipendenza economica, la volontà di fare esperienza, la necessità di capire meglio cosa si vuole fare in futuro oppure semplicemente la voglia di sentirsi più autonomi.
Per alcuni ragazzi il lavoro serve anche a dare maggiore concretezza agli studi. Frequentare un’università o un corso post-diploma mentre si svolge un’attività lavorativa, anche piccola, permette infatti di collegare più facilmente teoria e pratica, comprendendo meglio quali competenze risultano davvero utili e quali contesti professionali siano più vicini ai propri interessi.
C’è poi un altro aspetto importante: molti giovani percepiscono il mercato del lavoro come molto competitivo e pensano che accumulare esperienza il prima possibile possa fare la differenza. Avere qualcosa da inserire nel curriculum già durante gli studi viene spesso considerato un vantaggio, soprattutto in un contesto in cui le aziende chiedono sempre più competenze operative e adattabilità.
Una scelta che cambia anche il modo di vivere gli studi
La crescita dei percorsi “ibridi” sta modificando anche il rapporto con l’università e con la formazione post-diploma. Sempre più studenti cercano corsi compatibili con lavori part-time, formule flessibili, lezioni registrate o percorsi che permettano di organizzare meglio il proprio tempo.
Questo non significa che lo studio abbia perso importanza. Semmai sta cambiando il modo in cui viene vissuto. Per molti diplomati il titolo di studio resta fondamentale, ma non basta più da solo a garantire sicurezza o orientamento. Da qui nasce il bisogno di costruire contemporaneamente competenze, esperienze e autonomia personale.
Ed è probabilmente proprio questa la vera novità: la transizione verso il futuro non viene più immaginata come un salto improvviso tra scuola e lavoro, ma come un percorso graduale in cui le due dimensioni iniziano sempre più spesso a convivere.
Una generazione che cerca autonomia e flessibilità
Dietro la crescita della scelta “studio e lavoro” c’è anche un cambiamento più profondo nel modo in cui i giovani immaginano la propria vita professionale. Rispetto a qualche anno fa, infatti, sembrano contare di più aspetti come l’equilibrio personale, la gestione del tempo e la possibilità di mantenere una certa autonomia nelle proprie scelte.
I dati AlmaDiploma mostrano chiaramente questa trasformazione. Tra il 2019 e il 2025 è aumentata la quota di diplomati che considera molto importante avere tempo libero, flessibilità negli orari di lavoro e maggiore indipendenza professionale. Non è soltanto un cambiamento nelle preferenze occupazionali: è un modo diverso di pensare il rapporto tra lavoro, benessere personale e qualità della vita.
Per molti ragazzi il successo non coincide più esclusivamente con il contratto stabile o con il classico posto fisso a tempo pieno. Naturalmente la sicurezza economica continua ad avere un peso importante, ma accanto a questo stanno emergendo nuove priorità: poter organizzare meglio il proprio tempo, evitare lavori percepiti come totalizzanti, mantenere spazi personali e sentirsi meno intrappolati in percorsi troppo rigidi.
Il lavoro ideale oggi è più compatibile con la vita personale
Nel report emerge anche un calo della disponibilità verso formule lavorative tradizionali come il tempo pieno o il contratto a tempo indeterminato “classico”, mentre cresce leggermente l’apertura verso forme di lavoro autonome o più flessibili.
Questo non significa che i diplomati rifiutino la stabilità. Piuttosto, sembra indicare che molti giovani vogliono sentirsi più liberi di costruire percorsi professionali personalizzati, adattabili e meno lineari rispetto al passato. La stessa scelta di lavorare mentre si studia può essere letta in questa direzione: non solo necessità economica, ma anche desiderio di iniziare a costruire gradualmente il proprio equilibrio.
In alcuni casi questa trasformazione è legata pure all’esperienza vissuta durante e dopo la pandemia. Gli anni della DAD, dell’incertezza e della sospensione improvvisa delle abitudini quotidiane hanno probabilmente accelerato una riflessione già presente tra i più giovani: il lavoro resta importante, ma non può occupare tutto lo spazio della vita personale.
Più autonomia, ma anche più responsabilità
La maggiore libertà, però, porta con sé anche nuove difficoltà. Costruire un percorso ibrido significa spesso dover gestire contemporaneamente lezioni, esami, turni di lavoro, spostamenti e organizzazione personale. È una forma di autonomia che richiede molta capacità di adattamento.
Non a caso, tra gli stati d’animo più diffusi percepiti dai diplomati compaiono ansia, insicurezza e agitazione. Anche chi appare determinato e motivato convive spesso con il timore di sbagliare scelta o di non riuscire a sostenere ritmi troppo intensi.
La scelta di studiare e lavorare insieme, quindi, non va idealizzata. Può rappresentare un’opportunità importante di crescita personale e professionale, ma richiede anche supporto, orientamento e contesti formativi capaci di adattarsi alle esigenze reali degli studenti di oggi.
Studiare e lavorare insieme è più difficile di quanto sembri
Se da un lato la scelta di combinare studio e lavoro appare sempre più diffusa e in parte desiderata, dall’altro comporta anche una serie di difficoltà concrete che spesso vengono sottovalutate. Gestire contemporaneamente lezioni, esami, scadenze, turni lavorativi e vita personale richiede infatti un equilibrio non semplice, soprattutto subito dopo il diploma, in una fase già delicata di transizione verso l’età adulta.
Molti ragazzi si trovano per la prima volta a dover organizzare autonomamente il proprio tempo, prendere decisioni economiche, affrontare spostamenti o adattarsi a ritmi molto diversi rispetto a quelli scolastici. In teoria l’idea di “studiare e lavorare insieme” può sembrare sostenibile; nella pratica, però, significa spesso vivere giornate molto piene e imparare rapidamente a convivere con stanchezza e pressione.
Anche per questo motivo il tema del benessere psicologico emerge con grande forza nel report AlmaDiploma 2025. Oltre la metà dei diplomati dichiara di voler approfondire a scuola temi legati al benessere mentale, mentre quasi uno su due sente il bisogno di parlare di gestione dello stress e dei cambiamenti. È un dato significativo, perché racconta una generazione molto più consapevole della fatica emotiva legata alle scelte future.
Il rischio di sentirsi sempre “in corsa”
Studiare e lavorare contemporaneamente può trasformarsi facilmente nella sensazione di non avere mai davvero tempo libero. Le ore dedicate allo studio si intrecciano con quelle lavorative, mentre il confine tra impegni e riposo diventa sempre più sottile. In questo senso colpisce il fatto che l’ansia venga percepita dai diplomati come lo stato d’animo più diffuso tra amici e compagni di classe. Anche agitazione e insicurezza occupano uno spazio importante nelle percezioni dei ragazzi alla vigilia delle scelte post-diploma.
La pressione nasce spesso da più fattori contemporaneamente:
- il timore di fare la scelta sbagliata;
- la paura di restare indietro;
- il confronto continuo con gli altri;
- l’idea di dover essere produttivi molto presto;
- la difficoltà di immaginare un futuro stabile.
Per alcuni studenti il lavoro durante gli studi rappresenta una fonte di motivazione e autonomia. Per altri, invece, rischia di diventare un elemento di sovraccarico, soprattutto quando manca un’organizzazione sostenibile o quando le esigenze economiche diventano troppo pesanti.
Quando il rischio è perdere il senso del percorso
Uno dei problemi più delicati riguarda la possibilità di vivere studio e lavoro come due attività completamente scollegate tra loro. Quando il lavoro viene scelto soltanto per necessità economica e non lascia spazio alla formazione o alla crescita personale, il rischio è quello di aumentare stress, stanchezza e disorientamento.
È anche per questo che l’orientamento diventa sempre più importante. Non basta aiutare gli studenti a scegliere un’università o un corso post-diploma: serve anche accompagnarli nella costruzione di un percorso realistico, sostenibile e compatibile con le loro risorse personali ed economiche.
Molti diplomati, infatti, arrivano alla fine della scuola superiore senza avere ancora un progetto chiaro. Tra coloro che si dichiarano incerti rispetto al futuro, meno di uno su tre ha già in mente il lavoro che vorrebbe svolgere dopo gli studi. In questi casi conciliare studio e lavoro può diventare ancora più complicato, perché manca una direzione precisa verso cui orientare energie e sacrifici.
Le scuole e l’orientamento stanno davvero preparando a questa realtà?
Negli ultimi anni il tema dell’orientamento è diventato sempre più centrale nel dibattito sulla scuola italiana. Non soltanto perché le possibilità dopo il diploma sono aumentate, ma anche perché i percorsi dei giovani sono diventati più complessi, meno lineari e spesso più difficili da decifrare.
I dati AlmaDiploma mostrano che la maggior parte dei diplomati ha partecipato ad attività di orientamento organizzate dalla scuola sia in ingresso sia in uscita. Inoltre, oltre la metà degli studenti considera queste attività rilevanti per la propria scelta post-diploma. È un segnale importante: rispetto al passato, molti ragazzi sembrano riconoscere maggiormente il valore dell’orientamento.
Eppure il quadro non è del tutto rassicurante. Una parte consistente di studenti continua infatti a percepire le informazioni ricevute come insufficienti, poco chiare oppure troppo generiche rispetto ai dubbi reali legati al futuro.
Oggi orientarsi è molto più complicato
Uno dei motivi è semplice: scegliere cosa fare dopo il diploma non significa più soltanto decidere “se andare all’università oppure no”. Oggi esistono percorsi molto diversi tra loro:
- università tradizionali;
- ITS Academy;
- corsi professionalizzanti;
- lavoro immediato;
- esperienze all’estero;
- formule ibride tra studio e lavoro.
Per molti diplomati il problema non è soltanto capire quale strada scegliere, ma anche immaginare come sostenerla concretamente. Quanto costa? Sarà compatibile con un lavoro? Quanto tempo richiederà? Quali opportunità offrirà davvero? Sono domande molto pratiche, che spesso restano sullo sfondo nei percorsi di orientamento tradizionali, ancora concentrati soprattutto sulla scelta del corso di studi.
Serve un orientamento più vicino alla realtà quotidiana dei ragazzi
La crescita della scelta “studio e lavoro” rende evidente una necessità nuova: aiutare i giovani non solo a scegliere, ma anche a progettare la propria sostenibilità personale ed economica.
Molti studenti avrebbero bisogno di strumenti concreti per capire:
- come organizzare il tempo;
- quali percorsi permettono maggiore flessibilità;
- quali lavori sono compatibili con lo studio;
- come evitare sovraccarico e dispersione;
- quali competenze possono essere utili già durante la formazione.
Il report sottolinea inoltre un aspetto molto importante: l’orientamento pesa ancora di più per gli studenti provenienti da contesti familiari meno avvantaggiati dal punto di vista culturale. Questo significa che la scuola continua ad avere un ruolo decisivo nel ridurre le disuguaglianze informative e nel dare ai ragazzi strumenti concreti per costruire il proprio futuro.
La sfida è anche riuscire a reggere il percorso
In molti casi il problema non nasce dalla mancanza di ambizione o di motivazione. Anzi, i diplomati si descrivono spesso come determinati, interessati ed entusiasti rispetto al futuro. La difficoltà sta piuttosto nel riuscire a trasformare queste intenzioni in percorsi sostenibili nel tempo.
Per questo motivo l’orientamento del futuro probabilmente dovrà diventare meno teorico e più concreto. Non limitarsi a presentare corsi universitari o sbocchi professionali, ma aiutare davvero i ragazzi a capire come vivere gli anni successivi al diploma senza sentirsi costantemente in affanno.
Ed è proprio qui che la scelta di studiare e lavorare insieme diventa una cartina di tornasole importante: racconta una generazione che vuole costruire il proprio futuro in modo attivo, ma che allo stesso tempo chiede strumenti più realistici per riuscire a sostenerlo.
La scelta ibrida potrebbe diventare sempre più normale
Fino a pochi anni fa lavorare durante gli studi veniva spesso considerato un percorso “secondario”, legato soprattutto a necessità economiche o a situazioni temporanee. Oggi, invece, sembra emergere una normalizzazione progressiva della scelta ibrida: studiare e lavorare contemporaneamente non appare più come un’eccezione, ma come una possibilità sempre più concreta e diffusa.
A spingere in questa direzione contribuiscono diversi fattori. Da un lato c’è un mercato del lavoro che premia sempre di più esperienza pratica, adattabilità e competenze operative. Dall’altro ci sono giovani che vogliono sentirsi autonomi prima, accumulare esperienza gradualmente e costruire percorsi meno rigidi rispetto alle generazioni precedenti.
Anche il sistema formativo sta lentamente adattandosi a questa trasformazione. Università con formule più flessibili, corsi blended, didattica digitale, percorsi professionalizzanti e ITS Academy stanno ampliando le possibilità per chi cerca un equilibrio tra formazione e attività lavorativa.
Gli ITS rappresentano bene questo cambiamento
Tra i percorsi che meglio incarnano questa logica ci sono probabilmente gli ITS Academy. Non a caso, sono soprattutto diplomati tecnici e professionali a considerarli una possibile opzione dopo la maturità.
Gli ITS nascono infatti con un’impostazione molto vicina al mondo produttivo: forte presenza di laboratori, rapporto diretto con le aziende, tirocini, docenti provenienti dal lavoro e attenzione alle competenze immediatamente spendibili. Per molti ragazzi rappresentano una soluzione intermedia tra formazione e inserimento professionale, proprio perché permettono di mantenere un legame costante con entrambe le dimensioni.
La loro crescita racconta anche un altro cambiamento importante: sempre più giovani sembrano interessati a percorsi concreti, flessibili e orientati all’occupabilità, senza necessariamente rinunciare alla formazione.
Non significa rinunciare agli studi
Uno degli equivoci più frequenti riguarda proprio questo punto. Spesso si tende ancora a pensare che lavorare durante gli studi significhi investire meno sulla formazione o accontentarsi di percorsi “più facili”. In realtà, per molti diplomati accade l’opposto.
Lavorare mentre si studia può diventare un modo per sostenere economicamente il proprio percorso, acquisire competenze trasversali, capire meglio le proprie inclinazioni e vivere gli studi in modo più consapevole. Naturalmente tutto dipende dalla qualità dell’esperienza lavorativa e dalla possibilità di mantenere un equilibrio sostenibile.
Il vero cambiamento, probabilmente, è che le nuove generazioni sembrano meno disposte ad aspettare anni prima di sentirsi parte del mondo adulto. Vogliono iniziare prima a sperimentare, costruire autonomia e capire quale direzione prendere.
Una transizione che racconta una nuova idea di futuro
La crescita della scelta “studio e lavoro” racconta molto più di una semplice trasformazione organizzativa. Racconta un cambiamento nel modo in cui i giovani italiani immaginano il futuro, il lavoro e perfino l’età adulta.
Il modello tradizionale — prima studio, poi lavoro — continua naturalmente a esistere, soprattutto tra chi sceglie percorsi universitari lunghi o molto specialistici. Ma accanto a questo sta emergendo una generazione che preferisce costruire il proprio percorso in modo più graduale, sperimentando contemporaneamente formazione, autonomia ed esperienza pratica.
Dentro questa trasformazione convivono entusiasmo e fatica, desiderio di indipendenza e paura di sbagliare, ambizione e bisogno di sostenibilità personale. Non è un caso che molti diplomati si sentano allo stesso tempo determinati e agitati rispetto al futuro.
Ed è forse proprio qui il punto centrale: studiare e lavorare insieme non è soltanto una strategia pratica. È il tentativo di trovare un equilibrio nuovo tra crescita personale, formazione e ingresso nella vita adulta in un mondo che appare sempre meno prevedibile e sempre più veloce.









