Diventare magistrato in Italia è, in apparenza, un percorso lineare: laurea in Giurisprudenza, concorso pubblico, tirocinio, presa di servizio. In realtà è una delle traiettorie professionali più lunghe e selettive del nostro ordinamento, e negli ultimi anni è cambiata in modo significativo. La riforma Cartabia, attuata con la legge 17 giugno 2022, n. 71 e con i successivi decreti legislativi 44/2024 e correlati, ha riportato il concorso a una struttura aperta ai semplici laureati, dopo quasi vent’anni in cui era stato configurato come concorso “di secondo livello”, riservato cioè a chi possedeva titoli ulteriori rispetto alla laurea. Per studenti, neolaureati e famiglie che ragionano sull’orientamento, è una novità che cambia in modo sostanziale la pianificazione del percorso post-laurea.
La laurea in Giurisprudenza: il punto di partenza
Tutto comincia dalla laurea magistrale in Giurisprudenza, classe LMG/01, che in Italia è un corso a ciclo unico della durata di cinque anni e 300 CFU complessivi, attivato dalla quasi totalità degli atenei statali e da diverse università telematiche. L’accesso è generalmente libero, salvo alcuni atenei che applicano un numero programmato locale o prevedono un test di verifica delle conoscenze iniziali non selettivo. Il piano di studi copre gli ambiti fondamentali del diritto: costituzionale, privato, processuale civile, commerciale, penale, processuale penale, del lavoro, amministrativo, internazionale, dell’Unione europea, romano, accompagnati da economia politica e filosofia del diritto. Sono proprio queste le materie su cui poi si concentra la preparazione al concorso, in particolare il triennio finale, che molti studenti vivono già nella prospettiva del post-laurea.
Il voto di laurea e la media degli esami giuridici fondamentali non sono soltanto un titolo personale: come vedremo, costituiscono un requisito di merito per accedere ad alcuni percorsi formativi rilevanti per chi punta alla magistratura. Vale quindi la pena, sin dai primi anni, di considerare la qualità della preparazione su materie come diritto civile, penale e amministrativo come un investimento strategico, non un obiettivo accademico fine a se stesso.
Il concorso in magistratura ordinaria oggi
La via maestra per diventare magistrato è il concorso pubblico per magistrato ordinario, bandito periodicamente dal Ministero della Giustizia su delibera del Consiglio Superiore della Magistratura. Con la riforma del 2022 è venuto meno il sistema previgente, che richiedeva, per partecipare, il possesso di titoli ulteriori come il diploma della Scuola di specializzazione per le professioni legali, il dottorato in materie giuridiche, l’abilitazione alla professione forense o lo svolgimento del tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari. Oggi, in coerenza con i bandi più recenti (l’ultimo decreto del 22 ottobre 2025 ha indetto un concorso per 450 posti), può partecipare al concorso chi sia in possesso del solo diploma di laurea in Giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, oltre ai requisiti di onorabilità e alle altre condizioni di carattere generale.
Restano poi le categorie storiche che mantengono titolo all’accesso indipendentemente dalla riforma: abilitati alla professione forense, dipendenti pubblici con almeno cinque anni di anzianità in qualifiche per cui era richiesta la laurea in Giurisprudenza, magistrati onorari con almeno sei anni di servizio senza demerito, oltre a chi ha conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche, il diploma di una Scuola di specializzazione per le professioni legali o ha svolto con esito positivo il tirocinio formativo ex art. 73. L’apertura ai neolaureati non ha cancellato questi canali, li ha semplicemente affiancati a una via diretta finora preclusa.
L’esame consiste in una prova scritta e in una prova orale. La prova scritta prevede lo svolgimento di tre elaborati teorici su diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo, da redigere in otto ore con la sola possibilità di consultare i testi semplici dei codici e delle leggi. La prova orale verte su un ampio elenco di materie giuridiche, integrate da una lingua straniera scelta dal candidato e, in base alle modifiche introdotte dalla Cartabia, da un colloquio psico-attitudinale diretto a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria. La selezione è severa: il rapporto tra candidati e posti, storicamente, è di diverse decine a uno, e una percentuale significativa dei partecipanti non supera lo scritto. Tutti i dettagli aggiornati su bandi, requisiti e calendari sono pubblicati sul portale del Ministero della Giustizia.
I percorsi post-laurea: utili anche senza essere obbligatori
Il fatto che oggi non siano più richiesti titoli ulteriori per accedere al concorso non significa che i percorsi post-laurea abbiano perso valore. Al contrario, restano gli strumenti principali con cui un neolaureato costruisce la propria preparazione al concorso e accumula esperienza in ambito giudiziario, in un contesto in cui la sola triennale post-laurea di studio individuale risulta, per molti, insufficiente.
Il primo di questi percorsi è il tirocinio formativo ex art. 73 del D.L. 69/2013, della durata di diciotto mesi, presso tribunali, corti d’appello, uffici requirenti, tribunali di sorveglianza e per i minorenni, oltre che presso TAR e Consiglio di Stato. È riservato ai laureati più meritevoli, con requisiti di accesso precisi: laurea in Giurisprudenza al termine di un corso di almeno quattro anni, punteggio di laurea non inferiore a 105/110 oppure media di almeno 27/30 in una serie di esami fondamentali (diritto costituzionale, privato, processuale civile, commerciale, penale, processuale penale, del lavoro e amministrativo), età inferiore ai trent’anni e requisiti di onorabilità. Il tirocinante affianca un magistrato formatore, studia fascicoli, assiste alle udienze e alle camere di consiglio, partecipa ai corsi di formazione organizzati dalla Scuola Superiore della Magistratura. Non riceve compenso, salvo eventuali borse di studio, ma l’esperienza è preziosa: dà accesso a una visione interna della giurisdizione che lo studio teorico non può offrire e costituisce titolo preferenziale in vari concorsi pubblici. Dal 2024, in attuazione del d.lgs. 44/2024, l’accesso è stato esteso anche agli iscritti a corsi di Giurisprudenza che abbiano sostenuto tutti gli esami ma non ancora discusso la tesi.
Il secondo percorso è la Scuola di specializzazione per le professioni legali (SSPL), istituita presso le facoltà di Giurisprudenza, della durata di due anni. Offre una formazione teorico-pratica comune alle tre professioni togate (magistratura, avvocatura, notariato), con esercitazioni scritte sui modelli delle prove concorsuali. Pur non essendo più obbligatoria per l’accesso al concorso, resta una scelta diffusa per chi desidera una preparazione strutturata e un confronto continuo con docenti e magistrati. Il terzo canale, di alto livello scientifico, è il dottorato di ricerca in materie giuridiche, percorso triennale post-laurea che combina ricerca accademica e approfondimento dogmatico, e che storicamente forma una parte rilevante dei vincitori del concorso.
Si è poi consolidato negli ultimi anni un quarto canale, nato dal PNRR: l’Ufficio per il processo, struttura di supporto ai magistrati istituita presso tribunali e corti d’appello, in cui sono stati assunti, tramite concorso, migliaia di addetti laureati in Giurisprudenza con incarichi a tempo determinato. È un’esperienza professionalizzante che, oltre a fornire un’esposizione concreta al lavoro giudiziario, può cumularsi con la preparazione al concorso e che la riforma Cartabia ha esplicitamente valorizzato come canale formativo. Accanto a questi percorsi istituzionali, esiste poi l’offerta delle scuole private di preparazione al concorso, molto utilizzata in pratica, sebbene la stessa Scuola Superiore della Magistratura stia progressivamente costruendo, in attuazione della riforma, corsi pubblici di preparazione destinati ad ampliare l’accessibilità del percorso.
Dopo il concorso: il tirocinio e l'ingresso in funzione
Superato il concorso, il percorso non si conclude. I vincitori sono nominati magistrati ordinari in tirocinio e affrontano un periodo di formazione iniziale della durata di diciotto mesi, organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura con sede a Scandicci, articolato in fasi di formazione teorica residenziale e fasi di tirocinio presso uffici giudiziari, sotto la guida di magistrati affidatari. Solo al termine di questo periodo, e con esito positivo, si è assegnati alla prima sede di servizio sulla base di una graduatoria che tiene conto del punteggio di concorso e delle preferenze espresse. Da quel momento si esercitano effettivamente funzioni giudicanti o requirenti, ed è importante sapere che, in base alla normativa vigente, la scelta tra le due carriere è stata oggetto di un percorso di riforma costituzionale che potrà incidere in futuro sulla struttura stessa della professione.
Una scelta da fare con consapevolezza
Diventare magistrato resta una delle strade più impegnative tra quelle che si aprono dopo Giurisprudenza, con tempi lunghi, alta selettività e un investimento personale che si misura in anni di studio post-laurea. L’apertura del concorso ai neolaureati ha reso il percorso più rapido sulla carta, ma non ha modificato la difficoltà sostanziale delle prove: chi sceglie questa direzione fa bene a costruirla nel tempo, scegliendo con cura un percorso post-laurea, sia esso il tirocinio ex art. 73, la Scuola di specializzazione, il dottorato o un incarico nell’Ufficio per il processo. Per chi sta ancora valutando l’iscrizione a Giurisprudenza, vale la considerazione più generale che la scelta universitaria non è un binario unico: una laurea in Giurisprudenza apre molte strade — avvocatura, notariato, carriere amministrative, consulenza, diplomazia, lavoro nelle istituzioni europee — e la magistratura è solo una delle possibilità, sia pure tra le più affascinanti per chi sente vocazione per la funzione pubblica e per l’amministrazione della giustizia.

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.
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