Non superare il semestre filtro è uno dei momenti più difficili per chi ha iniziato l’università con un obiettivo chiaro in testa. Arriva all’improvviso, spesso dopo mesi di studio intenso, e lascia addosso una sensazione precisa: aver perso tempo. Per molti studenti la prima reazione è sempre la stessa — panico, frustrazione, silenzio — seguita da una domanda che pesa più di tutte: “E adesso?”.
Il timore più grande è quello di aver buttato un anno. Di dover ricominciare da zero. Di essere rimasti indietro rispetto agli altri. È una paura comprensibile, ma nella maggior parte dei casi non corrisponde alla realtà. Il semestre filtro non è un muro invalicabile: è un passaggio selettivo che può diventare un bivio, a patto di sapere come muoversi.
La verità è che molti studenti, dopo l’esclusione, prendono decisioni affrettate. C’è chi rinuncia senza informarsi, chi aspetta troppo sperando che “si sistemi da solo”, chi si iscrive a un corso qualsiasi solo per non fermarsi. Ed è proprio in questa fase che si rischia davvero di perdere tempo — non per il semestre filtro in sé, ma per le scelte fatte subito dopo.
Questo articolo nasce per rispondere a una domanda concreta: quali alternative esistono se non si supera il semestre filtro, senza perdere i CFU già acquisiti?
La risposta è: più di quante si pensi, ma non tutte funzionano allo stesso modo e non tutte sono adatte a chiunque.
Esistono percorsi affini che permettono di recuperare esami, trasferimenti che evitano di ripartire da zero, possibilità di riprovare con una strategia diversa e, in alcuni casi, anche cambi di rotta intelligenti che trasformano una battuta d’arresto in una scelta più consapevole. Quello che conta è capire cosa è davvero perso e cosa no, e soprattutto agire nei tempi giusti.
Nei prossimi paragrafi vedremo, passo dopo passo, cosa succede davvero quando non si supera il semestre filtro, quali margini di manovra esistono e come scegliere l’alternativa migliore senza farsi guidare solo dalla paura o dall’urgenza di “non restare fermi”.
Cosa significa “non superare il semestre filtro”?
Prima di decidere cosa fare, è fondamentale chiarire che cosa succede davvero quando non si supera il semestre filtro. Molta confusione nasce proprio qui, e spesso porta a scelte sbagliate fatte sull’onda dell’ansia.
Non superare il semestre filtro non equivale automaticamente a essere bocciati dall’università, né a perdere tutto quello che si è fatto fino a quel momento. Significa, più semplicemente, non aver raggiunto i requisiti previsti per proseguire nel percorso per cui ci si era iscritti.
Quello che cambia, però, dipende da tre elementi chiave:
- gli esami sostenuti,
- i CFU effettivamente acquisiti,
- le regole dell’ateneo in cui si è iscritti.
Esami sostenuti vs esami superati
Un primo punto da chiarire: non conta aver “frequentato” o aver “provato” un esame. Contano solo gli esami superati e verbalizzati, cioè quelli che risultano ufficialmente nel libretto con un voto e un numero di CFU.
- Esami non superati → non producono CFU
- Esami superati → i CFU esistono e possono essere valutati
È una distinzione banale solo in apparenza, ma cruciale per capire cosa si può recuperare.
I CFU restano, anche se non passi il filtro
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che, non superando il semestre filtro, i CFU “spariscano”. Non è così. I CFU rimangono formalmente acquisiti. Non vengono cancellati dal libretto e non perdono valore. Quello che cambia è come e dove possono essere utilizzati. Il punto centrale non è se i CFU esistono, ma se e in che misura un altro corso li riconoscerà.
Non è una bocciatura, ma un’interruzione di percorso
Dal punto di vista amministrativo, il mancato superamento del semestre filtro non è una bocciatura scolastica. È piuttosto:
- un mancato accesso alla fase successiva del corso,
- oppure la necessità di ridefinire l’iscrizione per l’anno successivo.
Questo significa che lo studente non è “fuori dall’università”, ma si trova davanti a una scelta: restare nello stesso ateneo cambiando corso, trasferirsi, riprovare, oppure ripensare il proprio percorso.
Attenzione alle scadenze
Un errore frequente è rimandare tutto pensando che “ci sarà tempo”. In realtà, dopo il semestre filtro entrano in gioco scadenze amministrative precise:
- termini per il trasferimento,
- finestre per il cambio corso,
- tempi per la richiesta di riconoscimento CFU.
Aspettare troppo può significare perdere opportunità, non CFU in senso stretto. È uno dei motivi per cui informarsi subito fa davvero la differenza.
Perché è importante capire bene questa fase
Capire cosa significa davvero non superare il semestre filtro serve a evitare due reazioni opposte ma ugualmente dannose:
- pensare che sia tutto perduto (e rinunciare senza informarsi),
- pensare che tutto si risolva da solo (e restare fermi troppo a lungo).
In mezzo c’è la realtà: non tutto è automatico, ma quasi nulla è irreversibile.
I CFU non sono persi (ma vanno usati bene)
Una delle prime cose da chiarire dopo il semestre filtro è questa: i CFU che hai acquisito non sono persi. Non vengono cancellati, non “scadono” automaticamente e non spariscono dal tuo libretto. Il problema, semmai, è un altro: non tutti i CFU valgono ovunque allo stesso modo. Ed è qui che spesso nascono delusioni e incomprensioni.
Il riconoscimento dei CFU non è automatico
Molti studenti pensano che i CFU siano una sorta di “moneta universale” spendibile in qualsiasi corso. In realtà non funziona così. Il riconoscimento dipende da:
- il settore scientifico-disciplinare (SSD) dell’esame,
- i contenuti effettivi del programma,
- la coerenza con il piano di studi del nuovo corso,
- le regole interne dell’ateneo di destinazione.
Questo significa che due esami con lo stesso nome possono avere sorti diverse: uno riconosciuto per intero, uno parzialmente, uno non riconosciuto affatto.
CFU “forti” e CFU più difficili da recuperare
In generale, alcuni esami sono più facili da far riconoscere, soprattutto se si resta in un’area affine. Tra questi:
- Biologia
- Chimica
- Biochimica
- Fisica
- Anatomia (in parte, a seconda del corso)
Sono insegnamenti presenti in molti piani di studio e con SSD simili. Altri, invece, sono più difficili da riutilizzare, soprattutto se molto specifici o legati a un percorso preciso.
Restare nell’area giusta fa la differenza
Più il corso di destinazione è vicino a quello di partenza, maggiori sono le possibilità di recuperare CFU. È per questo che le alternative più efficaci, dopo il semestre filtro, si trovano spesso:
- nelle professioni sanitarie,
- nelle scienze biologiche e biotecnologiche,
- in alcuni corsi dell’area farmaceutica o motoria.
Cambiare completamente ambito non è sbagliato, ma rende il recupero dei CFU più complesso.
Il riconoscimento si può negoziare
Altro punto cruciale: il riconoscimento dei CFU non è sempre un sì o un no definitivo. In molti casi può essere:
- totale,
- parziale,
- subordinato a integrazioni o colloqui.
Presentare bene i programmi svolti, evidenziare i contenuti, dimostrare la coerenza con il nuovo piano di studi aumenta le possibilità di ottenere un buon risultato. Affidarsi al “tanto non riconoscono nulla” è uno degli errori più comuni.
Attenzione a come (e quando) si fa la richiesta
Le richieste di riconoscimento CFU vanno fatte nei tempi e nei modi giusti. Alcuni atenei valutano i CFU:
- prima dell’iscrizione,
- dopo l’immatricolazione,
- solo una volta all’anno.
Informarsi su queste regole evita brutte sorprese e permette di scegliere l’alternativa più vantaggiosa.
Il vero rischio non è perdere CFU, ma sprecarli
Il rischio più grande non è che i CFU non valgano più nulla, ma usarli male: iscriversi a un corso non affine, aspettare troppo, o rinunciare senza nemmeno tentare il riconoscimento. Con le informazioni giuste, i CFU possono diventare una base solida per ripartire senza perdere un anno.
Prima alternativa: iscriversi a un corso affine
Per molti studenti questa è la scelta più logica e spesso anche la più efficace. Iscriversi a un corso affine permette di restare in un’area di studi vicina a quella iniziale e, soprattutto, di massimizzare il recupero dei CFU già acquisiti.
Non è una soluzione “di ripiego”: in molti casi diventa una strada solida, che consente di non perdere l’anno e di rientrare in percorsi con buone prospettive.
Perché i corsi affini sono la scelta più gettonata
I corsi affini condividono una parte significativa del piano di studi, soprattutto nel primo anno. Questo significa che:
- i contenuti sono simili,
- i settori scientifico-disciplinari coincidono più spesso,
- le commissioni valutano i CFU con maggiore apertura.
Restare in un’area coerente riduce il rischio di vedersi riconoscere solo pochi esami o, nel peggiore dei casi, nessuno.
Le professioni sanitarie
Per chi proveniva da Medicina o da un percorso con semestre filtro, molte professioni sanitarie rappresentano una delle alternative più immediate:
- Infermieristica
- Fisioterapia
- Logopedia
- Tecnici sanitari
- Ostetricia (con più limiti, per via dei tirocini)
Biologia, Chimica, Fisica e in parte Anatomia sono spesso riconoscibili, soprattutto se i programmi sono ben documentati. Il limite principale riguarda i tirocini, che quasi sempre vanno rifatti.
Scienze biologiche e Biotecnologie
Sono tra le alternative più gettonate perché condividono una base scientifica ampia. In questi corsi è spesso possibile recuperare:
- Biologia
- Chimica
- Biochimica
- Fisica
- Statistica
Sono percorsi meno clinici ma molto coerenti dal punto di vista formativo, e permettono di costruire una carriera diversa, spesso orientata alla ricerca, al laboratorio o all’industria.
Farmacia e CTF: alternative parziali
Farmacia e Chimica e Tecnologia Farmaceutiche possono riconoscere alcuni CFU di base, ma:
- i piani di studio sono più rigidi,
- il recupero è spesso limitato ai primi esami,
- la durata del corso resta quinquennale.
Sono scelte sensate solo se c’è un reale interesse per l’area farmaceutica, non come semplice “paracadute”.
Scienze motorie (con cautela)
In alcuni casi Scienze motorie permette il riconoscimento di Fisica, Biologia e pochi altri esami. Tuttavia, è un’area più distante da quella medico-sanitaria e il recupero di CFU è generalmente ridotto. Può funzionare solo se c’è un interesse reale per l’ambito motorio e sportivo.
I pro e i contro di questa scelta
Pro
- possibilità concreta di recuperare CFU
- continuità nello studio
- minore impatto emotivo del cambio
Contro
- non sempre si può rientrare in Medicina
- alcuni esami vanno comunque rifatti
- richiede una valutazione attenta dei piani di studio
Iscriversi a un corso affine è spesso la soluzione migliore per chi vuole restare nell’area sanitaria o scientifica senza perdere un anno. Ma non è l’unica strada possibile.
Seconda alternativa: cambiare ateneo senza ricominciare da zero
In alcuni casi il problema non è il corso, ma l’ateneo. Le regole sul riconoscimento dei CFU, le modalità del semestre filtro e la gestione delle graduatorie possono variare molto da università a università. Per questo, cambiare ateneo può essere una strategia efficace per non buttare via il lavoro già fatto. Non è una soluzione adatta a tutti, ma in alcune situazioni può fare la differenza.
Quando ha senso valutare il trasferimento
Il trasferimento conviene soprattutto se:
- hai acquisito un numero significativo di CFU,
- il tuo piano di studi è allineato a quello di altri atenei,
- sei disposto a spostarti geograficamente,
- hai verificato che il nuovo ateneo riconosce parte degli esami.
In questi casi, il cambio di università può evitare di ripetere insegnamenti già superati.
Le differenze tra atenei contano
Ogni università applica criteri propri per il riconoscimento dei CFU. Alcune sono più rigide, altre più flessibili. Cambiano:
- le percentuali di CFU riconoscibili,
- la possibilità di integrazioni,
- il momento in cui avviene la valutazione.
Per questo è fondamentale informarsi prima, chiedendo direttamente alle segreterie o consultando i regolamenti didattici.
Il ruolo dei piani di studio
Non basta il nome dell’esame: ciò che conta sono i contenuti. Avere a disposizione i programmi dettagliati degli insegnamenti svolti aumenta notevolmente le possibilità di ottenere riconoscimenti. Presentare una richiesta ben documentata è spesso decisivo.
Trasferimento vs nuova immatricolazione
È importante distinguere tra:
- trasferimento (passaggio diretto da un ateneo a un altro),
- nuova immatricolazione con richiesta di riconoscimento CFU.
Le procedure e le tempistiche sono diverse, così come i costi e gli effetti sulla carriera universitaria. Scegliere l’una o l’altra opzione dipende dal caso specifico.
I limiti del trasferimento
Cambiare ateneo non è una soluzione miracolosa. In particolare:
- non garantisce l’accesso automatico a corsi a numero chiuso,
- può comportare ritardi se le tempistiche non coincidono,
- richiede una gestione amministrativa attenta.
È una strada da valutare con attenzione, non una scorciatoia.
In sintesi, il trasferimento è utile quando c’è una buona base di CFU e una reale compatibilità tra i percorsi. Se invece i CFU sono pochi o molto specifici, altre alternative possono essere più efficaci.
Terza alternativa: riprovare il semestre filtro senza perdere tempo
Per alcuni studenti, riprovare il semestre filtro è una scelta sensata. Non per inerzia o per paura di cambiare, ma perché il primo tentativo non ha funzionato per motivi correggibili: metodo di studio inefficace, gestione sbagliata del tempo, difficoltà iniziale di adattamento all’università.
Il punto chiave è uno solo: riprovare ha senso solo se si cambia strategia.
Quando ha davvero senso riprovarci
Ripetere il semestre filtro può essere una buona idea se:
- hai superato alcuni esami ma non tutti,
- sei rimasto vicino alle soglie richieste,
- hai capito dove hai sbagliato (e non solo “che è andata male”),
- sei ancora fortemente motivato verso quel percorso specifico.
In questi casi, il primo semestre non è stato tempo perso, ma una sorta di prova generale.
Il rischio di ripetere gli stessi errori
Molti studenti decidono di riprovare senza modificare nulla: stessi materiali, stesso metodo, stessi ritmi. È l’errore più comune — e spesso porta allo stesso risultato. Riprovare funziona solo se si interviene su aspetti concreti:
- organizzazione dello studio,
- pianificazione settimanale,
- simulazioni d’esame più frequenti,
- supporto esterno (tutoraggio, gruppi di studio, confronto con studenti più avanti).
Usare il tempo “vuoto” in modo intelligente
Se si decide di riprovare, i mesi successivi al semestre filtro non devono essere una pausa indefinita. Possono diventare un vantaggio se usati per:
- consolidare le materie già affrontate,
- anticipare argomenti del semestre successivo,
- chiarire definitivamente se quell’obiettivo è davvero il proprio.
Chi usa bene questo tempo spesso arriva al secondo tentativo con maggiore lucidità e meno pressione.
Riprovare non è un fallimento
C’è ancora molto stigma intorno all’idea di “ripetere”. In realtà, nel percorso universitario non è raro dover fare più di un tentativo per entrare in un corso selettivo. La differenza la fa la consapevolezza: sapere perché si riprova e cosa si farà di diverso.
Quando non conviene
Riprovare è sconsigliato se:
- la motivazione è solo “non sapere cos’altro fare”,
- il primo semestre è stato completamente disastroso,
- l’idea di restare bloccati su quell’obiettivo genera più ansia che motivazione.
In questi casi, insistere rischia di far perdere davvero tempo.
Riprovare il semestre filtro può essere una scelta intelligente, ma non deve essere automatica. È una strada che funziona solo se accompagnata da una revisione onesta del proprio approccio.
Quarta alternativa: uscire dall’area sanitaria senza buttare l’anno
Per alcuni studenti, il semestre filtro è anche un momento di verità. Non solo perché non è andato come sperato, ma perché ha chiarito una cosa importante: Medicina (o l’area sanitaria clinica) forse non è più l’obiettivo giusto. In questi casi, cambiare direzione non significa fallire, ma evitare di insistere su un percorso che non convince più.
La buona notizia è che uscire dall’area sanitaria non implica automaticamente perdere i CFU.
Quando ha senso cambiare davvero rotta
Questa alternativa è sensata se:
- la motivazione iniziale era più “per aspettativa” che per convinzione personale,
- il carico emotivo e il tipo di studio richiesto non ti hanno convinto,
- ti sei accorto che ti interessa di più l’aspetto scientifico, gestionale o tecnico che quello clinico.
In questi casi, restare agganciati all’idea di “riprovarci a tutti i costi” rischia di rallentare un cambiamento che, prima o poi, avverrà comunque.
I corsi non sanitari che riconoscono più facilmente CFU
Alcuni corsi universitari, pur non essendo sanitari, hanno una base scientifica compatibile e riconoscono più facilmente gli esami del primo semestre. Tra i più frequenti:
- Scienze biologiche
- Biotecnologie
- Scienze e tecnologie alimentari
- Chimica
- Scienze ambientali
In questi percorsi è spesso possibile recuperare Biologia, Chimica, Biochimica, Fisica e Statistica, riducendo l’impatto del cambio di corso.
Un cambio di percorso non è una “retrocessione”
Molti studenti vivono questa scelta come un passo indietro. In realtà, spesso è il contrario: è un riallineamento tra interessi reali e percorso di studi. Uscire dall’area sanitaria può aprire a carriere diverse, che non sono meno valide, solo diverse.
Il vantaggio di decidere presto
Chi cambia rotta in modo tempestivo:
- perde meno CFU,
- evita anni di insoddisfazione,
- costruisce prima una traiettoria coerente.
Aspettare “un altro tentativo” solo per paura di cambiare spesso rende la scelta più dolorosa, non più efficace.
*Non è una resa, è una scelta
Il semestre filtro viene spesso vissuto come un giudizio sul proprio valore. Non lo è. È un meccanismo selettivo che misura una cosa molto specifica in un momento molto preciso. Capire che un altro percorso è più adatto a sé è una forma di lucidità, non di debolezza. Uscire dall’area sanitaria può essere la decisione giusta per chi sente che il semestre filtro ha messo in luce un’incompatibilità reale, non solo una difficoltà momentanea.
Gli errori da evitare assolutamente
Dopo il semestre filtro, il rischio più grande non è l’esclusione in sé, ma quello che si fa subito dopo. È in questa fase che molti studenti finiscono davvero per perdere tempo, CFU e lucidità, spesso per mancanza di informazioni o per decisioni prese di fretta.
Vediamo gli errori più comuni (e più costosi…) da evitare.
1) Rinunciare subito senza informarsi
È l’errore più grave e, purtroppo, molto diffuso. Molti studenti, appena scoprono di non aver superato il filtro, rinunciano all’università o all’anno accademico senza aver parlato con:
- segreterie,
- uffici orientamento,
- coordinatori di corso.
Rinunciare è una scelta legittima, ma deve essere l’ultima opzione, non la prima reazione.
2) Pensare che i CFU “valgano automaticamente”
Un altro errore frequente è credere che i CFU vengano riconosciuti ovunque in modo automatico. Non funziona così. Ogni ateneo valuta caso per caso, e presentarsi impreparati porta spesso a riconoscimenti minimi o nulli. Serve informarsi prima, confrontare piani di studio, capire dove conviene davvero iscriversi.
3) Aspettare troppo
“Deciderò più avanti” è una frase comprensibile, ma pericolosa. Molte opportunità hanno finestre temporali precise: trasferimenti, passaggi di corso, richieste di riconoscimento CFU. Aspettare mesi può significare perdere un’intera annualità, anche quando si sarebbero potute salvare diverse attività.
Il tempo, in questa fase, conta più di quanto si pensi.
4) Iscriversi a un corso qualsiasi solo per non fermarsi
La paura di “restare indietro” spinge alcuni studenti a iscriversi al primo corso disponibile, senza valutarne la coerenza. È un errore comprensibile, ma spesso controproducente: ci si ritrova in un percorso che non convince e che riconosce pochi CFU, con il rischio di dover cambiare di nuovo.
Fermarsi a riflettere qualche settimana è meglio che partire nella direzione sbagliata.
5) Riprovare senza cambiare nulla
Decidere di riprovare il semestre filtro senza modificare metodo, organizzazione o supporto è uno degli errori più frequenti. Il secondo tentativo funziona solo se è diverso dal primo. Altrimenti, il rischio è di vivere due volte la stessa delusione.
6) Vivere il semestre filtro come un giudizio personale
Forse l’errore più pesante, sul piano emotivo. Non superare il semestre filtro non dice tutto sulle proprie capacità, né sul proprio valore. È una selezione che misura una performance specifica in un momento specifico.
Trasformarla in un giudizio su sé stessi porta solo a blocchi e scelte dettate dalla paura.
7) Fidarsi del “poi si vedrà”
Il “poi si vedrà” raramente porta buone soluzioni. Dopo il semestre filtro serve fare esattamente il contrario: guardare bene, informarsi, confrontare alternative, prendere una decisione consapevole.
Non è il semestre filtro a far perdere un anno, ma le scelte disordinate che vengono dopo. Evitare questi errori permette di trasformare una battuta d’arresto in un passaggio di riposizionamento, spesso molto più utile di quanto sembri all’inizio.
Come scegliere l’alternativa giusta (check pratico)
Arrivati a questo punto, le alternative sul tavolo sono diverse. Il rischio, però, è sentirsi ancora più confusi di prima. Per evitarlo, serve fermarsi un attimo e fare ordine. Non con grandi discorsi astratti, ma con domande semplici e concrete, che aiutano a capire quale strada ha più senso adesso, non in teoria.
Questo check non dà risposte giuste o sbagliate: aiuta a evitare scelte automatiche.
1) Voglio davvero riprovare, o sto solo evitando di cambiare?
È la prima domanda, e anche la più scomoda. Riprovare il semestre filtro ha senso solo se la motivazione è ancora forte e consapevole. Se l’idea di ripetere tutto genera solo ansia o stanchezza, forse non è la strada giusta, anche se “sembra” quella più lineare.
2) Voglio restare nell’area sanitaria a tutti i costi?
Alcuni studenti sentono che il lavoro clinico è comunque ciò che vogliono fare. Altri capiscono che li interessa di più l’aspetto scientifico, organizzativo o tecnico.
Rispondere onestamente a questa domanda aiuta a capire se puntare su:
- professioni sanitarie,
- corsi scientifici affini,
- oppure un cambio più netto.
3) Quanti CFU ho davvero (e di che tipo)?
Non basta sapere il numero: conta quali esami hai superato.
Chiediti:
- sono esami di base facilmente riconoscibili?
- appartengono a SSD comuni?
- sono coerenti con altri piani di studio?
Da questa risposta dipende se conviene puntare su corsi affini o su un nuovo inizio più deciso.
4) Sono disposto a spostarmi sul serio?
La disponibilità alla mobilità amplia moltissimo le possibilità. Se puoi cambiare città o regione:
- aumentano le opzioni di riconoscimento CFU,
- trovi atenei con regole più favorevoli,
- eviti di restare bloccato su un’unica soluzione locale.
Se non puoi spostarti, la scelta va calibrata ancora meglio.
5) Voglio “non perdere l’anno” o voglio scegliere bene?
Sono due obiettivi diversi. A volte si sovrappongono, altre no. Iscriversi in fretta può salvare l’anno sul calendario, ma costare molto di più sul piano motivazionale. In alcuni casi, fermarsi qualche mese per scegliere meglio è un investimento, non una perdita.
6) Sto decidendo da solo o mi sto confrontando?
Parlare con:
- uffici orientamento,
- docenti,
- studenti che hanno fatto scelte simili,
- tutor universitari,
aiuta a uscire dalla bolla dell’ansia e a vedere opzioni che da soli non si considerano.
7) Questa scelta mi avvicina a qualcosa o mi allontana solo da una delusione?
È una domanda chiave. Una buona scelta non serve solo a “rimediare” a un esito negativo, ma a costruire un percorso che abbia senso nel tempo. Se una decisione serve solo a scappare dal fallimento, difficilmente sarà sostenibile.
Questo check non va compilato in un’ora. Va letto, ripreso, discusso. Serve a trasformare un momento di confusione in una decisione ragionata, anche se non perfetta.
Non è una fine, ma un bivio che va affrontato bene
Non superare il semestre filtro fa male, inutile negarlo. Arriva dopo mesi di impegno, aspettative alte e spesso anche pressioni esterne. Ma quello che succede dopo conta molto più dell’esito in sé. È lì che si decide se questa esperienza diventa davvero un anno perso o, al contrario, un passaggio utile per rimettere a fuoco il proprio percorso.
I CFU acquisiti non spariscono, le alternative esistono e non tutte implicano ricominciare da zero. Quello che serve è tempo — poco, ma usato bene — e informazioni corrette. Agire d’impulso, rinunciare senza capire o restare bloccati troppo a lungo sono gli unici veri modi per trasformare il semestre filtro in un danno reale.
Per alcuni, la scelta giusta sarà riprovare con un metodo diverso. Per altri, iscriversi a un corso affine, cambiare ateneo o persino cambiare area di studi. Nessuna di queste strade è “inferiore”: funziona solo quella che tiene insieme motivazione, possibilità concrete e sostenibilità nel tempo.
Il semestre filtro non dice tutto su chi sei né su cosa potrai fare. Dice solo che quel passaggio, in quel momento, non è andato. Il resto dipende dalle decisioni che prendi adesso. E con le informazioni giuste, quelle decisioni possono essere molto migliori di quanto sembri nei giorni immediatamente successivi al risultato.









