Il commercialista è una figura fondamentale nel mondo del lavoro, soprattutto per chi gestisce un’attività o lavora in proprio. Si occupa di tutto ciò che riguarda la contabilità, le tasse, i bilanci e le norme fiscali, aiutando persone e aziende a rispettare la legge e a prendere decisioni economiche consapevoli. Può lavorare in uno studio professionale, in una società di consulenza oppure all’interno di un’azienda, spesso in stretto contatto con imprenditori, artigiani, start-up o liberi professionisti. Ogni giornata può essere diversa: c’è chi redige bilanci, chi prepara dichiarazioni dei redditi, chi affianca un’impresa nella fase di apertura o di trasformazione. È un lavoro che richiede grande precisione, organizzazione e aggiornamento continuo, perché le leggi fiscali cambiano spesso. Ci sono anche responsabilità importanti: se qualcosa va storto, i rischi non sono solo per il cliente ma anche per il commercialista stesso, che deve sempre garantire correttezza e affidabilità. Per questo è una professione adatta a chi ha una mente logica, ama lavorare con i numeri, ma sa anche ascoltare le persone e gestire situazioni complesse con equilibrio.
Quale scuola superiore scegliere per diventare commercialista
Chi sta pensando di diventare commercialista può iniziare a prepararsi già durante le scuole superiori, scegliendo un indirizzo che fornisca basi solide in economia, diritto e matematica. L’istituto tecnico economico, ex ragioneria, è spesso considerato il percorso più diretto: qui si studiano già materie come economia aziendale, diritto ed economia politica, e si acquisiscono competenze pratiche legate alla contabilità e alla gestione d’impresa. Tuttavia, anche chi frequenta un liceo scientifico, con la sua forte preparazione in matematica e logica, può affrontare con successo gli studi universitari in ambito economico. Meno immediata, ma comunque possibile, è la strada per chi proviene da un liceo classico o linguistico: in questi casi, sarà necessario lavorare un po’ di più sui concetti economici e giuridici durante i primi anni di università. In generale, non esiste un solo percorso giusto, ma avere già una certa familiarità con i numeri, l’organizzazione e il ragionamento analitico può rendere il passaggio all’università più fluido e meno faticoso.
Diventare commercialista: quale università scegliere
Per diventare commercialista è necessario conseguire una laurea magistrale in una delle classi previste dalla normativa: Scienze dell’Economia (LM‑56) o Scienze Economico‑Aziendali (LM‑77). Questi corsi di studio forniscono una preparazione completa su vari ambiti, tra cui economia aziendale, economia politica, diritto tributario, diritto commerciale, diritto fallimentare, statistica, matematica finanziaria, bilancio d’esercizio e revisione contabile. Si studiano anche strumenti digitali per la gestione contabile e l’analisi dei dati, fondamentali per affrontare le sfide di una professione sempre più tecnologica.
In Italia, quasi tutte le università pubbliche e private offrono corsi di laurea validi per accedere alla professione di commercialista. Tra gli atenei più noti ci sono l’Università Bocconi di Milano, la LUISS di Roma, l’Università di Bologna, la Sapienza di Roma, l’Università di Padova, l’Università di Napoli Federico II, l’Università di Torino e tanti altri poli universitari con indirizzi economici ben strutturati. Ogni ateneo può proporre percorsi leggermente diversi per taglio e organizzazione, ma tutti includono una solida base teorica accompagnata da laboratori, project work e talvolta anche tirocini formativi.
Scegliere la sede giusta può fare la differenza, non solo per la qualità dell’insegnamento, ma anche per le opportunità di stage, contatti con il mondo del lavoro e preparazione all’esame di Stato.
Il tirocinio da commercialista: perché è obbligatorio e cosa si impara davvero
Dopo la laurea magistrale, il passo successivo per chi vuole diventare commercialista è iniziare il tirocinio, chiamato anche praticantato. Si tratta di un periodo di formazione obbligatorio, della durata di 18 mesi, che permette di entrare nel vivo della professione e di mettere alla prova, sul campo, tutto ciò che si è studiato all’università.
Il tirocinio deve essere svolto presso un dottore commercialista iscritto all’albo da almeno cinque anni, e regolarmente autorizzato ad accogliere tirocinanti. È un’esperienza a tutti gli effetti professionale, anche se non sempre retribuita, durante la quale si lavora a stretto contatto con il tutor e si imparano le pratiche quotidiane dello studio: tenuta della contabilità, redazione di bilanci, dichiarazioni fiscali, gestione dei rapporti con l’Agenzia delle Entrate, adempimenti societari e consulenze per i clienti. Non è raro trovarsi a gestire casi reali, con problemi complessi e scadenze strette, ma proprio per questo il tirocinio è una palestra fondamentale. Aiuta a sviluppare senso pratico, autonomia e capacità di risolvere situazioni in tempo reale. Inoltre, è spesso il momento in cui ci si rende conto di quale ambito della professione interessa di più: consulenza fiscale, controllo di gestione, revisione legale o supporto alle imprese.
Per accedere al tirocinio, è necessario iscriversi al registro dei praticanti presso l’Ordine dei Commercialisti della propria provincia. Durante i 18 mesi è obbligatorio frequentare anche corsi di formazione professionale organizzati dall’Ordine, che integrano la parte pratica con aggiornamenti teorici. In alcune università è possibile anticipare parte del tirocinio già durante l’ultimo anno del corso di laurea magistrale, grazie a convenzioni tra atenei e Ordini territoriali. Questa opportunità consente di abbreviare i tempi e iniziare a costruire prima il proprio percorso professionale. Anche se impegnativo, il tirocinio è un passaggio prezioso, perché trasforma la teoria in competenza concreta e offre un primo contatto diretto con il mondo del lavoro. Per molti, è anche l’occasione per costruire relazioni professionali che porteranno a collaborazioni stabili o all’avvio di uno studio proprio.
L’esame di Stato: come funziona e cosa aspettarsi
L’esame di Stato è l’ultimo passaggio obbligatorio per potersi iscrivere all’Albo dei Dottori Commercialisti e iniziare a esercitare la professione. Si può affrontare solo dopo aver completato la laurea magistrale e aver svolto il praticantato, e rappresenta un momento di verifica importante, sia dal punto di vista teorico che pratico.
L’esame si articola in tre prove scritte e una prova orale. Le scritte sono spesso considerate le più impegnative: la prima riguarda generalmente la redazione di un elaborato su tematiche di economia aziendale o ragioneria; la seconda è dedicata al diritto, con particolare attenzione al diritto tributario e commerciale; la terza è una prova pratica, in cui viene chiesto di redigere un bilancio, risolvere un caso di consulenza o preparare documenti fiscali o societari.
La prova orale, che si affronta solo dopo aver superato le scritte, è un colloquio ampio che può toccare molti ambiti: dalla revisione legale alla deontologia professionale, passando per le normative fiscali, il diritto fallimentare, il sistema informativo aziendale e perfino elementi di informatica applicata alla professione. L’obiettivo non è solo valutare le conoscenze, ma anche la capacità di ragionare sui casi reali, analizzare documenti e fornire soluzioni corrette e sostenibili.
L’esame si tiene due volte l’anno (di solito in estate e in autunno) presso le università autorizzate. Ogni sede può variare leggermente nella struttura delle prove, ma tutte seguono le linee guida ministeriali. Prepararsi all’esame di Stato richiede tempo e metodo. Molti candidati scelgono di seguire corsi specifici organizzati da università, ordini professionali o scuole private. Alcuni atenei, inoltre, offrono convenzioni che permettono di iniziare parte del tirocinio già durante l’ultimo anno della magistrale, abbreviando così i tempi e favorendo una preparazione più mirata.
Superare l’esame è un traguardo importante e dà accesso ufficiale alla professione, ma rappresenta anche l’inizio di una responsabilità concreta verso i clienti, le istituzioni e la propria crescita professionale.
Tempi del percorso e alternativa con la laurea triennale
Diventare commercialista richiede tempo, costanza e una buona organizzazione. Il percorso completo, dalla maturità all’abilitazione, può durare in media tra i 7 e i 10 anni, a seconda del ritmo di studi e del momento in cui si riesce a superare l’esame di Stato. Si parte con una laurea triennale in ambito economico (come Economia Aziendale o Economia e Commercio), seguita da una laurea magistrale di altri due anni. A questo si aggiunge il tirocinio obbligatorio di 18 mesi e la preparazione per l’esame finale, che può richiedere ulteriori mesi di studio.
Tuttavia, per chi non vuole o non può proseguire fino alla magistrale, esiste un’alternativa: diventare esperto contabile. Questa figura professionale ha competenze simili a quelle del commercialista, ma con alcune limitazioni. Per accedere a questo percorso è sufficiente una laurea triennale appartenente alle classi L‑18 (Scienze dell’economia e della gestione aziendale) o L‑33 (Scienze economiche). Dopo la triennale, è previsto un tirocinio più lungo, generalmente della durata di 36 mesi, seguito da un esame di Stato dedicato all’iscrizione alla sezione B dell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
L’esperto contabile può occuparsi di contabilità, adempimenti fiscali, dichiarazioni dei redditi, consulenze di base e attività di revisione, ma non può svolgere alcune funzioni riservate esclusivamente ai dottori commercialisti, come la consulenza societaria complessa, la rappresentanza fiscale in ambito tributario o la gestione di operazioni straordinarie di impresa.
Per alcuni studenti, partire come esperto contabile può essere un modo per iniziare a lavorare prima e valutare in un secondo momento se proseguire con la magistrale per ottenere l’abilitazione completa. Infatti, dopo aver acquisito esperienza e completato gli studi, è sempre possibile accedere alla sezione A dell’Albo, sostenendo il relativo esame.
La scelta tra i due percorsi dipende dagli obiettivi personali e professionali: chi sogna di lavorare in autonomia, avviare uno studio proprio o avere un ruolo centrale nella consulenza strategica per le aziende, dovrebbe puntare alla qualifica di dottore commercialista. Chi invece è più interessato alla contabilità operativa e vuole entrare rapidamente nel mondo del lavoro, può considerare il percorso da esperto contabile come un’opzione valida e concreta.
Dal titolo all’esercizio della professione
Una volta superato l’esame di Stato, il passo finale è l’iscrizione all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, sezione A, che ufficializza l’abilitazione alla professione. A partire da questo momento si può esercitare a pieno titolo, sia come libero professionista sia come collaboratore in studi, aziende, enti pubblici o privati.
L’esercizio della professione non significa solo “fare contabilità”. Il commercialista può occuparsi di una vasta gamma di attività: consulenze fiscali, gestione di bilanci aziendali, operazioni straordinarie (come fusioni o liquidazioni), analisi finanziarie, consulenze in materia di diritto tributario, supporto nella redazione di contratti, gestione delle crisi d’impresa e revisione legale dei conti. Molti neolaureati iniziano come collaboratori all’interno di studi già avviati, per acquisire esperienza e costruirsi un proprio portafoglio clienti. Altri preferiscono partecipare a concorsi pubblici o lavorare in azienda, soprattutto in aree come l’amministrazione, il controllo di gestione o l’ufficio fiscale.
La professione di commercialista richiede aggiornamento costante: il contesto normativo cambia di frequente, soprattutto in ambito fiscale. Per questo, una volta iscritti all’Albo, è obbligatorio partecipare regolarmente ad attività di formazione continua organizzate dagli Ordini territoriali.
Infine, molti commercialisti scelgono di affiancare alla libera professione altre attività: docenze, consulenze per start-up, ruoli di amministrazione o sindacato in società. Le strade possibili sono numerose, e ciascuno può costruire il proprio percorso secondo interessi, competenze e ambizioni personali.
Diventare commercialista non è una scelta da prendere alla leggera: richiede anni di studio, pratica sul campo, esami complessi e una formazione continua anche dopo l’abilitazione. È un percorso che premia chi ha disciplina, precisione e la voglia di crescere nel tempo. Ma proprio perché impegnativo, può diventare una professione estremamente gratificante. Offre stabilità, autonomia e la possibilità di lavorare a stretto contatto con le persone, aiutandole a orientarsi in un mondo economico sempre più complicato. Se ti appassiona la logica, ti piacciono i numeri, ma anche il confronto umano e le sfide pratiche, questa potrebbe essere la strada giusta per te.







