Medico e divulgatore scientifico: il percorso di Federico Frusone tra chirurgia e social

Senologo, fondatore di H3Medicine e voce fuori dal coro: Federico Frusone racconta come ha costruito una carriera ibrida tra sala operatoria, social media e formazione medica.

di Anna Castiglioni
13 marzo 2026
1 MIN READ

C’è chi sceglie la medicina per curare, e chi la sceglie anche per raccontarla. Federico Frusone — senologo, medico chirurgo specializzato in chirurgia generale e fondatore di H3Medicine — ha fatto entrambe le cose, costruendo nel tempo un percorso che oggi lo porta dalla sala operatoria ai social, dai corsi in presenza alla divulgazione digitale.

In un panorama in cui la comunicazione scientifica è spesso affidata a chi non ha esperienza clinica diretta, Frusone rappresenta un caso diverso: medico prima, divulgatore poi, ma sempre con l’obiettivo di rendere la salute uno strumento di consapevolezza e non solo di cura. Lo abbiamo intervistato per capire come si costruisce una carriera ibrida nel mondo della medicina, cosa significa fare divulgazione scientifica oggi, e cosa consiglierebbe a chi vuole percorrere una strada simile.

In un’epoca in cui la medicina è sempre più tecnologica, veloce e specializzata, riuscire a tradurre la complessità in qualcosa di comprensibile non è solo una competenza, ma una responsabilità. Federico Frusone, senologo e medico chirurgo specializzato in chirurgia generale, lo fa ogni giorno, con uno stile che unisce rigore clinico e umanità, innovazione e accessibilità.

Con un background solido nella pratica medica e una passione autentica per la divulgazione, Federico ha scelto di portare la scienza fuori dagli ambulatori, per renderla strumento quotidiano di consapevolezza. Dai contenuti su patologie complesse alle strategie di prevenzione, dalle nuove frontiere della diagnostica all’intelligenza artificiale applicata alla salute, il suo lavoro è attraversato da un’idea semplice ma potente: la salute si costruisce, prima ancora di curarla.

Fondatore di H3Medicine, realtà dedicata alla formazione e all’educazione sanitaria, Frusone promuove una visione della medicina in cui il paziente non è spettatore, ma parte attiva. Allo stesso tempo, si impegna per guidare i giovani medici e gli studenti di medicina nella scelta dei loro percorsi professionali, con una presenza concreta e una voce fuori dal coro.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, il senso del suo lavoro e perché oggi — più che mai — abbiamo bisogno di una medicina che sappia parlare, ascoltare e includere.

Quando hai capito che volevi diventare medico e divulgatore?

È cominciato tutto dalla carta, in realtà. Al liceo ero uno di quelli che facevano gli schemini delle lezioni e li condividevano in classe, e il fatto che venissero apprezzati mi gasava. E il fatto che venissero anche miniaturizzati e usati in classe per copiare dava un tocco di ribellione al tutto, che non guastava. All’università cercai di massimizzare questa “dote” e arrivai a realizzare (sotto pseudonimo, per timidezza) una vera e propria “collana” di schemini brutti con una copisteria locale che giravano molto e mi davano anche un po’ di notorietà, tant’è che durante alcuni esami dei colleghi dicevano al professore di turno di avere studiato “sugli schemi di Alastor” (è così che mi ero soprannominato, ispirato dalla figura di Alastor Moody di Harry Potter) e a volte mi chiedevano scherzosamente un autografo sui volumetti.

Durante la specializzazione tutto questo subì una piega imprevista. Essendo una specializzazione chirurgica, c’era poco di teorico da studiare, ma i professori delegavano volentieri a noi specializzandi alcune lezioni. Io presi sul serio questo incarico e cominciai a realizzare delle lezioni approfondite. Queste lezioni cominciarono a girare e intuii che sarebbe stato utile aprire un canale Youtube per farle diffondere ulteriormente. E così ho capito che mi piaceva fare didattica e divulgazione anche in quel modo. E da lì è nato anche il profilo Instagram e tutto il resto.

Che percorso hai seguito per prepararti a questo lavoro (studio, corsi, pratica…)? Hai seguito un percorso “classico” o hai fatto scelte fuori dagli schemi? Hai avuto ispirazioni? Hai avuto mentori, coach, modelli?

Fino al dottorato il percorso è stato abbastanza lineare. Maturità scientifica, laurea in medicina, specializzazione in chirurgia generale, dottorato e master. Durante la specializzazione ho fatto alcuni mesi a Milano per avere un punto di vista più “moderno” sulla mia sottobranca (la senologia) e durante il dottorato ho fatto anche un master in ecografia senologica in modo da avere una “arma in più” durante le visite. Ma arrivato al dottorato ho capito che il percorso universitario era troppo “ingessato” per i miei gusti. A me piaceva fare corsi pratici, sperimentare nuove metodiche didattiche, e l’università su questo mi avrebbe messo troppi paletti.

Riguardo le ispirazioni, durante la specializzazione ho avuto più che altro esempi negativi: professori supponenti che scansavano la didattica, presunti “tutor” che non insegnavano mai. L’unico esempio positivo l’ho avuto da alcuni colleghi a Milano, dove c’erano strutturati che ancora avevano voglia di insegnare e ispirare le nuove generazioni. Lato divulgativo, invece, mi sono sempre ispirato a personaggi fuori dagli schemi: Barbascura X, Dario Bressanini o Ruggero Rollini, per citarne alcuni.

Quali sono state le difficoltà più grandi? E come le hai superate? C’è stata una svolta decisiva nel tuo percorso?

Le difficoltà più grandi le ho avute nell’ambito medico, soprattutto nell’ottenere una formazione chirurgica vera e propria. Nonostante i 5 anni di specializzazione, le volte in cui ho potuto eseguire interventi da “primo operatore” (cioè in cui ero io in prima persona a operare) non sono state moltissime, e concentrate soprattutto nel mio periodo a Milano.

Lato divulgativo, invece, ho sempre dovuto lottare contro i pregiudizi di professori che vedevano la mia attività didattica e divulgativa sui social come una perdita di tempo. Una svolta decisiva nel mio percorso c’è stata durante il dottorato (in periodo COVID), in cui ho deciso di dare sfogo alle mie velleità da divulgatore senza essere limitato da ambienti universitari.

Cosa puoi dire a chi oggi vuole intraprendere strada?

Per quanto riguarda la carriera medica e chirurgica (chirurgia senologica, in particolare) consiglio di informarsi bene sul tipo di persona e di medico che si vuole diventare. Parlare con specializzandi o medici specialisti, cercare di immedesimarsi nelle loro vite e scegliere una università (e una scuola di specializzazione) dove si impari davvero, magari anche all’estero.

Per quanto riguarda la carriera divulgativa, consiglio di buttarsi. Ora come ora l’accesso ai social e alla tecnologia è molto agevole, quindi se si vuole fare questa attività ci si può buttare fin da subito. Sperimentare con la grafica, con i video e il montaggio, con l’IA, provare a creare contenuti che spieghino qualcosa che voi sapete in maniera semplice ma allo stesso tempo innovativa, senza pensare ai numeri ma a quanto questa attività vi soddisfa e al riscontro dei primi follower.

Hai una risorsa (libro, video, podcast, sito, newsletter…) che consiglieresti?

Consiglio il podcast Oltre il camice dove due colleghi patologi fanno delle chiacchierate con vari medici (tra cui io) e sviscerano le loro passioni al di fuori dell’ambiente universitario, per far capire che una carriera non è quasi mai solo lineare, ma esistono infinite possibilità e passioni, che a volte possono trasformarsi in un lavoro vero e proprio. Se volete fare divulgazione consiglio i video della Slim Dogs, dove danno molti suggerimenti su strumentazione e tecniche da utilizzare… e vi trasmettono anche un po’ di passione in quello che fanno. Consiglio anche i canali Youtube e Instagram di Barbascura X, Dario Bressanini, Geopop e Ruggero Rollini per avere un’idea su quanta varietà di stili divulgativi esiste, e magari trarre un’ispirazione.

Com’è il tuo lavoro nel concreto – giornata tipo – oggi? E come lo vedi nel futuro?

Da medico “ibrido” dipende molto da giorno a giorno. Ci sono i giorni dedicati alla sala operatoria, in cui entro in clinica alle 8 ed esco alle 18-20 e la routine consiste in preparazione e controllo delle cartelle cliniche, operare le pazienti (o aiutare altri chirurghi dell’equipe in cui lavoro), controllare le loro condizioni generali e locali a fine giornata. Ci sono giorni dedicati all’ambulatorio, in cui passo spesso la mattinata in uno studio a fare visite ed ecografie alle pazienti con problematiche senologiche e il pomeriggio a fare la stessa cosa ma in un altro studio (anche a km di distanza, sono pur sempre di Roma).

Poi ci sono i giorni dedicati alla creazione di contenuti, in cui passo la giornata al pc tra programmi di grafica, di montaggio e Google Documents per scrivere script o idee. Durante l’anno ci sono anche giornate in cui tengo dei corsi in presenza agli studenti e sperimento con sondaggi dal vivo, prove pratiche, atlanti 3D e nuovi mezzi didattici. Nel futuro chissà, magari prenderà il sopravvento il medico… o magari il content creator.

Ci sono tuoi progetti o idee che vuoi condividere con noi?

Un progetto che stiamo portando avanti con altri colleghi è un’associazione che si occupa di comunicazione digitale in sanità. È ambizioso, ma è spesso difficile trovare (e far trovare) tempo extra ad altri colleghi, però ci si prova…

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