Corsi abilitanti 2025/26: cosa prevede il decreto, chi può accedere e come funzionano i percorsi

Cosa cambia per docenti e aspiranti insegnanti dopo la pubblicazione del decreto del MUR: posti disponibili, tipologie di percorsi e criteri di accesso

di Anna Castiglioni
29 gennaio 2026
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Con la pubblicazione del decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca, i corsi abilitanti per l’anno accademico 2025/26 entrano ufficialmente nella fase operativa. I posti autorizzati sono complessivamente 63.890 e riguardano i percorsi di formazione iniziale e di completamento previsti dalla riforma del reclutamento dei docenti.
Il decreto definisce il quadro generale di riferimento, rimandando poi ai singoli atenei e alle istituzioni AFAM la gestione concreta delle iscrizioni attraverso bandi specifici.

Cosa sono i corsi abilitanti e a cosa servono

I corsi abilitanti sono percorsi universitari o accademici finalizzati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado. L’abilitazione rappresenta oggi un requisito centrale nel sistema di reclutamento dei docenti, perché consente di partecipare ai concorsi e di accedere alle graduatorie secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

Introdotti e riorganizzati nell’ambito della riforma del reclutamento legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i corsi abilitanti combinano attività teoriche, laboratori e tirocinio diretto nelle scuole. I percorsi sono strutturati in crediti formativi universitari o accademici (CFU/CFA) e si differenziano per durata e contenuti in base alla situazione di partenza dei candidati, come il possesso di anni di servizio, crediti già acquisiti o la partecipazione a procedure concorsuali.

L’obiettivo dichiarato dei corsi è quello di fornire una formazione iniziale coerente con le competenze richieste nella scuola, accompagnando i futuri docenti verso l’abilitazione attraverso un percorso che integra conoscenze disciplinari, didattiche e pratiche.

Il decreto del MUR e la distribuzione dei posti

Il decreto del MUR definisce il quadro generale entro cui si collocano i corsi abilitanti per l’anno accademico 2025/26, autorizzando quasi 64.000 posti e stabilendo come questi vengano distribuiti tra università e istituzioni AFAM. La ripartizione avviene tenendo conto del fabbisogno espresso dal sistema scolastico, della capacità formativa dichiarata dalle singole istituzioni e dell’obiettivo di garantire una programmazione sostenibile dei percorsi.

Per docenti e aspiranti tali, comprendere la struttura dei percorsi e le modalità di accesso è fondamentale per orientarsi in un sistema che resta complesso e fortemente regolato. I posti autorizzati non sono infatti illimitati e possono variare sensibilmente da una classe di concorso all’altra e da una sede all’altra, anche all’interno della stessa regione.
Nel caso in cui le domande di ammissione superino i posti disponibili, entrano in gioco criteri di selezione specifici, che portano alla formazione di graduatorie di merito. Questo significa che l’accesso ai corsi non è automatico e che la sola presenza dei requisiti richiesti non garantisce l’ammissione, soprattutto nelle classi di concorso più richieste.

Per l’iscrizione effettiva ai corsi, i candidati dovranno comunque fare riferimento ai bandi pubblicati dai singoli atenei o dalle istituzioni AFAM. I bandi rappresentano il passaggio decisivo, perché definiscono nel dettaglio tempi, modalità di presentazione delle domande, criteri di selezione, costi, calendario delle attività e requisiti operativi. È quindi su questi documenti che si gioca concretamente l’accesso ai percorsi abilitanti.

La riserva di posti per i docenti con servizio

Un aspetto centrale del decreto riguarda la riserva di posti prevista per chi ha già maturato esperienza di insegnamento. Il Decreto Ministeriale n. 137 del 26 gennaio 2026 ha infatti fissato una quota del 45% dei posti riservata ai docenti che abbiano svolto almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque, di cui uno sulla specifica classe di concorso, nelle scuole statali o paritarie del sistema nazionale di istruzione.

La riserva si applica anche ai docenti che hanno partecipato al concorso straordinario-bis. All’interno di questa quota, il 5% dei posti è destinato ai titolari di contratti di docenza nei percorsi di istruzione e formazione professionale regionali. Anche per i candidati che rientrano nella riserva, qualora le domande superino i posti disponibili, sono previsti criteri di accesso specifici.

Le tipologie di corsi attivati nel 2025/26

Per l’anno accademico 2025/26 sono previste diverse tipologie di percorsi abilitanti, differenziate in base al profilo dei candidati e ai requisiti già posseduti.

I percorsi ordinari comprendono il percorso abilitante di formazione iniziale da 60 CFU/CFA e il percorso da 30 CFU/CFA destinato ai docenti con almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque, di cui uno sulla specifica classe di concorso, e ai partecipanti al concorso straordinario-bis.
Accanto a questi, sono previsti i cosiddetti percorsi di completamento, rivolti ai vincitori dei concorsi PNRR. In questo caso l’offerta formativa è aggiuntiva rispetto ai posti indicati nel decreto e comprende percorsi da 30 CFU/CFA o da 36 CFU/CFA, a seconda dei requisiti con cui si è partecipato al concorso e dei crediti formativi già acquisiti.

Modalità di svolgimento dei percorsi

Anche per l’anno accademico 2025/2026 è confermata la possibilità di svolgere fino al 50% delle attività formative in modalità telematica sincrona. Restano esclusi dalla didattica online i tirocini e i laboratori, che devono essere svolti in presenza. Per l’accesso alla prova finale è richiesto l’obbligo di frequenza pari ad almeno il 70% di ciascuna attività formativa. Per quanto riguarda l’accesso ai corsi abilitanti per gli insegnanti tecnico-pratici, fino al 31 dicembre 2026 restano validi i requisiti previsti dalla normativa vigente, basati sui diplomi che danno accesso alle classi di concorso e sui diplomi ITS.

Ulteriori abilitazioni e titoli conseguiti all’estero

Il decreto disciplina anche la possibilità di conseguire ulteriori abilitazioni attraverso percorsi da 30 CFU/CFA, che possono essere attivati dalle istituzioni già accreditate negli anni accademici precedenti o che abbiano ottenuto l’accreditamento per l’anno accademico 2024/2025. Chi accede a questi percorsi in forza di titoli o abilitazioni conseguiti all’estero deve presentare, al momento dell’iscrizione, il riconoscimento del titolo da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Tempi, costi e qualità della formazione

Accanto agli aspetti organizzativi, il tema dei corsi abilitanti continua a sollevare interrogativi legati ai tempi di avvio, ai costi e alla qualità complessiva della formazione. L’avvio dei percorsi non sempre risulta allineato con l’anno scolastico, con possibili ricadute sulla possibilità di usufruire dei permessi per il diritto allo studio e sulla conclusione dei corsi in tempo utile per l’inserimento nelle graduatorie.

Un altro elemento rilevante riguarda i costi, che restano interamente a carico dei corsisti, con importi che possono arrivare fino a 2.500 euro per i percorsi da 60 CFU/CFA e fino a 2.000 euro per quelli da 30 CFU/CFA. A questo si aggiunge il dibattito sulla qualità della didattica, spesso segnalata come fortemente teorica, con un uso significativo della modalità telematica e uno spazio limitato per attività laboratoriali e di tirocinio.

Un passaggio obbligato, ma ancora in evoluzione

I corsi abilitanti rappresentano oggi un passaggio imprescindibile nel percorso di accesso all’insegnamento. Il decreto del MUR fornisce il quadro normativo per l’anno accademico 2025/26, ma lascia aperte diverse questioni legate alla sostenibilità economica, all’organizzazione dei percorsi e alla loro effettiva capacità di rispondere ai bisogni della scuola.
Per orientarsi in modo consapevole, è utile tenere presenti alcuni aspetti pratici prima di presentare domanda.

Cosa sapere prima di iscriversi a un corso abilitante

Prima di presentare domanda per un corso abilitante, è utile considerare alcuni elementi che emergono direttamente dal decreto ministeriale.

Si può fare domanda per una sola istituzione


Per la stessa classe di concorso è possibile presentare domanda in un solo ateneo o istituzione AFAM. La scelta della sede è quindi strategica e va valutata con attenzione, tenendo conto dell’offerta formativa e dei criteri di selezione previsti.

I posti sono programmati e non sempre coprono tutte le domande

I posti autorizzati tengono conto del fabbisogno della scuola e della capacità formativa delle istituzioni. In caso di domande superiori ai posti disponibili, l’accesso ai corsi avviene tramite graduatoria di merito.

Le riserve non garantiscono l’accesso automatico

Anche chi rientra nella quota riservata per anni di servizio o per altre condizioni previste dalla normativa può essere escluso se il numero di candidati supera i posti disponibili.

Il tirocinio richiede presenza nelle scuole


Ogni credito di tirocinio prevede un impegno in presenza nei gruppi-classe. Questo aspetto incide sull’organizzazione del tempo, soprattutto per chi lavora già come supplente o ha incarichi annuali.

I bandi dei singoli atenei fanno la differenza

Costi, calendario delle attività, modalità di erogazione e criteri di selezione sono definiti nei bandi delle singole istituzioni. Consultarli con attenzione è fondamentale prima di procedere con l’iscrizione.

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