Il 27° Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentato all’Università di Brescia, fotografa una situazione in miglioramento rispetto agli anni precedenti: più occupazione, più contratti stabili, stipendi in crescita in termini reali. Ma le differenze tra aree disciplinari restano molto marcate, e vale la pena conoscerle prima di scegliere cosa studiare.
Il dato più significativo del Rapporto 2025 riguarda il tasso di occupazione a un anno dalla laurea, che ha raggiunto il 78,6% sia per i laureati di primo livello sia per quelli di secondo livello, con un aumento rispettivamente di 4,5 e 2,9 punti percentuali rispetto al 2023. Si tratta del valore più alto registrato negli ultimi dieci anni. A cinque anni dalla laurea il tasso sale ulteriormente, attestandosi ad almeno il 90% per entrambi i livelli. Cresce anche la qualità dei contratti: rispetto alla rilevazione del 2023, i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di 4,6 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,3 punti per quelli di secondo livello.
Non è un cambiamento improvviso, ma la conferma di un trend positivo avviato negli anni successivi alla pandemia, che si consolida anche sul fronte retributivo. Le retribuzioni mensili nette a un anno dal titolo sono pari in media a 1.492 euro per i laureati di primo livello e a 1.488 euro per quelli di secondo livello, con una crescita reale del 6,9% e del 3,1% rispettivamente rispetto al 2023. A cinque anni dal titolo la retribuzione media sale a 1.770 euro per i laureati triennali e a 1.847 euro per i magistrali.
Le aree disciplinari che pagano di più
Le medie generali, però, nascondono differenze molto sostanziali tra i gruppi disciplinari, e sono queste differenze il dato più utile per chi deve orientarsi nella scelta universitaria. Secondo il Rapporto 2025, i laureati del gruppo medico-sanitario e farmaceutico si confermano i più avvantaggiati sul piano retributivo: a un anno dal titolo percepiscono in media 305 euro mensili netti in più rispetto ai colleghi di altre discipline. Una cifra che, proiettata su un anno, equivale a oltre 3.600 euro lordi di vantaggio rispetto alla media.
Insieme all’area medico-sanitaria, le retribuzioni più elevate a un anno dalla laurea si concentrano nei gruppi di informatica e tecnologie ICT, ingegneria industriale e dell’informazione e architettura e ingegneria civile. Si tratta di ambiti che combinano alta occupabilità, forte richiesta di mercato e retribuzioni sopra la media già nelle prime fasi della carriera. Anche i laureati dell’area economica e, più di recente, quelli di educazione e formazione mostrano posizioni superiori alla media, pur con differenziali meno netti.
Le aree disciplinari che pagano di meno
All’altro estremo della scala si trovano in modo costante, da anni, i laureati dei gruppi arte e design, scienze motorie e sportive, psicologico e letterario-umanistico, tutti con retribuzioni inferiori ai 1.200 euro mensili netti a un anno dalla laurea, e in alcuni casi anche a distanza di cinque anni. Il gruppo giuridico, tra i laureati di secondo livello, mostra anch’esso performance retributive sotto la media, dato che riflette la strutturazione tipica delle professioni legali, dove i redditi crescono sensibilmente solo con l’anzianità e l’iscrizione all’albo.
Vale la pena chiarire che queste differenze non riguardano solo la retribuzione, ma anche il tipo di percorso professionale che i laureati trovano nei primi anni. Chi si laurea in aree umanistiche o creative non necessariamente guadagna di meno per tutta la carriera, ma affronta nella fase iniziale un mercato più frammentato, con molti percorsi freelance o a progetto che rendono i primi anni economicamente discontinui. L’analisi di AlmaLaurea su chi si è laureato nel 2018 e viene osservato cinque anni dopo mostra che i differenziali tra gruppi disciplinari tendono parzialmente a ridursi nel tempo, anche se le aree più svantaggiate all’inizio rimangono tali anche a distanza di anni.
Il divario Nord-Sud e il vantaggio dell'estero
Accanto alle differenze disciplinari, il Rapporto 2025 conferma che la geografia del lavoro influisce in modo significativo sulla retribuzione. Rispetto a chi lavora nel Mezzogiorno, chi è occupato al Nord percepisce in media 66 euro mensili netti in più, mentre chi lavora al Centro guadagna circa 45 euro in più. Si tratta di differenziali contenuti rispetto al divario con l’estero, che è di altra entità: chi lavora fuori dall’Italia percepisce in media 619 euro mensili netti in più rispetto a chi lavora nel Mezzogiorno, un vantaggio che riflette sia i livelli salariali più alti in molti Paesi europei sia il diverso costo della vita.
Il confronto con l’estero è uno dei dati che nel Rapporto AlmaLaurea 2024 aveva suscitato più attenzione: i laureati magistrali che si trasferiscono all’estero percepiscono a un anno dalla laurea circa 2.174 euro mensili netti, il 56% in più rispetto ai 1.432 euro di chi rimane in Italia. A cinque anni dalla laurea la forbice si allarga ulteriormente, con retribuzioni medie all’estero di 2.710 euro contro i 1.768 in Italia. Non sorprende, alla luce di questi dati, che il 60% dei laureati intervistati nel 2024 dichiarasse di non essere disposto ad accettare uno stipendio di 1.250 euro al mese, segnale di aspettative crescenti e disponibilità sempre più reale a spostarsi.
Chi si laurea di più e chi trova lavoro prima
Il Rapporto 2025 restituisce anche un profilo dettagliato di chi si laurea oggi in Italia. Le donne sono il 59,9% dei laureati, quota stabile da dieci anni, ma rappresentano solo il 41,1% dei laureati nelle discipline STEM, percentuale ferma dal 2014. Chi si laurea proviene per il 73% dai licei, con una concentrazione nei percorsi scientifico (37,5%), linguistico (11,9%) e classico (11,7%). Il diploma tecnico riguarda il 19,7% dei laureati, mentre il professionale è del tutto marginale.
Sul piano dell’occupabilità, i gruppi più avvantaggiati restano quelli di informatica e tecnologie ICT, medico-sanitario e farmaceutico, ingegneria industriale e dell’informazione, e architettura e ingegneria civile, con tassi di occupazione che superano il 90% già a un anno dalla laurea. Anche i gruppi scientifico, economico, educazione e formazione, e agrario-forestale e veterinario mostrano buone performance. La difficoltà maggiore resta per i laureati dei gruppi psicologico, giuridico, letterario-umanistico e arte e design, che devono spesso affrontare percorsi di inserimento più lunghi e irregolari.
Cosa leggere in questi dati, e cosa no
I dati AlmaLaurea sono tra i più autorevoli disponibili in Italia per chi deve scegliere cosa studiare, ma richiedono una lettura accorta. Le retribuzioni a un anno dalla laurea misurano un momento specifico e spesso non rappresentativo dell’intera carriera, soprattutto per chi ha scelto percorsi professionali dove la crescita è più lenta all’inizio ma poi accelera. La retribuzione non è l’unico parametro rilevante: la coerenza tra studi e lavoro, la soddisfazione professionale e la stabilità contrattuale sono variabili che AlmaLaurea misura e che spesso raccontano una storia diversa rispetto alla sola busta paga.
Quello che i dati mostrano con chiarezza è che la laurea, in Italia, continua ad avere un valore sul mercato del lavoro, con tassi di occupazione che crescono e contratti che diventano più stabili. Ma mostrano anche che il percorso di studi scelto fa una differenza concreta, non solo simbolica, e che questa differenza è visibile già nei primi anni dopo la laurea. Per chi è nella fase di orientamento universitario, conoscere questi dati non dovrebbe determinare la scelta, ma può aiutare a farla con più consapevolezza. Il confronto tra le diverse aree universitarie, la lettura delle professioni più occupabili e l’analisi degli sbocchi concreti di ciascun percorso sono strumenti che aiutano a costruire una scelta più solida di quella basata solo sul nome di una facoltà.










