“Veterinario” è una di quelle parole che evoca immediatamente un’immagine: lo studio in un ambulatorio cittadino, la visita al cane o al gatto di famiglia, l’attività clinica con gli animali da compagnia. È un’immagine corretta ma molto parziale. Il medico veterinario è oggi un professionista della salute il cui campo di azione spazia dalla clinica di piccoli e grandi animali alla sanità pubblica, dall’igiene degli alimenti di origine animale alla ricerca biomedica, dalle agenzie internazionali alla zootecnia. Per chi sta valutando questo percorso, conoscere l’architettura del corso di studi, il nuovo sistema di ammissione introdotto nel 2025 e l’effettiva varietà degli sbocchi professionali è il primo passo per capire se si tratta di una direzione coerente con le proprie attitudini.
Il corso di laurea: cinque anni, ciclo unico, abilitante
Il percorso comincia con la laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria (classe LM-42), un corso di cinque anni che fornisce la formazione di base sulla biologia, l’anatomia, la fisiologia, la patologia, la farmacologia, l’epidemiologia, l’igiene degli alimenti e dei prodotti animali, e il benessere animale. È un corso strutturato secondo gli standard fissati dall’European Association of Establishments for Veterinary Education (EAEVE), l’organismo europeo che accredita le facoltà di Veterinaria, e che garantisce ai laureati italiani il riconoscimento automatico del titolo in tutti i Paesi dell’Unione Europea. In Italia il corso è attivo in tredici sedi universitarie distribuite sul territorio: Bari, Bologna, Camerino, Messina, Milano (Statale), Napoli (Federico II), Padova, Parma, Perugia, Pisa, Sassari, Teramo e Torino.
Una novità importante introdotta dalla legge 8 novembre 2021, n. 163 — la stessa che ha reso abilitanti le lauree in Psicologia e in alcune professioni sanitarie — è che oggi anche la laurea in Medicina Veterinaria è abilitante alla professione. Significa che il titolo finale, integrato con la prova pratica valutativa (PPV) svolta all’interno del percorso, dà direttamente accesso all’esercizio della professione senza dover sostenere un ulteriore esame di Stato separato come avveniva in passato. Resta l’obbligo di iscriversi all’Albo dei Medici Veterinari presso il proprio Ordine Provinciale per esercitare. Anche il vecchio esame di Stato in due sessioni annuali è stato semplificato con il DM 569/2022 in un’unica prova orale, riservata ai laureati di ordinamenti precedenti che non hanno svolto il TPV curriculare.
L'ammissione: il semestre filtro
Dall’anno accademico 2025/2026, l’accesso al corso di laurea in Medicina Veterinaria, come quello in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria, ha cambiato radicalmente impostazione. Il decreto legislativo 71 del 15 maggio 2025 e i successivi decreti attuativi (DM 418/2025, DM 431/2025) hanno abolito il tradizionale test d’ingresso a quiz e introdotto il cosiddetto “semestre filtro” (o semestre aperto). Il funzionamento, in sintesi: chi intende iscriversi a Medicina Veterinaria può farlo liberamente tra giugno e luglio attraverso il portale Universitaly, senza alcun test preventivo, indicando la sede di preferenza per il semestre filtro, almeno dieci sedi preferite per l’eventuale prosecuzione del corso, un corso “affine” alternativo (tipicamente nelle classi L-13 Scienze Biologiche, L-2 Biotecnologie, L-38 Scienze Zootecniche, o simili) e versando un contributo forfettario di 250 euro.
Da settembre a novembre lo studente frequenta i tre insegnamenti standardizzati a livello nazionale che caratterizzano il semestre filtro — Chimica e propedeutica biochimica, Fisica, Biologia, ciascuno da 6 CFU — a frequenza obbligatoria. Alla fine del semestre sostiene gli esami nazionali in due appelli, ravvicinati nel tempo (per il 2025/26 si sono svolti il 20 novembre e il 10 dicembre). Sulla base dei punteggi conseguiti viene poi formata la graduatoria nazionale di merito che, a fine procedura, assegna i posti effettivamente disponibili per il secondo semestre, calibrati ogni anno sulla capacità formativa delle singole sedi. Chi non rientra in graduatoria può proseguire con il corso “affine” indicato in fase di iscrizione, vedendosi riconosciuti i 18 CFU già acquisiti.
La prima applicazione del semestre filtro, nel 2025/26, è stata fortemente discussa: la percentuale di studenti idonei in tutte e tre le materie al primo appello si è attestata sotto il quindici per cento, costringendo il Ministero ad adottare a dicembre 2025 il DM 1115/2025 che ha modificato in corsa i criteri di accesso alla graduatoria, ammettendo anche studenti con esami da recuperare come debiti formativi. È un dato che vale la pena conoscere per chi si appresta a iscriversi nei prossimi anni accademici: il sistema è in evoluzione, le regole vengono affinate, e una preparazione solida sulle tre materie del semestre filtro è essenziale fin dai mesi che precedono l’iscrizione. Su Alpha Orienta abbiamo dedicato un’analisi approfondita al funzionamento del semestre filtro e ai suoi sviluppi normativi più recenti.
Cinque anni intensi: tirocinio integrato e prova pratica
Il piano di studi quinquennale si articola in fasi successive. Nei primi due anni dominano le discipline propedeutiche (biochimica, anatomia, fisiologia, microbiologia, genetica, farmacologia), che costruiscono le basi scientifiche del percorso. Dal terzo anno entrano in gioco le materie cliniche e diagnostiche: patologia generale e speciale, semeiotica, anatomia patologica, parassitologia, malattie infettive. Gli ultimi due anni sono caratterizzati dalla didattica clinica vera e propria — medicina interna, chirurgia, ostetricia e ginecologia degli animali — e dalla parte cosiddetta “ispettiva”, dedicata all’igiene degli alimenti di origine animale, alla sanità pubblica veterinaria, alle produzioni zootecniche. Una specificità del corso è la varietà delle specie su cui si lavora: il veterinario è formato per intervenire su animali da compagnia (cani, gatti, conigli, ma anche rettili, uccelli e nuovi animali esotici), animali da reddito (bovini, suini, ovini, equini, avicoli), specie ittiche e, in misura crescente, insetti utilizzati come fonte alimentare.
Una componente decisiva del percorso è il tirocinio pratico, articolato in più moduli che lo studente affronta nelle strutture cliniche universitarie (ospedali veterinari didattici, ambulatori, allevamenti convenzionati) e in cantieri esterni come ASL, macelli, allevamenti privati. La nuova configurazione abilitante del corso ha integrato un tirocinio pratico valutativo (TPV) che si svolge nel corso degli ultimi anni, con un libretto e una valutazione finale del docente di riferimento. La prova pratica valutativa (PPV) conclusiva, di norma sostenuta poche settimane prima della discussione della tesi, accerta la padronanza delle competenze cliniche, igieniche e gestionali del futuro veterinario e va superata con un punteggio minimo per essere ammessi alla seduta di laurea.
Dopo la laurea: la clinica e oltre
L’iscrizione all’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di residenza apre l’esercizio della professione. Il primo sbocco, in ordine di frequenza, è effettivamente la clinica degli animali da compagnia: lavoro in ambulatori e cliniche private, come dipendente nei primi anni e poi, frequentemente, come libero professionista con apertura di un proprio studio o in associazione con altri colleghi. È un mercato ampio e in crescita, sostenuto dall’aumento costante del numero di animali domestici nelle famiglie italiane (oltre 65 milioni di pet secondo le ultime rilevazioni di settore), ma anche competitivo, soprattutto nelle aree metropolitane, con tariffe non sempre adeguate al livello di formazione richiesto e turni di lavoro frequentemente impegnativi. Una seconda area clinica, oggi meno scelta dai neolaureati ma centrale nell’economia agricola italiana, è quella degli animali da reddito: il veterinario buiatra (specializzato in bovini), suiatra, avicolo o ippiatra opera presso allevamenti, generalmente in regime di libera professione, con un’attività che combina assistenza clinica, controlli sanitari e consulenza sulla riproduzione, sull’alimentazione e sul benessere animale.
Una terza grande area, frequentemente sottovalutata dagli studenti che si iscrivono a Veterinaria pensando esclusivamente alla clinica, è quella della sanità pubblica. Il Servizio Sanitario Nazionale impiega medici veterinari nelle ASL con responsabilità precise: igiene degli alimenti di origine animale (controlli su macelli, stabilimenti di trasformazione, esercizi di vendita), sanità animale (sorveglianza epidemiologica, profilassi delle malattie infettive, controllo delle zoonosi), igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche (benessere animale, farmacovigilanza, controlli sull’uso di antibiotici). L’accesso avviene tramite concorso pubblico, di solito per i profili di dirigente veterinario, e rappresenta uno degli sbocchi più stabili e meglio retribuiti della professione. Accanto alle ASL operano gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS), enti pubblici di ricerca distribuiti sul territorio che si occupano di diagnostica delle malattie animali e controlli di laboratorio sugli alimenti, e che assumono medici veterinari sia come ricercatori sia come funzionari tecnici.
Esiste poi un’area industriale e di ricerca privata di crescente rilievo. L’industria farmaceutica, in particolare nella fase dello sviluppo preclinico dei farmaci (sia veterinari sia umani), impiega veterinari in ruoli di ricerca, sviluppo, gestione degli stabulari, registrazione dei prodotti. L’industria mangimistica e quella della trasformazione alimentare richiedono veterinari con competenze su qualità, sicurezza e tracciabilità. La filiera agro-zootecnica utilizza veterinari come consulenti tecnici per gli allevamenti. Le organizzazioni internazionali come l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma), l’EMA (Agenzia europea per i medicinali), l’OIE (Organizzazione mondiale per la salute animale) reclutano regolarmente veterinari per ruoli tecnici e scientifici, con concorsi ad alta selettività ma con condizioni economiche e di carriera molto attraenti. Infine, le Forze Armate (in particolare l’Esercito e i Carabinieri Forestali) impiegano medici veterinari per il controllo degli alimenti destinati alle truppe e per la sanità animale nei contesti operativi.
Le scuole di specializzazione e i percorsi post-laurea
Dopo la laurea, per costruirsi un profilo professionale solido in ambiti specifici, la formazione frequentemente non si ferma. Le scuole di specializzazione veterinaria, organizzate in tre classi principali — sanità animale, igiene della produzione e trasformazione degli alimenti di origine animale, igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche — offrono percorsi di tre o quattro anni che approfondiscono ambiti specifici: dalla clinica medica veterinaria alla chirurgia, dall’allevamento e patologia delle specie aviarie alla fisiopatologia della riproduzione, dalla scienza degli animali da laboratorio all’ispezione degli alimenti. L’accesso avviene tramite concorso pubblico. In alternativa o in aggiunta, il dottorato di ricerca in Scienze Veterinarie permette di costruirsi un profilo accademico o di ricerca, con sbocchi nelle università, negli IZS, nelle industrie farmaceutica e biomedica. I master di secondo livello completano il quadro con percorsi più brevi e di natura professionalizzante, dedicati ad esempio alla medicina veterinaria d’urgenza, alla nutrizione clinica, alla medicina degli animali esotici, alla bioetica e benessere animale.
Una scelta che richiede vocazione e realismo
Iscriversi a Veterinaria significa intraprendere un percorso lungo (cinque anni di corso quinquennale a frequenza obbligatoria, spesso seguiti da specializzazione o dottorato), impegnativo dal punto di vista pratico (le ore di tirocinio sono molte, il contatto diretto con animali talvolta in condizioni difficili è una costante) ed economicamente non sempre coerente con la lunghezza della preparazione, almeno nei primi anni di esercizio. Le aspettative dei neolaureati vanno dunque calibrate: secondo le rilevazioni AlmaLaurea, i laureati in Medicina Veterinaria hanno tassi di occupazione elevati a un anno dal titolo, ma le retribuzioni iniziali nel settore privato della clinica sono spesso modeste e crescono significativamente solo con l’avvio di una propria attività o con l’ingresso nel pubblico tramite concorso. Per chi arriva con motivazione solida, capacità di apprendere anche dal contatto con gli animali (che richiedono pazienza, sensibilità e prontezza), apertura verso ambiti non solo clinici, e con una preparazione scientifica che gli consenta di superare il semestre filtro, la professione di veterinario resta una delle più ricche di significato fra quelle accessibili attraverso un percorso universitario italiano. Una panoramica più generale sui criteri di scelta dell’università è disponibile nel nostro approfondimento su come orientarsi tra corso e attitudini, mentre le informazioni operative sui bandi, sulle date e sulla logistica del semestre filtro sono disponibili sul portale del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.
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