Fare l’università in Svizzera: università cantonali, politecnici federali e costi

Dieci università cantonali, due politecnici federali tra i migliori al mondo e un sistema linguistico a quattro lingue: cosa sapere per fare l’università in Svizzera.

di Daniele Particelli
13 maggio 2026
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La Svizzera è una destinazione universitaria particolare. Per uno studente italiano, è il paese estero più vicino — dal Ticino si arriva a Lugano in qualche minuto, da Milano a Zurigo in tre ore di treno — ma è anche, dal punto di vista accademico, uno dei più diversi: la Svizzera non fa parte dell’Unione Europea, non aderisce al programma Erasmus+ con gli stessi meccanismi degli altri paesi UE, ha un sistema universitario federale con regole che cambiano da cantone a cantone, e ha cambiato sostanzialmente le proprie politiche di accoglienza degli studenti stranieri proprio nell’ultimo anno. Allo stesso tempo, ospita due delle migliori università d’Europa — il Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) e quello di Losanna (EPFL) — e un sistema cantonale di buon livello, con un ateneo di lingua italiana (l’USI di Lugano) che per molti studenti italiani rappresenta la naturale porta d’ingresso al sistema svizzero.

Per chi sta considerando questa opzione dopo il diploma, vale la pena fare ordine: come è organizzato il sistema, come si accede, quanto costa davvero, e cosa è cambiato di recente. Le condizioni di accesso sono regolate da accordi bilaterali tra Svizzera e Italia, codificati nella documentazione di swissuniversities, l’organismo di coordinamento degli atenei elvetici. Per un quadro più ampio sulle opzioni in Europa, è utile partire dal pezzo Alpha Orienta su come studiare all’estero dopo il diploma, che inquadra il quadro complessivo della mobilità verso le università europee.

Tre famiglie di università

Il sistema universitario svizzero è composto da tre famiglie distinte di istituzioni, ed è importante capirne la differenza prima di scegliere.

La prima famiglia è quella delle università cantonali: dieci atenei pubblici, di proprietà e gestione dei rispettivi cantoni, distribuiti tra l’area germanofona (Università di Zurigo, Berna, Basilea, Lucerna, San Gallo), francofona (Università di Ginevra, Losanna, Friburgo, Neuchâtel) e italofona (Università della Svizzera italiana, USI, con sede a Lugano e Mendrisio). Coprono tutte le aree disciplinari — umanistica, sociale, scientifica, medica, giuridica, economica — e funzionano in modo simile alle università italiane: tre anni di bachelor, due di master, eventuale dottorato.

La seconda famiglia è quella dei Politecnici federali: due istituzioni, l’ETH di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule) e l’EPFL di Losanna (École Polytechnique Fédérale de Lausanne). Sono di proprietà della Confederazione, non dei cantoni, e si concentrano su ingegneria, scienze esatte, informatica, scienze della vita, architettura. Entrambe sono regolarmente classificate tra le prime università al mondo: secondo la classifica QS 2025, l’ETH è all’ottavo posto globale e prima in Europa continentale; l’EPFL è quattordicesima a livello globale, seconda in Europa continentale. Sono i due nomi che fanno da catalizzatore per molti studenti italiani che guardano alla Svizzera.

La terza famiglia è quella delle scuole universitarie professionali (le HES o Fachhochschulen), che corrispondono in modo molto approssimativo alle nostre lauree professionalizzanti: percorsi triennali con un forte orientamento applicativo, spesso in collaborazione con il mondo del lavoro. È una famiglia importante in Svizzera ma meno frequentata dagli studenti italiani, che tendono a guardare alle università cantonali e ai politecnici federali.

A queste tre famiglie si aggiungono alcune scuole universitarie private specializzate, in particolare nell’ambito alberghiero e del management (la più nota è la EHL di Losanna, École Hôtelière de Lausanne), con costi molto più alti delle altre istituzioni e logiche di accesso simili a quelle dei grandi business school internazionali.

Accesso: l'accordo bilaterale Italia-Svizzera

Per uno studente con maturità italiana, l’accesso alle università svizzere è regolato dall’accordo bilaterale sulle equivalenze tra Italia e Svizzera, pubblicato e aggiornato annualmente da swissuniversities. È un punto importante: a differenza di quanto accade in altri paesi extra-UE, gli italiani godono di un riconoscimento diretto del proprio diploma.

Per accedere a un’università cantonale, in generale, occorrono tre elementi: la maturità italiana (qualsiasi indirizzo, con alcuni requisiti specifici a seconda della facoltà), una buona conoscenza della lingua di insegnamento, e in alcuni casi requisiti aggiuntivi specifici. Per le università di lingua tedesca, ad esempio, è generalmente richiesta una certificazione di tedesco di livello C1; per le università di lingua francese, il livello richiesto è di solito B2-C1. La maggior parte delle facoltà non prevede un esame di ammissione (eccezione importante: Medicina, sottoposta in tutta la Svizzera a un test di ammissione chiamato Numerus Clausus, particolarmente competitivo).

Per i politecnici federali il quadro è cambiato di recente, e in modo significativo. All’ETH di Zurigo, il diploma di maturità italiana con indirizzo liceo scientifico è ancora riconosciuto, ma sono richiesti voti minimi precisi: in particolare, i risultati finali in matematica e fisica devono essere uguali o superiori a 8/10, e la votazione complessiva di maturità deve essere uguale o superiore a 80/100. Per chi non rientra in questi requisiti è prevista una prova di ammissione (Reduced Entrance Examination). All’EPFL, in modo simile, è richiesta la maturità scientifica con i medesimi voti minimi, ma — e questo è l’elemento nuovo — dal 2025 e per almeno quattro anni l’EPFL ha limitato a 3.000 i posti totali del primo anno di bachelor e introdotto una selezione per i candidati con formazione straniera basata sulla media generale del diploma. Si tratta di un cambiamento importante, che rende l’accesso all’EPFL più competitivo di quanto fosse fino a pochi anni fa.

Va aggiunto che all’EPFL, dopo l’ammissione, gli studenti affrontano la cosiddetta Basisprüfung, l’esame del primo anno che funziona come un filtro molto duro: il tasso di superamento al primo tentativo è notoriamente basso (intorno al 40-50% in molti corsi), e chi non lo supera può ripetere una sola volta. È un meccanismo di selezione interno, più che di accesso, che caratterizza la cultura accademica dei politecnici federali: si entra con relativa facilità rispetto ad altre università di pari livello internazionale, ma si fa fatica a restare. Per gli studenti che vengono dall’Italia, abituati ai grandi test di ingresso “tutto o niente”, è un sistema che richiede di rimodulare le proprie aspettative.

Lingue: il punto decisivo

Più che l’accesso formale, è la lingua di insegnamento a determinare le scelte concrete di molti studenti italiani. La Svizzera è un paese a quattro lingue ufficiali (tedesco, francese, italiano, romancio), ma sul piano universitario le tre lingue rilevanti sono tedesco, francese e italiano, con l’inglese che si è progressivamente affermato come lingua di molti programmi di master e di alcuni bachelor.

L’Università della Svizzera italiana (USI) di Lugano è l’unico ateneo del paese in cui l’italiano è la lingua ufficiale dell’insegnamento. Offre bachelor in italiano in Comunicazione, Economia, Lingua e civiltà italiana, Informatica, e percorsi specifici in Architettura (Accademia di Architettura di Mendrisio). I master sono per lo più in inglese. L’USI conta circa 4.500 studenti, di cui oltre il 60% proviene dall’estero — Italia compresa, naturalmente. È, di fatto, la porta di ingresso più naturale al sistema universitario svizzero per uno studente italiano che non parli bene tedesco o francese.

L’EPFL di Losanna insegna in francese al livello bachelor, con eccezione di alcuni corsi specifici. Al livello master, la maggior parte dei programmi è in inglese. Il livello di francese richiesto è B2, in alcuni casi C1.

L’ETH di Zurigo insegna in tedesco al livello bachelor (con qualche eccezione), e prevalentemente in inglese al livello master. È richiesto un livello di tedesco C1.

Le università cantonali tedesche (Zurigo, Berna, Basilea, Lucerna, San Gallo) insegnano in tedesco al bachelor, con master sempre più frequentemente in inglese. Le università cantonali francesi (Ginevra, Losanna, Friburgo, Neuchâtel) insegnano prevalentemente in francese, con eccezioni puntuali. Friburgo, va segnalato, è bilingue (tedesco-francese) e offre la possibilità di seguire i corsi in entrambe le lingue, una caratteristica unica.

Il punto è questo: la lingua non è solo un requisito amministrativo, è la dimensione che cambia davvero l’esperienza universitaria. Affrontare lezioni di ingegneria in tedesco o di economia in francese, con compagni svizzeri che parlano la lingua come prima lingua, è un salto che richiede preparazione reale, e non basta cavarsela con il livello scolastico. Vale la pena prevedere, prima della partenza, un soggiorno linguistico di consolidamento o, in alcuni casi, un anno propedeutico nel cantone di destinazione.

Costi: cosa è cambiato nel 2025

Storicamente, le università svizzere sono state una delle migliori combinazioni in Europa tra qualità altissima e costi molto contenuti. Per anni le tasse universitarie all’ETH e all’EPFL si sono aggirate sui 730 franchi svizzeri a semestre (circa 760 euro), una cifra inferiore alla maggior parte delle università italiane non a numero programmato. A partire dal semestre autunnale 2025, però, qualcosa è cambiato.

Su decisione del Consiglio dei Politecnici Federali del luglio 2024, le tasse ai politecnici federali (ETH e EPFL) per gli studenti stranieri che si trasferiscono in Svizzera per motivi di studio sono state triplicate: da 730 a 2.190 franchi a semestre (circa 4.500 euro annui in totale). La decisione fa parte di un programma di risparmio governativo che ha ridotto i finanziamenti pubblici ai politecnici, e si applica solo alle nuove matricole straniere: chi era già iscritto prima dell’autunno 2025 continua a pagare la vecchia retta fino alla fine del bachelor o del master. È un cambiamento sostanziale, contro cui hanno protestato l’Unione svizzera degli universitari e diverse associazioni europee. Vale la pena tenerlo presente nella valutazione: l’EPFL e l’ETH restano molto più economici di università di pari livello (l’Imperial College di Londra costa oltre 30.000 sterline annue di sole tasse), ma non sono più l’affare quasi gratuito che erano fino a poco fa.

Le università cantonali sono invece restate sulle tariffe storiche: l’Università di Zurigo, l’UNIL di Losanna, l’Università di Berna o l’USI di Lugano applicano tasse semestrali tra i 500 e gli 850 franchi (intorno ai 1.000-1.700 euro annui), con differenze marginali tra svizzeri e stranieri. Per chi ha la possibilità di scegliere tra una cantonale e un politecnico federale, il differenziale sulle tasse è ora di oltre 2.500 euro l’anno.

Vanno però aggiunti i costi della vita, che in Svizzera sono notoriamente alti. A Zurigo e Ginevra, una stanza in un appartamento condiviso si aggira tra 900 e 1.400 franchi al mese, un monolocale parte da 1.700; a Losanna, Berna e Basilea si scende di poco (700-1.200 franchi per la stanza). Vanno aggiunte l’assicurazione sanitaria obbligatoria (la LAMal, intorno a 200-300 franchi mensili per uno studente sotto i 25 anni), il trasporto pubblico (70-100 franchi al mese), e l’alimentazione, che è del 50-70% più costosa rispetto all’Italia. L’EPFL stima un budget annuale complessivo (tasse incluse) tra 18.000 e 26.000 euro; l’ETH parla di 16.000-26.000 franchi solo per vitto, alloggio, trasporto e vita sociale, a cui si aggiunge il resto.

Per fronteggiare questi costi esistono borse di studio, sia federali che cantonali e di singole università. Le più note sono le Excellence Scholarships dei politecnici federali e dell’USI, riservate agli studenti più meritevoli, che coprono tasse, alloggio e una somma per il sostentamento. Gli studenti stranieri possono inoltre lavorare fino a 15 ore settimanali durante il semestre e a tempo pieno durante le vacanze accademiche, ma in pratica trovare un lavoro accessibile a chi non parla bene la lingua locale è più difficile di quanto sembri.

Documenti, permessi e riconoscimento del titolo

Sul piano burocratico, la Svizzera è un caso particolare. Non fa parte dell’Unione Europea ma ha accordi di libera circolazione con i paesi UE, quindi un cittadino italiano può entrare con la carta d’identità e soggiornare per studio senza visto. Per soggiorni superiori a tre mesi è però obbligatorio richiedere un permesso di soggiorno per studio (permesso B per stranieri), entro 14 giorni dall’arrivo, presso il controllo abitanti del comune di residenza. Il permesso viene rilasciato sulla base dell’iscrizione universitaria, di prove di mezzi finanziari sufficienti (la Svizzera può chiedere una dichiarazione che attesti la capacità di mantenersi, in genere un conto bancario con almeno 21.000 franchi annui o una fideiussione bancaria), e di una copertura assicurativa sanitaria.

Per quanto riguarda il riconoscimento del titolo al rientro in Italia, le lauree conseguite nelle università pubbliche svizzere — cantonali, politecnici federali, USI — sono in genere riconosciute dal MUR attraverso le procedure standard di equipollenza, con qualche complicazione in più rispetto ai titoli rilasciati nei paesi UE. La Convenzione di Lisbona, di cui la Svizzera è firmataria, garantisce un livello di riconoscimento accademico simile a quello degli altri paesi europei. Per le professioni regolamentate (medico, architetto, avvocato, ingegnere strutturista) il riconoscimento richiede passaggi aggiuntivi, da verificare caso per caso con l’ordine professionale italiano di competenza.

Vale la pena ricordare che la Svizzera non partecipa direttamente al programma Erasmus+ con i meccanismi standard degli altri paesi europei: dopo l’esclusione dal programma nel 2014 in seguito al referendum sulla limitazione dell’immigrazione, la Confederazione ha creato un programma di mobilità nazionale (“Movetia”) che finanzia gli scambi su base bilaterale con i singoli atenei europei. Significa che, per chi è iscritto in Italia, partecipare a un periodo Erasmus in Svizzera passa per i bandi specifici della propria università, ed è meno automatico che andare in Francia o Spagna.

SULL'AUTORE

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist e Social Media Manager, sempre pronto ad ampliare i propri orizzonti e con la valigia sempre pronta per scoprire il mondo con uno sguardo geek.

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