Studiare in Francia è una possibilità concreta per uno studente italiano: le tasse universitarie pubbliche sono tra le più basse in Europa, la maturità italiana è riconosciuta e la procedura di iscrizione, pur richiedendo organizzazione, segue regole chiare. Ma il sistema francese ha una peculiarità che vale la pena capire prima di qualsiasi altra cosa: è profondamente duale.
Il sistema universitario francese si articola attorno a due istituzioni molto diverse tra loro: le università pubbliche, aperte a tutti i diplomati e finanziate dallo Stato, e le Grandes Écoles, istituti di alto livello accessibili solo tramite concorso e frequentazione di classi preparatorie. Capire questa distinzione è il primo passo necessario per orientarsi, perché i percorsi di accesso, i costi e le prospettive professionali cambiano radicalmente a seconda della strada che si sceglie.
Entrambe le tipologie adottano il modello LMD (Licence, Master, Doctorat), che corrisponde al nostro sistema 3+2+3: tre anni per la Licence, due per il Master e circa tre per il Dottorato. Sul piano del riconoscimento dei titoli, la Francia è pienamente integrata nello Spazio europeo dell’istruzione superiore, il che significa che una laurea conseguita in un ateneo francese ha valore accademico e professionale in tutta Europa.
Le università pubbliche: aperte, economiche e distribuite su tutto il territorio
Le 83 università pubbliche francesi accolgono circa il 75% degli studenti stranieri che scelgono la Francia. Sono finanziate dallo Stato, offrono corsi in tutte le discipline dalla triennale al dottorato, e le tasse di iscrizione sono fissate annualmente dal governo in misura uguale per tutti, francesi e stranieri. Per l’anno accademico 2025/2026, secondo i dati di Campus France Italia, le tasse per una Licence (triennale) si aggirano attorno ai 184 euro annui, salgono a circa 256 euro per un Master e raggiungono circa 628 euro per un corso in ingegneria sotto la tutela del Ministero dell’istruzione superiore. Non ci sono differenze di costo tra cittadini europei e francesi.
Sul piano dell’accesso, per uno studente italiano che vuole iscriversi al primo anno di una triennale la procedura passa quasi interamente attraverso la piattaforma Parcoursup, lo stesso portale che usano gli studenti francesi. I candidati europei seguono la stessa procedura dei cittadini francesi: apertura della piattaforma a gennaio, termine per le candidature ad aprile, risposte degli istituti a partire da giugno. È importante iniziare per tempo, perché le scadenze sono rigide. Per iscriversi a un anno successivo al primo, a una laurea magistrale o a un dottorato, non esiste una procedura centralizzata: bisogna contattare direttamente l’ateneo o il dipartimento scelto.
Le Grandes Écoles: il sistema d'élite che distingue la Francia dal resto d'Europa
Accanto alle università pubbliche esiste un circuito separato, molto selettivo e con logiche proprie, che non ha equivalenti nel panorama europeo. Le Grandes Écoles sono più di 500 istituti, pubblici e privati, specializzati in ingegneria, management, scienze politiche, agronomia, belle arti, architettura e molti altri settori. Rilasciano titoli equivalenti alla laurea magistrale (livello bac+5) riconosciuti dallo Stato, ma con un peso reputazionale nel mercato del lavoro francese — e in parte internazionale — che va ben oltre il semplice titolo.
Il percorso tradizionale per accedervi prevede, dopo il diploma, due anni di Classes Préparatoires aux Grandes Écoles (CPGE), scuole preparatorie molto intensive e altamente competitive, al termine delle quali si sostengono i concorsi di ammissione. È un sistema pensato per formare una classe dirigente attraverso anni di pressione intellettuale intensa, e non è raro che chi non supera i concorsi si iscriva poi a un’università pubblica con i crediti maturati durante la preparazione.
Per gli studenti stranieri, molte Grandes Écoles prevedono percorsi di ammissione paralleli e diversi dalla via CPGE, che consentono di candidarsi dopo una laurea triennale o in fasi diverse della propria carriera accademica. Il 20% degli studenti delle Grandes Écoles è internazionale. Le tasse di iscrizione per questo circuito variano in modo molto più significativo rispetto alle università pubbliche: da 500 euro l’anno per gli istituti pubblici come l’École Polytechnique fino a 10.000 euro e oltre per le scuole di management private. Vale la pena segnalare che alcuni degli istituti pubblici più prestigiosi, come le Écoles Normales Supérieures, non solo sono gratuiti ma erogano agli studenti ammessi un vero e proprio stipendio mensile, essendo considerati funzionari dello Stato in formazione.
La lingua: il fattore che non va sottovalutato
La maggior parte dei corsi nelle università pubbliche è erogata in francese, e gli atenei possono richiedere una certificazione linguistica. Per uno studente italiano la vicinanza tra le due lingue aiuta, ma non sostituisce una preparazione vera, soprattutto se ci si trova ad affrontare esami universitari, letture specialistiche e burocrazia quotidiana. Il livello richiesto è generalmente il B2 del DELF, ma conviene verificare i requisiti specifici dell’ateneo e del corso scelto.
Esistono anche corsi erogati in inglese, circa 1.000 a livello di triennale e oltre 900 a livello di Master, ma la scelta si restringe sensibilmente. Se si punta alle università pubbliche, soprattutto per la triennale, il francese è praticamente indispensabile. Per le Grandes Écoles la situazione è più variegata, con molti programmi internazionali in inglese, ma il francese rimane una competenza valorizzata anche lì.
Quanto costa vivere in Francia?
Le tasse universitarie basse non devono far abbassare la guardia sul costo della vita, che varia moltissimo a seconda della città. Parigi è una delle capitali europee più care: mettere insieme alloggio, cibo, trasporti e spese personali richiede almeno 1.300-1.500 euro al mese, e spesso di più nelle zone centrali. Nelle città universitarie di provincia — Lione, Tolosa, Bordeaux, Lille, Rennes, Montpellier — il budget scende sensibilmente, con stime intorno ai 700-900 euro al mese per uno studente che vive fuori dalle residenze universitarie.
Esistono aiuti concreti per ridurre queste spese. Il CROUS (Centre Régional des Œuvres Universitaires et Scolaires) gestisce residenze universitarie a prezzi calmierati — tra 150 e 350 euro al mese per una camera a Parigi, meno in provincia — e una rete di oltre 450 ristoranti universitari dove un pasto completo costa 3,30 euro con il badge studente. La CAF (Caisse d’Allocations Familiales) eroga contributi sull’affitto accessibili anche agli studenti stranieri regolarmente residenti. Per i trasporti, la carta giovani SNCF per under 27 riduce sensibilmente i costi degli spostamenti in treno.
Dove studiare: università e città da considerare
La scelta della città dovrebbe partire dal corso, non dall’idea astratta di una città. Le università parigine sono le più conosciute — Sorbonne Université, Université Paris Cité, Sciences Po, Paris Dauphine — ma Parigi ospita anche i campus dell’École Polytechnique e di molte altre Grandes Écoles. Fuori dalla capitale, Lione e Bordeaux sono forti in molte discipline umanistiche e scientifiche; Grenoble è un riferimento per le discipline scientifiche e tecnologiche; Toulouse è nota per ingegneria aerospaziale e informatica; Montpellier per medicina e scienze della vita. Per chi punta alle Grandes Écoles di management, le scuole più note come HEC, ESSEC e ESCP hanno sede in area parigina, mentre Sciences Po ha sette campus distribuiti in tutta la Francia.
Vale anche la pena considerare che chi ha fatto l’ESABAC al liceo — il doppio diploma italo-francese — ha una corsia preferenziale nell’accesso alle università francesi, senza dover passare dalla procedura DAP riservata agli studenti non europei. Sono oltre 300 i licei italiani che offrono questo percorso.





