L’Olanda è stata, negli ultimi quindici anni, una delle destinazioni preferite dagli studenti italiani che scelgono di fare l’università all’estero. Costi contenuti per chi proviene dall’Unione Europea, oltre trecentosettanta corsi triennali interamente in inglese, atenei tra i primi al mondo nei principali ranking internazionali, una cultura accademica orientata al dibattito e ai progetti di gruppo: tutti elementi che hanno reso i Paesi Bassi un punto di riferimento per chi cercava un’esperienza internazionale senza i costi proibitivi del Regno Unito. Il quadro, tuttavia, è in evoluzione. Negli ultimi due anni il governo olandese e l’associazione delle università hanno avviato un processo di “rebilanciamento” dell’internazionalizzazione, con misure che riguardano la lingua di insegnamento, il numero di studenti stranieri e l’accessibilità di alcuni corsi. Capire dove si è arrivati oggi è essenziale per chi sta valutando l’iscrizione per l’anno accademico 2026/27 o successivi.
Due binari: research universities e universities of applied sciences
Il sistema universitario olandese si articola su due tipi di istituzioni, entrambe parte dell’istruzione superiore con valore legale equivalente, ma con orientamento didattico differente. Le research universities (in olandese wetenschappelijk onderwijs, WO) sono i quattordici atenei di ricerca tradizionali, da Amsterdam a Leiden, da Utrecht a Groningen, da Maastricht a Rotterdam: offrono una formazione di taglio teorico-scientifico, prepara alla ricerca e al pensiero critico, con triennali da centottanta crediti articolate in tre anni. Sono il riferimento per chi pensa a un percorso accademico, alla magistrale, eventualmente al dottorato. Le universities of applied sciences (hoger beroepsonderwijs, HBO, in olandese hogescholen) sono invece istituzioni a vocazione professionalizzante, con una quarantina di sedi sul territorio: offrono triennali da duecentoquaranta crediti articolate in quattro anni, con tirocini obbligatori integrati nel piano di studi, classi più piccole, didattica orientata ai progetti, stretta collaborazione con il mondo del lavoro. Sono spesso sottovalutate dagli studenti italiani, che tendono a guardare automaticamente alle research universities, ma rappresentano la scelta naturale per chi cerca un percorso più applicato e un ingresso più rapido nel mercato del lavoro.
La questione lingua: dove si è arrivati
Per anni la principale attrattiva delle università olandesi è stata l’ampia offerta di corsi tenuti interamente in inglese, una condizione che ha permesso a centinaia di migliaia di studenti europei di studiare senza dover imparare l’olandese. Negli ultimi due anni questa offerta è stata oggetto di un dibattito politico intenso, motivato dalla crescita rapida del numero di studenti internazionali (passati da circa il ventotto per cento delle nuove iscrizioni nel 2015 al quaranta per cento nel 2023), dalla pressione sul mercato degli alloggi studenteschi e dalla preoccupazione per la progressiva marginalizzazione dell’olandese come lingua accademica. Nell’ottobre 2024 il ministro dell’istruzione Eppo Bruins ha presentato una proposta di legge, la Wet Internationalisering in Balans, che prevedeva di rendere obbligatorio almeno due terzi del curriculum in olandese per i nuovi bachelor e di introdurre una verifica formale (il cosiddetto TAO, Toets Anderstalig Onderwijs) per autorizzare insegnamenti in lingue diverse.
Nel luglio 2025 il governo ha fatto un passo indietro: il TAO è stato ritirato per i programmi esistenti, lasciando in vigore l’obbligo solo per quelli di nuova attivazione. In parallelo, le università riunite nell’UNL hanno avviato un’autoregolamentazione che prevede la sospensione dell’attivazione di nuovi bachelor in inglese, la riduzione del recruiting attivo all’estero e, dal 2026/27, la possibilità di applicare cap distinti sui track in inglese rispetto a quelli in olandese, per limitare l’afflusso internazionale senza ridurre l’accesso degli studenti olandesi. Per il prossimo anno accademico, undici bachelor in atenei diversi hanno già introdotto questo tipo di cap, in particolare in psicologia, international business e relazioni internazionali. Per chi pianifica di iscriversi nel 2026/27 lo scenario è quindi questo: i corsi in inglese attualmente offerti restano attivi, ma in alcune discipline molto richieste la concorrenza sarà più elevata che in passato e l’esito della selezione meno scontato. I requisiti linguistici per gli internazionali sono rimasti invariati: per la triennale serve di norma un IELTS 6.0 o un TOEFL iBT 80, con soglie più alte in alcuni programmi competitivi.
Costi: tasse universitarie e vita quotidiana
Sul fronte economico, l’Olanda mantiene il suo vantaggio strutturale. Gli studenti italiani, in quanto cittadini UE, pagano la cosiddetta wettelijk collegegeld, la tassa universitaria nazionale fissata ogni anno dal governo: 2.601 euro per l’anno accademico 2025/26 e 2.694 euro per il 2026/27. È la stessa cifra in tutte le università pubbliche, sia research che applied sciences, in tutte le città. Va segnalata una piccola novità che vale la pena conoscere: lo sconto del cinquanta per cento sulla retta del primo anno, introdotto nel 2018 come misura di sostegno, è stato eliminato a partire dal 2025/26, quindi tutti gli studenti, anche al primo anno, pagano la tariffa piena. Per chi proviene da fuori UE le tariffe sono ben più alte, oscillando tra novemila e ventimila euro all’anno per i bachelor, ma questo non riguarda gli italiani.
Il costo della vita varia significativamente da città a città. Le stime di Nuffic, l’organizzazione olandese per l’internazionalizzazione, indicano una spesa media tra mille e millecinquecento euro al mese per un budget completo, comprensivo di affitto, alimentazione, assicurazione sanitaria, trasporti, materiali di studio e tempo libero. L’affitto rappresenta da solo la voce più consistente, con un’ampia variazione geografica: ad Amsterdam una stanza in casa condivisa costa tra cinquecentocinquanta e milleduecento euro al mese, e per uno studio si superano facilmente i millecinquecento; a Utrecht e Rotterdam i prezzi sono leggermente inferiori, attorno ai quattrocentocinquanta-ottocento euro per una stanza; mentre città come Groningen, Eindhoven, Nijmegen, Tilburg ed Enschede offrono soluzioni tra i trecentocinquanta e i settecento euro, abbinate a un costo della vita generale di quattrocento-quattrocentocinquanta euro al mese. C’è poi una voce specifica per chi viene dall’Italia che merita attenzione: l’assicurazione sanitaria. In Olanda non esiste un sistema sanitario pubblico universale come il nostro SSN, e gli studenti che svolgono attività lavorativa, anche part-time, devono sottoscrivere un’assicurazione sanitaria privata olandese, con un costo mensile di circa centoventicinque-centoquaranta euro. Chi non lavora può continuare a usare la tessera sanitaria europea italiana per l’assistenza di base, ma il momento in cui si comincia a fare anche solo qualche ora di lavoro impone il passaggio al sistema olandese.
Atenei più accessibili: una geografia delle scelte
Quando si parla di atenei “accessibili” per gli italiani, vanno considerati tre fattori distinti: la disponibilità di programmi in inglese coerenti con il proprio interesse, l’accessibilità economica della città in termini di housing e costo della vita, e la maggiore o minore competitività dell’ammissione. Combinando questi elementi emergono alcune destinazioni che rappresentano un buon compromesso. Groningen, nel nord, è da anni considerata una delle migliori città studentesche d’Europa, con costi tra i più bassi del paese, una comunità internazionale ampia e l’University of Groningen, ateneo di ricerca con un’offerta di programmi in inglese particolarmente ricca, dalle scienze sociali alle scienze della vita. Maastricht, all’estremo sud, ospita la Maastricht University, l’ateneo più internazionale dei Paesi Bassi, noto per la metodologia Problem-Based Learning che organizza la didattica attorno a piccoli gruppi di lavoro: trovandosi in una regione di confine in declino demografico, beneficia di una clausola della legge sull’internazionalizzazione che le consente di mantenere ampia parte dei corsi in inglese.
Tilburg, città media del Brabante settentrionale, offre una combinazione interessante di costi contenuti e qualità della didattica, in particolare in economia, scienze sociali e diritto. Eindhoven è il polo tecnologico del paese, con la TU/e (Eindhoven University of Technology) come riferimento per ingegneria e tecnologie, in una città dinamica e meno satura di Amsterdam o Utrecht. Twente, nella regione orientale, ospita l’University of Twente, ateneo tecnologico con un approccio molto applicato. Per chi cerca le grandi città cosmopolite, Rotterdam con l’Erasmus University (eccellente in business, management ed economia, sede della Rotterdam School of Management) e L’Aia, con il suo focus internazionale dovuto alla presenza di istituzioni europee e di diritto internazionale, sono opzioni dal costo intermedio. Amsterdam con l’University of Amsterdam e la Vrije Universiteit resta la scelta più ambita ma anche la più cara e competitiva, con un mercato degli alloggi al limite della saturazione. Per i percorsi di taglio professionalizzante, le universities of applied sciences come Hanze a Groningen, Saxion a Enschede, Fontys tra Eindhoven e Tilburg, Avans nel Brabante e The Hague University of Applied Sciences offrono programmi in inglese ad accesso più semplice, spesso con tirocini retribuiti integrati. Per quanto riguarda i corsi più scelti dagli italiani, dominano business e management, economia, international relations, psicologia, comunicazione e media, ingegneria nelle tre università tecnologiche (Delft, Eindhoven, Twente) e i programmi di Liberal Arts and Sciences offerti dai University Colleges di Amsterdam, Utrecht, Rotterdam, Maastricht e altre sedi.
Come ci si iscrive: Studielink e le scadenze
L’iscrizione alle università olandesi passa per Studielink, la piattaforma centralizzata che gestisce le candidature a tutti gli atenei pubblici, sia research sia applied sciences. Si possono presentare fino a quattro candidature contemporaneamente per ogni anno accademico, con un massimo di due ai cosiddetti numerus fixus, ovvero i programmi a numero chiuso con selezione su graduatoria. Le scadenze sono rigorose: per i corsi a numerus fixus la deadline è il 15 gennaio, senza eccezioni; il 15 aprile arriva il ranking; entro il 1° maggio si chiudono di norma le candidature ai programmi non selettivi. Documenti richiesti: traduzione certificata del diploma di maturità (e di solito anche del transcript con i voti degli ultimi anni), certificazione di inglese, lettera motivazionale, CV e in alcuni casi un colloquio online o test specifici. Per la maggior parte dei programmi non a numerus fixus l’esito arriva entro quattro-otto settimane dalla candidatura completa.
Il punto critico: la casa
C’è un aspetto che merita una sezione a sé, perché è di gran lunga il problema più sottovalutato dagli studenti italiani in partenza per i Paesi Bassi: trovare alloggio. L’Olanda è da anni in piena crisi abitativa studentesca, con una carenza stimata di oltre ventiseimila posti letto rispetto alla domanda, una cifra che secondo le proiezioni del National Student Housing Monitor potrebbe salire a cinquantasettemila entro il 2030 se non si interviene massicciamente. Le università olandesi, a differenza di quelle anglosassoni, di norma non garantiscono housing per i propri studenti: alcune offrono un numero limitato di stanze per gli internazionali del primo anno tramite housing corporations come DUWO, SSH, Idealis o Vestide, ma la disponibilità è bassa e va richiesta con largo anticipo. Diversi atenei consigliano oggi apertamente di valutare il rinvio della partenza qualora, un mese prima dell’inizio dei corsi, non si sia riusciti a trovare un alloggio. Un dato che fa riflettere: secondo rilevazioni del 2026, un internazionale su tre arriva in Olanda senza housing assicurato, e si trova a cercare casa nei primi mesi di permanenza, spesso pagando prezzi superiori al mercato a causa dell’urgenza.
L’unica strategia che funziona è iniziare presto, almeno quattro-sei mesi prima dell’inizio dei corsi, usando contemporaneamente più canali. Le piattaforme più affidabili sono quelle delle housing corporations menzionate, Kamernet (con abbonamento mensile per accedere agli annunci), HousingAnywhere, ROOM e i gruppi Facebook delle community studentesche italiane in Olanda. Importante: mai pagare anticipi o caparre senza aver visto la stanza, almeno virtualmente; verificare sempre la proprietà tramite il Kadaster (il registro fondiario olandese); diffidare delle pressioni a firmare in fretta. Le truffe agli studenti internazionali sono purtroppo frequenti, e nelle città più affollate come Amsterdam, Utrecht e Leiden i tempi medi di attesa per una stanza tramite le corporation possono arrivare a tre-cinque anni, motivo per cui chi inizia il percorso punta inizialmente al mercato privato.
Una scelta che resta valida, ma più consapevole
L’Olanda continua a offrire alcuni dei migliori rapporti qualità-prezzo della formazione universitaria europea: tasse contenute, atenei di alto livello, una cultura accademica improntata all’autonomia dello studente, una società in cui l’inglese si parla davvero ovunque, una posizione geografica centrale che facilita gli scambi e i viaggi all’interno del continente. Le restrizioni recenti non chiudono le porte agli studenti italiani, ma cambiano alcuni equilibri. La selezione su alcuni corsi sarà più dura, la disponibilità di nuovi programmi in inglese si ridurrà nel medio periodo, la pressione sul mercato degli alloggi resterà alta. Per chi sta valutando questa direzione, vale la regola di buon senso che guida ogni scelta universitaria consapevole: partire per tempo, conoscere bene il sistema di destinazione, valutare con realismo costi e prospettive, non sottovalutare gli aspetti pratici come l’alloggio e l’assicurazione sanitaria. Per chi invece sta ragionando in una prospettiva di Erasmus o di permanenza più breve all’estero, vale la pena considerare anche l’evoluzione dei programmi europei, come Erasmus+, che restano la via più semplice e protetta per fare un periodo di studi all’estero senza affrontare l’iscrizione diretta come studente internazionale a tutti gli effetti. Informazioni operative aggiornate su corsi, atenei e procedure sono disponibili sul portale ufficiale Study in NL, gestito da Nuffic per conto del governo dei Paesi Bassi.

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.
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