Lavorare subito dopo il diploma: chi lo sceglie davvero e perché sono ancora pochi

Una scelta minoritaria che riflette differenze sociali, aspettative e limiti del sistema: cosa frena davvero l’ingresso diretto nel lavoro.

di Lucia Resta
30 aprile 2026
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I numeri sono chiari: scegliere di lavorare subito dopo il diploma resta una strada minoritaria. Secondo l’indagine AlmaDiploma 2025, la quota di diplomati che punta direttamente al lavoro è nettamente inferiore rispetto a chi decide di proseguire gli studi, da solo o insieme a un’attività lavorativa.

Questo non significa che il lavoro sia assente, anzi. Una parte significativa di studenti prevede di lavorare, ma spesso lo fa in combinazione con l’università. È proprio questa distinzione a fare la differenza: lavorare mentre si studia sta diventando sempre più comune, mentre scegliere il lavoro come unica strada resta una scelta più rara. In altre parole, il lavoro c’è, ma raramente è esclusivo.

Questa dinamica racconta molto del contesto attuale. Da un lato, il valore attribuito all’istruzione resta alto. Dall’altro, cresce l’esigenza di entrare in contatto con il mondo del lavoro prima possibile, anche senza rinunciare agli studi. Il risultato è un equilibrio ancora instabile: lavorare subito è una possibilità concreta, ma non è ancora una scelta diffusa né pienamente riconosciuta come alternativa all’università.

Chi sceglie di lavorare subito?

La scelta di entrare subito nel mondo del lavoro non è distribuita in modo uniforme tra i diplomati. Al contrario, segue traiettorie piuttosto precise, legate soprattutto al tipo di scuola frequentata. Sono i diplomati degli istituti professionali quelli che più spesso scelgono di lavorare subito dopo il diploma. In questi percorsi, il collegamento con il mondo del lavoro è più diretto e concreto, e l’ingresso immediato rappresenta una prosecuzione naturale del percorso. Nei tecnici questa tendenza è presente, ma più contenuta, mentre tra i liceali resta una scelta residuale.

Non si tratta solo di preparazione, ma di aspettative e orizzonti. Chi arriva da un percorso più orientato al lavoro tende a percepire l’ingresso immediato come un’opzione realistica e coerente. Al contrario, per molti studenti dei licei, lavorare subito non è quasi mai la prima scelta considerata. Accanto al percorso scolastico, conta molto anche il contesto di partenza. Le condizioni economiche e familiari incidono sulle possibilità concrete di proseguire gli studi e, di conseguenza, rendono il lavoro una scelta più o meno accessibile. In alcuni casi è una decisione ponderata, in altri è una strada che si impone.

Il risultato è che chi lavora subito dopo il diploma non rappresenta un gruppo omogeneo. Ci sono studenti che seguono un percorso coerente con la propria formazione e altri che entrano nel lavoro per necessità o per mancanza di alternative percepite. Capire questa differenza è fondamentale, perché dietro la stessa scelta si nascondono situazioni molto diverse.

Non sempre è una scelta: il peso delle condizioni di partenza

Dietro la decisione di lavorare subito dopo il diploma non c’è sempre una scelta libera e consapevole. In molti casi, il contesto di partenza gioca un ruolo decisivo, restringendo — più che ampliando — le opzioni disponibili.

Quando il lavoro è una necessità

Per una parte dei diplomati, entrare subito nel mondo del lavoro è prima di tutto una questione economica. Proseguire gli studi richiede tempo, risorse e spesso il supporto della famiglia. Quando queste condizioni mancano o sono fragili, il lavoro diventa la strada più immediata, a volte l’unica percorribile. In questi casi, la scelta non riguarda tanto cosa si vuole fare, ma cosa è possibile fare. Il rischio è quello di accettare opportunità poco coerenti con le proprie competenze o aspirazioni, con margini limitati di crescita nel medio periodo.

Quando è una scelta consapevole

Esiste però anche una quota di studenti che sceglie di lavorare subito in modo intenzionale. Sono quelli che cercano indipendenza, che vogliono entrare rapidamente in un contesto professionale o che si riconoscono di più in attività pratiche e operative. Per questi diplomati, il lavoro rappresenta un’opportunità, non un ripiego. È un modo per mettersi alla prova, acquisire esperienza e iniziare a costruire un percorso.

Il punto è che queste due situazioni — necessità e scelta — spesso si sovrappongono e non sono sempre distinguibili dall’esterno. Ma fanno una grande differenza nel modo in cui il percorso si sviluppa. Perché lavorare subito può essere un buon punto di partenza, oppure una soluzione temporanea difficile da trasformare in qualcosa di più strutturato. Dipende, in larga parte, dalle condizioni da cui si parte.

Il problema della progettualità: lavorare senza una direzione

Entrare subito nel mondo del lavoro non è, di per sé, un problema. Lo diventa quando manca una direzione. I dati mostrano che una quota rilevante di diplomati arriva alla fine delle superiori senza avere un’idea chiara del proprio futuro professionale. Tra gli studenti incerti, solo una minoranza sa già che lavoro vorrebbe fare. Questo vale anche — e in alcuni casi ancora di più — per chi decide di lavorare subito. La differenza, però, è sostanziale. Chi entra nel lavoro con un obiettivo, anche parziale, tende a utilizzare quell’esperienza come un passo coerente: accumula competenze, osserva, capisce cosa funziona e cosa no. Il lavoro diventa parte di un percorso.

Chi invece inizia senza una direzione rischia di muoversi in modo più casuale. Si accettano opportunità disponibili nel breve periodo, spesso scollegate tra loro, con poche possibilità di crescita o continuità. In questi casi, il lavoro non costruisce un percorso, ma lo frammenta. Questo è il nodo più delicato: non tanto lavorare subito, ma farlo senza un progetto. Perché senza una bussola, anche le esperienze utili rischiano di non essere valorizzate.

Il punto, quindi, non è contrapporre lavoro e studio, ma capire con quale livello di consapevolezza si entra in uno dei due. Senza questo passaggio, il rischio è che la scelta iniziale — qualunque essa sia — diventi difficile da sostenere nel tempo.

Il lavoro cambia: aspettative diverse rispetto al passato

Per capire perché lavorare subito dopo il diploma resta una scelta minoritaria, bisogna guardare anche a come stanno cambiando le aspettative dei giovani nei confronti del lavoro. Negli ultimi anni emerge una trasformazione chiara: contano sempre di più aspetti come il tempo libero, la flessibilità e l’autonomia. Sono elementi che crescono di importanza rispetto al passato, insieme al desiderio di trovare un equilibrio tra vita e lavoro.

Questo spostamento ha un impatto diretto sulle scelte post-diploma. Il lavoro non è più visto solo come stabilità economica o sicurezza, ma come parte di un progetto di vita più ampio. Di conseguenza, entrare subito nel mercato può risultare meno attraente se le opportunità disponibili non rispondono a queste aspettative. Allo stesso tempo, si ridimensiona anche il valore simbolico del “posto fisso”. Non scompare, ma perde centralità rispetto a criteri più legati alla qualità della vita e alla possibilità di crescita personale.

Questo crea una tensione evidente: da una parte il bisogno di lavorare, dall’altra il desiderio di trovare condizioni migliori. In mezzo, spesso, ci sono opportunità iniziali che non soddisfano pienamente nessuna delle due esigenze. È anche per questo che molti diplomati scelgono di rimandare l’ingresso definitivo nel lavoro, preferendo percorsi che permettano di costruire competenze e tenere aperte più possibilità. In questo scenario, lavorare subito diventa una scelta più selettiva, non necessariamente la più semplice né la più immediata.

Lavoro vs università: una contrapposizione sempre meno netta

Per molto tempo, la scelta dopo il diploma è stata raccontata come un bivio netto: da una parte l’università, dall’altra il lavoro. Oggi questa distinzione è sempre meno efficace per descrivere la realtà.

Crescono sempre più i percorsi misti

Sempre più diplomati non scelgono tra studio e lavoro, ma provano a tenerli insieme. L’idea di affiancare un’attività lavorativa all’università è sempre più diffusa e, in molti casi, rappresenta una soluzione intermedia: si continua a studiare, ma si entra anche in contatto con il mondo del lavoro. Questi percorsi misti rispondono a più esigenze: economiche, certo, ma anche formative. Lavorare mentre si studia permette di acquisire esperienza, testare le proprie scelte e rendere più concreto un percorso che altrimenti rischierebbe di restare solo teorico.

Il lavoro come fase, non come punto di arrivo

Anche quando il lavoro arriva subito dopo il diploma, non sempre viene vissuto come una scelta definitiva. In molti casi è una fase, un passaggio temporaneo per capire meglio cosa fare dopo. Può essere un modo per prendersi tempo, per evitare decisioni affrettate o per accumulare esperienze prima di tornare a studiare. Una sorta di “pausa attiva” che permette di osservare da vicino il mondo del lavoro e orientarsi con maggiore consapevolezza.

Questo cambia il significato stesso della scelta. Lavorare subito non è più necessariamente l’alternativa all’università, ma una delle possibili tappe di un percorso più flessibile e meno lineare. In questo scenario, la vera differenza non è tra chi studia e chi lavora, ma tra chi riesce a costruire un filo logico tra le proprie esperienze e chi, invece, si muove senza una direzione chiara.

Perché sono ancora pochi: i veri motivi

Se lavorare subito dopo il diploma è una possibilità concreta, perché resta una scelta così poco diffusa? La risposta non sta in un solo fattore, ma in una combinazione di elementi culturali, economici e strutturali.

Il primo riguarda la percezione. In Italia, l’università continua a essere vista come la strada più sicura e “giusta”. Non solo dagli studenti, ma anche dalle famiglie. L’idea che studiare più a lungo significhi avere più opportunità resta molto radicata, e questo rende il lavoro immediato una scelta meno legittimata, quasi una seconda opzione.

C’è poi un tema legato alla qualità delle opportunità disponibili. Molti dei lavori accessibili subito dopo il diploma sono percepiti come poco stabili, poco qualificati o con margini limitati di crescita. In queste condizioni, scegliere di lavorare subito può apparire rischioso, soprattutto se non è accompagnato da prospettive chiare.

Un altro elemento riguarda l’orientamento. Se sulla scelta universitaria esiste un minimo di accompagnamento, sul lavoro questo è molto più debole. I diplomati spesso conoscono poco le reali opportunità disponibili, i settori in crescita o i percorsi di ingresso più strutturati. Il risultato è che il lavoro resta una scelta meno “guidata” e quindi più incerta.

Infine, pesa ancora lo scollamento tra scuola e mondo del lavoro. Le esperienze fatte durante il percorso scolastico — come i PCTO — non sempre riescono a offrire un’immagine chiara e realistica delle possibilità future. Questo rende più difficile immaginarsi in un contesto professionale subito dopo il diploma.

Mettendo insieme questi fattori, il quadro è coerente: lavorare subito non è raro perché manchi interesse, ma perché mancano condizioni che lo rendano una scelta solida e riconosciuta.

Cosa manca davvero per rendere il lavoro una scelta credibile

Se lavorare subito dopo il diploma resta una strada poco battuta, non è solo per una preferenza verso l’università. È perché, oggi, mancano ancora le condizioni per renderla una scelta davvero solida.

Il primo nodo è l’orientamento. I diplomati ricevono informazioni su corsi di laurea, atenei, percorsi accademici. Molto meno su lavori, settori, competenze richieste, modalità concrete di ingresso. Il risultato è uno squilibrio: studiare è una scelta “spiegata”, lavorare molto meno. Per colmare questo gap serve un orientamento che includa davvero il lavoro tra le opzioni, non come alternativa residuale ma come percorso da conoscere e valutare.

Il secondo elemento riguarda i percorsi strutturati. Dove esistono canali chiari — come gli ITS o alcune forme di apprendistato — il passaggio scuola-lavoro diventa più leggibile e meno rischioso. Ma queste opportunità, pur in crescita, restano ancora poco diffuse o poco conosciute. Senza percorsi riconoscibili, il lavoro immediato continua a essere percepito come un salto nel vuoto.

C’è poi un tema di trasparenza. Molti diplomati non hanno accesso a informazioni affidabili sulla qualità delle opportunità lavorative: condizioni, possibilità di crescita, competenze richieste. Questo rende difficile distinguere tra esperienze utili e lavori temporanei senza prospettiva.

Infine, resta il rapporto tra scuola e impresa. Finché questo collegamento sarà debole o discontinuo, il lavoro continuerà a essere qualcosa che si scopre solo dopo il diploma, e non durante il percorso. Rafforzare questo legame significa rendere più concreto ciò che oggi resta spesso astratto.

Il punto, quindi, non è spingere più studenti a lavorare subito, ma mettere chi lo vuole fare nelle condizioni di farlo bene. Perché il problema non è scegliere il lavoro invece dell’università, ma poter scegliere davvero, con informazioni, strumenti e opportunità all’altezza.

SULL'AUTORE
Lucia Resta, giornalista professionista dal 2007. Dopo la maturità al Liceo Scientifico PNI, si è laureata in Scienze della Comunicazione a Lecce. In seguito, ha ottenuto la laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo alla Lumsa di Roma e nello stesso periodo ha frequentato la scuola di giornalismo, sempre alla Lumsa.
Mentre accumulava esperienze da giornalista tra radio, carta stampata, agenzie e web, ha conseguito anche un Master in Marketing, Comunicazione d'impresa e Comunicazione pubblica. Attualmente lavora prevalentemente come Seo Copywriter e Seo Content Manager e ha creato diversi siti web.
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