Il Liceo Linguistico prevede lo studio obbligatorio di tre lingue straniere per tutti e cinque gli anni, con inglese quasi sempre come prima lingua e altre due a scelta tra francese, spagnolo, tedesco, russo, arabo, cinese e giapponese, a seconda dell’offerta dell’istituto. Accanto alle lingue, il piano di studi include italiano, latino (solo nel biennio), storia, filosofia, matematica, fisica, scienze naturali, storia dell’arte e educazione fisica, con un carico orario che nel biennio è di 27 ore settimanali e sale a 30 nel triennio. Le ore di lingua non comprendono solo grammatica e conversazione: ogni lingua è studiata anche nella sua dimensione culturale e letteraria, con un approccio che si avvicina molto a quello universitario man mano che si avanza negli anni.
Una delle caratteristiche più distintive del percorso è la metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning), che prevede l’insegnamento di una disciplina non linguistica interamente in lingua straniera a partire dal terzo anno, e di una seconda disciplina in un’altra lingua dal quarto anno. In pratica, storia dell’arte, scienze, storia o altre materie vengono insegnate e studiate direttamente in inglese, francese o spagnolo, e questo cambia profondamente il modo in cui si impara, perché costringe a pensare in un’altra lingua non per tradurre ma per capire e ragionare. Al termine del percorso, lo studente deve aver raggiunto il livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le prime due lingue e almeno il B1 per la terza.
Cosa si impara davvero e chi ci si trova bene
Il Liceo Linguistico non è una scuola di lingue nel senso corrente dell’espressione, ed è importante chiarirlo subito. Non si studiano le lingue come abilità comunicativa isolata, ma come chiavi di accesso a culture, letterature e sistemi di pensiero diversi. Chi lo sceglie affronta analisi di testi letterari in lingua originale, interpretazione di documenti storici, confronto tra tradizioni culturali, e costruisce nel tempo una capacità di muoversi tra codici diversi che va ben oltre la competenza linguistica pura.
Ci si trova bene se si ha una genuina curiosità verso le lingue e le culture che rappresentano, se si è a proprio agio con la lettura e l’analisi, se si preferisce un tipo di ragionamento più interpretativo che dimostrativo. Non è un percorso pensato per chi vuole risultati veloci e pratici in breve tempo: la formazione è ampia, i ritmi sono sostenuti e il latino nel biennio richiede un investimento iniziale non trascurabile. Chi invece prova fastidio verso lo studio delle grammatiche, la letteratura o la lettura estesa difficilmente vi trova soddisfazione, anche se ama viaggiare o parlare lingue in senso colloquiale.
L'ESABAC: cosa è e a cosa serve
All’interno dei Licei Linguistici, molti istituti offrono la possibilità di seguire un percorso specifico chiamato ESABAC, un acronimo che unisce “Esame di Stato” italiano e “Baccalauréat” francese. Si tratta di un accordo tra i Ministeri dell’Istruzione italiano e francese, firmato nel 2009 ed entrato in vigore nel settembre 2010, che permette agli studenti di conseguire con un unico esame due diplomi distinti e validi: la maturità italiana e il Baccalauréat francese, con cui è possibile iscriversi alle università di entrambi i Paesi senza alcuna procedura aggiuntiva di riconoscimento del titolo.
Il percorso ESABAC si sviluppa nel triennio e prevede un carico aggiuntivo rispetto alle sezioni ordinarie del Linguistico: quattro ore settimanali di lingua e letteratura francese e due ore settimanali di storia insegnata in lingua francese, per un totale di sei ore in più rispetto al curricolo standard. L’esame finale integra le prove normali dell’Esame di Stato con una prova aggiuntiva in francese articolata in un testo di lingua e letteratura francese (quattro ore) e una prova di storia in francese (due ore). Chi supera tutte le prove ottiene entrambi i diplomi; chi non supera la prova ESABAC ma supera l’Esame di Stato ottiene soltanto la maturità italiana.
L’ESABAC non è disponibile solo nei Licei Linguistici: può essere attivato anche nei licei classici, scientifici e delle scienze umane, oltre che negli istituti tecnici del settore economico. Nei licei, però, il Linguistico è l’indirizzo in cui si integra in modo più naturale, essendo già strutturato attorno allo studio intensivo del francese. Il diploma francese apre l’accesso a oltre 250 percorsi universitari italo-francesi in double degree, e il francese resta una delle principali lingue di lavoro dell’Unione Europea e dell’ONU, oltre che la lingua del secondo partner commerciale dell’Italia. Per chi poi vuole fare l’università in Francia, aver conseguito l’ESABAC equivale a presentarsi con un titolo pienamente riconosciuto, come descritto nella guida su come fare l’università in Francia.
La maturità al Liceo Linguistico
L’Esame di Stato al Liceo Linguistico prevede, come per tutti gli indirizzi, una prima prova scritta di italiano comune a tutti, una seconda prova scritta specifica dell’indirizzo e un colloquio orale multidisciplinare. Per il 2025, il Ministero ha stabilito che la seconda prova riguarda Lingua e Cultura Straniera 1, ovvero la prima lingua straniera studiata, che nella grande maggioranza dei casi corrisponde all’inglese. La prova dura tra quattro e sei ore ed è articolata in una parte di comprensione di due testi (letterario e non letterario) e una parte di produzione scritta, con un livello linguistico richiesto pari al B2 del Quadro Europeo. Il voto finale tiene conto di quattro indicatori: comprensione, interpretazione, aderenza alla traccia e correttezza linguistica, ognuno con un peso equivalente nella valutazione complessiva.
Cosa si può fare dopo il diploma
Il diploma di Liceo Linguistico dà accesso a qualsiasi facoltà universitaria, ma offre una predisposizione naturale verso alcuni percorsi più di altri. Le scelte più frequenti tra i diplomati sono le lauree in Lingue e Letterature Straniere, Mediazione Linguistica e Culturale, Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, Scienze della Comunicazione, Economia con indirizzo internazionale e Scienze del Turismo. La formazione ricevuta si adatta bene anche a percorsi meno ovvi, come Giurisprudenza, Psicologia o discipline umanistiche, dove la capacità di lettura analitica e la familiarità con le fonti in lingua originale diventano un vantaggio concreto.
Sul versante del lavoro, le figure più ricercate tra chi ha una formazione linguistica solida includono le professioni legate al commercio estero e alla gestione delle relazioni internazionali nelle imprese, i ruoli di comunicazione nelle organizzazioni internazionali e nelle ONG, la mediazione culturale, la traduzione e l’interpretariato (che richiedono però una formazione universitaria specifica), il turismo di alto livello, il marketing internazionale e la consulenza interculturale. In tutti questi ambiti il multilinguismo non è un valore aggiunto opzionale ma un requisito di base, e chi lo porta insieme a competenze disciplinari specifiche costruisce un profilo difficile da replicare.
Una scelta che premia chi la fa con consapevolezza
Scegliere il Liceo Linguistico perché “ci sono le lingue” senza un interesse genuino verso ciò che le lingue veicolano — la letteratura, la storia, il confronto culturale — è spesso una delusione. Il percorso è impegnativo, richiede lettura costante, attenzione alla forma scritta e la capacità di tenere attive più grammatiche contemporaneamente nella propria testa, e questo non è per tutti una fonte di soddisfazione. Chi invece arriva con curiosità verso il mondo, voglia di capire come pensano le altre culture e interesse per la complessità dei significati, trovandosi a suo agio tanto con un romanzo spagnolo quanto con un documento storico in francese, ha davanti cinque anni formativi tra i più ricchi disponibili nel panorama liceale italiano. Per orientarsi tra gli indirizzi liceali e capire quale si adatta meglio al proprio profilo, può essere utile leggere anche il confronto tra Liceo Classico e Liceo delle Scienze Umane, due percorsi con caratteristiche diverse ma alcune affinità di metodo.

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.
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