Cosa guarda davvero chi riceve un portfolio e come non farsi scartare subito

Sembra solo una raccolta di progetti, ma è molto di più. Ecco come costruire un portfolio che ti faccia notare.

di Lucia Resta
20 gennaio 2026
1 MIN READ

Che cos’è un portfolio? Molti pensano a una cartella piena di progetti, immagini, slide, link. Una sorta di vetrina dove far vedere cosa si è fatto — il più possibile, il meglio possibile. In parte è vero. Ma il portfolio, se davvero vuoi usarlo per farti scegliere, non può essere solo una raccolta di cose fatte. Deve essere un messaggio chiaro, costruito con un obiettivo preciso: farti capire da chi lo riceve. E possibilmente farti ricordare.

Non serve essere designer o creativi per avere un portfolio: sempre più università, master, aziende e concorsi chiedono un documento che mostri come lavori, come pensi, come affronti un progetto. Succede nel mondo del design, certo, ma anche in architettura, comunicazione, multimedia, UX/UI, fotografia, illustrazione, branding, audiovisivo, e persino nella formazione e nella progettazione sociale o culturale.

Per questo il portfolio non è solo “una cosa bella da avere”, ma uno strumento strategico. È la tua voce, il tuo stile, la tua visione — messi nero su bianco in modo leggibile. E non basta che sia completo: deve essere giusto per il contesto a cui lo mandi.

A cosa serve un portfolio oggi

Un portfolio ben fatto non serve solo a mostrare quello che sai fare. Serve, soprattutto, a raccontare come lavori: come affronti un brief, come sviluppi un’idea, come rispondi a un problema concreto con una soluzione creativa o funzionale. Oggi, chi valuta un portfolio non cerca solo “belle cose” da vedere. Cerca processi, ragionamenti, capacità di adattamento. Vuole capire chi sei, non solo cosa hai fatto.

Per questo è importante uscire dalla logica del “mettere tutto dentro”. Un portfolio non è un archivio. È una selezione ragionata, orientata all’obiettivo: candidarsi a un master, partecipare a un concorso, rispondere a una call, proporre la propria candidatura per uno stage o un lavoro. Ogni situazione richiede un tipo di portfolio diverso. Non per forza un formato nuovo, ma un modo diverso di organizzare, evidenziare, raccontare.

In sintesi:

  • Non basta far vedere, devi far capire.
  • Non basta che sia bello, deve essere leggibile.
  • Non basta che parli di te, deve parlare con chi lo riceve.

Cosa guarda chi seleziona (spoiler: non tutto)

Una delle prime cose da sapere è che chi riceve un portfolio non ha tempo di guardarlo tutto. Nella maggior parte dei casi, viene sfogliato in fretta: due o tre minuti per farsi un’idea generale, capire se vale la pena approfondire.

Questo significa che le prime impressioni contano moltissimo. Un layout confuso, una sequenza poco chiara o un eccesso di materiale possono scoraggiare chi legge. Il rischio? Che il tuo lavoro passi inosservato, anche se meritevole.

Cosa cattura davvero l’attenzione:

  • Un’organizzazione chiara e coerente.
  • Una buona selezione di progetti (non troppi).
  • Una breve descrizione che spiega il contesto e il ruolo svolto.
  • Un colpo d’occhio visivo ordinato, anche se non sofisticato.

Chi seleziona vuole capire, non decifrare. Non devi stupire a tutti i costi, devi rendere semplice la lettura e far emergere il tuo valore nel modo più diretto possibile.

Come si costruisce un portfolio efficace

Il punto di partenza è uno: selezionare. Anche se hai fatto tanti progetti, non serve inserirli tutti. Meglio scegliere quelli che parlano meglio di te, che mostrano competenze diverse o che rispecchiano ciò che stai cercando (un lavoro, un master, uno stage…).

Un portfolio efficace:

  • Racconta un processo, non solo un risultato. Spiega brevemente l’obiettivo, i vincoli, le scelte fatte, l’esito.
  • Dà contesto. Dire “Progetto realizzato per un esame di comunicazione visiva, in gruppo, con deadline di due settimane” è più utile che scrivere solo “Branding project”.
  • Mostra varietà, ma con coerenza. Se sei un creativo poliedrico, va benissimo. Ma cura il modo in cui i progetti si tengono insieme, senza passare da un’estetica all’altra in modo casuale.

Importante: usa il testo con intelligenza. Niente muri di parole, niente frasi vaghe da CV. Bastano 3-5 righe per accompagnare ogni progetto. Scrivile bene, rileggile, chiediti sempre: “Chi legge capirà il mio ruolo? Capirà cosa ho imparato o risolto?”

Formati e strumenti: fisico, PDF, online, video

Oggi non esiste un solo tipo di portfolio. Esistono formati diversi per contesti diversi. Alcuni strumenti sono più efficaci per candidature formali, altri per colloqui, altri ancora per presentazioni dal vivo.

Ecco le opzioni più comuni:

  • PDF: ancora il formato più diffuso. Ideale per allegare a una candidatura o caricare su un form. Cura la leggibilità, il peso (sotto i 10 MB) e la sequenza.
  • Portfolio online (Notion, Behance, Wix, siti personali): utile se vuoi mostrare anche progetti in video, animazioni, o avere link sempre aggiornabili. Attenzione a link rotti o pagine vuote
  • Slide o presentazione orale: in alcuni contesti (colloqui, revisioni, eventi) ti verrà chiesto di presentare il portfolio parlando. Preparati una versione più visual, sintetica, da raccontare.
  • Video portfolio: ancora di nicchia, ma utile per alcuni ambiti (fotografia, montaggio, performance…). Deve essere breve, curato, accessibile.

Qualunque sia il formato, ricordati una cosa: chi lo apre deve poter capire dove cliccare, dove andare, cosa guardare per primo. La navigabilità è parte integrante della qualità del portfolio.

Come adattarlo per ogni occasione (senza rifarlo ogni volta)

Un errore comune è pensare che il portfolio sia un documento “unico e definitivo”. In realtà, è molto più utile immaginarlo come un materiale modulare, che puoi riorganizzare e adattare in base a chi lo riceve e allo scopo per cui lo invii.

Per esempio: stai candidandoti per un master in design strategico? Metti in apertura un progetto che mostra la tua capacità di pensiero sistemico, magari anche in gruppo. Ti interessa invece un tirocinio in uno studio grafico? Allora sarà più utile far emergere la tua sensibilità visiva, l’uso del colore, il layout.

Alcune idee per gestirlo in modo flessibile:

  • Crea una versione “core”, con i progetti migliori e più rappresentativi: questa sarà la base da cui partire.
  • Prepara varianti brevi, da 3-4 pagine o slide, per rispondere a call o candidature rapide.
  • Aggiungi una pagina di presentazione personalizzabile, in cui inserire due righe su chi sei e perché stai inviando quel portfolio, con un tono adatto al contesto.
  • Tieni aggiornati i tuoi file e i tuoi link: succede spesso che chi riceve un portfolio clicchi su un link non funzionante, o trovi ancora la versione “vecchia”.

In pratica: non devi rifare tutto ogni volta. Ma serve essere pronti a modificarlo al volo, per renderlo più efficace, centrato, leggibile. Come per un CV, il portfolio funziona meglio quando si adatta a chi lo legge.

Cosa evitare: gli errori più comuni

Molti portfolio vengono scartati non per mancanza di contenuti, ma per errori evitabili che li rendono poco chiari, confusi o poco professionali. Ecco alcuni dei più frequenti (e come evitarli):

  • Troppi progetti messi “per riempire”: meglio pochi ma buoni. Se un lavoro non ti convince, o non sai come raccontarlo, meglio lasciarlo fuori.
  • Mancanza di contesto: un’immagine senza spiegazione è un esercizio di stile, non un progetto. Bastano 3 righe per dire dove, quando, perché.
  • Portfolio scolastici non rielaborati: se presenti progetti universitari, cerca di ripulirli da tutto ciò che “suona da compito”. Dai loro una veste più professionale, valorizzando quello che hai imparato davvero.
  • Layout disordinato o incoerente: il portfolio è anche una prova di come presenti te stesso. Se è visivamente caotico, pieno di font diversi, allineamenti sballati o colori casuali… dà l’idea che tu non sappia scegliere.
  • PDF troppo pesanti o lenti da scaricare: nessuno aspetterà due minuti per aprirlo. Compressa bene le immagini, riduci il file senza perdere qualità.
  • Frasi da CV come “Problem solving avanzato” o “Spiccate doti comunicative”: non servono. Mostrale, non scriverle.

Un buon portfolio è chiaro, ordinato, leggibile, coerente con il tuo stile. Non deve essere perfetto, ma deve mostrare cura e attenzione. È questo che colpisce, molto più della grafica “wow”.

Portfolio da junior? Meglio pochi progetti ma ben raccontati

Se sei ancora all’università o ti sei appena laureato, potresti pensare di non avere abbastanza da inserire in un portfolio. In realtà, quasi sempre hai più di quanto credi — ma devi imparare a guardarlo con occhi diversi.

Non è importante quanti progetti hai fatto. Conta come li racconti, cosa ci hai messo dentro, cosa hai imparato. Anche un esercizio di laboratorio può diventare significativo, se spieghi il processo, il brief, le sfide che hai affrontato.

Ecco alcuni spunti utili:

  • Valorizza i progetti accademici: se li presenti bene, possono mostrare creatività, spirito critico, capacità di lavorare in team.
  • Inserisci lavori personali o auto-prodotti: un progetto sviluppato per conto tuo (magari per un amico, per passione, per un contest) dice molto sul tuo impegno e sulla tua iniziativa.
  • Mostra anche “come ci sei arrivato”: bozzetti, wireframe, tentativi falliti… Se ben presentati, fanno capire come pensi.
  • Specifica sempre il tuo ruolo: in un progetto di gruppo, chiarisci cosa hai fatto tu. Non serve esagerare, basta essere onesti e precisi.

Infine: non cercare di sembrare quello che non sei. Chi seleziona sa riconoscere un portfolio gonfiato. È molto più apprezzata l’autenticità, la voglia di crescere, la capacità di raccontare anche un percorso breve ma ben fatto.

Mostra il tuo stile (senza imitare gli altri)

In un panorama affollato di portfolio ben fatti, spesso ciò che fa davvero la differenza non è la qualità dei lavori — ma la voce personale che emerge. Chi seleziona progetti junior non si aspetta un portfolio da professionista affermato: cerca tracce di identità, uno sguardo originale, una sensibilità che può crescere.

Per questo è importante non cadere nella trappola dell’imitazione. Ispirarsi ad altri va benissimo (anzi, è fondamentale), ma copiare layout, stili, linguaggi o mood board senza filtrarli rischia di renderti invisibile. Usa il portfolio per far emergere ciò che ti distingue, anche nelle piccole cose: un modo particolare di visualizzare un’idea, un’attenzione specifica al dettaglio, una coerenza visiva che parli davvero di te.

Inserisci anche attività “non creative” (ma che contano)

Un portfolio non è fatto solo di progetti da mostrare: può contenere anche esperienze e attività che, pur non essendo visive o “creative”, raccontano molto di come lavori. Ad esempio? Un laboratorio organizzato con altri studenti, una ricerca condotta sul campo, una partecipazione a un hackathon o a un workshop interdisciplinare. Anche un progetto di volontariato, se ben descritto, può parlare di te molto più di quanto credi.

Queste esperienze servono a mostrare soft skill fondamentali: iniziativa, capacità organizzativa, collaborazione, comunicazione. Non metterle alla fine per riempire spazio: se ben raccontate, possono rafforzare il tuo profilo e offrire un’immagine più completa — e più umana — del tuo percorso.

Come presentarlo durante un colloquio (senza andare nel panico)

Hai preparato il tuo portfolio con cura, lo hai adattato al ruolo per cui ti candidi, hai scelto i progetti giusti. E ora? Arriva il momento più delicato: presentarlo di persona, durante un colloquio.
Molti candidati lo sottovalutano — o, al contrario, lo temono più del dovuto. In realtà, se ti prepari bene, il portfolio può diventare un alleato fortissimo, che ti aiuta a raccontarti meglio, con esempi concreti sotto gli occhi del recruiter.

Non recitare: guida chi ti ascolta

La cosa peggiore che puoi fare è scorrere pagina dopo pagina leggendo i titoli o ripetendo informazioni ovvie. Chi ti ascolta vuole capire come ragioni, non solo cosa hai fatto. Il consiglio migliore è: racconta i progetti come se fossero storie. Brevi, ma con un inizio, uno sviluppo e una fine.

Un esempio pratico di struttura che funziona:

  • Contesto: “Questo progetto nasce da un laboratorio universitario in cui ci veniva chiesto di…”
  • Sfida: “La parte più complessa era trovare una soluzione accessibile anche per…”
  • Scelte: “Ho deciso di lavorare su questo approccio perché mi sembrava più efficace nel…”
  • Risultato: “Alla fine, ho ottenuto questo risultato, che ha funzionato bene perché…”

Non servono frasi perfette o giri di parole: servono chiarezza e autenticità. Se non ti senti sicuro, esercitati prima davanti a un amico, oppure registra te stesso per capire dove puoi migliorare il ritmo o la chiarezza.

Scegli 2-3 progetti chiave (e preparati su quelli)

Non serve (e spesso non c’è il tempo) per mostrare tutto. Molto meglio scegliere due o tre progetti forti e portarli con te come esempi centrali. Devono essere:

  • Diversi tra loro (per mostrare più capacità)
  • Coerenti con la posizione a cui ti stai candidando
  • Ben raccontabili (meglio se li conosci a memoria)

Il resto del portfolio può restare “in riserva”: se c’è tempo, puoi aggiungerlo. Ma la parte centrale del colloquio ruoterà intorno a pochi esempi. Sceglili bene.

Formati: cosa portare e cosa no

Meglio cartaceo o digitale? In realtà dipende dal contesto. In generale:

  • Per studi creativi, agenzie, ambienti internazionali: digitale, meglio se su tablet o laptop. Attenzione alla batteria e ai file offline!
  • Per università, enti pubblici, contesti più formali: cartaceo semplice, ben rilegato, massimo 10-12 pagine.
  • Sempre utile: una versione light stampata o inviata prima via mail, nel caso il recruiter voglia seguirla mentre parli.

Qualunque formato tu scelga, assicurati che sia facile da navigare. Se digitale, verifica che i link funzionino. Se cartaceo, cura stampa e leggibilità.

Aspettati domande e rispondi con sincerità

Durante la presentazione, ti faranno domande. È normale, e spesso sono quelle domande a rendere il colloquio interessante:

  • “Come hai gestito i tempi?”
  • “Cos’hai imparato da questo progetto?”
  • “Cosa cambieresti oggi, col senno di poi?”
  • “Hai fatto tutto da solo o in gruppo?”

Non c’è bisogno di avere la risposta perfetta. Basta essere onesti e consapevoli. Anche dire “All’epoca non l’ho gestito benissimo, ma ho capito che…” può essere un ottimo modo per mostrare che stai crescendo.

Portfolio anche se non sei designer (ma vuoi raccontare come lavori)

Chiariamolo una volta per tutte: il portfolio non è solo roba da creativi. Se studi comunicazione, scienze umane, marketing, formazione, progettazione sociale o culturale, anche tu potresti aver bisogno — prima o poi — di uno strumento che racconti in modo visivo e ordinato quello che sai fare. Soprattutto se ti stai candidando per stage, borse di studio, bandi o progetti dove si richiede iniziativa, pensiero progettuale, lavoro in team.

Magari non hai loghi da mostrare o progetti di design grafico. Ma potresti avere:

  • una campagna di comunicazione ideata con altri studenti;
  • la struttura di un evento che hai contribuito a organizzare;
  • una proposta progettuale per un laboratorio o una tesi sperimentale;
  • un report di ricerca costruito bene e visualizzato con cura;
  • la scaletta di un podcast o il piano editoriale di un canale social;
  • le slide di una presentazione pubblica, anche se fatta in aula.

Tutto questo può diventare materiale prezioso, se sai come presentarlo. L’importante è spiegare perché lo hai fatto, in che contesto, con quali obiettivi e con quali risultati (anche parziali). Ogni pagina del tuo portfolio dovrebbe rispondere a tre domande: “Perché l’ho fatto?” — “Cosa ho imparato?” — “Cosa posso fare oggi in più grazie a questa esperienza?”

Come strutturarlo se non hai competenze grafiche

Non serve essere esperti di InDesign. Per costruire un portfolio efficace bastano strumenti accessibili come:

  • Canva, per creare pagine chiare e visivamente ordinate;
  • Notion, per un portfolio interattivo e aggiornabile;
  • Google Slides o Docs, per versioni essenziali ma pulite;
  • Oppure anche un PDF ben impaginato, se lo preferisci offline.

Punta su chiarezza e coerenza visiva. Inserisci brevi testi introduttivi, evidenzia i titoli, usa spazi bianchi. Non strafare con le decorazioni: il contenuto deve essere protagonista.

Perché può fare la differenza

Sempre più selezionatori — anche nei contesti meno “creativi” — chiedono un portfolio per distinguere i candidati. Quando decine di curriculum sembrano tutti uguali, un portfolio ben costruito diventa un modo concreto per emergere. È un modo per dire: “Non solo ho fatto delle cose. So anche raccontarle”. E in un mondo in cui saper comunicare come lavori è importante quanto saper lavorare, questo può davvero fare la differenza.

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