Accesso a Medicina 2026: dove eravamo rimasti
Per capire il valore delle indiscrezioni che stanno circolando sulle novità che il MUR intende introdurre, è bene ricordare cos’è successo nell’edizione 2025/2026 del semestre filtro, che abbiamo seguito passo dopo passo su Alpha Orienta fin dall’avvio a settembre. La riforma, introdotta con il decreto legislativo del 15 maggio 2025 e attuata dai decreti ministeriali 418, 431 e 454, aveva sostituito il vecchio test d’ingresso con un primo semestre aperto a tutti, al termine del quale gli aspiranti medici dovevano superare tre prove nazionali in Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia. La promessa era un sistema più equo, orientativo e meno traumatico del quiz selettivo tradizionale.
I risultati del primo appello del 20 novembre 2025 avevano raccontato una storia diversa: meno del 15% dei circa 53.000 iscritti aveva superato tutte e tre le prove al primo tentativo. Un dato che aveva reso il sistema numericamente insostenibile, perché il numero di idonei rischiava di avvicinarsi o scendere sotto i posti disponibili. Il Ministero era intervenuto d’urgenza con il DM 1115/2025 del 22 dicembre, modificando le regole mentre gli esami erano già finiti: aveva allargato l’accesso alla graduatoria anche a chi aveva superato solo uno o due esami, introdotto i debiti formativi e articolato la graduatoria in 9 scaglioni. Una correzione reattiva, non una riforma ripensata, come avevamo scritto analizzando quel decreto.
La decisione del Tar
A rafforzare la posizione del Mur nel mantenere l’impianto di fondo sono arrivate le pronunce del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha respinto i ricorsi presentati da alcuni studenti contro la riforma. I giudici amministrativi hanno ritenuto che i pilastri fondamentali del sistema reggano: il criterio delle sufficienze come condizione di accesso, la possibilità di recupero dei crediti mancanti e le graduatorie nazionali che ne derivano. L’applicazione della riforma, secondo il Tar, non deve essere sospesa. Il Mur considera questo un avallo della direzione imboccata, e da lì parte per lavorare sulle correzioni.
Gli aggiustamenti in cantiere per il 2026
La struttura del semestre filtro per l’autunno 2026 rimane quella già nota: iscrizione libera online, tre insegnamenti fondamentali da 6 CFU ciascuno per un totale di 18 crediti, prove nazionali contemporanee in tutti gli atenei con 31 domande per materia — 15 a scelta multipla e 15 a completamento — con 45 minuti di tempo, punteggio a 1 punto per risposta esatta, 0 per le omesse e -0,10 per le errate, graduatoria nazionale articolata in 9 scaglioni con meccanismi di bonus. Il meccanismo di recupero per chi non ha raggiunto le tre sufficienze attraverso una seconda prova viene confermato.
Su questa impalcatura, il Mur sta lavorando a tre interventi specifici. Il primo è l’allungamento della durata dei corsi del semestre aperto, per consolidare meglio le nozioni prima delle prove: una risposta diretta alla critica più ricorrente della prima edizione, ovvero che tre materie universitarie in poche settimane lasciavano poco tempo per un apprendimento organico. Il secondo è un intervallo più ampio tra la conclusione delle lezioni e la data delle prove, per permettere agli studenti di studiare in modo più autonomo prima di affrontare gli esami. Il terzo è una revisione dei contenuti dei programmi di Chimica, Fisica e Biologia per avvicinarli ai curricoli liceali, così da ridurre lo scarto tra ciò che gli studenti hanno studiato alle superiori e ciò che trovano nel semestre filtro.
Su un quarto possibile intervento, la possibilità per gli studenti di scegliere tra i voti ottenuti in sessioni diverse, il Mur non ha ancora deciso e ha fatto sapere che i dettagli verranno precisati più avanti.
Una manutenzione, non una riforma
Il punto che vale la pena sottolineare, alla luce di tutto quello che abbiamo documentato negli ultimi mesi, è che nessuno degli aggiustamenti annunciati tocca le criticità strutturali che avevamo segnalato fin dall’inizio. Il semestre filtro aveva promesso di superare la logica del test d’ingresso tradizionale con un sistema più orientativo e meno traumatico. In realtà ha prodotto una selezione altrettanto severa, concentrata in due date ravvicinate invece che in una, con regole che sono cambiate mentre gli studenti le stavano vivendo e con migliaia di ragazzi rimasti bloccati per sei mesi prima di poter scegliere un percorso alternativo.
Allungare i corsi e rivedere i programmi sono interventi ragionevoli, ma non rispondono alla domanda di fondo che i dati della prima edizione hanno reso impossibile ignorare: un sistema che promuove meno del 15% degli iscritti al primo appello e che deve riscrivere le proprie regole d’emergenza a dicembre per non implodere è davvero più equo e orientativo di quello che ha sostituito? Per chi si sta preparando all’accesso a Medicina per il 2026, la risposta pratica è che il sistema rimane sostanzialmente quello della prima edizione, con alcune correzioni al margine. Conviene tenersi aggiornati sulle comunicazioni ufficiali del Mur nei prossimi mesi, perché, come la prima edizione ha dimostrato, i dettagli possono cambiare anche a percorso avviato.









