Dalla Svezia all’Italia: perché il libro di testo torna al centro dell’apprendimento nell’era dell’IA

Mentre la Svezia torna a carta e penna a scuola, l’indagine AIE conferma: per i docenti italiani il libro di testo resta centrale nell’apprendimento, anche nell’era dell’IA.

di Gabriele Capasso
28 maggio 2026
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Mentre la Svezia, a lungo considerata uno dei laboratori più avanzati della scuola digitale, sceglie di ridurre il peso di tablet e dispositivi per tornare a libri di carta, scrittura manuale e attività analogiche, anche in Italia il dibattito sul valore degli strumenti tradizionali si fa sempre più concreto. A dare sostanza a questa riflessione arriva una nuova indagine dell’Associazione Italiana Editori, presentata alla Camera dei Deputati, che fotografa il modo in cui gli insegnanti italiani vivono oggi il rapporto fra libro di testo, studio e intelligenza artificiale. Due segnali che, pur partendo da contesti diversi, convergono su un punto comune: nel momento in cui la tecnologia entra sempre più capillarmente nelle aule, il testo scritto e strutturato torna a essere percepito come un presidio irrinunciabile per la qualità dell’apprendimento.

La svolta svedese: un ripensamento, non una nostalgia

La decisione che arriva da Stoccolma non nasce da una chiusura ideologica verso il digitale, ma dalla lettura attenta dei dati. Dopo anni di forte investimento sulla tecnologia in classe, la Svezia ha registrato un peggioramento nelle competenze di lettura e comprensione rilevato dai test internazionali, e ha deciso di reinvestire in modo deciso sui libri di testo cartacei e sulla guida agli insegnanti, stanziando risorse importanti per riportare la carta al centro della didattica, soprattutto per gli studenti più piccoli. La logica che muove questa scelta riguarda da vicino il funzionamento cognitivo: leggere su carta, scrivere a mano, sottolineare, prendere appunti e rielaborare un testo sono attività che richiedono tempo, attenzione e coordinazione, e che attivano percorsi mentali profondi difficili da replicare con la sola fruizione su schermo.

A commentare questa inversione di rotta, nel dibattito italiano, è stato fra gli altri lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, che ha letto la scelta svedese come un monito da non sottovalutare anche per il nostro Paese. Il punto, secondo questa lettura, non è demonizzare la tecnologia, che fa ormai parte della vita quotidiana di bambini e ragazzi, ma interrogarsi sul modo in cui viene introdotta nei percorsi di apprendimento: gli strumenti digitali rendono l’accesso alle informazioni immediato e gratificante, ma proprio questa rapidità rischia di lasciare poche tracce durature nella mente, esattamente come accade quando ci si affida sempre al navigatore senza memorizzare davvero il percorso.

L’indagine AIE: cosa pensano gli insegnanti italiani

È in questo scenario che si inserisce l’indagine Il valore del libro di testo nella didattica d’aula e nello studio a casa, quando l’IA entra in classe, realizzata dall’Associazione Italiana Editori e basata sulle risposte di 3.399 docenti italiani di scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, selezionati per garantire un campione rappresentativo a livello nazionale. La ricerca, presentata alla Camera nell’ambito del convegno Il Valore della Conoscenza, restituisce un quadro che, pur in un contesto profondamente segnato dalle nuove tecnologie, conferma la centralità del testo scritto e strutturato nei processi di apprendimento.

Secondo gli insegnanti italiani, infatti, il libro di testo resta il primo strumento utilizzato per lo sviluppo delle lezioni in aula, con una percentuale che sfiora la totalità del campione e si attesta al 99%, ed è allo stesso tempo il principale punto di riferimento per lo studio a casa, dove viene indicato come strumento primario dall’81% dei docenti. Più in generale, il libro di testo, considerato insieme a tutti i materiali didattici che lo corredano e integrano, ottiene una valutazione di 8,5 punti, che sale addirittura a 8,7 quando si guarda allo studio domestico, segno che proprio nel momento in cui lo studente lavora in autonomia il testo strutturato diventa un riferimento ancora più imprescindibile.

Quando l’apprendimento peggiora: i numeri che fanno riflettere

Il dato che più avvicina la fotografia italiana al ripensamento svedese riguarda la percezione di un peggioramento nella qualità e nei tempi dello studio. Per quasi il 70% degli insegnanti, ovvero per circa due docenti su tre, negli ultimi cinque anni i modi e i tempi di apprendimento degli studenti sono peggiorati. Le ragioni indicate compongono un quadro articolato, in cui pesano prima di tutto la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale, segnalata dal 72% dei docenti, la difficoltà crescente nell’affrontare testi complessi, indicata dal 58%, e anche l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per svolgere i compiti assegnati a casa, citato dal 36% degli insegnanti.

Di fronte a questa trasformazione, però, il libro di testo non viene percepito come un residuo del passato da superare, ma come una risposta strutturata alle nuove fragilità. Lo conferma il fatto che il 90% degli insegnanti ritiene che l’organizzazione dei contenuti nei libri di testo e nei materiali a essi collegati sia funzionale alle attuali modalità di apprendimento degli studenti. Proprio mentre cresce la difficoltà a concentrarsi su testi lunghi e articolati, l’architettura logica e ordinata del libro scolastico viene riconosciuta come uno strumento capace di proteggere dalla frammentazione cognitiva alimentata da un digitale non governato.

L’intelligenza artificiale non sostituisce, ma affianca

Sarebbe però un errore leggere questi dati come un rifiuto della tecnologia, e qui sta forse la differenza più interessante rispetto a una contrapposizione netta fra analogico e digitale. L’indagine AIE mostra infatti che il 74% dei docenti dichiara di utilizzare anche strumenti di intelligenza artificiale per preparare i materiali didattici, e che gli strumenti realizzati dagli editori sono considerati utili, in particolare quelli che consentono di sviluppare test ed esercizi, apprezzati dall’80% degli insegnanti. Il digitale, insomma, non viene espulso dalla scuola, ma trova una collocazione di supporto accanto al libro di testo, che rimane il cuore del percorso di apprendimento.

Questa convivenza si riflette anche nell’offerta editoriale. Un secondo studio presentato alla Camera, l’Osservatorio AIE sul mondo della scuola, mostra che il catalogo attivo è oggi composto da oltre ventiduemila titoli, a cui corrispondono più di cinque milioni di contenuti digitali offerti, in netta crescita rispetto all’anno precedente. Nell’anno scolastico in corso la quasi totalità dei libri adottati, il 95,7%, è nella cosiddetta Modalità B, che combina il libro a stampa, centrale nei processi di apprendimento, con il formato digitale e i contenuti didattici aggiuntivi forniti senza costi ulteriori per le famiglie. È un modello che tiene insieme il meglio dei due mondi, riconoscendo al testo cartaceo il suo ruolo di guida e affidando al digitale una funzione di arricchimento.

Un tema che riguarda anche le famiglie e l’orientamento

La riflessione che attraversa sia la scelta svedese sia l’indagine italiana ha ricadute che vanno oltre l’aula e toccano direttamente le famiglie e il modo in cui i ragazzi costruiscono il proprio metodo di studio. In un’epoca in cui la rapidità del digitale rischia di scoraggiare la lettura profonda e la rielaborazione personale, imparare a studiare su testi strutturati, a prendere appunti e a organizzare le conoscenze diventa una competenza decisiva non soltanto per il rendimento scolastico, ma anche per le scelte di percorso successive. Saper affrontare un testo complesso, mantenere la concentrazione e sviluppare un pensiero critico sono infatti capacità che accompagnano lo studente ben oltre la scuola dell’obbligo, fino alla scelta degli studi superiori e universitari e all’ingresso nel mondo del lavoro.

Il confronto fra il caso svedese e i dati italiani, allora, non racconta tanto una battaglia fra carta e schermo, quanto la riscoperta di un equilibrio. Il libro di testo torna al centro non perché la tecnologia sia stata un errore, ma perché la sua introduzione richiede consapevolezza, e perché alcune funzioni dell’apprendimento, quelle più lente e profonde, hanno bisogno di strumenti che diano tempo e struttura al pensiero. Per studenti e famiglie alle prese con le proprie scelte formative, è un invito a non smarrire, dentro l’abbondanza degli strumenti disponibili, il valore di un metodo di studio solido e duraturo.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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