Università del Sud in ascesa: chi sale nella classifica Censis 2026/2027

Calabria, Sassari, Cagliari, Salento, Chieti-Pescara: nella classifica Censis 2026/2027 gli atenei del Mezzogiorno crescono. Ecco chi sale e perché.

di Gabriele Capasso
20 luglio 2026
1 MIN READ

C’è un dato, nella classifica Censis 2026/2027, che vale più di tante analisi sul sistema universitario italiano: l’ateneo primo tra i grandi statali non è a Milano, né a Bologna, né a Roma. È a Rende, provincia di Cosenza. E non è un caso isolato: quest’anno il Mezzogiorno piazza atenei in vetta o sul podio in quasi tutte le categorie.

Se stai scegliendo l’università e hai sempre dato per scontato che “studiare bene” significhi per forza andare al Nord, questi numeri meritano una lettura attenta.

La Calabria, una conferma che non fa più notizia (e invece dovrebbe)

L’Università della Calabria è di nuovo prima tra i grandi atenei statali, quelli tra 20.000 e 40.000 iscritti, con un punteggio complessivo di 91,7. Per capirci: è un punteggio superiore a quello di Bologna (87,8) e di quasi tutti i mega atenei del Paese, Padova esclusa.

La forza dell’Unical sta dove la classifica pesa di più per chi parte da condizioni economiche non semplici: campus residenziale, servizi agli studenti e un investimento in borse di studio che i numeri di quest’anno certificano senza discussioni: 109 punti su 110 nell’indicatore borse, il valore più alto di tutta la categoria. Un modello più simile a quello dei campus anglosassoni che alla tradizionale università italiana “diffusa” in città.

La Sardegna piazza il colpo doppio: Sassari in vetta, Cagliari sul podio

Il movimento più netto dell’edizione 2026/2027 arriva dalla Sardegna. L’Università di Sassari guadagna tre posizioni e conquista il primo posto tra i medi atenei statali con 93,2 punti, davanti a nomi storici come la Politecnica delle Marche, Trento e Udine. Nello stesso anno, Cagliari sale al terzo posto tra i grandi atenei (88,5, due posizioni guadagnate), subito dietro Calabria e Pavia.

Due atenei della stessa regione insulare ai vertici delle rispettive categorie: è la fotografia di un sistema che cresce, non di un exploit isolato. E anche qui il diritto allo studio fa da motore: Cagliari, con 106 punti nell’indicatore borse, è seconda solo alla Calabria tra i grandi atenei, mentre Sassari tocca quota 95 tra i medi.

Salento e Chieti-Pescara, i balzi dell’anno

Se guardiamo alle variazioni di posizione, i due protagonisti assoluti sono nel Mezzogiorno adriatico. L’Università del Salento guadagna sei posizioni e sale al settimo posto tra i medi atenei (86,8). L’Università di Chieti-Pescara ne guadagna altrettante e si porta all’ottavo posto tra i grandi (84,2).

Sei posizioni in un anno, in una classifica costruita su decine di indicatori, non si conquistano con un colpo di fortuna: raccontano investimenti che iniziano a farsi vedere nei numeri. Nel caso del Salento il dato più eloquente è quello delle borse: 100 punti su 110, secondo posto tra i medi atenei alle spalle della sola Magna Graecia di Catanzaro (103).

In crescita anche Messina, che guadagna tre posizioni tra i grandi atenei (81,5), e Foggia, che ne guadagna tre tra i medi (83,3).

Tra i piccoli atenei, la Mediterranea entra sul podio

Nella categoria degli atenei fino a 10.000 iscritti, la Mediterranea di Reggio Calabria guadagna tre posizioni e sale al terzo posto (86,0), alle spalle di Camerino e Cassino. E c’è un dettaglio che vale il titolo: nell’indicatore borse la Mediterranea firma l’unico 110 su 110 di tutta la classifica degli atenei statali. Punteggio perfetto. Stabile in quinta posizione il Sannio, mentre resta più indietro la Basilicata, ottava.

E c’è una novità anche tra i non statali: l’Università Kore di Enna debutta in classifica direttamente al terzo posto tra i medi atenei privati (80,0), davanti a un nome come la Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Il paradosso: la qualità sale, le immatricolazioni no

Qui però i dati Censis raccontano anche l’altra metà della storia. Negli ultimi dieci anni le immatricolazioni in Italia sono cresciute del 19,8%, e anche nel 2025-2026 il segno resta positivo (+0,9%). Ma la crescita non è distribuita: gli atenei del Sud e delle Isole segnano solo un +0,2%, contro il +2,3% del Centro.

Tradotto: gli atenei del Mezzogiorno migliorano nei servizi, nelle borse, nelle strutture — cioè esattamente negli indicatori che la classifica misura — ma continuano a perdere la sfida dell’attrattività, con migliaia di studenti che ogni anno scelgono di trasferirsi al Centro-Nord, spesso a costi molto più alti per le famiglie.

Ed è proprio questo il punto su cui vale la pena riflettere prima di iscriversi: in molti casi la differenza di qualità percepita tra Nord e Sud è più grande della differenza di qualità misurata. Un ateneo come la Calabria, Sassari o il Salento può offrire servizi, borse e strutture superiori a università molto più blasonate, con un costo della vita nettamente inferiore.

Onestà fino in fondo: dove il Sud resta indietro

Sarebbe scorretto raccontare solo la parte in salita. Nella stessa classifica, la Federico II di Napoli chiude ultima tra i mega atenei (74,2) e Catania è ultima tra i grandi (79,2), mentre Bari è penultima tra i mega (79,7). E l’indicatore dell’occupabilità continua a penalizzare i laureati del Mezzogiorno: tra i grandi atenei la stessa Calabria si ferma a 68 punti, come Chieti-Pescara, con Messina a 67, mentre Verona tocca quota 106. Ragioni che riguardano il mercato del lavoro più che le aule, ma che nei numeri pesano.

Il quadro, insomma, non è “il Sud ha superato il Nord”: è che il divario non passa più lungo la linea geografica, ma tra ateneo e ateneo. Ed è una notizia enorme per chi deve scegliere.

Cosa significa per te

Se stai valutando dove iscriverti, il consiglio è di non fermarti ai nomi che conosci già. Apri le classifiche Censis della tua categoria di interesse, guarda i punteggi dei singoli indicatori — soprattutto borse di studio e servizi, se il budget è un tema — e metti nel conto anche il costo della vita della città. Con questi tre elementi sul tavolo, atenei come Calabria, Sassari, Cagliari, Salento o Chieti-Pescara smettono di essere “ripieghi” e diventano quello che i numeri dicono che sono: alcune delle scelte più solide del sistema universitario italiano.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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