Migliori università italiane: la classifica Censis 2026/2027

La classifica Censis 2026/2027 delle università italiane: migliori atenei statali e non statali, punteggi, chi sale e chi scende.

di Gabriele Capasso
15 luglio 2026
1 MIN READ

Puntuale come ogni estate, è arrivata la classifica Censis delle università italiane, edizione 2026/2027. Se sei tra i maturandi che in queste settimane stanno decidendo dove iscriversi, questa è una delle bussole più utili che hai a disposizione: non una gara di popolarità, ma un’analisi costruita su dati concreti, giunta quest’anno alla sua ventiseiesima edizione.

In questa guida trovi tutte le classifiche 2026/2027, categoria per categoria, con i punteggi ufficiali, chi sale, chi scende e — soprattutto — qualche indicazione su come usare questi numeri per fare una scelta che funzioni per te.

Come funziona la classifica Censis

Prima dei nomi, vale la pena capire il metodo. La classifica Censis non misura la “fama” di un ateneo: valuta le università italiane, statali e non statali, sulla base di sei indicatori:

  • Servizi: mense, alloggi, supporto agli studenti;
  • Borse di studio e altri contributi a favore degli iscritti;
  • Strutture: aule, laboratori, biblioteche;
  • Comunicazione e servizi digitali;
  • Internazionalizzazione: Erasmus, doppie lauree, studenti internazionali;
  • Occupabilità (per gli atenei statali): che prospettive di lavoro hanno i laureati.

Ogni voce riceve un punteggio in centodecimi, come un voto di laurea, e il voto finale è la media dei sei indicatori. Complessivamente l’edizione 2026/2027 mette in fila 70 graduatorie costruite su oltre 960 variabili, comprese le classifiche della didattica per le lauree triennali, magistrali a ciclo unico e magistrali biennali.

Per rendere il confronto equo, gli atenei sono divisi in gruppi per dimensione, in base al numero medio di iscritti nel triennio 2022/23–2024/25: mega, grandi, medi e piccoli atenei statali, più i politecnici e le tre fasce degli atenei non statali. Ogni gruppo ha la sua classifica.

Il dato dell’anno: le immatricolazioni continuano a crescere

C’è un numero che racconta bene il momento dell’università italiana: negli ultimi dieci anni gli immatricolati agli atenei tradizionali sono aumentati del 19,8%, e anche nell’anno accademico 2025-2026 il trend resta positivo (+0,9%). La crescita però non è uniforme: gli atenei del Centro segnano un +2,3%, mentre Nord-Ovest (+0,8%), Nord-Est (+0,4%) e Sud e Isole (+0,2%) restano sotto il punto percentuale.

Cambia anche la composizione delle matricole. I diplomati dei licei restano la maggioranza (57,9%), ma dieci anni fa erano il 68,4%. Stabili i diplomati tecnici (22,3%), in crescita quelli degli istituti professionali (dal 5,5% al 7,3%) e soprattutto gli studenti internazionali con diploma conseguito all’estero: oggi sono il 6,7% delle nuove immatricolazioni, contro il 2,5% di dieci anni fa. Circa sette su dieci arrivano da Paesi extraeuropei, in prima fila Asia (30,6%) e Africa (28,3%).

Mega atenei statali: Padova ancora prima, la Sapienza sale sul podio

Nella categoria dei colossi con oltre 40.000 iscritti, il vertice non cambia: l’Università di Padova si conferma prima con 91,2 punti, davanti all’Università di Bologna (87,8). La novità è al terzo posto: la Sapienza di Roma sale sul podio con 86,0 punti, superando l’Università di Pisa, che scende in quarta posizione (85,5).

Perdono una posizione anche la Statale di Milano (85,3, quinta) e Firenze (84,7, sesta). Palermo è salda al settimo posto (84,3), mentre Torino cala di due posizioni e si ferma all’ottavo (83,8). Chiudono la classifica Bari (79,7) e la Federico II di Napoli (74,2).

Grandi atenei statali: la Calabria non molla la vetta

Tra gli atenei con un numero di iscritti compreso tra 20.000 e 40.000, l’Università della Calabria si conferma prima con 91,7 punti: un risultato che ormai non è più una sorpresa, ma una costante. Seconda, stabile, l’Università di Pavia (90,2); terza Cagliari (88,5), che guadagna due posizioni.

Seguono Parma (88,3, quarta) e Perugia (86,7, quinta). Salerno e Milano Bicocca sono seste a pari merito (84,5), davanti a Roma Tor Vergata (84,3). Il balzo dell’anno è quello dell’Università di Chieti-Pescara, che guadagna sei posizioni e sale all’ottavo posto (84,2). Completano la graduatoria Genova (83,2), Modena e Reggio Emilia (83,0), Verona (82,3), Messina (81,5, in crescita di tre posizioni), Ferrara (80,8), Campania e Roma Tre appaiate al quattordicesimo posto (80,0) e Catania (79,2).

Medi atenei statali: Sassari conquista il primo posto

È la categoria con più movimento. L’Università di Sassari guadagna tre posizioni e sale in vetta con 93,2 punti, seguita dalla Politecnica delle Marche (92,8) e, terze a pari merito con 92,7, dalle Università di Trento e Udine. Trieste avanza al quarto posto (91,7) superando Siena (90,0), che scivola dalla terza alla quinta posizione.

Stabile al sesto posto Ca’ Foscari Venezia (89,3), mentre l’altro grande protagonista dell’anno è il Salento, che sale di sei posizioni fino al settimo posto (86,8) rispetto alla classifica Censis 2025-2026. Seguono Brescia (86,2), Piemonte Orientale (85,3) e Bergamo (84,7). Nella seconda metà della classifica: Foggia (83,3, +3), Insubria (83,2), L’Aquila (82,7), Urbino (81,7), Napoli Parthenope (81,3) e Magna Graecia di Catanzaro (78,8).

Piccoli atenei statali: Camerino sempre leader

Tra gli atenei fino a 10.000 iscritti, l’Università di Camerino resta prima con 95,3 punti: uno dei punteggi più alti dell’intera classifica, in tutte le categorie. Seconda Cassino (87,3), mentre la Mediterranea di Reggio Calabria guadagna tre posizioni e sale sul podio (86,0).

Stabili Macerata e Sannio, quarta e quinta. La Tuscia scende al sesto posto e Teramo sale in settima posizione superando la Basilicata (79,0), ora ottava. Chiudono la classifica il Molise (75,8) e Napoli L’Orientale (73,0), rientrata quest’anno nella categoria dei piccoli atenei.

Politecnici: il PoliMi sfonda quota 100

Nessuna sorpresa sul podio, ma un dato che colpisce: il Politecnico di Milano si conferma primo con 100,8 punti, l’unico ateneo italiano sopra quota 100. Seguono il Politecnico di Torino (94,8) e il Politecnico di Bari (85,7). Chiude lo Iuav di Venezia (83,7).

Atenei non statali: Luiss davanti a Bocconi, due new entry tra i medi

Tra i grandi atenei non statali, con oltre 10.000 iscritti, la Luiss si conferma prima con 95,8 punti, davanti alla Bocconi (92,6) e all’Università Cattolica (79,0).

Tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) resta prima la Lumsa (89,2), seguita dallo Iulm (83,8). La notizia sono le due new entry: l’Università Kore di Enna (80,0) e la Vita-Salute San Raffaele di Milano (75,4), rispettivamente terza e quarta. Chiude il gruppo la Suor Orsola Benincasa (74,6).

Tra i piccoli atenei non statali la Libera Università di Bolzano mantiene la vetta con 95,8 punti, davanti al Campus Bio-Medico di Roma (92,4) e alla Liuc – Università Cattaneo (90,6).

Come usare la classifica (senza farti usare dalla classifica)

Un punteggio complessivo è una sintesi, e come tutte le sintesi nasconde le sfumature. Il consiglio è sempre lo stesso: parti dalle tue priorità, non dalla posizione in graduatoria.

  • Sei uno studente fuori sede con un budget limitato? Guarda gli indicatori di servizi e borse di studio: atenei come Calabria, Camerino e Cassino costruiscono lì la loro forza.
  • Sogni un’esperienza all’estero? Concentrati sull’internazionalizzazione.
  • Ti interessa soprattutto il dopo-laurea? Il dato sull’occupabilità è quello da studiare con più attenzione.

E ricorda che, oltre alla classifica generale degli atenei, sul sito del Censis trovi anche le graduatorie della didattica per gruppi disciplinari: se hai già le idee chiare sul cosa studiare, sono quelle a dirti di più sul dove.

La classifica Censis è una mappa, non un verdetto. Usala per scoprire realtà che magari non conoscevi — quest’anno, per dire, Sassari, il Salento e Chieti-Pescara meritano uno sguardo in più — poi vai agli open day, parla con chi ci studia davvero e scegli la strada giusta per i tuoi obiettivi.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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