Aumentano i posti per diventare medico in Italia. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha firmato il decreto che definisce i posti disponibili per l’anno accademico 2026/2027 nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Medicina veterinaria. Complessivamente sono 30.225 posti, con un aumento di 3.160 unità rispetto all’anno precedente.
Nel dettaglio: 27.001 posti per Medicina e Chirurgia (erano circa 24.000 l’anno scorso, +12,5%), 1.825 per Odontoiatria e 1.399 per Veterinaria. Dei posti totali, 23.495 sono destinati alle università statali e 6.730 agli atenei non statali. Per la sola Medicina, poco meno di 21.000 posti sono nelle statali.
Un percorso di crescita che continua
L’aumento non è un episodio isolato. Dall’anno accademico 2022/2023 a oggi, l’offerta formativa per Medicina è cresciuta di oltre 11.000 posti, e l’obiettivo dichiarato dalla ministra a inizio mandato è arrivare a 30.000 posti entro la fine della legislatura. La direzione è quella di rispondere alla carenza di medici che il sistema sanitario italiano sta affrontando — un tema complesso, in cui il numero chiuso è solo uno dei fattori in gioco, come abbiamo analizzato nel nostro approfondimento sulla carenza di medici in Italia.
Per chi sta valutando questo percorso, il messaggio pratico è chiaro: i posti disponibili sono oggi più numerosi di quanto non siano mai stati. Non significa che entrare sia facile — la selezione resta, e il primo anno di semestre aperto lo ha dimostrato — ma il rapporto tra candidati e posti si sta progressivamente riequilibrando.
Semestre aperto, secondo anno: come funziona
Anche per il 2026/2027 l’accesso avviene con il modello del semestre aperto, al suo secondo anno di applicazione. Chi vuole tentare Medicina si iscrive liberamente e frequenta il primo semestre seguendo tre insegnamenti comuni — Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia — per un totale di 18 crediti formativi. L’ammissione al secondo semestre dipende dai risultati degli esami, che confluiscono in una graduatoria nazionale. Per tutte le regole, le scadenze e il funzionamento pratico, la nostra guida completa al semestre filtro è aggiornata con le novità di quest’anno.
Le date sono già fissate dal decreto ministeriale 941/2026: le lezioni iniziano il 1° settembre, il primo appello d’esame è il 10 dicembre (esiti il 23 dicembre), il secondo l’11 gennaio (esiti il 20 gennaio). Da quest’anno, inoltre, i programmi d’esame seguono i nuovi Syllabus pubblicati a giugno dal MUR, che hanno eliminato le sovrapposizioni tra le tre discipline e rafforzato la parte applicativa di Fisica: qui trovi la guida materia per materia.
Gli iscritti al semestre aperto per il 2026/2027 sono 62.200: oltre 52.300 per Medicina e Chirurgia, circa 4.300 per Odontoiatria e 5.550 per Veterinaria. Un dato interessante riguarda la composizione: il 72% degli iscritti è donna, a conferma di una tendenza ormai strutturale nella femminilizzazione delle professioni mediche.
La lezione del primo anno: perché i posti in più contano
Per capire il peso di questo decreto bisogna ricordare com’è andata la prima edizione. Il debutto del semestre aperto, nell’autunno 2025, è stato turbolento: al primo appello solo il 10-15% dei candidati superò tutte e tre le prove, al punto che con le regole originarie gli idonei sarebbero stati meno dei posti disponibili. Il ministero corse ai ripari con un decreto che modificò i criteri della graduatoria a giochi già fatti, allargando la platea a chi aveva superato anche solo uno o due esami. Alla fine gli idonei furono 22.688, a fronte di 17.278 posti: migliaia di studenti sopra la soglia minima rimasero comunque fuori, alimentando un contenzioso ancora in corso.
L’ampliamento dei posti per il 2026/2027 va letto anche in questa chiave: più posti in graduatoria significano meno esclusi tra gli idonei, e quindi — nelle intenzioni — meno tensioni rispetto al primo anno. Se sarà sufficiente, lo diranno i numeri di dicembre e gennaio.
Cosa significa in pratica per chi ci prova quest’anno
Facendo un conto di massima: 52.300 iscritti al semestre aperto per Medicina, a fronte di un’offerta complessiva di 27.001 posti, delineano un rapporto molto più favorevole rispetto all’era dei test d’ingresso tradizionali, quando le percentuali di ammissione si aggiravano tra il 20 e il 30%. La quota esatta di posti destinata alla graduatoria del semestre aperto sarà definita nei dettagli attuativi, ma la direzione è chiara.
Attenzione però a leggere bene questi numeri. La selezione non avviene su un test di logica, ma su esami universitari veri in tre materie scientifiche — e il primo anno ha dimostrato quanto il livello richiesto sia alto, con Fisica come ostacolo principale. Chi arriva a settembre senza basi solide parte svantaggiato. Il filtro si è spostato: da un giorno di test a quattro mesi di studio universitario a tutti gli effetti.
Chi non passa: il piano B è strutturale
Il meccanismo prevede che chi non rientra in graduatoria possa proseguire in un corso affine — Biotecnologie, Biologia, Farmacia e altri percorsi scientifici — vedendosi riconosciuti i crediti dei tre insegnamenti superati. Non è un anno perso, ma un semestre che vale in ogni caso.
Per chi sta ragionando sulla strategia, questo è un elemento da considerare seriamente nella scelta del corso parallelo: conviene sceglierlo non come ripiego formale, ma come percorso realmente compatibile con i propri interessi, perché esiste una probabilità concreta di proseguire proprio lì.









