Graduatoria Medicina 2025: i numeri degli idonei, i corsi di recupero e le date chiave

Scadenze e regole della nuova graduatoria di Medicina: chi entra, chi resta fuori, come funzionano i recuperi e perché crescono i ricorsi.

di Gabriele Capasso
9 gennaio 2026
1 MIN READ

La graduatoria di Medicina 2025 arriva con numeri che spiegano bene perché il nuovo sistema stia facendo discutere. Gli idonei sono 22.688, a fronte di 17.278 posti disponibili: un divario netto, che emerge già al primo giro di assegnazioni e che lascia fuori migliaia di studenti pur in presenza dell’idoneità.

È questo scarto tra idonei e posti a rendere evidente l’effetto del semestre filtro alla sua prima applicazione completa. Il nuovo sistema ha ampliato il bacino di chi supera la soglia minima, ma non ha ridotto la selezione, che resta forte e concentrata nelle graduatorie finali.

Dinamiche simili, seppur su scala ridotta, si ritrovano anche negli altri corsi dell’area sanitaria coinvolti nella riforma. In Veterinaria gli idonei sono 1.535, mentre in Odontoiatria e Protesi dentaria sono 1.072. Numeri più contenuti rispetto a Medicina, ma inseriti in contesti con posti ancora più limitati, dove la competizione resta elevata e i margini di scorrimento molto ridotti.

Idonei, assegnati, esclusi: le differenze che contano

Per orientarsi correttamente nella graduatoria 2025 è fondamentale chiarire tre categorie spesso sovrapposte nel dibattito pubblico:

  • Assegnati: sono gli studenti che, in base al punteggio e alle preferenze espresse, hanno ottenuto un posto in una sede specifica.
  • Idonei non assegnati: hanno superato il semestre filtro, ma non rientrano nei posti disponibili al primo giro.
  • Esclusi: chi non ha raggiunto l’idoneità e non compare in graduatoria.

Il punto critico riguarda proprio la seconda categoria. Il nuovo sistema ha ampliato il bacino degli idonei, ma non ha aumentato in modo proporzionale i posti. Il risultato è una graduatoria che formalmente “promuove” molti studenti, ma che di fatto lascia fuori migliaia di candidati già nelle prime battute. È un elemento strutturale del nuovo modello, non un’anomalia temporanea.

I numeri

All’interno della graduatoria emerge un altro elemento rilevante. Oltre 7.600 studenti hanno superato tutti e tre gli esami, considerando sia le sufficienze dirette sia quelle reintegrate. Poco meno di 8.000 hanno invece superato due prove. Questo significa che circa il 90% della graduatoria è stato formato con alunni che hanno un solo debito.

Sul fronte delle assegnazioni, circa 14.000 studenti delle tre facoltà di area medica (Medicina, Odontoiatria e Veterinaria) sono riusciti a ottenere un posto nell’ateneo indicato come prima scelta. Altri 5.000, pur essendo promossi, dovranno invece iscriversi in una sede diversa da quella preferita inizialmente.

Per quanto riguarda gli esclusi, circa 5.000 studenti idonei dovranno “scivolare” nei corsi affini — come Biotecnologie, Biologia, Farmacia o Scienze infermieristiche — a cui molti si erano già iscritti a settembre insieme all’adesione al semestre filtro. A questi si aggiungono circa 25.000 studenti non idonei, che ora dovranno orientarsi verso altre facoltà.

C’è però un dato che attenua, almeno in parte, l’impatto di queste esclusioni: oltre 11.500 studenti che hanno affrontato il semestre filtro risultavano già iscritti a un corso affine. Per loro, il mancato accesso a Medicina non significa uscire dall’università, ma proseguire un percorso già avviato oppure accedere comunque alla facoltà scelta se hanno superato almeno un esame con esito positivo.

I promossi e il nodo Fisica

I dati sugli esami del semestre filtro confermano quanto era già emerso dalle singole università: Fisica è stata la vera criticità del nuovo sistema. È soprattutto su questa materia che si è concentrata la maggiore difficoltà degli studenti, tanto da spingere il Ministero dell’Università a intervenire con il cosiddetto “decreto di Natale”, ampliando l’accesso anche a chi aveva superato solo una o due prove.

Tra i due appelli di novembre e dicembre, i voti validi registrati sono stati 21.763 in Chimica, 19.898 in Biologia, ma appena 10.022 in Fisica. Uno scarto netto, che spiega perché la maggior parte degli idonei presenti in graduatoria abbia almeno un debito formativo e perché il recupero sia diventato un passaggio centrale del nuovo modello di selezione.

I punteggi minimi: cosa raccontano davvero

Uno degli elementi più osservati della graduatoria è quello dei punteggi minimi di accesso per sede. Anche qui serve però cautela nell’interpretazione.

Il punteggio più basso con cui è stata effettuata un’assegnazione al primo giro è stato 119,40, registrato nella sede di Roma Tor Vergata Tirana, all’ultima posizione utile (18887). Questo dato, però, non rappresenta una soglia nazionale. Ogni sede ha un proprio punteggio minimo, spesso molto distante da quello di altre università. Alcuni atenei presentano punteggi di accesso molto elevati, mentre altri si collocano su valori più bassi, ma con un numero di candidati molto alto concentrato nelle stesse fasce di punteggio.

Come fa notare Alpha Test in un documento di analisi del semestre filtro e della graduatoria, questo è il primo anno del nuovo sistema, quindi non esistono dati storici affidabili su cui basare previsioni di scorrimento. Confrontare il proprio punteggio con quello minimo della sede è utile, ma va fatto valutando soprattutto la distanza, non il semplice “sopra o sotto”.

Le sedi più selettive e quelle più accessibili

Uno degli effetti più evidenti della graduatoria 2025 è la forte polarizzazione tra le sedi. I punteggi minimi mostrano un sistema molto eterogeneo, in cui convivono università con soglie altissime e altre con valori sensibilmente più bassi.

Tra le sedi più selettive emergono atenei che richiedono punteggi superiori a 340 punti, come:

  • Milano Bicocca
  • Trento
  • Padova
  • Milano
  • Torino

In questi casi, anche uno scarto minimo di punteggio può tradursi in migliaia di posizioni di differenza in graduatoria.

All’estremo opposto, diverse sedi presentano punteggi minimi attorno ai 120–125 punti, come:

  • Roma Tor Vergata
  • Catanzaro
  • Messina
  • Palermo
  • Sassari

Ma è importante non trarre conclusioni affrettate. Un punteggio minimo più basso non significa automaticamente maggiore probabilità di accesso, perché spesso a questi valori corrisponde una concentrazione molto alta di candidati nelle stesse fasce di punteggio. In altre parole, la competizione non sparisce: si sposta.

Per questo, come suggerisce anche l’analisi Alpha Test, la scelta delle preferenze va fatta considerando posizione in graduatoria, distanza dal punteggio minimo e numero di posti, non basandosi su un solo dato isolato.

Il secondo giro di assegnazioni e le date da non sbagliare

Per chi non ha ottenuto un posto al primo giro, il sistema prevede un secondo passaggio, ma con margini molto ridotti.

Il calendario è serrato:

  • 16 gennaio: su Universitaly viene pubblicata la lista delle sedi con posti ancora disponibili dopo eventuali rinunce
  • dal 16 al 19 gennaio: è possibile presentare una nuova lista di preferenze
  • 21 gennaio: pubblicazione della nuova graduatoria
  • entro il 24 gennaio: immatricolazione o iscrizione per chi ottiene un posto

Il punto cruciale è che il secondo giro non riapre il gioco da zero. I posti disponibili sono pochi e lo scorrimento non è uniforme tra le sedi. In alcune università potrebbe non esserci alcun movimento, in altre solo pochissime assegnazioni.

Per questo motivo, il secondo giro va affrontato come una valutazione strategica, non come un’ultima chance “automatica”.

Una guida pratica alle scadenze

Nel nuovo sistema, più ancora che in passato, le scadenze fanno la differenza. Un errore formale può comportare l’uscita definitiva dalla graduatoria.

Chi risulta assegnato al primo giro:

  • ha tempo fino al 14 gennaio per immatricolarsi o iscriversi nella sede assegnata
  • in caso di mancata azione entro il termine, perde il posto

Il Ministero distingue tra:

  • immatricolazione, per chi non ha debiti formativi
  • iscrizione, per chi deve recuperare CFU

Chi non è assegnato:

  • deve monitorare attentamente le date di gennaio
  • presentare eventuali nuove preferenze solo entro la finestra prevista

Il sistema non prevede tolleranze: chi salta una scadenza esce dalla graduatoria, indipendentemente dal punteggio.

Chi resta fuori: cosa significa “cambiare strada”

Uno degli aspetti più delicati della graduatoria 2025 riguarda chi, pur risultando idoneo, non riesce a ottenere un posto né al primo né al secondo giro.

Per questi studenti e studentesse si apre una fase complessa, spesso vissuta come una sconfitta personale. In realtà, i numeri raccontano altro: il nuovo sistema ha prodotto un imbuto strutturale, non una selezione basata solo sul merito individuale.

Le alternative realistiche sono poche ma chiare:

  • riprovare nel 2026, con una preparazione più mirata
  • valutare corsi affini dell’area sanitaria
  • considerare università private, con piena consapevolezza dei costi e delle modalità di accesso

La scelta più difficile è spesso quella di accettare che il percorso vada ripensato, non per mancanza di capacità, ma per un sistema che resta fortemente selettivo.

I ricorsi sulla graduatoria: dalle proteste prima dell’uscita alla mobilitazione dopo

La pubblicazione della graduatoria di Medicina 2025 è stata anche un punto di forte conflitto e contestazione, con un fronte di ricorsi che si è formato in diversi momenti della procedura e che continua a crescere a valle degli esiti ufficiali.

Già prima della pubblicazione della graduatoria nazionale, vari studi legali e gruppi di studenti avevano annunciato l’intenzione di presentare ricorsi contro il nuovo sistema del semestre filtro. Secondo uno studio legale specializzato, il modello adottato — che avrebbe dovuto ampliare l’accesso a Medicina — aveva mostrato fin da subito “limiti strutturali” e rischi di disparità nel trattamento dei candidati, con irregolarità nell’organizzazione del semestre e nello svolgimento delle prove. I legali hanno sostenuto che le condizioni non sono state omogenee per tutti e che alcune modifiche normative in corso d’opera avrebbero aggravato questi problemi, aprendo così la strada a ricorsi amministrativi davanti al TAR.

Questa mobilitazione pre-graduatoria non è stata solo un’istanza tecnica di diritto amministrativo, ma ha anticipato le critiche di fondo a un sistema percepito da molti come poco trasparente, difficile da interpretare e potenzialmente lesivo del diritto allo studio dei candidati esclusi.

Via ai ricorsi. UDU sul piede di guerra

Con l’uscita effettiva della graduatoria il quadro si è ulteriormente intensificato. Le prime analisi — tra cui quella di alcuni organi di stampa generalisti — hanno rilevato che i punteggi più alti erano sorprendentemente concentrati in poche sedi universitarie e che la distribuzione della graduatoria potrebbe aver generato iniquità locali, in contrasto con l’obiettivo dichiarato di uniformità nazionale dell’accesso. Questo ha stimolato ulteriori azioni legali da parte degli studenti.

Parallelamente, associazioni studentesche come l’Unione degli Universitari (UDU) hanno definito le graduatorie “una farsa” e hanno annunciato l’avvio di ricorsi collettivi per tutelare i candidati esclusi. Secondo l’UDU, la graduatoria avrebbe confermato molte delle criticità temute: con oltre 30mila candidati esclusi a fronte di poco più di 17mila posti disponibili, il nuovo sistema finirebbe per negare il diritto allo studio a un numero molto alto di studenti e creare disuguaglianze nella procedura di accesso. I ricorsi collettivi, secondo quanto dichiarato, devono essere presentati entro il 15 gennaio per essere formalizzati in tempo utile.

Critiche e motivi dei ricorsi

I motivi alla base dei ricorsi sono diversi e riflettono preoccupazioni sia formali sia sostanziali legate alla gestione della procedura di ammissione:

  • Irregolarità nella gestione del semestre filtro, segnalate in più occasioni e percepite come non omogenee tra sedi.
  • Possibili disparità nel trattamento dei candidati derivanti dall’organizzazione degli esami e dall’interpretazione delle regole.
  • Distribuzione dei punteggi e risultati anomali che sollevano dubbi sulla validità complessiva della graduatoria.
  • Effetti concreti sulle possibilità di accesso, con migliaia di studenti fuori da ogni posizione utile e difficoltà nel recupero o negli scorrimenti.

In molti di questi casi i ricorsi saranno presentati davanti ai giudici amministrativi (TAR), in quanto si tratta di atti di diritto pubblico — la graduatoria nazionale di accesso — che coinvolgono direttamente diritti soggettivi tutelati dalla Costituzione, come il diritto allo studio e alla pari opportunità.

Uno sguardo d’insieme sulle proteste

La reazione legale e associativa non è quindi un fenomeno isolato: riflette la tensione di migliaia di studenti che si sono trovati a fare i conti con un sistema che, pur volendo superare il test d’ingresso nazionale, ha generato complesse disparità di percorso, esiti non uniformi e una forte componente di incertezza procedurale. In questo senso, i ricorsi diventano uno strumento non solo tecnico, ma anche pratico per provare a correggere quelle parti della procedura percepite come più ingiuste o meno rispettose dei principi di equità formativa e di accesso.

I corsi di recupero: cosa succede davvero dopo la graduatoria

Uno degli aspetti meno raccontati, ma più rilevanti della graduatoria di Medicina 2025, riguarda la gestione dei corsi e delle prove di recupero. Secondo i dati diffusi, sono circa 9.000 gli studenti “salvati”, ammessi con riserva e chiamati a colmare i debiti formativi per ottenere i crediti necessari all’immatricolazione piena.

Ora il compito passa agli atenei. I presidenti delle facoltà di Medicina si sono riuniti per coordinarsi, ma il quadro che emerge è tutt’altro che uniforme: ogni università ha scelto una propria linea, con differenze significative da città a città.

Per esempio a Pisa, l’ateneo ha adottato un approccio di massima apertura. I corsi di recupero saranno accessibili anche ai 997 studenti che non hanno raggiunto il 18 in nessuna materia, su un totale di 1.742 iscritti. Le prove di recupero si svolgeranno tra gennaio e febbraio, offrendo a una platea molto ampia la possibilità di rientrare nel percorso.

A Firenze, invece, si è puntato su un forte supporto didattico strutturato. L’università ha previsto corsi di recupero da 12 ore, tre appelli d’esame (uno in più rispetto al minimo ministeriale di due) e attività di tutoraggio affidate a studenti senior. Parallelamente, l’ateneo ha deciso di riaprire i bandi di 8 corsi a numero programmato locale, tra cui Biotecnologie e Scienze biologiche, aumentando i posti disponibili del 20%. Una scelta che va nella direzione indicata dalla ministra Anna Maria Bernini, che ha invitato gli atenei ad ampliare l’offerta dei corsi affini.

La linea cambia nettamente a Pavia, dove l’ateneo ha scelto un’impostazione più rigorosa. L’obiettivo è coprire i posti di Medicina quasi esclusivamente con chi ha superato tutte e tre le materie, limitando i percorsi di recupero agli studenti che confluiranno nei corsi affini.

Anche a Parma la gestione è improntata alla selezione. Gli studenti che non hanno ottenuto la sufficienza in nessun esame potranno presentare domanda di immatricolazione per un corso a libero accesso — con l’eccezione di Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative — oppure, seguendo l’ordine cronologico di iscrizione, per i corsi che presentano ancora posti disponibili.

Il quadro più critico emerge però alla Federico II di Napoli, dove su 3.565 iscritti, ben 1.963 studenti risultano bocciati in tutte le materie. Per loro non sono previste scorciatoie: dovranno ricominciare il percorso da capo, ripensando tempi e strategie.

Nel complesso, i corsi di recupero non rappresentano una soluzione uniforme né garantita. Sono uno strumento che può aiutare alcuni studenti a rientrare, ma che dipende fortemente dalle scelte dei singoli atenei. Ancora una volta, il nuovo sistema di accesso non elimina la selezione: la distribuisce in modo diverso, rendendo decisiva non solo la preparazione, ma anche la capacità di orientarsi tra regole, sedi e opportunità concrete.

Orientarsi dopo la graduatoria di Medicina 2025

La graduatoria di Medicina 2025 è una fotografia abbastanza chiara di come sta cambiando l’accesso a uno dei corsi di laurea più ambiti del sistema universitario italiano. Il semestre filtro non ha eliminato la selezione: l’ha spostata nel tempo, rendendola in alcuni casi più complessa da leggere e da gestire.

I numeri mostrano un sistema ancora fortemente competitivo: gli idonei sono molti più dei posti disponibili, gli scorrimenti sono limitati e la gestione dei recuperi varia sensibilmente da ateneo ad ateneo. Per molti studenti il percorso non si chiude con un esito definitivo, ma entra in una fase intermedia fatta di attese, condizioni e scelte da prendere in tempi rapidi.

In questo contesto, orientarsi diventa essenziale. Non per cercare scorciatoie — che non esistono — ma per capire che tipo di decisione si sta assumendo. Accettare un recupero, valutare un corso affine, riprovare l’anno successivo o cambiare strada sono opzioni diverse, con implicazioni diverse, sia sul piano formativo sia su quello personale.

La graduatoria 2025 evidenzia anche quanto conti la sede: gli esempi di Pisa, Firenze, Pavia, Parma e Napoli mostrano approcci molto differenti, che incidono concretamente sull’esperienza degli studenti. A parità di punteggio, le opportunità possono cambiare in modo significativo, rendendo fondamentale leggere con attenzione bandi e comunicazioni ufficiali.

Il nuovo modello di accesso chiede agli studenti qualcosa che spesso la scuola non ha allenato abbastanza: prendere decisioni complesse in condizioni di incertezza, rispettando scadenze rigide e valutando scenari non sempre prevedibili. È una competenza che va oltre Medicina e che accompagnerà molte delle scelte future.

Per questo, più che affidarsi a speranze di scorrimenti o rassicurazioni facili, è utile fermarsi sui dati, capire dove ci si colloca davvero e costruire un piano realistico. In alcuni casi significherà insistere, in altri cambiare direzione, in altri ancora prendersi tempo.

La graduatoria di Medicina 2025 non dice solo chi entra. Dice anche quanto oggi sia necessario scegliere con lucidità, anche quando l’emotività spinge altrove.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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