Filosofi esclusi dai licei? La petizione di Cacciari e oltre 60 docenti contro le nuove Indicazioni nazionali

Marx, Spinoza, Leibniz, Fichte e Schelling non figurano nell’elenco degli autori suggeriti dalla bozza di riforma firmata Valditara. Più di sessanta professori universitari hanno firmato un appello al ministero. Una protesta che ha ragioni di sostanza, anche perché il modello italiano di insegnamento della filosofia resta uno dei più ricchi d’Europa.

di Gabriele Capasso
13 maggio 2026
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Cosa prevedono le nuove Indicazioni nazionali per i licei

Il 22 aprile 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, il documento che riscrive i programmi della scuola secondaria di secondo grado a oltre quindici anni dalla revisione del 2010. Il testo, elaborato da una commissione di oltre 130 esperti guidata dalla pedagogista Loredana Perla, è in consultazione pubblica fino al 31 maggio. L’entrata in vigore è prevista per l’anno scolastico 2027/2028.

La riforma tocca quasi tutte le discipline, ma una delle parti che ha già scatenato la polemica più accesa è quella dedicata alla filosofia, materia presente in tutti i licei e cardine della formazione del pensiero critico degli studenti.

Tra le novità più discusse:

  • una doppia caratterizzazione della filosofia, sia come “pratica concreta” (esercizio di argomentazione, dibattito, riflessione) sia come “sapere storico e teorico”;
  • l’introduzione di un paragrafo dedicato all’intelligenza artificiale come oggetto e strumento di riflessione;
  • un elenco esemplificativo di autori suggeriti per ogni epoca, da cui però mancano alcuni nomi storicamente considerati imprescindibili.

La petizione: oltre 60 docenti universitari contro l’esclusione di Spinoza, Marx e Leibniz

Il 12 maggio è partita su Change.org la petizione “Difendiamo l’insegnamento della filosofia a scuola“, firmata da oltre sessanta accademici tra cui Massimo Cacciari, Giuseppe Licata, Sandro Mezzadra e Gaetano Lettieri. L’appello, indirizzato al ministero, definisce “molto gravi” le scelte della commissione e parla di una “temeraria esclusione” di autori centrali per la tradizione filosofica europea.

I nomi mancanti, secondo i firmatari, sono in particolare:

  • Spinoza, padre del razionalismo moderno;
  • Leibniz, riferimento per la metafisica e la logica;
  • Marx, snodo imprescindibile per la filosofia politica e sociale;
  • Fichte e Schelling, protagonisti dell’idealismo tedesco.

A questo si aggiunge, nel paragrafo sui teorici del contratto sociale, una formulazione che invita a scegliere “almeno uno tra Hobbes, Locke e Rousseau” — una formula che, secondo i critici, autorizza di fatto a saltarne due su tre. Va detto per onestà che questa stessa formulazione era già presente nelle Indicazioni del 2010, mentre la vera novità riguarda Spinoza e Leibniz: nei programmi vigenti erano esplicitamente segnalati come autori a cui dedicare “particolare attenzione”, mentre nella nuova bozza scompaiono dall’elenco esemplificativo.

L’appello accusa i redattori dei programmi di “dilettantismo” e parla di una “polpetta avvelenata” lasciata in eredità alla scuola. Sul piano politico, la senatrice Cecilia D’Elia (PD) ha parlato di un tentativo di incidere sulla “egemonia culturale”, mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione parlamentare definendo la scelta una possibile “censura culturale”.

I filosofi che invece restano: cosa prevede davvero la bozza

Per dare una misura del dibattito, vale la pena guardare quali sono gli autori e i temi effettivamente citati dalla bozza ministeriale. L’elenco è ampio e copre l’intera tradizione occidentale: nel secondo biennio si va dai presocratici a Socrate, Platone, Aristotele, dalla filosofia ellenistica e dall’incontro con il cristianesimo ad Agostino, Tommaso e la scolastica, fino a umanesimo, rivoluzione scientifica con Galilei, Cartesio, Hume, Kant, Hobbes, Locke, Rousseau, illuminismo, Hegel, reazione allo hegelismo, positivismo, teoria dell’evoluzione e Nietzsche. Il quinto anno è dedicato al Novecento e al XXI secolo: Husserl, Freud, Heidegger, Croce e Gentile, Wittgenstein, ermeneutica, marxismo e Scuola di Francoforte, Arendt, filosofia analitica anglo-americana, riflessioni su scienza, tecnica ed etica dell’intelligenza artificiale. Vera novità rispetto al 2010 è l’obbligo di trattare filosofe della tradizione, con un elenco esemplificativo che cita Ipazia, Ildegarda di Bingen, Eloisa, Madame de Staël, Émilie du Châtelet, Edith Stein e Simone Weil.

Come si vede, il quadro non è quello di una “cancellazione” totale: le grandi correnti restano nominate e Marx rientra di fatto attraverso il marxismo della Scuola di Francoforte e la “reazione allo hegelismo”. Ma è proprio qui che si gioca il punto sollevato dai firmatari. Inglobare Spinoza in “metafisica, empirismo e razionalismo in età moderna” o Marx nella “reazione allo hegelismo” significa affidare a etichette generiche autori che hanno fondato vere e proprie rivoluzioni concettuali — il razionalismo etico e politico di Spinoza, la critica dell’economia politica di Marx — e che meritano di essere studiati per nome. In un sistema in cui un docente ha, secondo i calcoli più recenti, meno di cinque minuti di lezione per ogni anno di storia filosofica da coprire, ciò che non viene nominato esplicitamente rischia davvero di essere saltato. E le case editrici scolastiche, lo sanno bene gli insegnanti, tendono a costruire i manuali sulla lettera dell’elenco ministeriale.

La risposta del ministero: “L’elenco è solo esemplificativo”

Loredana Perla ha replicato chiarendo che le Indicazioni nazionali non sono un elenco rigido di filosofi obbligatori, ma uno strumento orientativo. La libertà didattica del docente resta intatta, e i grandi nomi assenti sarebbero comunque “ricompresi” nei capitoli generali su “metafisica, empirismo e razionalismo in età moderna”, sulla “reazione all’hegelismo” e sul “marxismo nella scuola di Francoforte”.

In altre parole: Marx e Spinoza si potranno (e dovranno) ancora studiare, semplicemente non sono nominati esplicitamente. Per i critici, però, la sola assenza dall’elenco orienta in modo significativo il lavoro degli insegnanti e dei manuali, soprattutto in un sistema in cui le case editrici scolastiche tendono ad adeguarsi alla lettera del documento ministeriale.

Non è la prima polemica: il precedente dei Promessi Sposi

Quella sui filosofi non è la prima contestazione di peso che la bozza Perla deve affrontare. A inizio maggio era stato lo storico Alessandro Barbero, docente all’Università del Piemonte Orientale, a lanciare insieme ai colleghi Roberto Bizzocchi (Pisa), Pierantonio Frare (Cattolica) e Giuseppe Polimeni (Statale di Milano) una petizione su Change.org dal titolo “Un libro per tutti: teniamo I Promessi Sposi al secondo anno del liceo”.

Il bersaglio, in quel caso, era la scelta della commissione di spostare la lettura del romanzo di Manzoni dal secondo al quarto anno, dove però — sottolineano i firmatari — si concentra già un programma fittissimo che va da Galileo a Leopardi passando per Goldoni, Parini, Alfieri e Foscolo. L’esito prevedibile, secondo Barbero, sarebbe una lettura “frammentaria” del romanzo, ridotto a “scheda” invece di essere attraversato per intero.

Valditara aveva risposto sul Corriere della Sera con toni distesi, ringraziando i firmatari ma rimandando al “grande dibattito culturale” sull’intera riforma. Il copione, di fatto, si sta ripetendo identico con la filosofia: petizione su Change.org, accademici di peso, risposta interlocutoria del ministero, fase di consultazione che resta formalmente aperta.

Come si insegna la filosofia negli altri Paesi europei

Per capire la portata reale di questa polemica conviene allargare lo sguardo. L’Italia è, insieme alla Grecia, uno dei pochi Paesi europei in cui la filosofia è materia obbligatoria per tre anni in quasi tutti i licei. Altrove la situazione è molto diversa.

  • Francia: la filosofia è materia obbligatoria solo nell’ultimo anno del lycée, con un peso enorme nel baccalauréat (la maturità). L’insegnamento è organizzato per problemi e nozioni — la libertà, la verità, lo Stato, la giustizia — più che per autori in ordine cronologico. La prova finale è una dissertazione, considerata uno dei riti di passaggio culturali del Paese.
  • Germania: la filosofia è una materia opzionale, spesso scelta come alternativa all’insegnamento della religione. I programmi variano molto tra i diversi Länder e il focus è prevalentemente etico, con attenzione alla formazione individuale.
  • Spagna: il sistema è quello più simile all’italiano, con un approccio storico-cronologico, ma con maggiore attenzione ai temi politici e di cittadinanza attiva. Negli ultimi anni la filosofia ha subito vari ridimensionamenti e successive reintroduzioni a seconda dei governi.
  • Regno Unito: nelle scuole secondarie non esiste un insegnamento istituzionale di filosofia. La materia è disponibile solo come A-level opzionale e gli elementi di logica e teoria della conoscenza compaiono dentro altre discipline.
  • Austria: la filosofia è presente negli ultimi due anni delle superiori, ma quasi sempre integrata con pedagogia e psicologia.

Da questo confronto emerge un dato di fatto: il “canone storico” che l’Italia trasmette ai propri studenti — da Talete a Heidegger — è una specificità europea, non la norma. È proprio per questo, sostengono i firmatari dell’appello, che la tradizione italiana dell’insegnamento della filosofia va difesa: rappresenta un patrimonio formativo che altrove è già stato perso o ridotto ai minimi termini, e che è alla base della capacità di pensiero critico che la scuola italiana storicamente ha saputo coltivare. Toglierle pezzi senza un disegno condiviso significherebbe avvicinarsi al modello tedesco o britannico, dove la filosofia è ormai materia residuale, senza però mettere in piedi il robusto sistema di esercizio argomentativo del modello francese.

Cosa cambia per chi sta scegliendo il liceo

Se sei uno studente di terza media o un genitore che sta valutando l’iscrizione alle superiori, ecco i punti pratici da tenere a mente:

  1. La riforma non riguarderà l’anno scolastico 2026/2027: la bozza è ancora in consultazione e l’entrata in vigore è prevista per il 2027/28.
  2. La filosofia resterà presente nei licei che già la prevedono (classico, scientifico, scienze umane, linguistico, artistico, musicale e coreutico), con tre anni di insegnamento.
  3. Il liceo classico e il liceo scientifico restano i due indirizzi in cui la disciplina ha il maggior peso orario, ma è centrale anche nel liceo delle scienze umane.
  4. La filosofia non sarà reintrodotta negli istituti tecnici, dove era stata proposta nei vecchi programmi Brocca degli anni Novanta ma non è mai stata adottata in modo stabile.

Una polemica che vale la pena seguire

Al di là delle sigle politiche, la discussione in corso solleva una domanda di fondo che riguarda direttamente chi oggi è sui banchi di scuola o si sta orientando: a cosa serve studiare filosofia nel 2026? Le ragioni dei firmatari non sono difesa corporativa di un canone polveroso: sono il tentativo di non perdere un patrimonio formativo che ha pochi eguali in Europa, e che riguarda direttamente la capacità delle nuove generazioni di leggere il presente con strumenti critici complessi. Spinoza, Marx, Leibniz e Fichte non sono nomi sostituibili da etichette generiche — sono autori che hanno formato il modo stesso in cui pensiamo libertà, diritti, lavoro, conoscenza.

La proposta della commissione Perla introduce alcune novità positive — l’apertura all’approccio “laboratoriale”, l’inserimento delle filosofe nella tradizione, l’attenzione all’etica dell’intelligenza artificiale al quinto anno — ma il prezzo, per come è formulata oggi la bozza, rischia di essere troppo alto. È una questione che si pone anche a chi sta valutando un percorso universitario in area umanistica, dove il diploma in filosofia, lettere e scienze umane continua a essere un punto di accesso a sbocchi professionali più vari di quanto si pensi: la qualità della formazione filosofica al liceo è proprio ciò che rende solido quel percorso.

La fase di consultazione pubblica resta aperta fino al 31 maggio: anche le consulte studentesche, per la prima volta, sono state interpellate ufficialmente. Per chi vuole approfondire, il testo integrale della bozza è disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito. La partita non è chiusa, e i prossimi giorni diranno se Valditara sceglierà di rispondere al merito delle obiezioni o di rimandarle al “grande dibattito culturale” come ha già fatto con Barbero.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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