Il diritto allo studio universitario è uno dei principi fondamentali della Costituzione italiana, riconosciuto all’articolo 34 come dovere della Repubblica nei confronti dei “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”. Nel sistema attuale questo principio si traduce in un meccanismo concreto di borse di studio, esenzioni dalle tasse, posti in alloggio universitario, mense gratuite, contributi per la mobilità, gestito dalle Regioni attraverso enti dedicati che hanno nomi diversi da territorio a territorio (DSU, ERSU, EDISU, ER.GO, DiSCo, ARDSU, ADISU) ma rispondono a una logica unitaria. Per chi si iscrive all’università senza poter contare su un sostegno familiare illimitato, conoscere questo sistema è uno degli aspetti più importanti della scelta del percorso: una borsa di studio regionale può azzerare le tasse universitarie, garantire l’alloggio, fornire un contributo monetario significativo, e fare la differenza fra un’università sostenibile e un sogno troppo costoso.
Vediamo come funziona il sistema, quali sono i requisiti per accedervi nell’anno accademico 2026/2027 e come si presenta la domanda.
Cos'è il diritto allo studio universitario?
Il diritto allo studio universitario è regolato in Italia da una serie di norme che si sono stratificate nel tempo. Il riferimento principale è il Decreto Legislativo 68 del 29 marzo 2012, che ha riorganizzato la materia distinguendo le competenze fra Stato e Regioni, e il Decreto Ministeriale 1320 del 17 dicembre 2021, che ha introdotto i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per garantire uniformità di base su tutto il territorio nazionale. Ogni anno il Ministero dell’Università e della Ricerca aggiorna le soglie economiche e gli importi minimi delle borse con un decreto direttoriale specifico: per l’anno accademico 2026/2027 si tratta del Decreto Direttoriale 175 del 10 febbraio 2026, che ha rivalutato i parametri dell’1,4% rispetto al 2025 sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.
Sul piano operativo il sistema funziona in modo coordinato fra livelli. Il Ministero fissa le regole nazionali e i livelli minimi delle prestazioni, le Regioni gestiscono la programmazione e l’attuazione attraverso i propri enti per il diritto allo studio, le università erogano direttamente alcune prestazioni accessorie (esenzioni dalle tasse, contributi per la mobilità internazionale, agevolazioni di natura specifica) coordinandosi con gli enti regionali. Il beneficio principale del sistema è la borsa di studio, ma le prestazioni vanno oltre: posti in alloggi universitari per i fuori sede, accesso alla mensa universitaria a tariffe agevolate o gratuita, contributi per la mobilità internazionale che si sommano alle borse Erasmus+, esenzione totale o parziale dalle tasse universitarie collegata al riconoscimento di idoneità per la borsa.
ISEE e ISEE Universitario: la distinzione chiave
Prima di entrare nel merito dei requisiti, è fondamentale chiarire un punto che genera confusione frequente. L’ISEE che serve per la borsa di studio universitaria non è l’ISEE ordinario, ma una versione specifica chiamata ISEE Universitario, che si calcola con regole proprie definite dalla normativa del diritto allo studio. La differenza riguarda principalmente la composizione del nucleo familiare considerato per il calcolo: lo studente è incluso nel nucleo familiare di origine indipendentemente dalla propria residenza anagrafica, a meno che soddisfi specifiche condizioni di indipendenza economica e abitativa (residenza in immobile diverso da quello dei genitori per almeno due anni e redditi propri superiori a una soglia minima, condizioni difficili da rispettare nella pratica per uno studente fuori sede ordinario).
Il modulo da compilare per ottenere l’ISEE Universitario è la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) in versione specifica, che può essere preparata gratuitamente presso i Centri di Assistenza Fiscale (CAF) convenzionati o autonomamente online attraverso il portale INPS con credenziali SPID, CIE o CNS. La scadenza ufficiale per presentare la DSU valida per le borse dell’anno accademico successivo è il 30 giugno, ed è una scadenza che va rispettata con cura perché senza un ISEE Universitario valido alla data della domanda la candidatura non viene accettata. È prudente iniziare la procedura ad aprile o maggio per avere il tempo di gestire eventuali richieste di integrazione documentale e ricevere il modello ISEE entro la fine di giugno.
I requisiti per la borsa di studio
Per accedere alla borsa di studio del diritto allo studio universitario nell’anno accademico 2026/2027 sono richiesti requisiti economici e di merito. Sul piano economico, i parametri di soglia stabiliti a livello nazionale dal Decreto Direttoriale 175/2026 sono due: un ISEE Universitario non superiore a 26.306,25 euro e un ISPE (Indicatore della Situazione Patrimoniale Equivalente, che valuta il patrimonio mobiliare e immobiliare della famiglia) non superiore a 57.187,53 euro. Entrambi i parametri devono essere rispettati contemporaneamente: una famiglia con ISEE basso ma patrimonio elevato (tipicamente più immobili di proprietà) può non rientrare nei requisiti, e viceversa. Alcune regioni applicano soglie più basse per le fasce di importo massimo, premiando le situazioni economiche più difficili con priorità di accesso alle borse più consistenti.
Sul piano del merito accademico, i criteri variano in funzione dell’anno di corso. Per le matricole (primi anni di corso) non è richiesto alcun requisito di merito iniziale al momento della domanda: la borsa viene erogata in due rate, una di acconto in autunno e una a saldo dopo aver verificato il raggiungimento di un numero minimo di crediti (in genere 20 CFU) entro il 10 agosto dell’anno successivo. Per gli studenti degli anni successivi al primo, i requisiti di merito si fanno più stringenti: a fine secondo anno servono in genere 25 CFU per la triennale e 30 CFU per la magistrale, con incrementi progressivi negli anni successivi. I requisiti specifici cambiano leggermente da regione a regione e da corso a corso, e vanno sempre verificati direttamente sul bando dell’ente regionale di riferimento. Servono inoltre requisiti di età (essere iscritti entro il primo anno fuori corso per la triennale, entro il secondo per la magistrale e per il ciclo unico) e di residenza/iscrizione (essere iscritti a un corso universitario o AFAM riconosciuto sul territorio dell’ente regionale).
Gli enti regionali per il diritto allo studio
L’organizzazione territoriale del sistema vede ogni regione italiana dotata di un proprio ente per il diritto allo studio, con nomi e architetture diverse ma funzioni analoghe. In Piemonte opera l’EDISU (Ente per il Diritto allo Studio Universitario), in Emilia-Romagna l’ER.GO (Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori), nel Lazio DiSCo (precedentemente Laziodisco), in Sardegna l’ARDSU (Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio Universitario). In Toscana è attivo il DSU Toscana, in Lombardia il DSU regionale opera in coordinamento con le università. La Sicilia ha tre ERSU territoriali (Palermo, Catania, Messina) che coprono ciascuno una zona del territorio regionale. In Campania opera l’ADISU. Le regioni minori hanno enti dedicati di dimensioni più ridotte ma con la stessa logica di funzionamento. È normale che uno studente che si iscrive a un ateneo in una regione diversa dalla propria regione di origine debba interfacciarsi con l’ente della regione in cui studia.
I bandi per l’anno accademico 2026/2027 sono pubblicati dagli enti regionali tipicamente fra maggio e luglio 2026, con scadenze per la presentazione della domanda fra agosto e settembre. È una tempistica molto compressa e va monitorata con attenzione: chi perde la scadenza non recupera, e l’ente regionale non è tenuto a inviare promemoria. La domanda si presenta sempre online attraverso il portale dell’ente regionale di riferimento, con accesso tramite SPID, CIE o credenziali specifiche dell’ente. I documenti necessari sono l’attestazione ISEE Universitario in corso di validità, i dati anagrafici e di residenza, i dati di iscrizione al corso universitario (per le matricole basta la conferma di immatricolazione, anche se ancora non perfezionata), eventuali documenti aggiuntivi per le maggiorazioni specifiche (certificazione DSA, documentazione di disabilità, eccetera). Le graduatorie vengono pubblicate fra ottobre e novembre, con erogazione dell’acconto della borsa fra dicembre e gennaio e del saldo nei mesi successivi.
Gli importi della borsa: in sede, pendolare o fuori sede
Gli importi delle borse di studio sono articolati in tre fasce in funzione della condizione abitativa dello studente. Lo studente “in sede” è quello che risiede stabilmente nello stesso comune (o nelle immediate vicinanze) in cui ha sede il corso di studi. Lo studente “pendolare” è quello che risiede in un comune diverso ma raggiungibile quotidianamente con i mezzi di trasporto pubblici, in genere entro un’ora di percorrenza. Lo studente “fuori sede” è quello che, a causa della distanza dalla propria residenza, prende in locazione un alloggio nelle vicinanze della sede universitaria per un periodo di almeno dieci mesi nell’anno accademico, dimostrabile con un contratto di affitto regolarmente registrato.
Gli importi minimi nazionali stabiliti dal Decreto Direttoriale 175/2026 per l’anno accademico 2026/2027 sono di 7.171,11 euro per gli studenti fuori sede (con un incremento di 99,01 euro rispetto al 2025/2026), circa 4.134 euro per i pendolari e circa 2.950 euro per gli studenti in sede. Questi sono i livelli minimi garantiti su tutto il territorio nazionale: gli enti regionali possono erogare importi superiori, e diversi enti lo fanno effettivamente per attrarre studenti meritevoli e sostenere chi è in difficoltà più grave. L’EDISU Piemonte e l’ER.GO Emilia-Romagna storicamente erogano cifre più alte rispetto ai minimi nazionali. L’ERSU Palermo, per l’anno accademico 2025/2026, ha erogato borse con importi variabili fra 1.425,13 euro e 8.132,92 euro a seconda della condizione di studente e della fascia ISEE, dimostrando come la differenza fra il minimo e il massimo dipenda fortemente dalla situazione specifica. In Lombardia gli importi medi per il 2025/2026 si sono attestati intorno ai 7.073 euro per i fuori sede, 4.134 euro per i pendolari, 2.950 euro per gli studenti in sede.
Cosa include la borsa oltre al contributo economico
La borsa di studio non si esaurisce nel contributo monetario. Chi risulta idoneo e beneficiario riceve in genere anche l’esenzione totale dalle tasse universitarie, un beneficio che vale fra i 1.500 e i 4.000 euro l’anno a seconda dell’ateneo e che si aggiunge all’importo della borsa stessa. Per gli studenti fuori sede idonei è disponibile, in genere con priorità di accesso, il posto in un alloggio universitario gestito dall’ente regionale, a costi simbolici (in molti casi gratuito per i beneficiari) che si confronta con i 350-600 euro al mese del mercato privato. La mensa universitaria è accessibile a tariffe agevolate (in molti casi gratuita per i beneficiari della borsa), con pasti completi che possono valere fra i 4 e i 7 euro l’uno. Sono benefici concreti che cambiano sostanzialmente l’economia della vita universitaria e che vanno conteggiati nel calcolo complessivo del valore della borsa.
Esiste poi la cosiddetta “no-tax area”, un meccanismo separato di esenzione dalle tasse universitarie che opera anche per chi non ottiene la borsa di studio. Per gli atenei pubblici italiani, gli studenti con ISEE Universitario fino a 22.000 euro sono totalmente esentati dalle tasse di iscrizione (ad eccezione della tassa regionale per il diritto allo studio e dell’imposta di bollo, complessivamente intorno ai 160-200 euro l’anno). Alcuni atenei hanno esteso la no-tax area fino a 24.000 o 30.000 euro di ISEE con risorse proprie. Sopra la soglia della no-tax area, le tasse aumentano in modo progressivo fino a un tetto massimo intorno ai 3.800-4.200 euro l’anno per le fasce di ISEE più elevate. È un sistema fiscale di tassazione progressiva che premia chi ha risorse familiari minori, ed è una caratteristica importante del sistema universitario pubblico italiano da considerare nel confronto con altri paesi.
Le maggiorazioni: DSA, STEM-femmine, stranieri non UE e disabilità
Il sistema prevede una serie di maggiorazioni per profili specifici, che si aggiungono all’importo base della borsa. Gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) certificati possono accedere a una maggiorazione specifica che riconosce il maggiore impegno richiesto dalle loro condizioni. Gli studenti stranieri non comunitari beneficiano di una maggiorazione del 15% sull’importo base, riconoscendo le maggiori difficoltà di accesso ai supporti familiari da territori distanti. Gli studenti con disabilità certificata accedono a importi specifici più elevati, con regole di calcolo distinte. Per le studentesse iscritte ai corsi di area STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) sono attive maggiorazioni specifiche per incentivare la presenza femminile in discipline storicamente sotto-rappresentate, una misura introdotta in linea con le politiche europee di promozione della parità di genere nelle materie scientifiche.
ltri benefici collegati: Carta Cultura, Carta del Merito, bonus affitto
Al sistema delle borse regionali si affiancano altre misure nazionali di sostegno agli studenti che vale la pena conoscere. La Carta della Cultura Giovani offre 500 euro di credito utilizzabile per acquisti culturali (libri, biglietti per concerti, cinema, teatro, abbonamenti a musei e quotidiani) agli studenti con ISEE familiare entro i 35.000 euro che compiono 18 anni nell’anno di riferimento. La Carta del Merito offre ulteriori 500 euro a chi ha conseguito il diploma di maturità con il voto di 100/100, indipendentemente dall’ISEE familiare. Le due Carte sono cumulabili per chi soddisfa entrambi i requisiti, arrivando a un totale di 1.000 euro per il primo anno di università. Il bonus affitto studenti è un contributo statale destinato agli studenti fuori sede con ISEE familiare sotto i 20.000 euro e un contratto di affitto regolarmente registrato, gestito direttamente dagli atenei. Per chi non rientra in queste categorie ma ha un genitore che paga l’affitto di uno studente fuori sede, esiste la detrazione fiscale del 19% delle spese di locazione fino a un massimale annuo definito dalla normativa fiscale. Per orientarsi nella complessità del fuori sede e nei diversi strumenti di sostegno disponibili vale la pena leggere la guida completa allo studio fuori sede, che entra nel merito di affitti, bonus, gestione delle prime spese e dimensione personale del trasferimento.
Quando si perde la borsa
Una volta ottenuta la borsa, il mantenimento del beneficio è soggetto al rispetto di alcune condizioni che vanno conosciute fin dall’inizio per evitare brutte sorprese. Il primo motivo di perdita della borsa è il mancato raggiungimento dei requisiti di merito per la rata di saldo: chi non consegue i CFU minimi richiesti entro il 10 agosto perde la seconda rata della borsa e, in alcuni casi, deve restituire anche l’acconto già percepito. Il secondo motivo è l’andare fuori corso oltre i limiti previsti dalla normativa: la borsa si può ottenere fino al primo anno fuori corso per la triennale, fino al secondo per la magistrale e per il ciclo unico, e oltre questi termini si perde il diritto. Il cambio di corso o di università ha regole specifiche: chi cambia entro determinate finestre può conservare il beneficio, oltre queste perde l’idoneità e in alcuni casi deve restituire le somme ricevute.
È bene sapere che il sistema verifica annualmente sia i requisiti di merito sia i requisiti economici. Una famiglia che ha visto un significativo miglioramento della propria situazione economica fra un anno e l’altro (eredità importanti, vincite, plusvalenze da vendita di immobili) deve aggiornare l’ISEE e potrebbe non rientrare più nei parametri per le borse degli anni successivi. È un sistema “dinamico” che si adatta alla situazione effettiva dello studente di anno in anno.
Cosa fare se non si ottiene la borsa di studio?
Non tutti gli studenti che presentano la domanda ottengono la borsa: a causa delle risorse finanziarie limitate degli enti regionali, in alcune regioni la graduatoria viene “tagliata” e alcuni studenti pur essendo formalmente idonei non risultano beneficiari. La condizione di “idoneo non beneficiario” mantiene comunque alcuni diritti importanti: l’esenzione dalle tasse universitarie nella maggior parte degli atenei, l’accesso alla mensa a tariffe agevolate, la possibilità di partecipare ai bandi per posti in alloggio universitario con priorità rispetto a chi non ha presentato domanda. È quindi importante presentare la domanda anche quando si è incerti sul risultato finale, perché la sola idoneità apre benefici non trascurabili.
Per chi non rientra fra gli idonei o per chi cerca un sostegno aggiuntivo, esistono altre strade. I collegi di merito (storicamente la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Scuola Superiore Sant’Anna, l’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia, il Collegio Ghislieri, il Collegio Borromeo e altri) offrono borse di studio aggiuntive abbinate a un percorso accademico di eccellenza, generalmente con prove di ammissione selettive. Le fondazioni bancarie e culturali (Fondazione Cariplo, Fondazione CRT, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, e molte altre) pubblicano bandi specifici per studenti meritevoli con risorse limitate. Le università private a volte offrono borse di studio totali o parziali per studenti con buon profilo accademico e ISEE basso, anche per i loro corsi pagamento. Sul mercato sono disponibili prestiti d’onore a tassi agevolati offerti da banche con accordi con MIUR e università (UniCredit, Intesa Sanpaolo, BPER), che permettono di iniziare a restituire il prestito solo dopo aver trovato lavoro. Sono opzioni che non sostituiscono la borsa di studio regionale per portata e impatto, ma che possono essere un valido complemento o un’alternativa in casi specifici.

Cresciuto a pane e tecnologia, muove i primi passi nell'editoria digitale dopo la laurea in cinema e nuovi media, specializzandosi nel raccontare le nuove tecnologie a 360 gradi e il loro impatto nella società, dall'alimentazione all'intrattenimento, dalla scienza all'ambiente.
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