Studiare costa. Affitto, trasporti, libri, tasse: per molte famiglie l’università è un investimento che pesa, e la differenza tra potersela permettere o no la fanno spesso le borse di studio. Per questo, tra i sei indicatori della classifica Censis, quello dedicato a borse e contributi è uno dei più concreti: misura quanto ogni ateneo investe davvero nel sostegno economico ai propri studenti.
In questo articolo trovi la classifica aggiornata all’edizione 2026/2027, categoria per categoria: senza slogan, solo dati ufficiali. Perché dietro ogni borsa di studio, spesso, c’è la possibilità di esserci davvero.
Cosa misura l’indicatore borse
Il punteggio, espresso in centodecimi come tutti gli indicatori Censis, fotografa la spesa dell’ateneo per borse di studio, collaborazioni part-time, sussidi straordinari e altri interventi a favore degli studenti, rapportata alla platea degli iscritti. Non dice solo “quante borse ci sono”, ma quanto il diritto allo studio è una priorità di bilancio.
Mega atenei: la Sapienza si conferma la più generosa
Tra i giganti con oltre 40.000 iscritti, la Sapienza di Roma guida con 97 punti: un dato che pesa, considerando che parliamo del più grande ateneo d’Europa per iscritti. Seguono Bari (95), Palermo (89) e la Federico II di Napoli (86) — un poker che dice una cosa chiara: nei mega atenei, l’investimento in diritto allo studio più alto è a Roma e al Sud.
Poi Padova (84) e Bologna (80), che pure guidano la classifica generale. In coda Pisa e Torino (73), la Statale di Milano (70) e Firenze (67): atenei fortissimi su altri fronti, ma dove il sostegno economico incide meno.
Grandi atenei: Calabria e Cagliari, il podio parla meridionale
Nella fascia 20.000–40.000 iscritti il dominio è netto: l’Università della Calabria tocca quota 109 su 110, seguita da Cagliari con 106. Non è un caso che siano anche prima e terza nel punteggio generale della categoria: le borse sono da anni il motore del modello Unical, e i numeri lo confermano.
Alle loro spalle Chieti-Pescara (90), Messina (88), Perugia (85), poi Campania Vanvitelli e Pavia (83), Salerno (82), Milano Bicocca (78), Catania (77), Parma e Roma Tor Vergata (75), Ferrara (73) e Roma Tre (70). In fondo alla graduatoria Modena e Reggio Emilia (69), Verona (68) e Genova (66).
E qui c’è il dato più istruttivo dell’intera classifica: borse e occupabilità sono quasi speculari. Verona, Modena e Genova, ultime per borse, sono ai vertici per occupabilità; Calabria, Chieti e Messina, prime per borse, chiudono la classifica occupazionale. Due geografie del diritto allo studio e del mercato del lavoro che quasi si specchiano — e che vale la pena conoscere entrambe prima di scegliere.
Medi atenei: Catanzaro e Salento in vetta
Tra gli atenei da 10.000 a 20.000 iscritti la classifica delle borse è guidata dalla Magna Graecia di Catanzaro con 103 punti, seguita dal Salento con 100 — un dato che aiuta a spiegare anche la scalata dell’ateneo leccese nella classifica generale di quest’anno. Terza Sassari (95), che unisce il primo posto generale della categoria a un investimento in borse tra i più alti.
Seguono Foggia (91), la Politecnica delle Marche e Napoli Parthenope (90), Udine (88), Trieste (83), Trento (80), Siena (79), Urbino (76), Ca’ Foscari Venezia (74), L’Aquila (73) e il Piemonte Orientale (69). In coda, appaiate a 66, Bergamo, Brescia e Insubria.
Piccoli atenei: punteggio pieno per la Mediterranea
Tra gli atenei fino a 10.000 iscritti c’è l’unico 110 su 110 di tutta la classifica statale: lo firma la Mediterranea di Reggio Calabria, seguita da Cassino con 106. Due atenei che da anni destinano al diritto allo studio una quota importante delle proprie risorse, con bandi regolari e attenzione a chi si sposta da altri territori.
Seguono la Tuscia (89), Camerino (86), il Molise (85), Napoli L’Orientale (83) e il Sannio (82). Chiudono Macerata (76), Teramo (74) e la Basilicata (73).
Politecnici: il PoliMi fa l’en plein
Anche qui un punteggio perfetto: il Politecnico di Milano ottiene 110 su 110 nelle borse, completando un’edizione in cui è primo praticamente su tutti i fronti. Seguono Bari (93), Torino (92) e lo Iuav di Venezia (70).
Atenei non statali: la Luiss fa punteggio pieno
Anche le università private vengono valutate su questo indicatore, e i risultati smontano un pregiudizio diffuso: alcune delle rette più alte d’Italia convivono con sistemi di borse tra i più generosi. Tra i grandi atenei non statali la Luiss ottiene 110 su 110, seguita dalla Bocconi con un altissimo 104. Molto più staccata la Cattolica (69).
Attenzione però al significato: qui il punteggio misura l’investimento in borse ed esoneri, non il costo complessivo del percorso. In un ateneo privato la borsa spesso serve a rendere accessibile una retta che parte da cifre importanti — il conto va sempre fatto sul netto.
Tra i medi atenei non statali guida la Lumsa (83), davanti alla Suor Orsola Benincasa di Napoli (78) e alla Kore di Enna (75), new entry di quest’anno anche nella classifica generale. Seguono lo Iulm (69) e la Vita-Salute San Raffaele (66).
Tra i piccoli, il primato va al Campus Bio-Medico di Roma (87), seguito dalla Liuc – Università Cattaneo (79) e dalla Link Campus (78). Curiosità: la Libera Università di Bolzano, dominatrice della classifica generale della categoria, nelle borse si ferma a 73 — segno che la sua forza sta altrove, su strutture e internazionalizzazione.
Come usare questi dati
Se il budget è il tuo primo vincolo, questa classifica va letta insieme a due elementi: il costo della vita della città (una borsa generosa a Milano copre meno di una borsa media a Cosenza o Cassino) e i bandi regionali per il diritto allo studio, che si sommano a quanto fa l’ateneo. E ricorda che l’indicatore borse racconta l’accessibilità, non tutto il resto: nella nostra guida completa alla classifica Censis 2026/2027 trovi il quadro generale, e nel pezzo sull’occupabilità l’altra metà della storia.
Se il budget è il tuo primo vincolo, questa classifica va letta insieme a due elementi: il costo della vita della città (una borsa generosa a Milano copre meno di una borsa media a Cosenza o Cassino) e i bandi regionali per il diritto allo studio, che si sommano a quanto fa l’ateneo. E ricorda che l’indicatore borse racconta l’accessibilità, non tutto il resto: nella nostra guida completa alla classifica Censis 2026/2027 trovi il quadro generale, e nel pezzo sulle migliori università per trovare lavoro l’altra metà della storia.









