Scegliere l’università, oggi, non significa soltanto decidere cosa studiare. Per molti significa soprattutto chiedersi: dove avrò più possibilità di trovare lavoro? Non è un dettaglio. Per chi investe anni della propria vita in un corso di laurea, magari facendo sacrifici economici, l’orizzonte dell’occupazione non è un bonus: è il minimo sindacale.
Ogni anno la classifica Censis valuta gli atenei statali italiani anche su questo, con un indicatore dedicato: l’occupabilità. In questo articolo trovi i dati aggiornati all’edizione 2026/2027, categoria per categoria.
Come si misura l’occupabilità
Il dato parte dalle rilevazioni di AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario che analizza la condizione occupazionale dei laureati italiani: quanti lavorano a un anno dal titolo, in che forma e con quale coerenza rispetto agli studi. Il Censis rielabora questi numeri e assegna a ogni ateneo un punteggio in centodecimi, come per gli altri indicatori.
Una precisazione importante: l’occupabilità viene calcolata solo per gli atenei statali. Le università non statali non hanno questo indicatore, quindi in questa classifica non le troverai.
Politecnici: tre atenei col punteggio perfetto
Partiamo dal dato più clamoroso dell’edizione 2026/2027: i Politecnici di Milano, Torino e Bari ottengono tutti 110 su 110 in occupabilità. Punteggio pieno, e non è una sorpresa: percorsi selettivi, fortissimo legame con il mondo produttivo, laureati contesi dalle aziende ancora prima della proclamazione. Chiude lo Iuav di Venezia, comunque con un ottimo 95.
Vale la pena sottolinearlo: nel gruppo c’è anche il Politecnico di Bari, a dimostrazione che con il giusto modello formativo l’occupabilità piena si raggiunge anche dove il mercato del lavoro locale è più difficile.
Mega atenei: la Statale di Milano davanti a tutti
Tra i colossi con oltre 40.000 iscritti, la classifica per occupabilità premia la Statale di Milano con 95 punti, seguita a un soffio da Padova e Pisa (94). Bene anche Bologna e Firenze (91), poi la Sapienza (89) e Torino (88).
In coda restano Federico II di Napoli (81), Bari (77) e Palermo (76): atenei con offerta formativa solida, che però pagano un contesto occupazionale dove le opportunità sono meno distribuite e meno accessibili. Non è una questione di qualità della didattica: è il passaggio dallo studio al lavoro a essere più fluido in certi territori.
Grandi atenei: Verona nuova regina, il Nord fa il pieno
Nella fascia tra 20.000 e 40.000 iscritti la classifica 2026/2027 incorona l’Università di Verona, prima con 106 punti, davanti a Modena e Reggio Emilia (104), che guidava questa graduatoria l’anno scorso, e a Milano Bicocca, che tocca quota 100. Seguono Genova e Parma (97), Roma Tor Vergata (96), Ferrara (95), Pavia (93), Perugia (89), Roma Tre (82) e Cagliari (81).
La metà bassa della classifica racconta l’altra faccia del Paese: Salerno e Catania a 78, la Campania Vanvitelli a 77, poi Calabria e Chieti-Pescara (68) e Messina (67). Ed è qui che emerge il dato più interessante per chi sta scegliendo: la Calabria, prima assoluta nel punteggio generale della sua categoria, è terzultima per occupabilità. Un ateneo può offrirti servizi, borse e strutture eccellenti, ma il dopo-laurea dipende molto anche dal territorio — o dalla tua disponibilità a spostarti dopo il titolo.
Medi atenei: comanda la Politecnica delle Marche
Tra gli atenei da 10.000 a 20.000 iscritti la spunta la Politecnica delle Marche con 106 punti, tallonata da Brescia e Insubria (105), Udine (101) e Piemonte Orientale (100). Seguono Bergamo e Trieste (98), Trento (94), L’Aquila (93), Ca’ Foscari (92), Siena (87) e Urbino (86).
Anche qui il contrasto con il punteggio generale è istruttivo: Sassari, prima assoluta tra i medi atenei, in occupabilità si ferma a 78, come Foggia; Napoli Parthenope è a 76, il Salento, protagonista della scalata di quest’anno, a 72. In fondo Catanzaro con 68.
Piccoli atenei: Camerino conferma anche qui
Tra gli atenei fino a 10.000 iscritti, Camerino guida anche la classifica dell’occupabilità con 90 punti, coerente con il primo posto nel punteggio generale. Seguono Macerata (84), la Mediterranea di Reggio Calabria (80) — uno dei progressi più netti dell’anno, visto che nell’edizione scorsa era ultima con 69 — poi la Basilicata (78), il Sannio (77), il Molise (76), la Tuscia (75) e Cassino (72). Chiudono Napoli L’Orientale e Teramo (66).
Cosa dice davvero questo indicatore
Il dato sull’occupabilità non premia solo chi ha i corsi “giusti”, ma anche chi costruisce percorsi solidi, fa rete con le aziende e accompagna davvero i propri studenti fuori dall’università. Allo stesso tempo, come abbiamo visto, risente molto del mercato del lavoro del territorio.
Il consiglio, quindi, è di leggerlo sempre insieme agli altri indicatori: un ateneo del Sud con borse generose e ottimi servizi può essere la scelta più intelligente per la triennale, con l’idea di muoversi poi per la magistrale o per il lavoro. E viceversa, un ateneo con occupabilità altissima ma costo della vita proibitivo va messo sulla bilancia con onestà. La classifica completa, con tutti i punteggi 2026/2027, la trovi nella nostra guida alla classifica Censis.









