“L’80% trova lavoro in sei mesi”. È una frase che colpisce subito, soprattutto in un contesto in cui parlare di occupazione giovanile significa spesso parlare di attese lunghe, contratti precari e percorsi poco lineari. Proprio per questo, il dato sugli ITS Academy viene accolto in due modi opposti: con entusiasmo da chi cerca una strada rapida verso il lavoro, con diffidenza da chi teme l’ennesimo slogan.
La verità sta nel mezzo. Quell’80% non è una promessa, né un risultato automatico garantito a chiunque si iscriva. È il frutto di un modello formativo preciso, costruito per rispondere a un’esigenza concreta del sistema produttivo italiano. Capirlo significa andare oltre il numero e chiedersi perché, in quali condizioni e per quali studenti questo risultato è possibile.
Un dato che incuriosisce (e spesso viene frainteso)
Molti leggono quel dato come un confronto implicito con l’università, quasi fosse una gara tra percorsi diversi. È un errore di prospettiva. Gli ITS non nascono per sostituire l’università, ma per coprire uno spazio che per anni è rimasto scoperto: quello della formazione tecnica avanzata, immediatamente collegata al lavoro. Quando funzionano, lo fanno perché rispondono a una domanda reale, non perché promettono scorciatoie.
Il punto centrale, quindi, non è se l’80% sia “vero” o “gonfiato”. La domanda giusta è un’altra: come sono costruiti gli ITS Academy per arrivare a questi risultati e che tipo di studente riesce davvero a trarne beneficio. È da qui che bisogna partire per capire se questo percorso può essere una scelta adatta, e non solo una soluzione attraente sulla carta.
Cosa sono gli ITS Academy e che caratteristiche hanno
Gli ITS Academy sono percorsi di formazione terziaria non universitaria. Questa definizione, all’apparenza tecnica, serve a chiarire subito un punto: non sono né scuole superiori né università “accorciate”. Si collocano dopo il diploma e hanno una funzione precisa all’interno del sistema formativo italiano: formare figure tecniche specializzate richieste dal mercato del lavoro.
Nascono per rispondere a un problema concreto. Per anni, in Italia, molte aziende hanno faticato a trovare profili intermedi: non laureati teorici, non operai generici, ma tecnici capaci di muoversi tra competenze operative, tecnologie e processi produttivi. Gli ITS Academy sono stati progettati proprio per colmare questo spazio.
Dal punto di vista organizzativo, gli ITS sono fondazioni che mettono insieme soggetti diversi: scuole, enti di formazione, università, aziende, istituzioni locali. Questo assetto non è solo formale. Serve a garantire che i corsi non siano costruiti in modo astratto, ma partano da bisogni reali del territorio e dei settori produttivi di riferimento.
Un’altra caratteristica distintiva è la durata. I percorsi ITS hanno una lunghezza limitata, in genere biennale o triennale, ma con un’intensità elevata. Le ore di lezione e laboratorio sono molte, il ritmo è serrato, la presenza richiesta è costante. Non si tratta di un impegno “leggero”, ma di un percorso concentrato e strutturato.
È importante chiarire cosa non sono gli ITS Academy.
- Non sono corsi di recupero per chi “non ce l’ha fatta” altrove.
- Non sono scuole professionali tradizionali.
- Non sono percorsi improvvisati o di secondo livello.
Sono percorsi selettivi, con standard definiti e titoli riconosciuti a livello nazionale ed europeo. Il loro obiettivo non è fornire una cultura generale ampia, ma competenze tecniche precise, immediatamente spendibili in contesti lavorativi reali.
Capire cosa sono davvero gli ITS Academy è fondamentale per leggere correttamente il dato sull’occupazione. Quei risultati non arrivano per caso: arrivano perché il percorso è pensato fin dall’inizio per collegare formazione e lavoro in modo diretto, continuo e strutturato.
Il cuore del modello: formazione pensata insieme alle aziende
Se c’è un elemento che distingue davvero gli ITS Academy da molti altri percorsi post-diploma, è il rapporto con le aziende. Non si tratta di collaborazioni occasionali o di stage aggiunti alla fine del corso. Negli ITS, le imprese sono parte integrante del progetto formativo fin dall’inizio.
Il legame strutturale con il mondo produttivo
Nei percorsi ITS, le aziende non arrivano a percorso avviato: partecipano alla progettazione dei corsi. Contribuiscono a definire i profili professionali in uscita, le competenze da sviluppare, le tecnologie da utilizzare. Questo significa che i programmi non restano fermi per anni, ma vengono aggiornati in base all’evoluzione dei settori produttivi. È una differenza sostanziale.
In molti contesti formativi, i contenuti seguono tempi lunghi, spesso slegati da ciò che accade nel lavoro reale. Negli ITS, invece, l’aggiornamento è continuo perché nasce da un confronto diretto con chi opera ogni giorno sul campo. Questo legame strutturale fa sì che ciò che si studia abbia una corrispondenza immediata con ciò che viene richiesto in azienda. Non tutto è immediatamente “utilizzabile”, ma tutto ha una funzione chiara all’interno del percorso.
Chi insegna negli ITS
Un’altra caratteristica centrale riguarda il corpo docente. Negli ITS, una parte significativa delle lezioni è tenuta da professionisti che lavorano nei settori di riferimento: tecnici, ingegneri, responsabili di processo, specialisti digitali, project manager. Persone che portano in aula non solo conoscenze, ma pratiche, problemi reali, casi concreti. Questo cambia il modo di apprendere.
Lo studio non è mai completamente astratto: ogni concetto viene collegato a un contesto operativo. Gli studenti imparano non solo come funziona una tecnologia, ma come viene usata davvero, con quali vincoli, quali margini di errore, quali responsabilità. La presenza di docenti provenienti dal mondo del lavoro non elimina la teoria, ma la rende funzionale. Serve a capire il perché delle cose, non solo il come. Ed è proprio questo equilibrio tra sapere e saper fare che rende il modello ITS particolarmente efficace per l’inserimento professionale.
Perché l’80% trova lavoro in 6 mesi: i fattori chiave
Il dato sull’occupazione degli ITS Academy non è il risultato di una singola scelta felice, ma l’effetto combinato di più elementi che lavorano nella stessa direzione. Quando si osserva quel “80%”, è importante ricordare che dietro c’è un sistema che seleziona, forma e accompagna gli studenti in modo molto mirato. Nessun passaggio è casuale.
Selezione all’ingresso
Uno degli aspetti meno raccontati è che l’accesso agli ITS non è automatico. Non tutti possono iscriversi senza requisiti. In genere sono previste prove di selezione o colloqui motivazionali che servono a valutare non solo le competenze di base, ma soprattutto la coerenza tra lo studente e il percorso scelto. Questo passaggio iniziale è decisivo.
Chi entra in un ITS lo fa sapendo che il carico di lavoro sarà intenso, che la presenza è obbligatoria e che il percorso è fortemente orientato al risultato. La selezione riduce il rischio di iscrizioni poco consapevoli e contribuisce a costruire classi motivate e omogenee negli obiettivi. È anche per questo che i tassi di abbandono sono relativamente contenuti: chi parte sa cosa lo aspetta.
Una didattica costruita sulle competenze
Negli ITS l’apprendimento non è organizzato per discipline isolate, ma per competenze. Questo significa che ciò che si studia è sempre collegato a un’applicazione concreta. I moduli sono pensati per sviluppare abilità che verranno effettivamente utilizzate in azienda, non solo comprese a livello teorico.
Le lezioni frontali esistono, ma sono integrate con:
- laboratori pratici;
- project work;
- esercitazioni su casi reali;
- utilizzo di strumenti e tecnologie aggiornate.
Questo approccio riduce il divario tra formazione e lavoro. Lo studente non deve “reimparare” tutto una volta assunto, perché ha già familiarità con linguaggi, processi e strumenti del settore.
Il tirocinio come parte strutturale del percorso
Un altro fattore chiave è il ruolo del tirocinio. Negli ITS lo stage non è un’esperienza accessoria da collocare alla fine, ma una parte integrante del percorso formativo. In molti casi occupa una quota rilevante del monte ore complessivo.
Questo permette un inserimento graduale nel contesto lavorativo. Lo studente ha il tempo di osservare, sperimentare, sbagliare e correggere, senza la pressione immediata di una prestazione “da dipendente”. Allo stesso tempo, l’azienda ha modo di conoscere davvero la persona, valutarne le competenze e l’attitudine.
Non è raro che il tirocinio si trasformi in una proposta di lavoro. Non per automatismo, ma perché il periodo di formazione in azienda riduce l’incertezza reciproca. Entrambe le parti sanno cosa aspettarsi.
Un allineamento reale tra formazione e domanda di lavoro
Infine, c’è un elemento spesso sottovalutato: gli ITS nascono e si sviluppano in settori in cui la domanda di competenze è già presente. Le aree tecnologiche su cui si concentrano non sono scelte a caso. Sono ambiti in cui le aziende cercano profili specifici e faticano a trovarli.
Questo allineamento tra ciò che si studia e ciò che il mercato richiede rende più rapido l’inserimento lavorativo. Non perché il lavoro sia garantito, ma perché le competenze apprese hanno un destinatario reale.
Mettendo insieme selezione in ingresso, didattica per competenze, tirocinio strutturato e forte legame con i settori produttivi, il dato dell’80% smette di sembrare un’eccezione. Diventa la conseguenza logica di un modello costruito per funzionare in questo modo.
Le aree tecnologiche: dove si concentrano gli ITS
Gli ITS Academy non coprono tutti i settori in modo indistinto. Si concentrano su alcune aree tecnologiche strategiche, scelte perché intercettano bisogni reali del sistema produttivo. Questo è un altro motivo per cui i risultati occupazionali sono così alti: i percorsi nascono dove la domanda di competenze è già presente.
Le aree non sono astratte né teoriche. Sono ambiti in cui le aziende cercano figure tecniche qualificate e faticano a trovarle con i canali tradizionali. Gli ITS si inseriscono proprio in questo spazio. Tra le principali aree ci sono:
- Digitale e ICT
Sviluppo software, cybersecurity, data analysis, sistemi informativi, automazione digitale. È una delle aree più richieste, perché la trasformazione digitale riguarda ormai ogni settore. - Energia e sostenibilità
Efficienza energetica, fonti rinnovabili, gestione delle risorse, transizione ecologica. Qui la richiesta di tecnici cresce insieme agli investimenti pubblici e privati. - Meccatronica e manifattura avanzata
Automazione industriale, robotica, manutenzione evoluta, industria 4.0. È un’area storicamente forte per gli ITS, soprattutto nei territori a vocazione industriale. - Mobilità e logistica
Trasporti, supply chain, gestione dei flussi, infrastrutture. Settori spesso invisibili, ma centrali per il funzionamento dell’economia. - Chimica e nuove tecnologie
Processi chimici, materiali avanzati, controllo qualità, sicurezza. Percorsi altamente tecnici, con forte specializzazione. - Turismo e servizi alle imprese
Management del turismo, accoglienza evoluta, servizi integrati. Qui gli ITS lavorano su competenze organizzative e operative, legate a contesti molto concreti.
Un elemento decisivo è il legame con il territorio. Ogni ITS nasce in relazione al contesto produttivo locale. Questo significa che un ITS in una regione industriale punterà su manifattura e automazione, mentre in un’area a vocazione turistica svilupperà percorsi coerenti con quel settore. Non è una limitazione, ma una forza: la formazione risponde a bisogni immediati e riconoscibili.
Capire in quale area tecnologica opera un ITS è fondamentale prima di iscriversi. Non basta che “sia un ITS”. Conta cosa forma, per quali settori e con quali aziende. È qui che si gioca gran parte della coerenza tra percorso di studi e sbocchi lavorativi.
Che tipo di lavoro trovano i diplomati ITS?
Quando si parla di occupazione dopo un ITS, è facile immaginare un risultato uniforme: “si trova lavoro”. In realtà è importante capire che tipo di lavoro, in quali condizioni e con quali prospettive. Anche questo aiuta a leggere correttamente quel famoso 80%.
I diplomati ITS vengono inseriti soprattutto in ruoli tecnici specializzati, spesso difficili da coprire per le aziende. Non si tratta di mansioni generiche o poco qualificate, ma di profili che richiedono competenze specifiche e immediatamente operative. Tecnici di processo, operatori specializzati, addetti all’automazione, figure ICT, tecnici della manutenzione avanzata, specialisti della logistica o dell’energia: sono ruoli che stanno nel mezzo tra l’esecuzione e la progettazione.
Dal punto di vista contrattuale, l’ingresso nel lavoro avviene in modi diversi. In molti casi si parte con contratti a tempo determinato, apprendistato o formule di inserimento graduale. Questo non è un limite del modello ITS, ma una caratteristica del mercato del lavoro attuale. La differenza è che, nel tempo, una parte consistente di questi contratti evolve in forme più stabili, proprio perché le competenze acquisite sono difficili da sostituire.
Un dato rilevante riguarda la coerenza tra percorso di studi e lavoro svolto. La maggior parte dei diplomati ITS trova occupazione in ambiti direttamente collegati alla formazione ricevuta. Questo riduce uno dei problemi più diffusi dopo altri percorsi: lavorare in settori lontani da ciò che si è studiato, con la sensazione di dover ricominciare da zero.
È importante però chiarire un punto: l’ITS non garantisce una carriera “veloce” o automaticamente brillante. Offre un ingresso più rapido nel lavoro, sì, ma la crescita professionale dipende poi da molti fattori: capacità personali, contesto aziendale, disponibilità a continuare a formarsi. In questo senso, l’ITS è spesso un punto di partenza solido, non un traguardo definitivo.
Capire che tipo di lavoro trovano davvero i diplomati ITS permette di evitare aspettative irrealistiche. Il valore del percorso sta nella concretezza: si entra nel mondo del lavoro con competenze riconoscibili e spendibili, e da lì si costruisce il resto.
ITS e università: il confronto
Il confronto tra ITS Academy e università è inevitabile. Spesso questo confronto viene vissuto in modo distorto, come se scegliere significasse schierarsi: da una parte l’università, dall’altra gli ITS, con l’idea implicita che uno dei due percorsi debba per forza essere “migliore”. In realtà non è così. I due sistemi nascono per rispondere a bisogni diversi e funzionano davvero quando vengono scelti per quello che offrono, non per quello che non promettono di essere.
L’università è pensata per chi ha bisogno di tempo per costruire il proprio percorso. Offre una formazione ampia, che permette di esplorare, approfondire, cambiare direzione, specializzarsi gradualmente. Richiede molta autonomia, capacità di gestire lo studio in modo indipendente e una certa disponibilità ad aspettare prima di entrare nel mondo del lavoro. È un percorso che premia la costanza e la capacità di reggere periodi lunghi di studio teorico.
Gli ITS, invece, rispondono a un’esigenza diversa. Sono pensati per chi vuole imparare facendo, per chi preferisce vedere subito l’applicazione concreta di ciò che studia e per chi sente il bisogno di un ingresso più rapido nel lavoro. La formazione è intensa, strutturata, molto pratica. I tempi sono più compressi e il contatto con il contesto professionale è continuo fin dall’inizio. Il tempo è concentrato, la presenza è obbligatoria, il contatto con il lavoro è continuo. Non c’è molto spazio per rimandare o per “recuperare più avanti”.
Dire che uno sia migliore dell’altro non ha senso. La domanda giusta è: per chi funziona meglio l’uno e per chi l’altro?
Gli ITS sono particolarmente adatti a studenti che:
- apprendono meglio facendo;
- preferiscono contesti strutturati e ritmi definiti;
- vogliono entrare presto nel lavoro;
- sono interessati a ruoli tecnici specifici.
L’università resta invece la scelta più adatta per chi:
- ama lo studio teorico e l’approfondimento;
- è interessato a professioni che richiedono una laurea;
- vuole mantenere aperte più opzioni nel lungo periodo;
- accetta tempi più lunghi prima dell’ingresso nel lavoro.
Esiste anche una zona di contatto tra i due sistemi. Alcuni diplomati ITS decidono di proseguire gli studi universitari, vedendosi riconosciuti parte dei crediti. Altri laureati scelgono un ITS per acquisire competenze pratiche che l’università non ha fornito. Non è un percorso lineare per tutti, ed è giusto che non lo sia. Capire bene le differenze aiuta a evitare confronti sterili e a scegliere in base al proprio modo di imparare, non a gerarchie percepite.
ITS come prima scelta, non come piano B
Per molti anni gli ITS Academy sono stati raccontati come un’alternativa “di ripiego”. Un’opzione da considerare solo se l’università non era andata come previsto. Questa narrazione ha pesato a lungo, soprattutto in un Paese in cui il valore del titolo di studio è spesso legato più al prestigio percepito che all’effettiva coerenza con il lavoro.
Oggi questa lettura non regge più. Sempre più studenti scelgono consapevolmente un ITS come prima opzione, non perché “non possono fare altro”, ma perché riconoscono che quel tipo di formazione è più adatta al loro modo di apprendere e ai loro obiettivi. Non tutti hanno bisogno di un percorso lungo. Non tutti funzionano bene in un contesto fortemente teorico. E questo non dice nulla sulla capacità o sull’impegno di una persona.
Scegliere un ITS come prima scelta significa fare una valutazione pragmatica. Significa chiedersi quanto tempo si è disposti a investire prima di entrare nel lavoro, che tipo di competenze si vogliono sviluppare, in quale contesto ci si immagina più a proprio agio. Per alcuni studenti, l’idea di imparare lavorando su progetti reali, con docenti che arrivano dalle aziende e con tirocini strutturati, è semplicemente più coerente.
C’è anche un aspetto culturale da considerare. In Italia il valore della formazione tecnica è stato a lungo sottovalutato, nonostante sia uno dei motori principali dell’economia. Gli ITS provano a colmare questo divario, offrendo percorsi che non rinunciano alla qualità, ma la declinano in modo diverso rispetto all’università.
Riconoscere gli ITS come una prima scelta possibile significa uscire da una logica gerarchica e iniziare a ragionare in termini di adeguatezza. Non esiste un percorso giusto in assoluto. Esiste un percorso giusto per una persona, in un determinato momento della sua vita.
Cosa valutare prima di iscriversi a un ITS
Se gli ITS Academy funzionano così bene quando sono scelti in modo consapevole, allora diventa fondamentale capire come valutare un percorso prima di iscriversi. Non tutti gli ITS sono uguali e non tutti funzionano allo stesso modo per ogni studente. Fare qualche verifica in più prima dell’iscrizione può fare una grande differenza.
Il primo elemento da considerare è l’area tecnologica. Non basta che il corso “prometta lavoro”: bisogna chiedersi se quel settore interessa davvero e se ci si vede a lavorare in quell’ambito, almeno nel medio periodo. Un ITS può offrire ottime opportunità, ma se il contenuto non è coerente con le proprie inclinazioni, la motivazione rischia di calare rapidamente.
Conta molto anche la rete di aziende partner. Sapere con quali imprese collabora l’ITS, che tipo di tirocini propone e come vengono organizzati è essenziale. Il tirocinio è uno dei momenti chiave del percorso: deve essere strutturato, seguito e coerente con ciò che si è studiato, non una semplice esperienza marginale.
Un altro aspetto da guardare con attenzione sono i dati occupazionali del singolo ITS, non solo quelli generali del sistema. Le percentuali possono variare da un percorso all’altro, in base al territorio, al settore e alla qualità dell’organizzazione. Informarsi su cosa fanno oggi i diplomati di quell’ITS aiuta a farsi un’idea più concreta degli sbocchi.
Infine, va considerato l’impegno richiesto. Gli ITS non sono percorsi “leggeri”: le ore sono molte, la frequenza è obbligatoria, il ritmo è intenso. È una scelta che richiede presenza costante e capacità di sostenere un carico di lavoro continuo. Sapere questo in anticipo permette di evitare sorprese e di partire con le aspettative giuste.
Valutare questi elementi non serve a complicare la scelta, ma a renderla più solida. Un ITS funziona quando c’è coerenza tra il percorso, lo studente e il contesto in cui si inserisce.
Perché i numeri funzionano solo se la scelta è consapevole
Il dato sull’80% di occupazione non è una scorciatoia né una garanzia universale. È il risultato di un modello costruito per mettere in contatto formazione e lavoro in modo diretto, continuo e realistico. Funziona quando lo studente entra nel percorso con consapevolezza, motivazione e disponibilità a impegnarsi in modo intenso.
Gli ITS Academy rappresentano una risposta concreta a un bisogno reale del sistema produttivo, ma anche a un bisogno degli studenti: quello di vedere un legame chiaro tra ciò che si studia e ciò che si farà dopo. Non sono la scelta giusta per tutti, e non devono esserlo. Ma per chi cerca un percorso tecnico, applicativo e orientato all’inserimento professionale, possono essere una strada efficace e dignitosa.
In questo senso, il vero valore degli ITS non sta solo nei numeri, ma nella chiarezza del loro obiettivo. Offrono un modo diverso di imparare e di entrare nel mondo del lavoro. Sceglierli non significa rinunciare a qualcosa, ma scegliere consapevolmente il tipo di percorso che si vuole affrontare.






