Secondo il quinto Rapporto dell’Osservatorio MHEO, tra l’anno accademico 2014/2015 e il 2024/2025 gli iscritti sono aumentati del +18,9%, superando i 2,03 milioni di studenti nei 92 atenei italiani. Se si considera l’intera istruzione terziaria – università, AFAM e ITS Academy – il sistema arriva a 2,13 milioni di iscritti distribuiti in 403 istituzioni.
È una crescita significativa per un Paese che storicamente ha pochi laureati rispetto alla media europea. Ma non è una crescita uniforme. Anzi.
Il dato che cambia lo scenario: +460,5% per le telematiche
Il confronto tra il 2015 e il 2025 racconta una realtà molto diversa a seconda della tipologia di ateneo:
- Università statali: +2,7%
- Università non statali: +30,9%
- Università telematiche: +460,5%
- Totale sistema universitario: +18,9%
Il dato che rompe gli equilibri è quel +460,5%. Le università telematiche non sono più una nicchia: sono uno dei motori principali della crescita complessiva del sistema.
Undici atenei online riconosciuti dal MUR, titoli con pieno valore legale, un’offerta formativa ormai ampia e trasversale. Ma non tutte funzionano allo stesso modo, non hanno la stessa struttura didattica, né lo stesso livello di tutoraggio o organizzazione degli esami.
Per orientarsi tra gli atenei ufficialmente riconosciuti e capire cosa li distingue davvero, è utile partire dalla guida completa alle 11 università telematiche riconosciute dal MUR disponibile qui.
La crescita quantitativa è evidente. La qualità e l’aderenza al proprio profilo restano una scelta individuale.
Nord in crescita, Sud in difficoltà
L’aumento degli iscritti non è omogeneo sul territorio. Il Nord cresce, il Sud arretra.
Nel dettaglio:
- Nord: +15,5%
- Centro: +6,2%
- Sud e Isole: -10,58%
La frattura territoriale è netta.
Le regioni che guadagnano più studenti in termini assoluti e percentuali sono:
- Lombardia: +37.165 iscritti
- Emilia-Romagna: +31.014
- Marche: +29%
- Veneto: +16%
In difficoltà invece:
- Campania: -21.482
- Abruzzo: -24%
- Basilicata: -25%
- Calabria: -16%
Il dato territoriale è centrale: sempre più studenti si concentrano nei grandi poli universitari del Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno si registra una contrazione significativa.
In questo squilibrio le università telematiche diventano anche una risposta geografica: permettono di studiare senza trasferirsi, riducendo il peso di affitti e costi di mobilità. Ma la scelta non è solo logistica.
Non basta dire “online”: le differenze sono sostanziali
La crescita delle telematiche non significa che siano tutte equivalenti.
Alcuni atenei hanno valutazioni ANVUR pienamente soddisfacenti e un’impostazione accademica più rigorosa. Altri puntano su flessibilità estrema, appelli frequenti, piattaforme intuitive e percorsi compatibili con chi lavora a tempo pieno. Cambiano i modelli didattici, cambia la gestione degli esami, cambia il livello di assistenza.
La classifica 2025 delle università online mette a confronto qualità didattica, struttura organizzativa, reputazione e flessibilità, offrendo una bussola utile per chi deve scegliere:.
Il punto non è trovare “la migliore in assoluto”, ma capire quale sia coerente con il proprio tempo, il proprio obiettivo e il proprio metodo di studio.
Il fattore economico: rette da 1.200 a oltre 4.000 euro
Un altro elemento che pesa nella crescita delle telematiche è il costo.
Le rette annuali possono variare in modo sensibile: si parte da circa 1.200 euro fino a superare i 4.000 euro l’anno, a seconda dell’ateneo e delle convenzioni attive. Ma il prezzo pubblicato non è sempre il costo finale del percorso.
Incidono tasse di immatricolazione, eventuali costi per sedi d’esame, certificazioni e servizi aggiuntivi. Per questo il confronto va fatto sull’intero ciclo di studi, non sulla cifra promozionale.
Per un’analisi dettagliata delle rette e delle differenze economiche tra atenei, è disponibile l’approfondimento sull’università telematica più economica in Italia.
Una crescita che anticipa una sfida
Se il sistema universitario registra un +18,9% in dieci anni, il futuro resta complesso. L’inverno demografico è alle porte: meno giovani significherà meno potenziali matricole. Nel frattempo, oltre 50mila studenti italiani studiano in altri Paesi europei, a fronte di circa 18.500 studenti europei in Italia.
La sostenibilità del sistema passerà dalla capacità di attrarre studenti, trattenere i propri e offrire percorsi compatibili con un mercato del lavoro che richiede aggiornamento continuo.
Il +460,5% delle telematiche non è solo un numero. È il segnale che il modo di accedere all’università sta cambiando. E che la scelta non è più semplicemente “dove studiare”, ma “come studiare” — e a quali condizioni.











