È un bilancio pesante quello che emerge dal documento ufficiale della Società Italiana di Biochimica e di Biologia Molecolare (SIB) sulla riforma dell’accesso ai corsi di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria e Odontoiatria. Il testo, firmato dal Gruppo Scienza e Società e dal Gruppo Didattica della SIB, analizza punto per punto gli effetti del cosiddetto “semestre aperto” introdotto dal Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini con il DL 71/2025 e i decreti ministeriali successivi, e ne chiede un ripensamento radicale.
Cosa prevedeva la riforma e cosa è andato storto
Il vecchio sistema prevedeva un concorso nazionale a settembre, prima dell’inizio dell’anno accademico, che permetteva agli esclusi di iscriversi subito a un altro corso di laurea senza perdere tempo. La riforma Bernini ha sostituito quel concorso con un semestre comune a frequenza obbligatoria, articolato su tre materie — Fisica Medica, Chimica e Propedeutica Biochimica e Biologia — con lezioni tra settembre e metà novembre e due sole date d’esame, il 20 novembre e il 10 dicembre 2025.
Il risultato è stato, nelle parole della SIB, un “disastro pedagogico”: su circa 60.000 studenti inizialmente iscritti e 50.000 che hanno effettivamente seguito i corsi e sostenuto gli esami, solo poco più di 8.000 hanno superato tutte e tre le prove, coprendo meno della metà dei posti messi a bando. A quel punto il Ministero è stato costretto a modificare le regole con un nuovo decreto (DM 1115/2025), ammettendo in graduatoria anche chi aveva superato solo uno dei tre esami. La graduatoria finale ha raggiunto quasi 24.000 studenti, lasciandone esclusi circa 26.000 che avevano comunque frequentato l’intero semestre.
Gli studenti esclusi hanno perso sei mesi
È questo il punto su cui il documento insiste con più forza. Con il vecchio sistema, chi non superava il concorso di settembre poteva iscriversi immediatamente a un altro corso di laurea, in tempo per l’inizio delle lezioni. Con il semestre aperto, i circa 26.000 studenti rimasti fuori dalla graduatoria hanno perso sei mesi — in alcuni casi l’intero anno accademico — senza poter scegliere fin dall’inizio un percorso diverso. Una perdita di tempo e di energie che la SIB definisce inaccettabile, e che si aggiunge all’aggravio economico delle scuole private di preparazione, cui molti studenti si sono comunque rivolti, nonostante la riforma fosse stata presentata anche come strumento per superare quella dipendenza.
I corsi affini hanno pagato il prezzo più alto
Un effetto collaterale della riforma che la SIB segnala con preoccupazione riguarda i corsi di area sanitaria diversi da Medicina. La promessa di un accesso libero ha convogliato decine di migliaia di studenti verso il semestre aperto, sottraendoli ad altri percorsi. I corsi di laurea in Infermieristica, per esempio, hanno registrato in alcuni atenei un tasso di posti non coperti fino al 50%. Gli studenti poi dirottati sui corsi affini dopo gli esami di novembre e dicembre si sono inoltre trovati a iniziare il secondo semestre con gravi lacune nelle materie del primo, con ricadute sull’intero percorso.
Le critiche pedagogiche
Al di là dei numeri, il documento solleva obiezioni di metodo. Usare esami universitari come prove concorsuali, sostiene la SIB, snatura la funzione formativa della didattica e spinge gli studenti verso un apprendimento puramente mnemonico, inadatto al livello universitario. Un esempio concreto citato nel testo: la prova di Chimica e Propedeutica Biochimica non consentiva di rappresentare le formule di struttura, rendendo impossibile verificare competenze fondamentali per comprendere il rapporto tra struttura molecolare e funzione biologica. A questo si aggiunge il fatto che il sistema ha favorito chi proveniva da un percorso liceale scientifico, penalizzando di fatto la parità di opportunità che la riforma dichiarava di voler garantire.
Vale la pena ricordare che le criticità erano state segnalate in anticipo: la CRUI, il CUN e la Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea avevano espresso parere negativo prima ancora che la riforma entrasse in vigore.
Cosa chiede la Società Italiana di Biochimica?
Il documento si chiude con tre indicazioni chiare. La selezione deve concludersi prima dell’inizio dell’anno accademico, per consentire agli esclusi di scegliere un percorso alternativo senza perdere tempo. Le prove concorsuali devono essere separate dagli esami curriculari, che hanno finalità diverse e richiedono metodologie valutative diverse. Se l’università deve offrire un corso preparatorio alla prova di ammissione, questo deve essere a frequenza libera e svolgersi entro settembre, non sostituire il primo semestre di studio.
La riforma del semestre filtro era già al centro di un acceso dibattito fin dall’avvio e aveva alimentato proteste tra studenti e docenti. Il documento della SIB aggiunge ora una voce scientifica autorevole a un bilancio che, al momento, è difficile leggere come positivo.











