Migliori università del mondo, classifica QS 2027: l’Italia cresce mentre l’Europa arretra

QS World University Rankings 2027: MIT ancora primo, il Politecnico di Milano sale all’87° posto. L’Italia è l’unico grande Paese UE in crescita.

di Gabriele Capasso
18 giugno 2026
1 MIN READ

È appena uscito il QS World University Rankings 2027, la classifica generale degli atenei di tutto il mondo firmata da QS Quacquarelli Symonds: oltre 1.500 università classificate su più di 8.800 valutate in 106 sistemi nazionali. È la più seguita tra le graduatorie internazionali e, a differenza delle altre due edizioni QS già analizzate su Alphaorienta — quella europea e quella per disciplina — prova a rispondere alla domanda più semplice e più ambigua di tutte: quali sono le migliori università del mondo.

La risposta, ai vertici, non cambia. Ma il dato che rende interessante questa edizione riguarda l’Italia, che si muove in controtendenza rispetto al resto d’Europa: mentre i grandi sistemi universitari del continente arretrano, gli atenei italiani guadagnano posizioni. E il Politecnico di Milano entra per la prima volta nella top 90 mondiale.

La top ten mondiale: il MIT non si muove, l’Asia avanza

Al vertice la classifica è quasi immobile. Il Massachusetts Institute of Technology resta primo per il quindicesimo anno consecutivo, in testa a una top ten quasi interamente anglo-americana:

  1. MIT (Stati Uniti)
  2. Imperial College London (Regno Unito)
  3. Stanford University (Stati Uniti)
  4. University of Oxford (Regno Unito)
  5. Harvard University (Stati Uniti)
  6. University of Cambridge (Regno Unito)
  7. California Institute of Technology (Caltech) (Stati Uniti)
  8. ETH Zurigo (Svizzera)
  9. UCL (Regno Unito)
  10. National University of Singapore (Singapore)

Sotto la superficie, però, gli equilibri si spostano. Gli Stati Uniti piazzano nove università tra le prime venti, ma due terzi dei loro atenei perdono posizioni. È l’Asia a spingere: la Cina registra la crescita più forte tra i grandi sistemi, con il 72% delle sue università in salita e il maggior numero di nuovi ingressi, mentre Hong Kong è il sistema cresciuto di più al mondo. La fotografia di lungo periodo conferma quanto già emergeva dalle altre classifiche QS: il baricentro accademico globale continua a spostarsi verso est.

L’Italia controcorrente: l’unico grande sistema UE che cresce

Il dato più rilevante per chi guarda all’Italia non è il singolo piazzamento, ma il movimento d’insieme. Dei 47 atenei italiani classificati, 26 migliorano la propria posizione e soltanto 15 arretrano: un saldo netto positivo di circa il 34%. È un’eccezione in Europa. Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi vedono la maggioranza dei propri atenei perdere terreno, e perfino il Regno Unito chiude con un saldo negativo (-8%).

L’Italia è quindi l’unico grande sistema universitario dell’Unione europea con più università in crescita che in calo. Gli atenei italiani presenti nella top 500 mondiale sono oggi 15, contro i 12 di dieci anni fa: un progresso lento ma costante, che matura in un Paese alle prese con calo demografico e competizione internazionale per i talenti.

La top ten italiana: il Politecnico di Milano guida, la Sapienza torna a correre

In testa al sistema italiano si conferma, per il dodicesimo anno consecutivo, il Politecnico di Milano: sale di 11 posizioni e raggiunge l’87° posto mondiale, il miglior risultato mai ottenuto da un ateneo italiano. Dopo l’ingresso nella top 100 dello scorso anno (era 98°), il Poli entra ora nella top 90 e resta l’unica università italiana tra le prime cento al mondo. A trainarlo è soprattutto la reputazione presso i datori di lavoro internazionali, indicatore in cui figura tra i primissimi al mondo.

Ecco le prime dieci università italiane nel QS World University Rankings 2027:

  1. Politecnico di Milano — 87° nel mondo
  2. Sapienza Università di Roma — 111°
  3. Alma Mater – Università di Bologna — 123°
  4. Università di Padova — 204°
  5. Politecnico di Torino — 206°
  6. Università degli Studi di Milano (La Statale) — 270°
  7. Università di Pisa — 341°
  8. Università di Roma Tor Vergata — 342°
  9. Università Cattolica del Sacro Cuore — 388°
  10. Università di Pavia — 395°

Dietro il Politecnico, la Sapienza firma il miglior risultato della sua storia: 111° posto, in crescita di 17 posizioni, a un soffio dalla top 100. L’Università di Bologna sale al 123°, mentre Padova (204°) e il Politecnico di Torino (206°) toccano entrambe il loro massimo storico. Più indietro si muovono anche Tor Vergata (+13 posizioni), la Cattolica (+21) e Pavia (+28). Sul decennio i progressi sono ancora più netti: dal 2017 la Sapienza ha guadagnato 112 posizioni, Padova 132, il Politecnico di Torino 99, Bologna 85 e lo stesso Politecnico di Milano circa un centinaio.

Perché gli atenei italiani salgono (e perché la crescita resta fragile)

La crescita italiana poggia sugli stessi due pilastri che già emergevano dalle altre classifiche QS: la reputazione — accademica e soprattutto presso i datori di lavoro — e la qualità della ricerca, misurata attraverso le citazioni scientifiche. Sono gli indicatori in cui il sistema italiano regge meglio il confronto internazionale, anche quando le risorse sono limitate.

Ed è proprio qui il punto debole. Gli stessi analisti di QS definiscono il progresso italiano solido ma fragile, perché convive con un sottofinanziamento cronico. Secondo l’OCSE, l’Italia destina all’istruzione terziaria circa l’1% del PIL, contro l’1,3% della Germania, l’1,7% della Francia, il 2,1% del Regno Unito e il 2,3% degli Stati Uniti. Pochi fondi significano meno docenti per studente, strutture meno competitive e minore capacità di attrarre talenti dall’estero: una zavorra che frena gli atenei italiani proprio nelle fasce alte, dove la concorrenza è più dura. È lo stesso quadro che emerge dal Report OCSE sull’istruzione.

Come leggere questa classifica per orientarsi

Il QS World University Rankings 2027 misura una cosa precisa: il posizionamento internazionale di un ateneo — reputazione, ricerca, capacità di attrarre studenti e docenti dall’estero. Non misura la qualità della didattica, i servizi o le condizioni concrete di studio. Per questo, da solo, dice poco a chi deve scegliere dove iscriversi.

Per usarlo bene conviene incrociarlo con le altre due classifiche QS già analizzate su Alphaorienta. La prima è il ranking europeo, utile per collocare gli atenei italiani nel solo contesto continentale. La seconda, ancora più concreta per l’orientamento, è il QS per disciplina, che ribalta la prospettiva: non quale sia l’università migliore in assoluto, ma dove conviene studiare una specifica materia. Ed è lì che l’Italia spesso sorprende, con primati mondiali in alcune aree umanistiche e posizioni di vertice in design e architettura.

Il messaggio dell’edizione 2027, in fondo, è doppio. Da un lato l’università italiana cresce in modo diffuso e controcorrente, in un’Europa che arretra. Dall’altro lo fa partendo da una base di risorse molto più ridotta di quella dei suoi concorrenti, il che rende ogni posizione guadagnata più significativa — e più fragile. Per chi si orienta, la classifica resta uno strumento prezioso a una condizione: leggerla non come una gara da vincere, ma come una mappa da incrociare con ciò che conta davvero per la propria scelta.

SULL'AUTORE
Gabriele Capasso è un giornalista, consulente e produttore di contenuti con una lunga esperienza nel giornalismo digitale. Ha lavorato per quasi vent’anni in Blogo.it, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: da managing editor dell’area sport a vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2020 al 2025. In questi anni ha coordinato team editoriali, gestito strategie SEO, pianificazione a lungo termine e attività di formazione, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo online e ai modelli di business.
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